
Giovanni Corona
I territori della produzione poetica del Novecento in Sardegna, che nella vulgata o meglio nel detto popolare è tradizionalmente chiamata “terra di poesia”, riservano, a chi si avvicini ad essa con curiosità e interesse estetico, notevoli e piacevoli sorprese.
A fronte di tanti poeti dialettali, orali e non (usiamo qui il termine “dialettale” non certo con valore diminutivo ma con un accento nazionalitario, per indicare la poesia in limba), consacrati dal favore di un pubblico variegato, anche dotto e selettivo; a fronte di tanti poeti fieramente dialettali – dicevamo – riscontriamo una nutrita pattuglia di convinti poeti in lingua italiana, che risponde alle attese di un pubblico di lettori più orientato verso il gusto macro-nazionale e moderno (intendendo per “moderno” un gusto più in linea con le correnti linguistico-culturali maggioritarie a livello generale nel Paese, e non viceversa minoritarie o di nicchia, come potrebbe essere l’”antimodernità” o la “postmodernità” programmatica di certa produzione identitaria locale di élite (ma questo non vuol dire, beninteso, che non esistano contemporaneamente anche produzioni letterarie di nicchia in lingua italiana).
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Commenti disabilitati su “Giovanni Corona: Il poeta e narratore che sentiva la voce del vento” di Leandro Muoni . Leggi tutto
Di Pietro Meloni vescovo
Meza notti!…
No’ intendu più sunà li me’ campani
lu Natali chist’annu no’ ha luci
la beddha festa a cosa si riduci
si no’ poni ‘inè li nostri anziani?
Lu “viru” pochi n’ha lacatu sani
agghiani fattu o no li tre tamponi
chistu scalmentu ha presu mali e boni
solu rimediu è … laassi li mani.
Ma noi chi semu fideli cristiani
sapemu chi la festa è i’la so’ grotta
Gesù no’ manca di ‘inè chist’annu!
Videndi chi la gjenti è in affannu
no’polta in donu panittoni motta
lu so’ donu è l’Amori i’ lu so’ “Pani”.
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Natale !
Ogni anno a mezzanotte
s’accendeva la stella
tra gli angioletti a frotte
ardeva una fiammella.
Quest’anno è notte oscura
nel mondo senza pace.
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La nipote liceale e il terzogenito quest’anno non potranno fare le riprese e comporre il consueto trailer delle grandi feste familiari. Intorno a noi non ci saranno una ventina di commensali, ma due soltanto, quelle più vicine nella linea della parentela. Gli altri faremo di tutto per vederli in videoconferenza e scambiare qualche parola di augurio. Anche loro saranno due, a tavola, massimo quattro. Il virus ci insidia ovunque e noi cerchiamo di evitare le occasioni di contagio. Da questo punto di vista sarà dunque un Natale malinconico.
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20 Dicembre 2020
- Categoria:
storia

“Sa battalla” avvenne il 30 giugno del 1409, nella piana a sud del castello e del borgo fortificato di Sanluri, nella Sardegna meridionale, tra le truppe del Regno di Arborea guidate da Guglielmo III di Narbona e l’esercito di Martino I di Sicilia, erede della Corona d’Aragona e primogenito di Martino I di Aragona il Vecchio, chiamato anche L’Umano (quinto re di Sardegna).
La leggenda tramanda che Martino I di Sicilia si fosse perdutamente invaghito di una bellissima ragazza del borgo fortificato di Sanluri e che lei, per vendicare il massacro degli abitanti e dei soldati arborensi, lo ridusse, con ripetuti ed estenuanti amplessi, allo stremo delle forze e alla morte, avvenuta a Cagliari il 25 luglio 1409, a trentacinque anni d’età.
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Giovanni Andrea Tedde (Chiaramonti,1906-1990), conosciuto in paese col soprannome paterno di Tebachéra, fu l’unico zio paterno che ebbi. Quando rimasi orfano mi fece anche da tutore.
Lo conobbi fin da fanciullo anche se lui abitava in Via delle Balle, che preferisco chiamare Carruzzu de Ballas, nell’antico borgo ai piedi del fu castello dei Doria, mentre noi abitavamo in via Garibaldi, ora via Leopardi, alle pendici del Monte Codinarasa.
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Ya toda me entregué y di,
y de tal suerte he trocado,
que mi Amado es para mí
y yo soy para mi Amado.
Cuando el dulce Cazador
me tiró y dejó herida,
en los brazos del amor
mi alma quedó rendida;
y, cobrando nueva vida,
de tal manera he trocado,
que mi Amado es para mí
y yo soy para mi Amado.
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Alcuni santi riflettono le perfezioni di Dio con le loro vite silenziose e nascoste; altri sono leader, altri sono eroi del sacrificio e altri ancora vittime dell’amore; alcuni hanno una natura umana piuttosto debole, e altri sono dei veri geni da un punto di vista umano. La santità è multiforme come lo è l’Uomo e la sua natura.
Ci si trova tuttavia di fronte a una non piccola difficoltà se si vogliono classificare i nostri due santi, Giovanni della Croce e Teresa d’Avila. Se li classifichiamo come contemplativi, in quanto hanno raggiunto il più alto grado di fruizione di Dio e di unione con Lui, dimentichiamo che entrambi condussero vite estremamente attive, non solo come maestri di spiritualità, ma anche come riformatori del loro ordine.
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