Sardegna di mano in mano (1700-1720) di Cristiano Sabino a contivizu de Domitilla Mannu (Italiano, Sardo)
Su richiesta di Domitilla Mannu pubblichiamo questa relazione di un esponente A Manca Pro s’Indipendentzia de sa Sardigna, di un professore manualista di Filosofia (non ci risultano opere scritte né di Filosofia né di Storia). Non ne condividiamo né l’analisi storica né le conclusioni, a parte il discorso sulla riduzione delle zone militari nell’isola. I sardisti dal primo dopoguerra si sono divisi in mille rivoli tra fazioni moderate e fazioni estremiste. Avremmo voluto un discorso documentato e non una forma di comizio. Lo consideriamo un cahier de doleance in cui ognuno risponde per sé senza coinvolgere l’impostazione culturale del blog. Angelino Tedde
Custa relata de su prof. Cristianu Sabino est parte de sos atos de sa Cunferèntzia, titulada ” Sa Sardigna dae manu in manu” ammanizada,in Tàtari, cun s’amparu de s’assessoradu a sa cultura de sa Regione, dae s’Assòtziu Culturale ” Pro no ismentigare” su 27 de maju de su 2011, pro afestare ” Sa die de sa Sardigna. Sa parte in sardu est istada bortada, cun su contivizu de s’Assòtziu.
Il mio intervento tratta del destino della Sardegna, che pare sia quello di passare di mano in mano, senza un suo percorso autonomo, autodeterminato e sovrano, infatti si parla sempre di una storia aggettivata, una storia in cui si parla di Sardegna romana, Sardegna bizantina, Sardegna aragonese, Sardegna spagnola, Sardegna austriaca, Sardegna piemontese, Sardegna italiana; ma mai di una Sardegna sarda, sembra una maledizione, un crudo destino del nostro popolo. Io, come filosofo della storia, vedo la realtà da una prospettiva diversa di quella di uno storico e mi rifaccio a quanto diceva il filosofo Benedetto Croce, che “Ogni storia è sempre storia contemporanea”, questo significa che noi nella storia cerchiamo sempre noi stessi, quando andiamo a cercare una storia nel passato cerchiamo sempre il nostro presente, non cerchiamo mai un passato staccato da noi. Per questo, se nel corso di questa mia breve relazione, vi sembrerà di aver già sentito parlare delle cose di cui sto trattando e di una straordinaria somiglianza con la Sardegna di oggi, credo sia il frutto di un “errore della mente” perché oggi la Sardegna, appunto, vive una sua totale libertà, vive una sua totale sovranità, vive una sua totale identità. Le classi dirigenti sarde sono totalmente autonome nelle loro decisioni, e quindi finalmente il nostro è un popolo libero. Ma se ancora i conti non vi tornano, se non credete che il popolo sardo sia in effetti libero e sovrano, allora chiedetevi perché e interrogatevi sulle ragioni storiche che ci hanno portato a questo.






