7 Luglio 2012 - Categoria: letteratura sarda

Sa passentzia de Giobbe de Mariantonia Fara

Sa passentzia o pascenscia de Giobbe est diventada proverbiale e benit ammentada cando una pessone s’agatat in dificurtades mannas, chi li proant deaberu sa pascenscia.

Custu modu de narrer, nachi est bennidu a conca medas bortas, a Luisa, in su 2002/2003, passende in s’istrada 131, andende dae Thathari a su Meilogu e sighinde, carchi orta, fintzas a Cagliari. Sa torrada nachi fit semper sa matessi: “pro chie vivet dae sa campagna ocannu bi cheret sa passentzia de Giobbe!”

Ma chie est Giobbe? Est un’omine de su cale faedat unu liberu de sa Bibbia, intituladu propriu Giobbe. Isse fit proprietariu mannu de terras e de bistiamene e teniat fizos meda e fizas. Tott’in duna cuss’omine riccu, sabiu, onestu e modellu de fide in Deus si agatat chentza benes e chentza fizos. Dae laras suas, cando benit a ischire sos dannos chi li sunt capitados, bessint custas peraulas: – Nudu so ‘essidu dae su sinu da mama mia e nudu bi appo a torrare. Su Segnore at dadu, su Segnore at leadu, siat beneittu su nomen de su Segnore! –

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6 Luglio 2012 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

XIII. L’uccisione di un altro archeologo miramontano in sas domus de Janas de su Murrone di Ange de Clermont

Domus de su Murrone foto C. Moretti

L’archeologo miramontano, allievo di Giuanne Ispanu, s’era stancato di uscire con Andria Galanu sia perché questo in genere se ne stava muto e non scambiava il frutto delle sue scoperte. Anzi, dopo la morte di Antonio Pidde, era diventato più diffidente e silenzioso anche con la moglie vulvese che andava sempre più agitandosi vedendo il marito sempre muto come un pesce d’acqua dolce. Lui spesso sbottava dicendo:- Se non ti dico nulla è perché non ho pensieri e del resto per dirti delle sciocchezze preferisco tacere!- La moglie ribatteva:-Tu non me la conti giusta o hai qualche altra donna in mente oppure sei preoccupato per quanto è capitato allo scrittore Ange de Clermont qualche settimana fa.-

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6 Luglio 2012 - Categoria: versos in limba

Sa risposta de sa luna a Antonello Bazzu di Anghelu de sa Niéra

Sa luna a Antoni Bazzu

 

No, no l’ischis, Antoni,
deo no mi nde rio
de su tempus
ch’ ap’a girare
Ca su Segnore soberanu
at postu a totu
lacanas de tempus
e de logu!
Sas istellas
chi no atopan sa note
gia bi sunt,
si puru no las bides
cun sos ojos,
si cuant, Antoni,
pro bugliare cun tegus
chi mirende ses su chelu.
No, no b’at
dies lenas
chi no torrant pius,
in sa memoria
tua est su tempus,
ma fora de a tie
no b’at tempus
ma totu est frimmu
comente frimmu est Deus
No, no b’est Antoni meu,
su panta rei,
frimmu est solu s’esser!
Totu s’ateru est ingannu!

Zertu de a issa
ti mancat sa ucca
e su respiru,
sos ojos e i sa cara,
ca issa est passada
currende
che.i sa lughe
de su sole!
Issa, Antoni meu,
est solu una chimera
che basu perdidu
chi mandas a s’aera!

 

 

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6 Luglio 2012 - Categoria: versi in italiano

XXIII – Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi (1798-1837)

 


Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
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4 Luglio 2012 - Categoria: versos in limba

Ammentos de amore de Antonello Bazzu a contivizu de Domitilla Mannu

L’ isco chi ti nde ries
luna
dei cust’istranu mundu
in s’eternu andare tou.
Narami,
inue sun sas istellas
chi pius no attoppan sa notte
a s’ora ‘e s’accunortu?
Issas puru forsis, an leadu
sa sèmida ‘e s’ismèntigu,
timorosas amantes
curren in sa memoria de dies lenas,
chi oramai non torran pius.

 

De a issa como mi mancat
s’umidu respiru
ei sa ‘ucca bramosa,
de sos ojos s’abbaidada
pruinca ingannadora.
Ei sos poddighes
minudos
in sos pilos mios
lascos…
sos carignos…
e ancora…
ancora ‘e sa  ‘oghe
su sonu bellu…
e de a issa
tottu, m’ammentat amore!

 

Biografia e altre liriche in www.luigiladu.it

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3 Luglio 2012 - Categoria: c'est la vie

All’ amico blindato dall’aria artificiale a Bologna arroventata di Ange de Clermont

Amico mio
che vivi ahité blindato
sia dalla storia sia dall’aria fredda
a Bologna
che dopo il terremoto
alla grande, evitato,
arroventata è come l’inferno.
Ma tu stoico prigioniero
del dovere
aspiri muffa del  XVI secolo
blindato come un pesce
dentro il frigo.

 

Cinicamente conduci
il tuo lavoro
dopo esser fuggito
dal solleone marino
e dagli stridi infiniti
di Cloe, di Maia e di Altea
e dalle proteste
di Marta.

Non dico di Luisa
nonna solerte
nel gettarsi a mare
per custodire
la nidiata delle nipotine.

E già sogni Monmartre
anzi il Quartier Latino
dove les huitres
di tutto l’universo
attendono angosciate
le tue frementi papille
di bolognese verace:

 

 

Anche rinchiuso
tra archivi acarosi
e biblioteche
vorrai studiare
degli antichi viandanri
studenti le avventure:

Quando getterai a mare
queste scartoffie
e qui a Clermont
verrai a mangiar trofie
col porcetto arrostito
e lo squisito Capichéra
che l’amico d’Arzàga
m’ha donato?

Quando fuggendo col cavallo
alato
verrai a Clermont
per visitare romanico-pisane
abbazie e monasteri antichi?
Quando t’mmergerai
nell’ombra delle domus de Janas
per leggere sulle pareti
disegnate capanne e spirali
votive?

Quando alla fonte
di Santa Giusta
berrai fresca sorgente
e all’ombra dei pioppi
il porcetto lo gusterai freddo
irrorato di vin robusto
dell’ierzina vigna?

Amico mio
la vita passa
e verso l’eterno corriamo,
ma in attesa brindiamo
nei lieti calici
un frizzantino Sella e Mosca!

Tu non ascolti
e con integratore
digitando di storie
e di pandette
ingannerai le tue papille:

Da’,  Clermont non è lontano
sali in aereo
noi qui ti attendiamo
al tepore del monte
e alla brezza marina
che oltrepassa quel costone
che se l’onda del mare ci nasconde
ci mostra della Corsica
innevato il tetto.

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2 Luglio 2012 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

L’unica consolazione dopo la sconfitta: un silenzio di tomba a Clermont! di Ange d. C.

Anche i cosiddetti non tifosi come me, per amor di patria, quando ci sono i campionati si trasformano in efferati tifosi, pronunciando contro gli avversari, durante la partita, improperi che nascono dal peggior nazionalismo possibile tanto da far restare l’anima del cristiano secca e pesta per alcuni giorni. Com’è stato possibile mandare improperi così poco cristiani agli spagnoli? Forse quel cornuto di Satana aspetta questi momenti di disattenzione per approfittarne e spingerci al peggiore di peccati: quello contro la carità!

gatto di Tutakamen Egitto2012

Tutta la soddisfazione per la vittoria sulla Germania si è liquefatta e siamo andati per una notte ed un giorno in depressione. I nostri erano stanchi, azzoppati, infine, in dieci, Non poteva che finire così davanti a questi giovani bischeri spagnoli (chiedo scusa!). Oltre che bravi questi toreros o goleadores spagnoli erano scorretti: ogni volta che Balotelli beccava una palla lo facevano cadere! Si gettavano in due contro un nostro strenuo difensore. Creavano il caos nella nostra porta per matar il miglior portiere del mondo. Erano giovani, veloci e forti e hanno atterrato i nostri stanchi morti. Non vorrei che i nostri avessero passato la notte in albergo con “coperta ucraina” o ancor peggio in qualche discoteca: sarebbe una beffa per noi tifosi. Vorremmo sapere per filo e per segno come hanno trascorso i giorni prima della partita. Non voglio infierire però, visto che, mi pare, buona parte avevano moglie famiglia a seguito. Il nostro moro aveva promesso 4 goal e invece ce li hanno fatti, aveva promesso di bastonare los picadores rojos e invece siamo stati bastonati.

Certo è che la loro porta sembrava stregata ai migliori tiri dei nostri giocatori. Sortilegi, fatture, vendita dell’anima al diavolo. La prossima gara impegnativa andrà benedetta da almeno dieci esorcisti, non è possibile che questi maledetti gringos spagnoli ci abbiano suonato così senza intervento mediatico, senza interventi diabolici. Quanti dei nostri portavano un segno di fede? Non è possibile, ditemi che non è vero che siamo stati battuti per 4 a 0, miseria ladra, sfortuna gobba, cipolla rossa! Per quanto tempo ci porteremo dietro questa lancinante ferita? I nostri santi protettori dov’erano? In vacanza? Quali gravi peccati abbiamo commesso? Sarà stata la nefasta presenza di Monti che avrà consolato la Merkel? Non lo so, io, non lo so, maledizione! Gli spagnoli saranno stati insufflati dal diavolo? Ognuno di loro aveva un diavolo appresso? Non può essere, noi non accettiamo questa bruciante sconfitta. Però, ragazzi, a pensarci bene, non potrebbe esservi stato un patto tra Monti e Royo, per dare una mano alla Spagna dove in questi brutti tempi non “se magna” ? Oppure, e la cosa, ci turberebbe, la Vergine del Pilar ha dato una mano agli spagnoli come quella di Loreto ha dato una mano ai nostri con i pupi della Merkel? Mistero, fatto sta oggi si perde e domani si vince, C’est la vie. Ad ogni buon conto una profonda consolazione l’abbiamo avuta. Dopo la vittoria con la Germania è stato tanto il fracasso in città che mia moglie, poverina, non è riuscita a prender sonno per tutta la notte ed io nella mia stanza all’inglese mi sono letteralmente tappato come dentro un frigorifero la carne e i pesci. Dopo la partita, giunto finalmente a Clermont per il quadrimestre di riposo, non si è sentito un geco fischiare, una mosca volare, una pecora belare, un bue muggire, un silenzio di tomba. I giovani si sono affogati in silenzio nel vino, gli amministratori comunali, giovanissimi, si son chiusi nella sala del sindaco e, meraviglia, si son fatti una canna al gambo di pomodoro della ditta Lobina; don Virgilio, non ha mangiato né bevuto e ha passato la notte steso per terra, zio Giovanni non ha nemmeno russato e i nostri morti in fila indiana, uscendo dal cimitero, si son dati alla silenziosa danza degli spettri con Goete. Ah, che notte serena figli miei, quasi quasi siamo felici d’aver perso!

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1 Luglio 2012 - Categoria: cultura

Presentata a Ploaghe l’opera di Mauro Maxia Il Condaghe di Salvennor (XII e XIII sec.) di Angelino Tedde

Alla presenza di una quarantina di appassionati di storia e di lingua sarda si è svolta a Ploaghe la presentazione del saggio di Mauro Maxia, edito da Condaghes di Cagliari. Quasi 500 pagine di lavoro ricco di stimoli e strumento di notevole spessore per chi voglia addentrarsi nelle pieghe del tardo medioevo sardo. Il condaghe è costituito da 321 schede in lingua castigliana di cui 4 sono scritte anche in lingua sarda Si tratta di atti di compravendita, donazioni, permute e riconoscimenti di proprietà di fondi e di persone a cura degli abbati dell’abbazia di Salvennor, la cui chiesa si erge in stile romanico-pisano ancora oggi come prezioso bene culturale che i ploaghesi dovrebbero valorizzare maggiormente servendosi di guide turistiche bene informate sulla variegata storia del territorio comunale e dei beni culturali. Dalla biblioteca alla pinacoteca al museo religioso. La presentazione del volume è stata fatta dal prof. Massimo Pittau e dallo stesso curatore. Il primo si è soffermato sull’importante nodo che fu fin dai tempi romani la località di Ploaghe, che se si accetta l’origine bizantina del termine risulterebbe il diminutivo di Paolo, visto che Pietro e Paolo risultavano indubbiamente patroni della futura diocesi della curatoria di Figulinas. La diocesi di Ploaghe fu attiva infatti dall’XI al XV secolo quando fu soppressa e aggregata alla diocesi Turritana. Il prof. Pittau ha messo in chiaro come il centro fosse di primaria importanza nel cuore di quello che con un mutamento del nome divenne Logudoro, invece che Lugudone, tanto in epoca romana oome in epoca cristiana e cristiana bizantina. Mauro Maxia, invece, ha fatto la storia delle precedenti edizioni del condaghe citando soprattutto Di Tucci, Tetti, e infine, Maninchedda che ha preso più di un abbaglio nell’edizione critica curata da lui e da Murtas. Per esempio Maninchedda nella sua edizione ha definito non riesce a riconoscere nella forma antica “patata” (scheda 156) l’oronimo “pattada” che, come sa bene chiunque conosca il sardo logudorese, significa ‘pianoro panoramico’. Evidentemente Maninchedda non ha una buona conoscenza del sardo; per il resto all’uomo politico non manca qualche perspicacia.

L’ approccio di Maxia al condaghe però si differenzia dagli altri perché egli ha privilegiato l’ottica linguistica. Oltre al valore delle quattro schede in lingua sarda egli ha messo in risalto anche le 321 in lingua castigliana che per quanto riguarda la toponomastica sono ricchissime di nomi e di luoghi espressi in lingua sarda. Da ciò l’importanza linguistica del vasto documento che pur tradotto in castigliano non ha perso quella patina linguistica del sardo che andava consolidandosi decisamente come lingua neoromanza (XII e XIII sec,). Il valore del documento è preziosissimo però anche dal punto di vista geografico storico (e ovviamente dal punto di vista onomastico e toponomastico e filologico. Per quanto riguarda la storia e l’economia di quel periodo il documento costituisce uno scrigno di notizie. La stessa cosa può dirsi per la società e la sua organizzazione tra servi e liberi. Basti pensare alle difficoltà del matrimonio della serva Maria Pira della chiesa di Salvennor e Pietro de Flumen di Villa Alba, uomo libero, entrambi vanamente fuggiti e riacciuffatti ad Orria Pithinna. Particolare rilievo assumono i rapporti tra la diocesi e il monastero che portava avanti una politica di vera e propria fagocitazione anche dei beni della diocesi che al momento opportuno cercava di difendere i propri beni per la sua stessa sussistenza. Gli spunti che da questo studio si possono cogliere sono innumerevoli. Maxia con questo lavoro ricco di note, corredato da un indice toponomastico e onomastico contribuisce a far luce su un’ epoca storica piuttosto avara di documenti, ma che grazie a questi lavori di critici, filologi, storici e onomasti aprono spaccati e brecce su un periodo che fu difficile dal punto di vista civile, ecclesiastico e delle relazioni umane, ma non per questo meno vivace e interessante se si pensa alla diffusione a pelle di zigrino dei beni dei monaci.

Peccato che un maggior numero di ploaghesi e di forestieri non abbia colto l’importanza di questa comunicazione degna di essere accolta da una popolazione più numerosa di diplomati e dottori di cui il centro pure si vanta. Auguriamoci che la sferzante definizione dei sardi da parte degli spagnoli non continui a perseguitarci inesorabilmente: sardos pocos y locos y malunidos; i sardi pochi, tardi di comprendonio e disuniti. Svegliati Sardegna se non vorrai precipitare in un mare di crassa ignoranza visto che gli studiosi eccellenti ce li hai. Dobbiamo fare di tutto per impedire che i giovani crescano a base di frastuoni, alcol e droga all’interno delle troppo rumorose discoteche maleodoranti dei peggiori miasmi fisici e intellettuali inquinandosi il corpo e l’anima. Dove stanno le solerti operatrici sociali e socio-culturali quando nei centri piccoli e grandi si celebrano eventi di cultura, di storia e di civiltà? Forse ci stiamo adagiando sulle rendite pubbliche , lasciando andare alla deriva i nostri giovani allo stesso modo con cui a volte le sia pur modeste rendite parrocchiali non rendono più attivi i parroci e i parrocchiani al fine di una nuova evangelizzazione, per impedire l’imbarbarimento bolso e vacuo dei giovani? Sorgete ploaghesi e guardate agli esempi preclari dei vostri antenati! Le stesse considerazioni si possono fare per il vicino centro di Chiaramonti dove alla presentazione ddel Villaggio do Orria Pithinna da parte di un équipe di archeologi e storici erano presenti a malapena 20 forestieri e 20 indigeni. Logudoro e Anglona, battete un colpo per informarvi sulle vostre radici, se ci siete!

 

 

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