26 Luglio 2012 - Categoria: cultura, educazione, pedagogia

La legge della giungla di Enrico Brizzi a cura di Ange de Clermont

 

Mercoledì 09 Maggio 2012

 

Enrico Brizzi, La legge della giungla

Parola di lupetto!
Il mondo Scout raccontato da Enrico Brizzi

 

La legge della giungla

 

Nello storico gruppo “Bologna 16” Enrico venne mandato, bambino, per imparare a vivere secondo la “legge della giungla”, quella contemplata dallo scautismo di tutto il mondo e che proclama solennemente “Il lupetto pensa agli altri come a se stesso. Il lupetto vive con lealtà e con gioia assieme al branco”: «La legge era composta da questi soli due articoli e, pur di ricevere anch’io la mia divisa, mi sentivo già pronto a sottoscriverli col sangue».

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24 Luglio 2012 - Categoria: storia

I. Promemoria sulla politica culturale spagnola in Sardegna (1543-1630): la nascita della classe studentesca sarda a cura di Angelino Tedde

In seguito alle richieste degli Stamenti nel 1543 e al lascito di Alessio Fontana (1558) i gesuiti aragonesi nel 1562 istituirono le prime tre classi del trivio e su richiesta della Repubblica e Città di Sassari istituirono anche una classe di abecedarios, per l’insegnamento del leggere dello scrivere e di far di conto per accedere successivamente al trivio. In genere a questa preparazione le famiglie provvedevano privatamente o il comune per mezzo di un maestro stipendiato. Il collegio di Sassari si stabilì dopo i primi anni nella Casa Montagnans (sulla cui area di sedime, in piazza Santa Caterina il Comune di Sassari, dopo l’abbattimento della Casa negli anni ’50, ha costruito il palazzo dell’anagrafe).

L’inaugurazione delle scuole avvenne nel 1562 in cattedrale con cerimonia solenne religiosa e civile alla presenza delle più alte autorità. Successivamente anche il Municipio di Cagliari volle un collegio, concedendo i locali e sussidi, ma richiedendo gl’insegnanti gesuiti. La stessa richiesta fu avanzata anche da Iglesias, con le stesse modalità di Cagliari e così anche quella città regia nel 1581 ebbe il suo collegio. Seguì con lo stesso metodo Alghero che nel 1588 ebbe i professori gesuiti per il suo collegio. I collegi si svilupparono con andamenti altalenanti come avviene in tutti i luoghi di formazione e grazie, alla politica culturale degli Spagnoli e delle classi dirigenti delle varie città nel 1630 la Sardegna, popolata da 60 mila famiglie (fuochi fiscali), ebbe i 4 polmoni di formazione gesuitici come avveniva in Europa e nelle Indie con ben 2500 scolari. Nei fatti era nata la classe degli studenti sardi.

La lingua veicolare usata avrebbe dovuto essere il sardo, secondo gli orientamenti della Ratio atque institutio studiorum Societatis Jesu, ma le classi dirigenti cittadine vollero l’uso del casigliano per offrire ampie possibilità di carriera laica ed ecclesiastica ai futuri graduati universitari nel vasto Impero spagnolo che comprendeva gran parte dell’Europa e delle Indie. Da ciò la perdita dell’opportunità che il sardo divenisse la lingua veicolare a scuola anche se bisogna dire che il sardo continuò ad essere usato nelle delibere cittadine della Città di Sacer e negli atti notarili ed ecclesiastici oltre ad essere parlato accanto al corso da una buona parte di cittadini di Sassari e delle ville come svariati studi doumentano.

Per per più dettagliate informazioni bibliografiche si vedano gli studi di Raimondo Turtas nella homepage del nostro sito e in svariati articoli gà pubblicati

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23 Luglio 2012 - Categoria: storia

VII Gli ospiti della Casa dal 1910 al 1970 di Baingia Bellu

I registri d’ingresso hanno dato l’opportunità agli studiosi di calcolare la dinamica della Casa dal 1910 al 1967, quando restarono soltanto ospiti anziani di entrambi i sessi, e le generazioni giovani abbandonarono man mano la Casa[1].

Nonostante le lacune delle singole schede, (che se diligentemente compilate in tutte le parti avrebbero potuto offrire una maggiore e più compiuta massa di dati), è stato possibile ricavare elementi utili per l’identificazione di gran parte dei ricoverati.

Le schede hanno potuto dare una consistente quantità di dati così da poter conoscere il numero degli ospiti, loro nome e cognome, l’età, la provenienza, l’ente di mantenimento, la professione, il giorno d’ingresso, e l’eventuale destinazione.

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19 Luglio 2012 - Categoria: c'est la vie

International e-mail di Franzisca Passiu

Dalla nostra corrispondente in Inghiltrrra

“Ciao Ange de Clermont!

Come stai? Scusa il ritardo, ma questo è il mio primo giorno libero dopo due settimane! Purtroppo lo schiavismo perdura anche nella civilissima Inghilterra. Hai visto come ce le hanno suonate gli spagnoli….que verguenza y que paliza! Immagina me, unica italiana, attorniata da nemici ahahah

Qua tutto procede abbastanza bene, piove sempre e i vari Minosse, Caronte & co neanche ci sfiorano…anzi diluvia un giorno si e l’altro pure! Sto cercando di guardarmi intorno per trovare altri lavori, perché purtroppo mi è toccato stare nel peggiore posto del fast food, la cucina, ed è duro su tutti i livelli…caldo, rumori infernali, pressione, urla dai capi. Un paio di giorni mi è anche toccato fare volantinaggio, sarebbe bello….se non diluviasse e ci fossero 12 gradi! Perciò spero di trovare qualcos’altro, magari nelle pulizie! Mi sono informata presso un ostello e mi hanno detto che probabilmente tra un mese avranno bisogno di qualcuno…speriamo bene!

Ciao

Franzisca Passiu”

Commento: ci vuole coraggio ad apprendere l’inglese, Franzisca a questo punto è davvero un’eroina.

“19 luglio, Ciao Ange de Clermont, qua procede tutto come al solito….niente di nuovo, l’altro giorno è passata la Torcia Olimpica, ma pioveva a dirotto

quindi ho rinunciato. E’ ovvio che qua non sto bene, nel senso….a chi piace vivere in un posto dove a luglio piove sempre e fa freddo.

E’ ovvio che penso dopo anni di studio essere comandata da una ventenne nana semianalfabeta che non le va bene niente non rientrava certo nei miei piani, ma credo che quello che sto facendo io lo dovrebbero fare tante altre persone invece che stare allordonite a casa aspettando per un qualcosa che non arriverà mai. E’ ovvio che se in Italia e Spagna ci fosse un barlume di trovare qualcosa non starei qua, ma non vuole entrare in testa che non è così e quel poco che c’è (veramente irrisorio e al limite dello sfruttamento) sicuramente non si ottiene senza inglese e l’inglese, come tutte le lingue, si impara dove si parla sicuramente non in scuole da tre ore a settimana, perché? Semplicemente quando esci dalla scuola non esiste più sforzo, torni a casa e continui a parlare con i tuoi amici, guardare tv, leggere giornali, fare la spesa….tutto rigorosamente in italiano. Mentre qua ogni giorno è uno sforzo, ogni giorno sei obbligato ad imparare parole nuove al supermercato, in tv, a lavoro, facendo la spesa!

E’ pacifico che non starei qua se tutto ciò fosse possibile farlo comodamente da casa, purtroppo alla nostra generazione è toccato pagare un prezzo alto e la cosa peggiore è che molti dei miei coetanei non vogliono capire cosa sta accadendo. Non voglio essere catastrofica, ma tutte le persone che sono uscite dall’Italia fanno fatica a rientrare perché non riescono a trovare niente a delle condizioni accettabili (non dico buone! solo accettabili).

L’Inghilterra non è la panacea, ha i suoi problemi e molte cose che ho visto qua non mi sono piaciute….però vuoi paragonare con lo stare a casa a 30 anni e lasciarti vivere? No thanks! Detto questo, sogno di tornare presto in Italia e vedere il mio meraviglioso mare…spero non rimanga un sogno irrealizzato per troppo tempo!

Ciao

Franzisca”

 Cara Franzisca, hai ragione, anche qui i laureati in economia e commercio fanno i contabili in negozi di mobili, le infermiere operano in cooperative accontentandosi di lavori a domicio (prelievi, iniezioni ecc.). Mi fa riflettere che qui le badanti si becchino 890 euro al mese più gli oneri sociali. I praticanti avvocati o commercialisti non si prendono un fico secco, se non si procurano in famiglia e dintorni un pò di clienti. Tempi brutti sono e spero che dopo che avrai appreso bene l’inglese con la tua bella laurea potrai lavorare in vari settori. Certo la vita è dura e i tempi sono nequitosi, speriamo in un futuro migliore. Ciò che mi spiace è che non potrai dire che hai visto la fiamma olimpionica, maiale boia, perché in inghilterra i reni delle nuvole sono scassati e continuano a far la  pisciarella. Tutto sommato i nostri tempi erano migliori: gli anni Sesssanta pieni di speranza, nei Settanta ci siamo arrangiati con un prestito crucco ipotecando non so quanta parte della ricca riserva aurea. Gli anni Ottanta ci hanno offerto opportunità di lavoro a tempo indeterminato, i Novanta hanno cominciato a dare segni di declino, nel Duemila siamo allo sbando. Eppure devi vedere tutte le sere in città ogni genere di divertimento gratuito: film, pupazzi da strada, commedie in vernacolo, gruppi musicali, sagre e centomila altri accidenti, mentre al mare, la gente mostrando il seno al sole, si getta in acqua e sgambetta come un delfino. Non ti parlo dei paesetti, a O. il sindaco ha speso 24 mila euro per un certo Rujons, mentre i lavoratori con laurea, socialmente utili, puliscono le strade bighellonando alla grande.

Si achitettano storie, “lende” senza fine e il tempo passa, giorno dopo giorno, e la vecchiaia incombe come una saetta e le agenzie funebri anche nei piccoli centri fanno affari d’ora, intanto già pagano i parenti. Un becchino d’accatto viene pagato cento euro per portare con altri tre soci, l’estino dal carro funebre Suv in chiesa o al cramatoio e poi non trovi un cristiano per pulirti dai rovi la campagna o raccogliere le olive. Mondo boia viviamo in mezzo ad un immenso manicomio da quando li hanno chiusi hanno tracimato all’aria aperta.

In attesa di altre corispondenze, abbiti i miei più vivi auguri. God bless you!”

Ange de Clermont”

 

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16 Luglio 2012 - Categoria: cahiers de doléances

Sardegna di mano in mano (1700-1720) di Cristiano Sabino a contivizu de Domitilla Mannu (Italiano, Sardo)

Su richiesta di Domitilla Mannu pubblichiamo questa relazione di un esponente A Manca Pro s’Indipendentzia de sa Sardigna, di un professore manualista di Filosofia (non ci risultano opere scritte né di Filosofia né di Storia). Non ne condividiamo né l’analisi storica né le conclusioni, a parte il discorso sulla riduzione delle zone militari nell’isola. I sardisti dal primo dopoguerra si sono divisi in mille rivoli tra fazioni moderate e fazioni estremiste. Avremmo voluto un discorso documentato e non una forma di comizio. Lo consideriamo un cahier de doleance in cui ognuno risponde per sé senza coinvolgere l’impostazione culturale del blog. Angelino Tedde

Custa relata de su prof. Cristianu Sabino est parte de sos atos de sa Cunferèntzia, titulada ” Sa Sardigna dae manu in manu” ammanizada,in Tàtari, cun s’amparu de s’assessoradu a sa cultura de sa Regione, dae s’Assòtziu Culturale ” Pro no ismentigare” su 27 de maju de su 2011, pro afestare ” Sa die de sa Sardigna. Sa parte in sardu est istada bortada, cun su contivizu de s’Assòtziu.

Il mio intervento tratta del destino della Sardegna, che pare sia quello di passare di mano in mano, senza un suo percorso autonomo, autodeterminato e sovrano, infatti si parla sempre di una storia aggettivata, una storia in cui si parla di Sardegna romana, Sardegna bizantina, Sardegna aragonese, Sardegna spagnola, Sardegna austriaca, Sardegna piemontese, Sardegna italiana; ma mai di una Sardegna sarda, sembra una maledizione, un crudo destino del nostro popolo. Io, come filosofo della storia, vedo la realtà da una prospettiva diversa di quella di uno storico e mi rifaccio a quanto diceva il filosofo Benedetto Croce, che “Ogni storia è sempre storia contemporanea”, questo significa che noi nella storia cerchiamo sempre noi stessi, quando andiamo a cercare una storia nel passato cerchiamo sempre il nostro presente, non cerchiamo mai un passato staccato da noi. Per questo, se nel corso di questa mia breve relazione, vi sembrerà di aver già sentito parlare delle cose di cui sto trattando e di una straordinaria somiglianza con la Sardegna di oggi, credo sia il frutto di un “errore della mente” perché oggi la Sardegna, appunto, vive una sua totale libertà, vive una sua totale sovranità, vive una sua totale identità. Le classi dirigenti sarde sono totalmente autonome nelle loro decisioni, e quindi finalmente il nostro è un popolo libero. Ma se ancora i conti non vi tornano, se non credete che il popolo sardo sia in effetti libero e sovrano, allora chiedetevi perché e interrogatevi sulle ragioni storiche che ci hanno portato a questo.

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16 Luglio 2012 - Categoria: filologia

Materiale Lessicale di Massimo Pittau

 abacus «àbaco, scacchiera, tavoletta, tavolino, mensola», che deriva dalla lettura vocalizzata delle prime tre lettere dell’alfabeto latino ABC (LTL, s. v.), proprio come è avvenuto per il lat. abecedarium, l’ital. abbiccì, il franc. abécé, ecc. (l’àbaco infatti era una tavoletta su cui si facevano i conti coi numeri, i quali – come è noto – erano indicati con le lettera dell’alfabeto. Respingo l’etimologia vulgata della derivazione del vocabolo latino da quello greco ábax, anche perché questo è praticam. privo di etimologia; GEW, Nachträge, DELG). Il vocabolo lat. è entrato nell’etrusco dando luogo al corrispondente apcar «abbachista», cioè “contabile” (propriam. < *abacarius), che compare inciso in una gemma accanto alla figura di un giovane che fa i conti su una tavoletta (ThLE 62, LELN 33, DETR 51).

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13 Luglio 2012 - Categoria: memoria e storia

Ricordando Maria Teresa Satta di Ange de Clermont

Affrontando la morte in piedi così come visse ci ha lasciati Maria Teresa Satta, una ragazza  e una donna intrepida, madre e nonna di un unico figlio e nipote.

La sua esistenza non è stata contrassegnata da carriera politica o sindacale, ma da semplice dipendente di un ente parastatale, dal suo ruolo di madre e di nonna.

Compagna permanente alla sua quiescenza è stata la sua sofferenza fisica che tuttavia non ha piegato la fibra di donna fiera del suo ruolo di madre e di nonna.

La schiettezza hanno contraddistinto le sue  relazioni umane sia sul posto di lavoro sia fuori di esso.

La sua passione dopo il figlio e il nipote sono stati i fiori che con sensibilità particolare sapeva coltivare e ingigantire da rendere davvero floreale il suo appartamento dove le foto e i dipinti dei suoi cari coronavano il variegato verde dei suoi fiori. Per una particolare sorte, verso il suo terrazzo, si piegavano i rami degli alberi e le foglie palpitanti mosse dal vento. La veglia funebre ne suo salone così ornato per un’intera vita hanno fatto corona al suo sonno nell’attesa della risurrezione.

Al figlio Matteo e alla consorte Consuelo, al nipote Marco, a tutti i suoi parenti e amici, vogliamo offrire questa memoria nel nostro blog nel contesto del filone della microstoria altre volte qui narrata.

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12 Luglio 2012 - Categoria: versos in limba

Veridade de Franco Piga a contivizu de Domitilla Mannu

Non chelzo drommire
ne ischidu restare
ma cun tegus, atrividu
sonniare
chentz’ischire chie ses,
non mi nelzas
it’as fatu, s’as amadu
it’as binchidu
conchistadu,
biazos ch’as fatu serena
in bisos
ch’in s’aera t’an giutu.
non mustres de amores
su frutu
ne de  fortuna sos bantos,
non nelzas
de amigas sintzeras,
o de luna sos incantos,
de fide in sa vida,
de bonas maneras.

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