I confini del canonicato di Orria Manna e Orria Pithinna a cura di Tiziana Sotgiu

Il documento che segue è un atto che risale al 1534 in sardo logudorese e descrive i confini del canonicato di Orria Manna e di Orria Pithinna (Chiaramonti) in Anglona.
Esso viene riportato nella p. 58 del paragrafo 4. Il territorio, dell’articolo Orria Pithinna e il suo territorio: contributo onomastico di Mauro Maxia, inserito nel libro Villaggi e monasteri. Orria Pithinna la chiesa, il villaggio, il monastero a cura di Marco Milanese, volume della collana “Quaderni dei villaggi abbandonati della Sardegna”, ovvero QUAVAS, diretta dallo stesso professore di Metodologia della Ricerca Archeologica e Archeologia Medievale dell’Università di Sassari.
La tecnica espositiva dell’atto si riallaccia alla tradizione delle descrizioni sui confini riportate anche dai condaghes, interessante notare poi come molti toponimi si conservano ancora oggi.
Per ogni altro approfondimento si rimanda all’opera in questione.

«Su giuru de su Canonigadu de Orria Manna et Picinna cominciat dae su fundu de sa Roca de Orria Manna, deretu a sa Iscala de Campu Tolis, siguende à sa Pisquina de sa Yaga, afferrende à su trainu de sa Toa et ascende trainu trainu deretu a su Vaquile de Tiu Angiu de donnu Juanne Mudadu, deretu à su cannedu de donnu Baingiu Fois, ismesende su cannedu de Funtana d’Arguentu, trainu trainu deretu à Funta[na] Miali, et su riu Mannu, et alzat riu riu et leat su trainu de Monte Porqueddu, deretu à su trainu de Luxu, afixende à su Eligue Tirriague, a su norague de Mara de Tori, leande via via, deretu a istrada Aridedda, afferrende à Monte Ledda, à Mandra de Comida, à su Crabufigu de sa Punta de Mandra de Comida, à su trainu de su Ulumu et falat trainu trainu fini a su Caminu Piaguesu et leat via via deretu a Buca de Traos, via via à Iscala de Lampadas, serra serra comente est su saltu de Magola, deretu à Peruqui et leat su riu de Cortes de Idda, falende fini a sa Pisquina Manna de Truncu Nieddu, alcende à sa Roca de Orria Manna et torrat rocca rocca fini a sa Iscala de Campu Tolis».

Traduzione: La giurisdizione del Canonicato di Orria Manna e (Orria) Picinna comincia dal piede della rupe di Orria Manna (e il confine va) in linea retta alla Iscala de Campu Tolis seguitando verso Sa Pischina de sa Jaga, giungendo al torrente di Sa Toa e (proseguendo) in salita lungo il corso del torrente in linea retta (fino) al Vacchile de Tiu Angiu (che è) del donno Juanne Mudadu; (quindi prosegue) dritto verso il canneto del donno Baingiu Fois, dividendo in parti uguali il canneto di Funtana d’Arghentu (e continua) in linea retta (fino) alla Funtana Miali e al Riu Mannu, e (contunua in salita) lungo il corso (questo) fiume e (prosegue lungo il corso) del torrente di Monte Porcheddu, in linea retta (fino) al torrente di Luxu terminando a Su Elighe Tirriaghe; (quindi) si dirige al nuraghe di Mara de Tori seguendo (il tracciato della) strada Aridedda, giungendo a Monte Ledda, a Mandra de Comita, al caprifico (che si trova presso)la Puntade mandra de Comida (e) in linea retta (fino) al torrente di S’Ulumu; (quindi) continua in discesa lungo il corso del torrente fino al Caminu Piaghesu e ne segue il percorso rettilineo fino a Bucca de Traos (sempre) seguendo la strada (fino) a Iscala de Lampadas (quindi) segue il ciglio dell’altura (parallelamente allo sviluppo) del salto di Magola in linea retta (fino) a Peruchi e (quindi) segue il corso del Riu de Cortes de Idda in discesa fino alla Pischina Manna de Truncu Nieddu (per proseguire) in salita (fino) alla rupe di Orria Manna; (infine) rientra (seguendo) il ciglio della rupe fino alla Iscala de Campu Tolis.

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29 Luglio 2012 - Categoria: cahiers de doléances

Gli auguri negati a migliaia di ragazze schiave di madri paranoiche tutelate dalla malagiustizia di Ange de Clermont

In Italia si sa c’è per i genitori separati l’affidamento condiviso ai sensi di legge, ma ci sono ancora magistrati che continuano ad affidare a madri squilibrate i figli e le figlie. Si arriva al punto che queste belve umane che sono peggiori delle belve animali non solo impediscono ai genitori e ai nonni di vedere rispettivamente i figli o le figlie, le nipoti e i nipoti, ma tagliano qualsiasi comunicazione al punto che questi figli di fatto schiavizzati crescono senza vedere mai il genitore e i nonni.

I governanti italiani, presi da problemi più gravi, non si curano minimamente di  correggere queste ingiustizie e lo stesso CSM se ne infischia di controllare questi magistrati che applicano le leggi a capocchia loro.

Che cosa bisogna fare? Niente purtroppo a meno che uno non si armi e faccia una volta per tutti giustizia da sé, ma questa giustizia non muterebbe il corso delle cose. A questo punto bisogna prendere atto che l’Italia è una nazione illiberale che non difende i diritti dei minori e dei genitori ai quali vengono sottratti i figli e i nonni ai quali vengono tolti i nipoti. Oltre alla comunicazione telefonica viene interrotta anche la comunicazione scritta ed è inutile ricorrere a giudici che sono in tutt’altre faccende affaccendati. Consulenti privati a busta paga delle aziende, consulenti del tribunale corrotti o collusi con le controparti più ricche,sterilizzano le leggi e di fatto concorrono a far crescere ragazze e ragazzi deprivati della figura paterna e talvolta di quella materna. A nulla servono le campagne mediatiche, a nulla le associazioni di padri e madri a cui sono stati sottratti i figli e le figlie, a nulla serve che i nonni muoiano senza aver visto mai i propri nipoti.

Noi affidiamo al nostro blog queste proteste, ma siamo sicuri che stiamo abbaiando alla luna, l’unica speranza è che questi figli e nipoti leggano e si rendano conto in quale stato sono costretti a vivere.

Per quanto ci riguarda facciamo ad una graziosa ragazza che domani compie 15 anni i nostri più calorosi auguri, perché finalmente emancipata, mandi a quel paese la carceriera folle che le ha tolto un padre e i nonni paterni e abbandoni appena possibile quel  clan mafioso che la circonda e la tiene prigioniera in una gabbia falsamente dorata, togliendole il meglio che la vita avesse potuto darle.

Ai magistrati che hanno permesso e che permettono queste nefandezze auguriamo ogni malanno possibile sulla faccia della terrae  e che prima o poi vadano all’inferno e vi restino eternamente essendosi macchiati del peggiore dei peccati contro Dio e contro gli uomini quale la schiavitù dei minorenni. Alle madri criminali e ai clan mafiosi auguriamo lo stesso destino infame.

Ci sarà prima o poi una giustizia che faccia pagare questi crimini di cui la società sembra non accorgersi, nonostante i milioni di euro che tutti gli anni si ingollano magistrati imbecilli e consulenti prezzolati.

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27 Luglio 2012 - Categoria: versi in italiano

Chi è quella serpe dal pallido viso di donna? di Ange de Clermont

C’è in questa terra
chi colpisce
con lealtà
guardandoti negli occhi
e dicendoti
che ti è avversario
ma c’è anche
chi s’insinua
come la serpe
e t’inocula veleno
spesso con le sembianze
di una pallida donna.

Dall’avversario
leale
ti potrai difendere;
ma dalla serpe
non ti può difendere
se non Iddio.

A te o Dio
mi rivolgo
perché solo Tu
potrai salvare
il tuo servo
che spera in Te.

Fa’ che da me
si allontani la tempesta
il fulmine
col tuono:

Fa’ che da me
s’allontani
la serpe
ammantata di bianco
e con umile aspetto
ma dentro
posseduta
dal male.

Come leggera
cerbiatta
correrà sui monti
allora
l’anima mia
e la mia mente
navigherà
libera
come una vela
sul quieto mare
della libertà.

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26 Luglio 2012 - Categoria: cultura, educazione, pedagogia

La legge della giungla di Enrico Brizzi a cura di Ange de Clermont

 

Mercoledì 09 Maggio 2012

 

Enrico Brizzi, La legge della giungla

Parola di lupetto!
Il mondo Scout raccontato da Enrico Brizzi

 

La legge della giungla

 

Nello storico gruppo “Bologna 16” Enrico venne mandato, bambino, per imparare a vivere secondo la “legge della giungla”, quella contemplata dallo scautismo di tutto il mondo e che proclama solennemente “Il lupetto pensa agli altri come a se stesso. Il lupetto vive con lealtà e con gioia assieme al branco”: «La legge era composta da questi soli due articoli e, pur di ricevere anch’io la mia divisa, mi sentivo già pronto a sottoscriverli col sangue».

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24 Luglio 2012 - Categoria: storia

I. Promemoria sulla politica culturale spagnola in Sardegna (1543-1630): la nascita della classe studentesca sarda a cura di Angelino Tedde

In seguito alle richieste degli Stamenti nel 1543 e al lascito di Alessio Fontana (1558) i gesuiti aragonesi nel 1562 istituirono le prime tre classi del trivio e su richiesta della Repubblica e Città di Sassari istituirono anche una classe di abecedarios, per l’insegnamento del leggere dello scrivere e di far di conto per accedere successivamente al trivio. In genere a questa preparazione le famiglie provvedevano privatamente o il comune per mezzo di un maestro stipendiato. Il collegio di Sassari si stabilì dopo i primi anni nella Casa Montagnans (sulla cui area di sedime, in piazza Santa Caterina il Comune di Sassari, dopo l’abbattimento della Casa negli anni ’50, ha costruito il palazzo dell’anagrafe).

L’inaugurazione delle scuole avvenne nel 1562 in cattedrale con cerimonia solenne religiosa e civile alla presenza delle più alte autorità. Successivamente anche il Municipio di Cagliari volle un collegio, concedendo i locali e sussidi, ma richiedendo gl’insegnanti gesuiti. La stessa richiesta fu avanzata anche da Iglesias, con le stesse modalità di Cagliari e così anche quella città regia nel 1581 ebbe il suo collegio. Seguì con lo stesso metodo Alghero che nel 1588 ebbe i professori gesuiti per il suo collegio. I collegi si svilupparono con andamenti altalenanti come avviene in tutti i luoghi di formazione e grazie, alla politica culturale degli Spagnoli e delle classi dirigenti delle varie città nel 1630 la Sardegna, popolata da 60 mila famiglie (fuochi fiscali), ebbe i 4 polmoni di formazione gesuitici come avveniva in Europa e nelle Indie con ben 2500 scolari. Nei fatti era nata la classe degli studenti sardi.

La lingua veicolare usata avrebbe dovuto essere il sardo, secondo gli orientamenti della Ratio atque institutio studiorum Societatis Jesu, ma le classi dirigenti cittadine vollero l’uso del casigliano per offrire ampie possibilità di carriera laica ed ecclesiastica ai futuri graduati universitari nel vasto Impero spagnolo che comprendeva gran parte dell’Europa e delle Indie. Da ciò la perdita dell’opportunità che il sardo divenisse la lingua veicolare a scuola anche se bisogna dire che il sardo continuò ad essere usato nelle delibere cittadine della Città di Sacer e negli atti notarili ed ecclesiastici oltre ad essere parlato accanto al corso da una buona parte di cittadini di Sassari e delle ville come svariati studi doumentano.

Per per più dettagliate informazioni bibliografiche si vedano gli studi di Raimondo Turtas nella homepage del nostro sito e in svariati articoli gà pubblicati

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23 Luglio 2012 - Categoria: storia

VII Gli ospiti della Casa dal 1910 al 1970 di Baingia Bellu

I registri d’ingresso hanno dato l’opportunità agli studiosi di calcolare la dinamica della Casa dal 1910 al 1967, quando restarono soltanto ospiti anziani di entrambi i sessi, e le generazioni giovani abbandonarono man mano la Casa[1].

Nonostante le lacune delle singole schede, (che se diligentemente compilate in tutte le parti avrebbero potuto offrire una maggiore e più compiuta massa di dati), è stato possibile ricavare elementi utili per l’identificazione di gran parte dei ricoverati.

Le schede hanno potuto dare una consistente quantità di dati così da poter conoscere il numero degli ospiti, loro nome e cognome, l’età, la provenienza, l’ente di mantenimento, la professione, il giorno d’ingresso, e l’eventuale destinazione.

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19 Luglio 2012 - Categoria: c'est la vie

International e-mail di Franzisca Passiu

Dalla nostra corrispondente in Inghiltrrra

“Ciao Ange de Clermont!

Come stai? Scusa il ritardo, ma questo è il mio primo giorno libero dopo due settimane! Purtroppo lo schiavismo perdura anche nella civilissima Inghilterra. Hai visto come ce le hanno suonate gli spagnoli….que verguenza y que paliza! Immagina me, unica italiana, attorniata da nemici ahahah

Qua tutto procede abbastanza bene, piove sempre e i vari Minosse, Caronte & co neanche ci sfiorano…anzi diluvia un giorno si e l’altro pure! Sto cercando di guardarmi intorno per trovare altri lavori, perché purtroppo mi è toccato stare nel peggiore posto del fast food, la cucina, ed è duro su tutti i livelli…caldo, rumori infernali, pressione, urla dai capi. Un paio di giorni mi è anche toccato fare volantinaggio, sarebbe bello….se non diluviasse e ci fossero 12 gradi! Perciò spero di trovare qualcos’altro, magari nelle pulizie! Mi sono informata presso un ostello e mi hanno detto che probabilmente tra un mese avranno bisogno di qualcuno…speriamo bene!

Ciao

Franzisca Passiu”

Commento: ci vuole coraggio ad apprendere l’inglese, Franzisca a questo punto è davvero un’eroina.

“19 luglio, Ciao Ange de Clermont, qua procede tutto come al solito….niente di nuovo, l’altro giorno è passata la Torcia Olimpica, ma pioveva a dirotto

quindi ho rinunciato. E’ ovvio che qua non sto bene, nel senso….a chi piace vivere in un posto dove a luglio piove sempre e fa freddo.

E’ ovvio che penso dopo anni di studio essere comandata da una ventenne nana semianalfabeta che non le va bene niente non rientrava certo nei miei piani, ma credo che quello che sto facendo io lo dovrebbero fare tante altre persone invece che stare allordonite a casa aspettando per un qualcosa che non arriverà mai. E’ ovvio che se in Italia e Spagna ci fosse un barlume di trovare qualcosa non starei qua, ma non vuole entrare in testa che non è così e quel poco che c’è (veramente irrisorio e al limite dello sfruttamento) sicuramente non si ottiene senza inglese e l’inglese, come tutte le lingue, si impara dove si parla sicuramente non in scuole da tre ore a settimana, perché? Semplicemente quando esci dalla scuola non esiste più sforzo, torni a casa e continui a parlare con i tuoi amici, guardare tv, leggere giornali, fare la spesa….tutto rigorosamente in italiano. Mentre qua ogni giorno è uno sforzo, ogni giorno sei obbligato ad imparare parole nuove al supermercato, in tv, a lavoro, facendo la spesa!

E’ pacifico che non starei qua se tutto ciò fosse possibile farlo comodamente da casa, purtroppo alla nostra generazione è toccato pagare un prezzo alto e la cosa peggiore è che molti dei miei coetanei non vogliono capire cosa sta accadendo. Non voglio essere catastrofica, ma tutte le persone che sono uscite dall’Italia fanno fatica a rientrare perché non riescono a trovare niente a delle condizioni accettabili (non dico buone! solo accettabili).

L’Inghilterra non è la panacea, ha i suoi problemi e molte cose che ho visto qua non mi sono piaciute….però vuoi paragonare con lo stare a casa a 30 anni e lasciarti vivere? No thanks! Detto questo, sogno di tornare presto in Italia e vedere il mio meraviglioso mare…spero non rimanga un sogno irrealizzato per troppo tempo!

Ciao

Franzisca”

 Cara Franzisca, hai ragione, anche qui i laureati in economia e commercio fanno i contabili in negozi di mobili, le infermiere operano in cooperative accontentandosi di lavori a domicio (prelievi, iniezioni ecc.). Mi fa riflettere che qui le badanti si becchino 890 euro al mese più gli oneri sociali. I praticanti avvocati o commercialisti non si prendono un fico secco, se non si procurano in famiglia e dintorni un pò di clienti. Tempi brutti sono e spero che dopo che avrai appreso bene l’inglese con la tua bella laurea potrai lavorare in vari settori. Certo la vita è dura e i tempi sono nequitosi, speriamo in un futuro migliore. Ciò che mi spiace è che non potrai dire che hai visto la fiamma olimpionica, maiale boia, perché in inghilterra i reni delle nuvole sono scassati e continuano a far la  pisciarella. Tutto sommato i nostri tempi erano migliori: gli anni Sesssanta pieni di speranza, nei Settanta ci siamo arrangiati con un prestito crucco ipotecando non so quanta parte della ricca riserva aurea. Gli anni Ottanta ci hanno offerto opportunità di lavoro a tempo indeterminato, i Novanta hanno cominciato a dare segni di declino, nel Duemila siamo allo sbando. Eppure devi vedere tutte le sere in città ogni genere di divertimento gratuito: film, pupazzi da strada, commedie in vernacolo, gruppi musicali, sagre e centomila altri accidenti, mentre al mare, la gente mostrando il seno al sole, si getta in acqua e sgambetta come un delfino. Non ti parlo dei paesetti, a O. il sindaco ha speso 24 mila euro per un certo Rujons, mentre i lavoratori con laurea, socialmente utili, puliscono le strade bighellonando alla grande.

Si achitettano storie, “lende” senza fine e il tempo passa, giorno dopo giorno, e la vecchiaia incombe come una saetta e le agenzie funebri anche nei piccoli centri fanno affari d’ora, intanto già pagano i parenti. Un becchino d’accatto viene pagato cento euro per portare con altri tre soci, l’estino dal carro funebre Suv in chiesa o al cramatoio e poi non trovi un cristiano per pulirti dai rovi la campagna o raccogliere le olive. Mondo boia viviamo in mezzo ad un immenso manicomio da quando li hanno chiusi hanno tracimato all’aria aperta.

In attesa di altre corispondenze, abbiti i miei più vivi auguri. God bless you!”

Ange de Clermont”

 

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16 Luglio 2012 - Categoria: cahiers de doléances

Sardegna di mano in mano (1700-1720) di Cristiano Sabino a contivizu de Domitilla Mannu (Italiano, Sardo)

Su richiesta di Domitilla Mannu pubblichiamo questa relazione di un esponente A Manca Pro s’Indipendentzia de sa Sardigna, di un professore manualista di Filosofia (non ci risultano opere scritte né di Filosofia né di Storia). Non ne condividiamo né l’analisi storica né le conclusioni, a parte il discorso sulla riduzione delle zone militari nell’isola. I sardisti dal primo dopoguerra si sono divisi in mille rivoli tra fazioni moderate e fazioni estremiste. Avremmo voluto un discorso documentato e non una forma di comizio. Lo consideriamo un cahier de doleance in cui ognuno risponde per sé senza coinvolgere l’impostazione culturale del blog. Angelino Tedde

Custa relata de su prof. Cristianu Sabino est parte de sos atos de sa Cunferèntzia, titulada ” Sa Sardigna dae manu in manu” ammanizada,in Tàtari, cun s’amparu de s’assessoradu a sa cultura de sa Regione, dae s’Assòtziu Culturale ” Pro no ismentigare” su 27 de maju de su 2011, pro afestare ” Sa die de sa Sardigna. Sa parte in sardu est istada bortada, cun su contivizu de s’Assòtziu.

Il mio intervento tratta del destino della Sardegna, che pare sia quello di passare di mano in mano, senza un suo percorso autonomo, autodeterminato e sovrano, infatti si parla sempre di una storia aggettivata, una storia in cui si parla di Sardegna romana, Sardegna bizantina, Sardegna aragonese, Sardegna spagnola, Sardegna austriaca, Sardegna piemontese, Sardegna italiana; ma mai di una Sardegna sarda, sembra una maledizione, un crudo destino del nostro popolo. Io, come filosofo della storia, vedo la realtà da una prospettiva diversa di quella di uno storico e mi rifaccio a quanto diceva il filosofo Benedetto Croce, che “Ogni storia è sempre storia contemporanea”, questo significa che noi nella storia cerchiamo sempre noi stessi, quando andiamo a cercare una storia nel passato cerchiamo sempre il nostro presente, non cerchiamo mai un passato staccato da noi. Per questo, se nel corso di questa mia breve relazione, vi sembrerà di aver già sentito parlare delle cose di cui sto trattando e di una straordinaria somiglianza con la Sardegna di oggi, credo sia il frutto di un “errore della mente” perché oggi la Sardegna, appunto, vive una sua totale libertà, vive una sua totale sovranità, vive una sua totale identità. Le classi dirigenti sarde sono totalmente autonome nelle loro decisioni, e quindi finalmente il nostro è un popolo libero. Ma se ancora i conti non vi tornano, se non credete che il popolo sardo sia in effetti libero e sovrano, allora chiedetevi perché e interrogatevi sulle ragioni storiche che ci hanno portato a questo.

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