13 Maggio 2013 - Categoria: filologia

LA LINGUA DEI PROTOSARDI E QUELLA DEI BASCHI DI MASSIMO PITTAU

Unknown-912Connessioni fra alcuni relitti della lingua dei Protosardi – che io ho cominciato a chiamare “Sardiani” per distinguerli dagli storici e odierni “Sardi” – erano state già proposte dal linguista tedesco Max Leopold Wagner, soprattutto nelle sue opere La Lingua Sarda – storia spirito e forma (Berna 1951, siglaLS) e Dizionario Etimologico Sardo, I-III (Heidelberg 1960-1964, sigla DES), e pure da quello svizzero Johannes Hubschmid, Sardische Studien (Bern 1953, sigla SSt). Non erano molte quelle connessioni e il Wagner, nella Appendice del suo Dizionario (vol. II), alcune le aveva lasciate cadere del tutto.

In seguito io ho ripreso quelle connessioni nelle mie opere Dizionario della Lingua Sarda – significato e origine, I-II (Cagliari 2000, 2002; sigla DILS),La Lingua Sardiana o dei Protosardi (Cagliari 2001, sigla LISPR) e infine nel mio Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda, 2013, inserito in Internet; siglaNVLS), alcune respingendole, altre aggiungendole.
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10 Maggio 2013 - Categoria: cristianesimo, recensioni

“La via stretta che conduce al cielo” di M.C. Manca, recensione di Mariano Cuccu

Maria Cristina Manca,La via stretta che conduce al cielo, Abbà,  Cagliari 2006, pp.141 € 10,00 sconto €. 8,50 via internet

Unknown-3«Non siamo più abituati a leggere i romanzi “edificanti” : quelle letture, cioè, che attraverso la narrazione ci indirizzano verso la pratica dei valori fondanti della fede cristiana.

E’ invece il caso di questo racconto (La via stretta che conduce al Cielo – Maria Cristina Manca – Casa Editrice Abbà).

Ad una prima lettura la protagonista sembrerebbe una ragazzina di quindici anni, Laura; invece, man mano che ci si addentra nel racconto, appare in primo piano la figura della nonna, Miriam, con la quale Laura vive da quando le sono morti entrambi i genitori.

Ci sono degli elementi che consentono di collocare l’ambientazione nel mondo d’oggi (il telefono cellulare, la discoteca), eppure tutta la narrazione riporta ad un mondo totalmente diverso da quello che viviamo.

C’è poi un riferimento ad un valore che è vissuto in modo diametralmente opposto rispetto al mondo: la bellezza.

L’autrice sottolinea la bellezza di Laura e di Miriam, ma si comprende subito che quella di cui parla è una bellezza che viene dal di dentro, è la bellezza che nasce dal cuore dell’uomo che fa e vuole il bene.

… «Trillò un telefonino. Rispose un ragazzo in russo! Nonna Miriam sussultò, era la sua lingua d’origine! Sì, quello che giungeva alle sue orecchie era proprio il suo idioma natale … ».

Con queste parole inizia una digressione, un vero e proprio flash-back attraverso il quale la protagonista ripercorre a ritroso tutta la sua vita, a cominciare dal momento della morte di suo padre, che aveva così lasciato lei e il fratello Ivan orfani, visto che la madre era già morta anni prima.

Attraverso le vicissitudini avute nella città di Parigi e dopo un incontro casuale (ma per i cristiani esiste il caso?) con un tassista che le fece ritrovare la fede, Miriam si riporta nella realtà di oggi.

L’altro tema costante che percorre tutto il libro è la Grazia: Dio interviene nella vita di tutti i suoi figli, e chi non se ne accorge, sostiene l’autrice, è perché non se ne cura o è distratto dagli innumerevoli impegni della vita.

C’è poi il filo rosso della Provvidenza, al quale spesso le due protagoniste si rivolgono.

Ma ciò che davvero è singolare è il coraggio della testimonianza cristiana.

Di solito oggi sentiamo celebrare un cristianesimo di comodo, sommesso per non disturbare, e soggiogato dalla cultura dominante del più forte, del prepotente, del ricco e del famoso: chi non riesce, peggio per lui, è condannato alla pubblica gogna.

Nel romanzo, invece, Laura, che è affetta da una malattia, muore (ma senza una compiaciuta descrizione dell’autrice) e chiede a Dio di salvare dalla perdizione la sua migliore amica, Mary, per dare un senso alla sua morte: questo viene descritto come un atto di eroismo.

Si parla persino dei Novissimi (morte, giudizio, inferno e Paradiso) e di ciò che attende ogni uomo dopo la morte, per cui non manca l’aspetto della catechesi per chi (e siamo moltissimi) avesse scordato in cosa credono i cristiani.

Insomma col romanzo, che per orecchie abituate al rumore delle discoteche o al turpiloquio gratuito può risultare persino irritante, si recupera il senso della fede in Gesù Cristo:

credere ad una Persona e ad un Evento,

e lasciare agli opportunisti e ai tiepidi il cristianesimo fatto di consigli umanitari e di sterili buone intenzioni.

A proposito, il romanzo viene editato da Abbà, una piccola e coraggiosa casa editrice che sta a Cagliari, e che pubblica anche saggi di carattere religioso ».

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8 Maggio 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, storia

Cenni geografici economici e sociali su Chiaramonti dal 1850 al 1970 di Cristina Urgias

Unknown-1Nella prima parte di questo lavoro si è accennato a quello che è stato lo sviluppo degli asili infantili in Sardegna mettendo in risalto come questo processo sia stato lento, difficile e spesso ostacolato dalle difficoltà di disporre sia di mezzi strettamente finanziari sia di personale educativo.

D’altra parte vi è da considerare che l’economia della Sardegna è contrassegnata dall’attività agro-pastorale in cui anche i bambini si rendono utili con i loro piccoli servizi (raccogliere la legna, le ghiande, badare al gregge per i maschietti e badare ai piccoli a aiutare le madri per le femminucce) che di certo non spingeva le popolazioni a richiedere una struttura educativa e assistenziale che avesse favorito la loro educazione extrafamiliare.

C’è da sottolineare anche che dalla seconda metà dell’Ottocento sino alla seconda metà del Novecento si sviluppò nelle varie circoscrizioni comunali la pastorizia stanziale che portava gli abitanti a risiedere nelle campagne dove i mezzi di sussistenza potevano essere procurati più agevolmente tanto che  i bambini, tenuti al seno sino al compimento del secondo anno di vita, venivano precocemente utilizzati per piccole attività che si svolgevano nelle tradizionali abitazioni di campagna. Nei 390 piccoli, medi e grandi comuni dell’isola tuttavia si notavano in modo evidente le frotte dei bambini che spesso venivano avviati alla piccola delinquenza e abbandonati a se stessi dai membri della famiglia impegnati a procacciarsi da vivere.

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8 Maggio 2013 - Categoria: cristianesimo, memoria e storia

Suor Laura, Figlia della Carità, serva dei poveri di M. Cristina Manca

   Mi mancheranno le chiacchierate quasi quotidiane con Suor Laura dopo la Messa serale. In realtà chiamarle “chiacchierate” è riduttivo. Meglio definirle conversazioni (brevi ma sostanziali) sulla vita alla luce della fede. Della fede profonda di suor Laura, capace di risvegliare la mia fede poverissima.

Che cosa potrebbe fare una suora di più grande?Unknown

Forse per questo moltissimi le volevano bene, le confidavano con fiducia le proprie afflizioni, le comunicavano con affetto le proprie gioie, le chiedevano preghiere; e sia che fossero lieti o afflitti si allontanavano da lei sentendosi sollevati e migliori.

   A me piacevano anche i suoi aneddoti riguardanti la sua professione di infermiera all’ospedale o qualche episodio della sua lunghissima vita. Sapeva raccontare. Ma soprattutto, e la si avvicinava per questo, sapeva pregare, ascoltare, accogliere, consolare, donare, sopportare, perdonare, amare. Con semplicità. Con l’agevolezza dei piccoli del Signore.

   Sana nel fisico nonostante la veneranda età, lucida nella mente, precisa nella parola, arguta nel pensiero, forte nell’animo, umile nel carattere, allegra nello spirito, finissima nel porsi, limpida nell’anima, santa nel cuore, questa suorina di novantadue anni era una persona pienamente realizzata.

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6 Maggio 2013 - Categoria: letteratura sarda

Lu nodu drentu de Giuseppe Tirotto. I prèmiu Ittiri 2013 Cuncursu “Limbas e Ammentos”

Unknown-2Don… don… don… E ca’ sarà mortu? Aia dittu mamma, intindendi la spiradda.

Uhmm! Aia murrugnaddu eu, bièndimi l’ultimu guttigghju di caffellatti, cumenti a dì, e ca’ si n’affutti, ca’ vi pensa a la morti a sedigianni diciasettanni. Più tardu unde Brandanu, lu cafè cu’ lu biliardu, tra li rurrù aia cumpresu ch’era mortu calcunu, eh, appiccaddu a la trai, in casa soia, emmu, chiss’ommu sempri dabbareddu, mììì, Zandria Caru, chiddu chi a spricà una paràula… booh, ca’ la sa palchì dabboi… ohhh, megliu a eddu che a noi…

Zandria Caru? Ca’! eu lu cunniscia bè a Zandria, era umbè d’anni chi no lu frequentava, parò da minnoreddu, tandu sì…

Altri tempi. La campagna ancora tinia, vi si pudia campà e, a riffa e raffa, campava edda matessi. Noi aiami la bedda tanca di Lu Trogliu a un pagghju di chilometri da casa. Degi ettari quasi tutti in piana, cun una tanchitta sarradda a muru undi fagiami l’ortu e un muntigghju abbarraddu a banda pa’ sbruccavvi calchi fiaddu, Lu tuttu arriccuddu da una casa cu’ lu vacchili e una straurdinaria funtana chi buttava scetti d’eva chi andagia dabboi a pianà dui balzi manni manni chi silviani a l’ortu. Tanca adatta pa’ suminavvi triggu. Eh, si ni suminava babbu! In laògliu fili di boi laurendi e muntoni di missadori a làmpadda, pa’ finì cun la triulera candu la trebbia fagia stazioni propriu unde noi. Candu v’era bisognu babbu chjammava l’ommi di fiducia soi, màssimu pa’ missà. Zandria Caru v’era sempri, ma no solu pa’ missà, agghjuddava a babbu puru i’ li vigni chi aìami in altri perri, a dà contu a bisidolci e fava in altri tanchi ancora e i’ l’ortu chi fagiani a mezzaparu. Unu di casa, quasi.

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4 Maggio 2013 - Categoria: cristianesimo, cultura

Isaia passato e presente: rimprovero ad un popolo iniquo i cui sacrifici senza una condotta retta non servono a niente

1 Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su Giuda e su Gerusalemme nei giorni di Ozia, di Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda.

Unknown-12 Udite, cieli; ascolta, terra,
perché il Signore dice:
«Ho allevato e fatto crescere figli,
ma essi si sono ribellati contro di me.
3 Il bue conosce il proprietario
e l’asino la greppia del padrone,
ma Israele non conosce
e il mio popolo non comprende».
4 Guai, gente peccatrice,
popolo carico di iniquità!
Razza di scellerati,
figli corrotti!
Hanno abbandonato il Signore,
hanno disprezzato il Santo di Israele,
si sono voltati indietro;
5 perché volete ancora essere colpiti,
accumulando ribellioni?
La testa è tutta malata,
tutto il cuore langue.
6 Dalla pianta dei piedi alla testa
non c’è in esso una parte illesa,
ma ferite e lividure
e piaghe aperte,
che non sono state ripulite, né fasciate,
né curate con olio.

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2 Maggio 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, memoria e storia

Ricordando Maria Scanu ved. Schintu, madre dolce e amabile di sei figli di Ange de Clermont

Maria Scanu ved. Schintu

Maria Scanu ved. Schintu

Il nostro blog spesso parla di personaggi e studi storici, ma non disdegna periodicamente di cercare di ricostruire ritratti di persone che diremmo comuni, ma che tali non sono.

La memoria e la storia di figure che sono vissute in paese o che tornano dai luoghi dell’emigrazione o che si dedicano alla poesie o che svolgono arti mestieri fanno parte dei contenuti che apprezziamo dal momento che, da quasi un secolo, la microstoria fa parte a pieno titolo della storia delle nazioni.

Certo non è consuetudine ricordare una mamma, ma per noi è importante motivo di riflessione da presentare alle nuove generazioni che vivono quasi con la fobia di mettere al mondo i figli che sono secondo Cicerono “seminarium reipubblicae” semenzaio dello Stato.

Appena un mese è trascorso dalla scomparsa di Maria Scanu,82 anni, vedova di Flavio Schintu, gestore da una vita della locale agenzia di credito agrario prima e del Banco di Sardegna poi. Un uomo promotore di eventi sportivi e amante dello sport lui stesso, almeno finché ha potuto praticarlo. Persona affabile e disponibile, cattolico praticante e coerente nei principi. Di lui avremo modo di parlare in altra occasione.

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29 Aprile 2013 - Categoria: cultura, discipline scientifiche

Un incontro encomiabile dedicato all’illustre chimico e antifascista Prof. Michele Giua di Paolo Amat di San Filippo

Unknown-10“Carissimo Angelino

Come da programma, si è svolto, venerdì 26 Aprile, a Castelsardo, il Convegno, promosso dal Club Lyons di quella città, per onorare la memoria del Suo concittadino, scienziato e politico integerrimo, Michele Giua.

Mi è stata riservata una accoglienza indimenticabile, un’ospitalità fraterna da parte di Paolo Corso e della moglie Tina, e un’accoglienza, da parte dei soci del Club Lyons commovente.

Erano presenti anche cinque miei ex studenti, ora Ingegneri chimici, che mi hanno testimoniato un affettuoso ricordo di quando avevano frequentato le mie lezioni.

Ho avuto il piacere di conoscere il Tuo amico professor Patatu, persona simpaticissima, che mi ha dato una graditissima novella: nel Deutsche Museum di Monaco ha scoperto che c’è una sala dedicata al professor Michele Giua.

Puoi immaginare la mia gioia.

Tutti sono stati molto gentili con me; Castelsardo è una interessantissima antica cittadina con una splendida rocca fortificata, dalla quale si gode una incantevole vista sul mare. Nei ristoranti nei quali abbiamo pranzato e cenato, ospiti dei Lions abbiamo goduto di squisiti e raffinati menù, degni di locali a cinque stelle.

Unknown-11Nel Convegno sono state lette delle toccanti lettere del professore alla famiglia, durante la sua dura detenzione. Soprattutto il pomeriggio, l’uditorio, altamente qualificato, ha avuto contezza del grande amore del professore oltre che per la Sua famiglia, anche per la Sua città, e delle pesanti angherie che Lui stava subendo solo per essersi dichiarato contrario al Regime, la cui descrizione particolareggiata era stata depennata dalla censura di regime.

Io, naturalmente, quando ho parlato del Professore mi sono commosso, e l’uditorio l’ha apprezzato, tranne,il noto  ortaggio,  che ha tentato di fare dello spirito sul predicato del mio cognome, predicato che pure non era comparso nella locandina del programma, giustificando così, una volta di più, la sua appartenenza all’ortofrutta. Probabile debolezze del venir meno della sua autostima nonostante la sua ossessiva attività pubblicistica. Il mondo è fatto però anche di questi individui.

Avrei avuto piacere di incontrarTi, ma ciò potrà sempre accadere in futuro.

Un abbraccio fraterno

Paolo”

Carissimo Paolo, avevo programmato la venuta a Castelsardo, ma un pò il tempo e un pò lo stato di salute mi hanno impedito di venire. Sono lieto però che ti abbia fatto, tra gli altri gli onori di casa, Carlo, stimato socio del club di Castelsardo e mio caro amico fraterno oltre che compaesano. Mi spiace delle solite sparate dell’altro pur contiguo arcinoto personaggio che per la verità non è la prima volta che scantona anche se non lo fa che per celia. L’uomo è fatto così e penso che un  pò d’invidia per te e per i tuoi antenati, essendo l’uomo di origini ortofrutticole, lo abbia inavvertitamente spinto a celiare sul tuo predicato, quando davvero non era il caso trattandosi di un convegno o seminario che voleva essere serio e dedicato al grande chimico.

Ho ricevuto il testo del prof. che hai distribuito che se me lo mandi su file pubblico volentieri su Accademia sarda, diversamente lo faccio scannerizzare da qualche amico.

Mi spiace di non esser potuto venire a Castelsardo. Spero di non perdere un’altra occasione per incontrarci.

Un abbraccio

Angelino

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