18 Settembre 2015 - Categoria: memoria e storia

Il ricordo materno di Suor Giovanna del Rifugio Gesù Bambino di Tina Soggia

Suor Giovanna FdCd-4Io in collegio sono stata portata all’età di tre anni, nel giugno del 1959. Suor Giovanna mi raccontava che mi aveva accolto e che ero molto dolce. Mi sono affezionata a lei più che ad altre suore anche se le altre mi volevano bene lo stesso, allora superiora era suor Caterina Branca. Mi ricordo che quando arrivò suor Rosalia nel 1968 la superiora, che era Suor Mameli, mi disse che suor Giovanna non avrebbe avuto le bambine, piansi. Lei mi diceva sempre che non sarei mai stata sola e che lei per me ci sarebbe stata sempre.

Tra i tanti ricordi rammento che quando c’era la refezione per le bambine di scuola esterne io andavo da suor Giovanna che era li a servire e lei mi dava il latte bianco io mi sentivo un pochino importante.

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18 Settembre 2015 - Categoria: cahiers de doléances, politologia

Tiene banco l’emergenza sbarchi, ma a preoccupare è la nuova emigrazione italiana di Omar Bellicini

http://www.mentepolitica.it/articolo/tiene-banco-la-emergenza-sbarchi-ma-a-preoccupare-la-nuova-emigrazione-italiana/619

amigrazioneDiscutere di emigrazione italiana, negli anni del dibattito sulla sostenibilità dell’accoglienza, pare quasi una provocazione. Eppure è necessario, a fronte dei numeri. I dati non hanno remore etiche, interessi elettorali o dubbi programmatici: parlano la lingua asettica delle evidenze. E per la prima volta, da 20 anni a questa parte, i cittadini italiani residenti all’estero sono cresciuti più degli immigrati residenti in Italia. A rivelarlo è il “Dossier Statistico sull’Immigrazione 2015”, realizzato dal centro studi IDOS. Le anticipazioni dell’indagine, che verrà pubblicata integralmente in l’autunno, fotografano un aumento degli italiani residenti all’estero di 155mila unità, contro i 92mila nuovi residenti stranieri. Una sproporzione sensibile, che si riferisce al 2014: anno oggetto dell’analisi. Ma la tendenza sembra essere tracciata. Già nel 2012 un rapporto più circoscritto, pubblicato dalla Fondazione Migrantes, sotto l’egida della Conferenza Episcopale Italiana, segnalava che il numero delle partenze dall’Italia era ormai superiore a quello degli arrivi di lavoratori stranieri: con un +16,1% rispetto all’anno precedente.

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15 Settembre 2015 - Categoria: versi in italiano

Le nuove poetesse: “Partenza” di Claudia Coda

PartenzeMan mano vado scoprendo nuove poetesse, giovani e non più giovani, che ho il piacere di accogliere in questo blog già ricco di presenze poetiche, basti citare Maria Teresa Inzaina in lingua gallurese, ma anche italiana; Maria Sale in lingua sarda, ma anche italiana; Anna Maria Sechi (sardo-belga) in lingua sarda e francese) e finalmente anche Sarah Savioli e Claudia Coda, giovani promesse in lingua italiana. Per me è una gioia notare che anche giovani madri, nonostante gl’impegni, coltivano la poesia e la prosa poetica. (Angelino Tedde)

di CLAUDIA CODA

E , infine, il giorno della partenza è arrivato…
Il tempo, quel tiranno che alle volte sembra scorrere eterno, all’occorrenza scivola via,inesorabile.
Un ultimo sguardo alla tua stanza…ed è la volta della casa e del giardino…del cancello e del vialetto…
E così, dai finestrini dell’auto, ti ritrovi ad accarezzare con lo sguardo le vie, il paese,le campagne,i paesaggi…sì, proprio quelli che porti dentro da una vita e che ora ,nuovamente, stai lasciando …
E ti chiedi come si faccia a dire “arrivederci” senza provare rimpianto… di un giorno ancora , un altro soltanto …di soli 5 minuti in più ,stretta in quell’abbraccio dei tuoi affetti , a memorizzare profumi che , ore dopo, vorrai sentire ancora addosso…
Come fai a guardare diritto dinanzi a te , senza voltarti verso ciò che lasci indietro? E a non scoppiare in un pianto dirotto , quando il mare si distende immenso di fronte al tuo orizzonte, mentre cerchi di fissare nella mente le coste della tua Isola, e con essa gli sguardi, i sorrisi, i volti amati di coloro che vorrai nuovamente , al più presto, raggiungere… e sai già che non sarà poi così presto…
Si parte carichi di valigie, grandi o piccole che siano; in ogni valigia ci sono suoni, colori, ricordi della tua terra ; c’è una morsa allo stomaco, un pezzo di cuore, un sogno che non sei riuscito a realizzare, un segreto che non hai saputo confessare…consapevole che per te è arrivato quel momento della vita in cui non conta poi “ciò ” che ti stai portando dietro, piuttosto “chi” …
In quell’organo abusato che chiami cuore, sei sicura si possano vedere le tracce indelebili di ogni partenza; son ferite che col tempo smettono di far male, ma il segno, quello no,non sparisce.

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15 Settembre 2015 - Categoria: educazione, istituzioni educative, memoria e storia

II. Le Figlie della Carità del Rifugio di Eleonora Ortu

Rifugio Gesù Bambino

Rifugio Gesù Bambino

Suor Teresa Melis della sezione delle piccine, è arrivata nel 1962 ed è andata via nel 2015, lei rappresenta la figura e memoria storica del Rifugio, in più di un’occasione ha messo in contatto parenti che cercavano i loro cari, io personalmente quando ero piccola ho avuto poco a che fare con lei, mentre ho iniziato ad apprezzarla e  a volerle bene da adulta, una volta uscita dal Rifugio.

Suor Giuseppina al secolo suor Anna Rosa Mura arrivata al Rifugio per occuparsi delle piccine che erano diventate troppe. E’ andata via dal Rifugio per poi ritornare alcuni anni fa, ultimamente quando andavo al Rifugio mi ha sempre accolto volentieri ed anche lei ho iniziato ad apprezzarla e volerle ben da adulta.

Poi c’era Suor Cecilia, la suora che si occupava della cappella e che spegneva le candele con le dita senza bruciarsi.

Suor Paola, al secolo Giuliana Sabino, che si occupava della cucina e che ci chiamava in cucina per sbucciare le patate che spesso finivano in bocca invece che nel tegame, oppure a sbucciare le fave, sedute nelle cassette formavamo un cerchio, per vederci in faccia e mentre sbucciavamo quelle fave ognuna di noi raccontava quello che le passava per la mente in quel momento.
In cucina da Suor Paola sono finita dopo la mia fuga dalla colonia.
Suor Agnese Zichi, famosa ricamatrice, molto conosciuta a Sassari,  si occupava della lingeria e che ha provato ad insegnarmi a ricamare, ma io non ho mai voluto imparare.
Suor Luisa, invece, si occupava dell’asilo.
Suor Vincenza Cherchi che ci faceva il catechismo. Ricordo le risate durante le sue lezioni e di quanto si adirava, perché non l’ascoltavamo. Ogni tanto, esasperata prendeva una di noi e la sculacciava, suscitando l’aumento delle nostre risate, comprese quella della “malcapitata” che aveva fra le mani. Spesso proiettava dei filmini tipo diapositive e la storia che ci affascinava di più era quella di Maria Goretti. Un giorno dalla finestra mi ha visto sull’albero dei fichi e mi ha gridato:- “Ah, ferma lì che arrivo subito”-  ma io con un salto ero già scappata.

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7 Settembre 2015 - Categoria: memoria e storia

“Battesimi e cresime: non è mai troppo tardi per Suor Brambilla” di Oreste Carboni noto Gavino

La CresimaAngelino,ritrovato compagno dopo piu’ di 40 anni.
Tu sai che, nonostante io non abbia voluto studiare,(a Palermo fui preso dalla nostalgia della Casa della Divina Provvidenza) ho una memoria di ferro.
Qui a OK ormai e’ tardi (ore 22) ma voglio raccontare la mia esperienza piu’ bella alla Casa di Via S.Agostino.
Di lì a qualche mese,dovevo partire militare.
E ti pareva che Mamma Luisa da Bergamo ,non mi chiedesse se fossi cresimato.
Alla mia risposta negativa disse:-Non puoi partire se non ti cresimi.-
E qui ebbi la piu’ bella esperienza nella Casa.
A quel tempo (1965) si presento’ un  Franco Sotgiu ,ex allievo dalla Casa, con tanto di moglie francese e due teneri figlioli.
E che ti combina Mamma Luisa?
La francese, non essendo battezzata, combina la grande festa.
Al mattino,fa battezzare la francese,subito dopo fa battezzare i due bimbi.
Naturalmente la Prima comunione in Cappella.
Poi, si va insieme a me in Arcivescovado, dove l’Arcivescovo di allora  Mons. Paolo  Carta, cresima me con padrino il segretario della Prefettura Sig. Giovanni Sanna e la francesina.
Ritorno alla Casa ed in Cappella si celebra il matrimonio.
Il pranzo di nozze?
Tutte le ragazze rimaste, con  Suor Gabriella, che  supero’ se stessa come cuoca.

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6 Settembre 2015 - Categoria: educazione, istituzioni educative, memoria e storia

I. Le Figlie della Carità del Rifugio: mamme, ma anche educatrici esigenti di Eleonora Ortu

 

Bambine del RifugioRicordo con piacere ogni singola suora e il ruolo importante e fondamentale che ciascuna ha avuto nella mia vita di bambina, di fanciulla, di adolescente e di giovinetta.

La prima è stata la superiora Suor Irene Mameli, che è venuta di persona a prendermi al Brefotrofio, quando avevo un anno e mezzo. Ce lo ricordava spesso:
– Tu e Benedetta siete state le mie prime due bambine che ho accolto al Rifugio.-
Rimase al Rifugio dal 1961 al 1973: dalla mia unfanzia all’adolescenza.
Lei fu la superiora più amorevole che io ricordi, aveva sempre le caramelle in tasca, non ci faceva mancare mai un abbraccio e il suo ufficio era sempre aperto e per entrarci non bisognava bussare: il benessere delle bambine veniva prima di tutto e se ci sentiva piangere accorreva subito.

L’immagine che mi è rimasta scolpita di Suor Mameli è la corsa delle bambine incontro a lei che affettuosamente prendeva fra le braccia, dispensando baci e abbracci ad ognuna.

Nella stagione della colonia ci trasferivamo nell’imponente edificio di Castelsardo, davanti al mare. Quando in pullman lei arrivava a Lu Bagnu, spesso con la pellicola del film da proiettare, tutte le ospiti di ogni età le correvano incontro gridando festanti:
– E’ arrivata al superiora! E’ arrivata la superiora!-
E queste grida facevano sì che la voce si espandesse per tutta la colonia e sempre più bambine accorressero con una gioia e ressa incontenibile verso il pullman, con il pericolo che qualcuna sconfinasse in mezzo alla strada e con le suore delle sezioni che invano cercavano di frenare l’entusiasmo, per paura delle macchine che vi transitavano.

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5 Settembre 2015 - Categoria: versi in italiano

“C’é un sogno” di Sarah Savioli

donna in piantoHo quarantun anni.
Ne dimostro di più.
E non sono nemmeno
giovane dentro.
Ne dimostro di più anche nel cuore….
molti di più.
Che dire…un pò che in famiglia va così,
ci si incartapecorisce presto.
Vuoi poi, che non ho la pazienza
di usare creme e cremine,
di combattere il tempo
e truccarmi…
Ma il problema non è tanto
un DNA dispettoso,
alla fine nemmeno
la mia colpevole incuria.
E’ che …è che su di me c’è un segno
per ogni tradimento e ferita.
C’è un segno perchè ogni volta
che penso alla mia terra
e ne sono lontana,
mi sento strappata.
C’è un segno per ogni volta
in cui ho sbagliato
e mi son sentita sola
e senza nessun perdono.
C’è un segno per ogni amicizia
frantumata
o volata via
senza rumore.
C’è un segno per ogni volta in cui ho pagato
il fatto di essere me stessa,
con pregi e difetti.
C’è un segno per ogni volta
in cui non sono potuta
essere me stessa
e ho rischiato
di spegnermi
e di disseccarmi.
C’è il segno di ogni lacrima
asciugata dal sole,
e per ogni sorriso
bagnato dalla pioggia.
C’è un segno per ogni amico
che è andato via,
ma c’era così tanto e intensamente
che non c’è giorno
che non torni in mente,
e che non ci si ritrovi
a fare i conti con il fatto
che non c’è più.
C’è un segno per ogni persona cara
che ho visto soffrire,
per ogni singolo istante
di mia rabbiosa impotenza.
C’è un segno per ogni sorriso
conquistato con fatica, con fierezza.
C’è un segno, anzi tanti,
perché tenere la testa alta
alle volte è davvero faticoso…
davvero faticoso.
Ho quarantun anni.
Ne dimostro di più.
Alla fine, ho tatuata addosso
tutta la mia vita.
E mi va bene così.

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4 Settembre 2015 - Categoria: memoria e storia

Solidarietà dall’Estremo Oriente di un ex allievo della Casa Divina Provvidenza alle ex allieve del Rifugio

Debbo dire come coordinatore di questo blog che dall’Italia e dalle altre parti del mondo l’episodio delle Figlie della Carità “dimesse” dal Rifugio Gesù Bambino di Sassari  sta attirando l’attenzone di molti: Pubblichiamo per oggi una testimonianza dalla Cina di un ex allievo della Casa Divina Provvidenza e tra alcuni giorni la testimonianza di altre ex allieve che ci hanno scritto. (A. T.)

   Casa DivinaProvvidenza    Sassari

Casa DivinaProvvidenza Sassari

Premetto, dall’Estremo Oriente, che dal lontano dicembre 1948, (ricordo ancora l’Epifania del ’49, quando mi svegliai ed andai in refettorio trovando il mio orsetto di peluche grigio), fui ospite, fresco orfanello, nell’istituto della Casa Divina Provvidenza dove fummo accuditi dalla Santa Suor Luisa Brambilla da Bergamo.

E ancora adesso, ormai settantenne, ringrazio le suore, che come ricorda Eleonora, lavorando 24 ore su 24, (per loro non c’erano orari né cartellini da timbrare come simpaticamente mi dice la mogliettina cinese), mi hanno formato e nel carattere e nello stile di vita onesto.
Piango al solo leggere sia qui che altrove di questo modo di gestire le istituzioni, dove si preferisce credere di poter rigirare e (tutta sporca politica) di saper gestire il mondo, preferendo “aiutare”chi si vuol rovinare con le proprie mani (drogati) piuttosto che incolpevoli orfani.
E qui mi fermo, per non infierire con la mia proverbiale verve, i burocrati aspiranti a poltrone iper pagate.
E lo urlo IPOCRITI!

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