di Luca Fiori
” C’è l’intuizione e il lungo lavoro di ricerca di un ricercatore sassarese dietro una scoperta rivoluzionaria che potrebbe aprire nuove prospettive nella lotta all’Aids. Lo studio rivoluzionario, pubblicato i giorni scorsi sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”, porta la firma di Federico Santoni, 42 anni, una laurea in ingegneria elettronica presa al politecnico di Torino e un dottorato di ricerca conseguito a Ginevra, dove lo studioso di Sassari vive e lavora ormai da anni.
La scoperta dovrebbe rivoluzionare i nuovi studi sulla sindrome da immunodeficienza acquisita, riguardo alla quale lavorano intere generazioni di ricercatori in tutto il mondo dai primi anni Ottanta. Al termine di un lavoro iniziato nel 2010, Federico Santoni e Massimo Pizzato, virologo dell’università di Trento, hanno individuato una proteina, chiamata SerinC5, in grado di inibire il virus dell’Hiv. La scoperta dovrebbe consentire di ipotizzare finalmente la creazione di un farmaco curativo e risolutivo della malattia.
L’idea per sconfiggere il virus è nata cinque anni fa quando Santoni e Pizzato lavoravano insieme per l’università svizzera. «Abbiamo pensato di impiegare dei metodi computazionali – spiega lo studioso sassarese – per rispondere ad alcune domande sul virus dell’Aids». Applicando alla biologia tecniche proprie dell’informatica i due sono giunti infatti ad una conclusione che potrebbe aprire la strada per la cura di una patologia che fino al 2013 aveva contagiato 78 milioni di persone nel mondo, uccidendone 39.
Diploma al liceo Scientifico Spano di Sassari, otto anni di impiego presso il Crs4 di Pula (il centro di ricerca multidisciplinare della Sardegna) lo studioso sassarese, che da ragazzino ha indossato la maglia della Torres e sognava un futuro da calciatore, potrà essere ricordato per una scoperta che svela finalmente come attaccare il virus.
«Serviranno altre ricerche, potrebbero volerci diversi anni – spiega Santoni – ma ora tutto il mondo scientifico impegnato sull’Hiv si concentrerà su questa novità». Nello studio pubblicato su “Nature” Santoni e Pizzato spiegano che sono due le proteine protagoniste della ricerca: la Nef, una sorta di arma che il virus utilizza per scardinare le difese cellulari, e appunto la SerinC5, che si trova sulla membrana cellulare ed è in grado di arrestare l’infezione. «Nef è nota da vent’anni, sappiamo che è una proteina multifunzionale – aggiunge Federico Santoni – ciò che ancora non avevamo compreso è il modo in cui sviluppa la sua attività primaria, ovvero quella di aumentare l’infettività dell’Hiv».
Due i percorsi possibili per arrivare ad una sperimentazione clinica. «Uno consiste nel trovare una sostanza che si frapponga tra le due proteine – spiega il biologo computazionale – in modo che non riescano ad interagire,
l’altro è l’elaborazione di una terapia che modifichi geneticamente SerinC5 in modo che Nef non sia più in grado di attaccarla». Sarà un lavoro lungo, ma la strada aperta dallo studioso sassarese potrebbe essere quella giusta per sconfiggere il virus.”
Dalla Nuova Sardegna
Scheda sul Curriculum studi di Federico Andrea Santoni vedi nella homepage di accademiasarda.it
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Federico Santoni
http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/10/07/news/hiv-un-sassarese-scopre-il-modo-di-attaccarlo-1.12221886
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5 Ottobre 2015
- Categoria:
cultura

L’officiale Charamsa
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
La stampa lo ha presentato “vescovo” e ha millantato altri incarichi di prestigio che il sig. Cristoforo Olaf Charamsa non ha. Non è nemmeno professore, ma “chiamato” ad insegnare quanto ha scritto nei suoi titoli accademici.
Semplice officiale cioè impiegato, dunque! (Angelino Tedde)
La Congregazione per la Dottrina della Fede fu istituita nell’anno 1542 da papa Paolo III Farnesee con lo scopo di vigilare sulle questioni della fede e di difendere la Chiesa dalle eresie. È quindi la più antica delle Congregazioni della Curia Romana.
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Su dimoniu tentadore, chi como restat cuadu a sa zente, ca sos ateos e sos massones l’ant bestidu de nieddu, esistit e comente. Ite creides chi totu su male de su mundu benzat gai de peresse? B’at sempre sa faina de su dimoniu concu ruju, che unu parente meu belga, chi narat chi sunt ciarras de preideros. E tando s’ateru sero ap’incontradu, falende in piata, una bella picioca chi m’at contadu custu cuntrastu chi at apidu cun d’unu bellu giovanu chi pariat de idda, chi poi pro cantu l’esserat chircadu in s’istradone non l’at apidu piusu. Comente mi l’at contadu su contu, francu calchi accontzadedda, bo lu naro. Paesanos mios, istade sempre in guardia. Issa l’at incontradu dae sa parte de sa Rughe, a serentina, dae sas domos populares a sas arvures de sa mura. Pensade chi cando at fatu a pé su buscu de sos frassos sas arvures si sunt frimmadas e intamen fit fatende bentu meda, cussu chi si pesat cando bi passant sos corrudos. Oh, frades mios, anima mia libera!
A. Che fiore in su giardinu
t’ap’incontradu picioca
non sias femina loca
abbojam’a s’intirinu.
Suta sa lughe ‘e sa luna
t’ap’a dar’unu fort’ asu
ca no ap’in coro pasu
chena a tie, chena fortuna.
B: Canta canta, bellu meu,
deo no so innamorada
e no abbojo a sa calada
de su sole, tue ses reu,
Chi si l’schit babbu meu
passo mala gioventura
e poi no lu cheret Deu
amorare a s’avventura.
A. Ti promitto amore eternu
si ti donas solu a mie
prima chi si fetat die
t’ap’a giughere a s’nfernu,
Deo so bellu che.i sa note
Tue ses bella che.i sa luna
dae a mie as aere dote
de unu regnu sa fortuna.
B. Tue ses che i su dimoniu
chi s’est presentadu a Faustu
ses de male e grande impastu
ses de fromma malu coniu.
A. Tando ti brujo sa cara
cun su fogu infernale
cando enit carrasciale
e che finis in sa bara.
B. O Gesu, Maria e Zusepe
o santos de Paradisu
custu est feu e malu bisu
mai in manos issu m’epe (t).
Santos de su Paradisu
servade custa picioca
deo nen so mala nen so loca
a su dimoniu ses pretzisu.
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Eleonora Ortu
In questo capitolo l’autrice mette in chiara luce quella che era l’atmosfera che ebbe modo di resprare presso la madre, purtroppo fino ad allora, un’emerita sconoscita; lo sfruttamento domestico classico di certe famiglie messe su per effetto di gravidanze indesiderate, il ritorno in collegio con lo stigma della fuggiasca che doveva espiare quasi l’atto compiuto con un lavoro pesante, l’atteggiamento della superiora, di probabile origine pastorale, che vestendo l’abito esteriore della Figlia della Carità non aveva affatto mutato il modello educativo proprio di certe famiglie rimaste indietro nel tempo in cui spesso i genitori non si preoccupavano di dire alle figlie: io ti ho fatto e io ti distruggo. L’assenza di un’amministrazione che probabilmente lesinava alle suore i soldi per le necessità delle orfane. Non sono le suore, ma piuttosto le amministratrici che ricevono i contributi dallo Stato, dalla Regione, a volte dai Comuni e che più o meno parsimoniosamente davano alle suore i soldi per provvedere ai bisogni delle ragazze. Questo non significa che nell’esperienza dell’autrice vi sia una evidente denuncia della carenza pedagogica e psicologica di alcune suore che probabilmente, rispetto alla maggioranza di esse, non sentivano per le ragazze da accompagnare nella crescita alcun afflato materno. A tutto questo si aggiunga lo stigma d’essere in collegio dove ti vestivano a seconda delle disponibilità di quanto i privati offrivano senza badare alle misure di coloro che questi abiti dovevano indossare. (Angelino Tedde)
Due mesi di doloroso esilio domestico
La nuova casa di Camilla non l’avevo mai vista, ricordavo molto bene la precedente: una squallida camera in una soffitta, rivestita con una sorta di imbottitura che ne cadeva a pezzi, dove c’era un letto matrimoniale, un cucinino e un comò, illuminata da una piccolissima finestra da cui a malapena potevi vedere il cielo.
Il bagno era sul pianerottolo condiviso con la vicina che dovevo chiamavo zia.
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La legge 107/2015, più nota con la definizione di “Buona Scuola” di cui tanto si è parlato quest’anno, introduce una “dotazione organica finalizzata alla piena attuazione dell’autonomia scolastica di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e successive modifiche”. La circolare del MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) n. 30549 del 21/9/2015 chiarisce che “Il fabbisogno delle istituzioni scolastiche a regime è costituito dal piano triennale dell’offerta formativa da definire successivamente, mentre l’organico aggiuntivo viene assegnato per la programmazione di interventi mirati al miglioramento dell’offerta formativa. Tale organico aggiuntivo, perciò, dovrebbe rispondere agli obiettivi di qualificazione del servizio scolastico previsti dalla legge 107, commi 7 e 85, ed è destinato a confluire nel più ampio organico dell’autonomia, da definirsi, poi, con apposito decreto interministeriale ai sensi del comma 64 della medesima legge 107/2015.
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Maria Sale
Maria Sale è una fine poetessa sia in sardo sia in italiano. L’artista è capace di trasferire i delicati sentimenti del mondo contadino della civiltà sarda in quello della civiltà contadina italiana. Ambiente sobrio quello che lei descrive sul Natale di una famiglia agro-pastorale sarda: i ceppi che bruciano nel camino, rischiarando l’ambiente, l’arrosto e il tavolo già pronto, il padre che racconta le storie del Natale, in attesa che scocchi la mezzanotte per la nascita del Bambinello.
L’anziano padre però non si ferma ai racconti, recita ai figli e soprattutto alla figlia la poesia della “Notte Santa”. La bimba si riempe il cuore di questa visione e non importa che fuori il vento infuri più o meno violento.
Questa visione del mondo contadino è finita da tempo ormai e la figlia, madre con figli e coniuge, attende la mezzanotte di Natale e immagina che il padre stia riposando, perché ormai stanco.
Lei attende il Natale illudendosi che prima o poi l’anziano padre torni.
Il freddo della notte stellata che sfiora le sue labbra forse la rchiamano ad una realtà di un Natale di un tempo.
La visione del mondo del passato pare dileguarsi.
Questa lirica pregna di sentimento c’immerge in quell’infanzia contadina di cui sentiamo una profonda nostalgia. (Ange de Clermont)
ITE FRITTU ISTANOTTE
(Nadale 1995)
Fit Nadale
e-i su truncu ‘e missa ‘e puddu
brujaiat in sa fogulaja manna,
fruscios de temporada
muinaian fora ‘e sa gianna,
intro fit sa banca inghiriada
affacca a s’arrustu coghende.
E incue
bi fit babbu contende
contados de foghile,
pro che trampare s’iscutta
e naschidu esserat Messia,
e donzi tantu in poesia
naraiat:”est notte Santa”.
Cantu tempus a oe
ch’in banca mezus fronida
Nadale mi sò isettende.
E a babbu li sò contende
trampas de tempus passadu,
ammentos chi paren contadu,
pro minter in coro allegria
e gai intrattenner s’iscutta
chi siat mesanotte toccada.
Ma babbu est istraccu
si cheret pasare…
Oe no ch’hat temporada
eppuru s’aera astrada
in laras m’est carignende.
Ite frittu istanotte…
Istanotte est Nadale…
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Speranza Carta

Ragazze al mare
Non ricordo molto bene in che anno divenni ospite del Rifugio e quanti anni avevo, ma ricordo suor Teresa la prima suora della mia prima sezione.
Lei mi ha curato la ferita causatami alla mano dando un pugno alla finestra della cucina, perchè non riuscivo a chiuderla. Ricordo la superiora suor Mameli che mi prese sotto la sua ala. Mi piaceva stare sempre con Suor Assunta nella stireria: mi coccolava e io che la baciavo in continuazione. Non posso dimenticare Suor Rosalia che mi insegnò a cucire e a lavorare all’uncinetto. Lei mi accompagnò in parlatorio la prima volta che venne a trovarmi mia madre. Non sapevo che cosa fare o che cosa dire: guardavo suor Rosalia come per chiedere chi fosse, poi lei mi spiegò chi era, quando me lo disse, mi allontanavo adagio adagio e mi avvicinavo sempre di più a suor Rosalia. Mi guardò e mi disse:
– Saluta la mamma.- Io la guardai e scappai.-
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