10 Ottobre 2015 - Categoria: cultura

Il giocattolo del bambino che è in me di Ange de Clermont

cavallaEsattamente circa un anno fa ho festeggiato in gran pompa il sesto anno di questo mio blog-balocco della mia vecchiaia (che brutta parola) diciamo della mia anzianità. Avevo fatto una bella presentazione, inserito le tabelle statistiche e tanti altri dati per dirmi e dire agli altri, ma quanto è bello il mio balocco! Sfortuna volle che il giorno successivo alla celebrazione il disco rigido dei gestori del server si spaccò, mangiandosi tutto quello che si poté mangiare, facendo scomparire il mio amato blog frutto di sei anni d’intenso lavoro. Così accadde qualcosa che ora posso ritenere ridicolo. Telefonai singhiozzando a Carlo Moretti Ztaramonte, blog nel quale tanto ho scritto, chiamai l’amico Paolo di Bologna, che mi pare fosse impegnato in una riunione e che forse sentendomi singhiozzare pensò che mi fosse morto qualche parente e invece il morto era il mio blog. Il gestore del server m’incoraggiò dicendo che in pochi giorni mi  avrebbe resuscitato il morto e la stessa cosa mi dissero gli amici. La risurrezione però non fu così luminosa e c’è voluto quasi un anno per riprendermi la gioia di giocare come prima col mio balocco. Per tanti mesi ho scritto poco, l’ho messo da parte, del resto non era come prima: malmesso, drasticamente diminuiti i visitatori e aggiustamento del nome, al punto che ho tolto il mio nome, a poco a poco ho ripreso lena, ed ho cominciato a giocare con questo mio balocco come quando da bambino giocavo con la trottola, morrocula, e con i birilli di bache di quercia detti bagliaroculos.  Nel blog mi manca il mese di settembre 2014 con gli articoli pubblicati, non vorrei fare troppo chiasso, anche perché non vorrei che domani mi succedesse la stessa cosa. I visitatori se non raggiungono gli stessi numeri, ad essi si avvicinano. Festeggio, quindi in sordina i sette anni del mio blog.

Ecco alcuni dati: visitatori ad oggi 142.373; le pagine viste 284.217. I visitatori provengono per il 20% dall’estero e per l’80% dall’Italia. Articoli postati 1179, commenti 371, pagine dei collaboratori 49.

Speriamo d’incrementare visite pagine viste e auguriamoci un sereno inizio dell’ottavo anno del blog. Un grazie affettuoso e riconoscente ai collaboratori, ai blog amici associati.

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9 Ottobre 2015 - Categoria: cultura, pedagogia, psicologia

«Io, omosessuale ed ex attivista gay, che vivo secondo quel che insegna la Chiesa. E sono felice»

Philippe Arino

Philippe Arino

L’omosessualità è la prima forma di omofobia». A parlare così è Philippe Ariño, omosessuale spagnolo di 34 anni, che oggi insegna lingue a Parigi. Blogger e frequentatore del mondo dell’attivismo Lgbt, nel 2011 ha cominciato a far parlare di sé rivelando di aver cambiato vita. Nel 2013 ha condotto in prima linea la battaglia contro la legalizzazione del “matrimonio per tutti” francese ed è autore del libro Omosessualità controcorrente, che in Francia ha venduto più di 10 mila copie.
È lui che consigliò a Frigide Barjot, ex portavoce della Manif pour tous, di non parlare di eterosessualità, «altrimenti si perde non solo la battaglia, ma la guerra». Intervistato da tempi.it, Arino spiega che «per salvare l’essere umano da se stesso bisogna andare all’origine del problema. Quello che cerchiamo di fare in piazza con i Veilleurs».
Ci racconti la sua storia. Come è cresciuto?
Ho avuto un pessimo rapporto con mio padre e da adolescente non riuscivo ad avere amicizie maschili. Poi ho capito e ammesso che le mie tendenze omosessuali erano il sintomo di una “ferita”, solo così la mia sofferenza ha cominciato a scemare. Essere omosessuali è una sofferenza, non una scelta o un peccato o una cosa innocua: conosco oltre novanta persone con pulsioni omosessuali che sono state violentate. Ora il mondo Lgbt mi odia per quello che dico, ma lo ripeto anche a loro: l’omosessualità è una ferita che non viene alleviata dall’avere rapporti. Se non lo ammetti, non avrai mai pace.

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8 Ottobre 2015 - Categoria: discipline scientifiche

Federico Andrea Santoni: la scoperta dello scienziato sassarese

di Luca Fiori

” C’è l’intuizione e il lungo lavoro di ricerca di un ricercatore sassarese dietro una scoperta rivoluzionaria che potrebbe aprire nuove prospettive nella lotta all’Aids. Lo studio rivoluzionario, pubblicato i giorni scorsi sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”, porta la firma di Federico Santoni, 42 anni, una laurea in ingegneria elettronica presa al politecnico di Torino e un dottorato di ricerca conseguito a Ginevra, dove lo studioso di Sassari vive e lavora ormai da anni.
La scoperta dovrebbe rivoluzionare i nuovi studi sulla sindrome da immunodeficienza acquisita, riguardo alla quale lavorano intere generazioni di ricercatori in tutto il mondo dai primi anni Ottanta. Al termine di un lavoro iniziato nel 2010, Federico Santoni e Massimo Pizzato, virologo dell’università di Trento, hanno individuato una proteina, chiamata SerinC5, in grado di inibire il virus dell’Hiv. La scoperta dovrebbe consentire di ipotizzare finalmente la creazione di un farmaco curativo e risolutivo della malattia.
L’idea per sconfiggere il virus è nata cinque anni fa quando Santoni e Pizzato lavoravano insieme per l’università svizzera. «Abbiamo pensato di impiegare dei metodi computazionali – spiega lo studioso sassarese – per rispondere ad alcune domande sul virus dell’Aids». Applicando alla biologia tecniche proprie dell’informatica i due sono giunti infatti ad una conclusione che potrebbe aprire la strada per la cura di una patologia che fino al 2013 aveva contagiato 78 milioni di persone nel mondo, uccidendone 39.
Diploma al liceo Scientifico Spano di Sassari, otto anni di impiego presso il Crs4 di Pula (il centro di ricerca multidisciplinare della Sardegna) lo studioso sassarese, che da ragazzino ha indossato la maglia della Torres e sognava un futuro da calciatore, potrà essere ricordato per una scoperta che svela finalmente come attaccare il virus.
«Serviranno altre ricerche, potrebbero volerci diversi anni – spiega Santoni – ma ora tutto il mondo scientifico impegnato sull’Hiv si concentrerà su questa novità». Nello studio pubblicato su “Nature” Santoni e Pizzato spiegano che sono due le proteine protagoniste della ricerca: la Nef, una sorta di arma che il virus utilizza per scardinare le difese cellulari, e appunto la SerinC5, che si trova sulla membrana cellulare ed è in grado di arrestare l’infezione. «Nef è nota da vent’anni, sappiamo che è una proteina multifunzionale – aggiunge Federico Santoni – ciò che ancora non avevamo compreso è il modo in cui sviluppa la sua attività primaria, ovvero quella di aumentare l’infettività dell’Hiv».
Due i percorsi possibili per arrivare ad una sperimentazione clinica. «Uno consiste nel trovare una sostanza che si frapponga tra le due proteine – spiega il biologo computazionale – in modo che non riescano ad interagire,
l’altro è l’elaborazione di una terapia che modifichi geneticamente SerinC5 in modo che Nef non sia più in grado di attaccarla». Sarà un lavoro lungo, ma la strada aperta dallo studioso sassarese potrebbe essere quella giusta per sconfiggere il virus.”

Dalla Nuova Sardegna

Scheda sul Curriculum studi di Federico Andrea Santoni vedi nella homepage di accademiasarda.it

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7 Ottobre 2015 - Categoria: discipline scientifiche

Federico Santoni, sassarese, scopre il modo di attaccare l’HIV

Federico Santoni

Federico Santoni

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/10/07/news/hiv-un-sassarese-scopre-il-modo-di-attaccarlo-1.12221886

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5 Ottobre 2015 - Categoria: cultura

Le scelte intime pubblicizzate dal prete, impiegato (officiale) nel dicastero “Per la dottrina della Fede” a cura di Angelino Tedde

L'officiale Charamsa

L’officiale Charamsa

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

La stampa lo ha presentato “vescovo” e ha millantato altri incarichi di prestigio che il sig. Cristoforo Olaf Charamsa non ha. Non è nemmeno professore, ma “chiamato” ad insegnare quanto ha scritto nei suoi titoli accademici.
Semplice officiale cioè impiegato, dunque! (Angelino Tedde)

La  Congregazione per la Dottrina della Fede fu istituita nell’anno 1542 da papa Paolo III Farnesee con lo scopo di vigilare sulle questioni della fede e di difendere la Chiesa dalle eresie. È quindi la più antica delle Congregazioni della Curia Romana.

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3 Ottobre 2015 - Categoria: versos in limba

“Sa Bella e su Dimoniu”de Anghelu de sa Niéra

Su dimoniu tentadore, chi como restat cuadu a sa zente, ca sos ateos e sos massones l’ant bestidu de nieddu, esistit e comente. Ite creides chi totu su male de su mundu benzat gai de peresse? B’at sempre sa faina de su dimoniu concu ruju, che unu parente meu belga, chi narat chi sunt ciarras de preideros. E tando s’ateru sero ap’incontradu, falende in piata, una bella picioca chi m’at contadu custu cuntrastu chi at apidu cun d’unu bellu giovanu chi pariat de idda, chi poi pro cantu l’esserat chircadu in s’istradone non l’at apidu piusu. Comente mi l’at contadu su contu, francu calchi accontzadedda, bo lu naro. Paesanos mios, istade sempre in guardia. Issa l’at incontradu dae sa parte de sa Rughe,  a serentina,  dae sas domos populares a sas arvures de sa mura. Pensade chi cando at fatu a pé su buscu de sos frassos sas arvures si sunt frimmadas e intamen fit  fatende bentu meda, cussu chi si pesat cando bi passant sos corrudos. Oh, frades mios, anima mia libera!

su dimoniuA. Che fiore in su giardinu
t’ap’incontradu picioca
non sias femina loca
abbojam’a s’intirinu.

Suta sa lughe ‘e sa luna
t’ap’a dar’unu fort’ asu
ca no ap’in coro pasu
chena a tie, chena fortuna.
B: Canta canta, bellu meu,
deo no so innamorada
e no abbojo a sa calada
de su sole, tue ses reu,

Chi si l’schit babbu meu
passo mala gioventura
e poi no lu cheret Deu
amorare a s’avventura.
A. Ti promitto amore eternu
si ti donas solu a mie
prima chi si fetat die
t’ap’a giughere a s’nfernu,
Deo so bellu che.i sa note
Tue ses bella che.i sa luna
dae a mie as aere  dote
de unu regnu sa fortuna.
B. Tue ses che i su dimoniu
chi s’est presentadu a Faustu
ses de male e grande impastu
ses de fromma malu coniu.

A. Tando ti brujo sa cara
cun su fogu infernale
cando enit carrasciale
e che finis in sa bara.

B. O Gesu, Maria e Zusepe
o santos de Paradisu
custu est feu e malu bisu
mai in manos issu m’epe (t).

Santos de su Paradisu
servade custa picioca
deo nen so mala nen so loca
a su dimoniu ses pretzisu.

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28 Settembre 2015 - Categoria: educazione, istituzioni educative, memoria e storia

IV. Il ritorno al Rifugio Gesù Bambino dopo l’esilio in famiglia di Eleonora Ortu

Eleonora Ortu

Eleonora Ortu

In questo capitolo l’autrice mette in chiara luce quella che era l’atmosfera che ebbe modo di resprare presso la madre, purtroppo fino ad allora, un’emerita sconoscita; lo sfruttamento domestico classico di certe famiglie messe su per effetto di gravidanze indesiderate, il ritorno in collegio con lo stigma della fuggiasca che doveva espiare quasi l’atto compiuto con un lavoro pesante, l’atteggiamento della superiora, di probabile origine  pastorale, che vestendo l’abito esteriore della Figlia della Carità non aveva affatto mutato il modello educativo proprio di certe famiglie rimaste indietro nel tempo in cui spesso i genitori non si preoccupavano di dire alle figlie: io ti ho fatto e io ti distruggo. L’assenza di un’amministrazione che probabilmente lesinava alle suore i soldi per le necessità delle orfane. Non sono le suore, ma piuttosto le amministratrici che ricevono i contributi dallo Stato, dalla Regione, a volte dai Comuni e che più o meno parsimoniosamente davano alle suore i soldi per provvedere ai bisogni delle ragazze. Questo non significa che nell’esperienza dell’autrice vi sia una evidente denuncia della carenza pedagogica e psicologica di alcune suore che probabilmente, rispetto alla maggioranza di esse, non sentivano per le ragazze da accompagnare nella crescita alcun afflato materno. A tutto questo si aggiunga lo stigma d’essere in collegio dove ti vestivano a seconda delle disponibilità di quanto i privati offrivano senza badare alle misure di coloro che questi abiti dovevano indossare. (Angelino Tedde)

Due mesi di doloroso esilio domestico

La nuova casa di Camilla non l’avevo mai vista, ricordavo molto bene la precedente: una squallida camera in una soffitta, rivestita con una sorta di imbottitura che ne cadeva a pezzi, dove c’era un letto matrimoniale, un cucinino e un comò, illuminata da una piccolissima finestra da cui a malapena potevi vedere il cielo.
Il bagno era sul pianerottolo condiviso con la vicina che dovevo chiamavo zia.

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27 Settembre 2015 - Categoria: eventi culturali, lingua/limba, politologia

La “Buona Scuola” e le lingue minoritarie di Mauro Maxia

mauro-2La legge 107/2015, più nota con la definizione di “Buona Scuola” di cui tanto si è parlato quest’anno, introduce una “dotazione organica finalizzata alla piena attuazione dell’autonomia scolastica di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e successive modifiche”. La circolare del MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) n. 30549 del 21/9/2015 chiarisce che “Il fabbisogno delle istituzioni scolastiche a regime è costituito dal piano triennale dell’offerta formativa da definire successivamente, mentre l’organico aggiuntivo viene assegnato per la programmazione di interventi mirati al miglioramento dell’offerta formativa. Tale organico aggiuntivo, perciò, dovrebbe rispondere agli obiettivi di qualificazione del servizio scolastico previsti dalla legge 107, commi 7 e 85, ed è destinato a confluire nel più ampio organico dell’autonomia, da definirsi, poi, con apposito decreto interministeriale ai sensi del comma 64 della medesima legge 107/2015.

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