31 Dicembre 2017 - Categoria: cultura

Chiaramonri: le chiese e i cimiteri di Simone Unali e di Francesco Dettori scheda a cura di Simone Unali.

Simone Unali e Francesco Dettori; le chiese i cimiteri di Chiaramonti, nuova Stampa Color, Muros 201  pp. 160 euro.15
Distribuito gratuitamente il giorno 30 dicembre dopo la presentazione ufficiale a circ< 100 presenti.

Il libro “Chiaramonti: Le chiese e i cimiteri” illustra le chiese e i cimiteri di Chiaramonti (urbane e rurali), proponendosi come una prima introduzione all’argomento. Il testo è suddiviso in quattro sezioni: le chiese del centro abitato, le chiese dell’agro, resti o ruderi di chiese medioevali e moderne e i cimiteri della circoscrizione comunale di Chiaramonti. Ciascuna scheda illustrativa delle chiese contiene, in breve, informazioni relative alla storia del monumento e allo stile architettonico, ma anche alle festività tradizionali a esse collegate e alle agiografie dei santi cui gli edifici sacri sono dedicati. All’interno del capitolo dedicato al Cimitero Comunale di Chiaramonti l’attenzione si focalizza sulle tombe monumentali della prima area cimiteriale (realizzate a cavallo fra il XIX e il XX secolo da scultori come G. Sartorio, A. Usai, L. Caprino), descritte per la prima volta, anche grazie alla collaborazione con la cultrice di storia dell’arte dott.ssa Tiziana Sotgiu. Sono poi presenti tre appendici: epigrafica (con le trascrizioni di alcune epigrafi dei vari menti), innografica (con un raccolta di gosos) iconografica con foto a colori  e in bainco e nero a cura di Lucio Dettori.
La presentazione è avvenuta nella sala coniliare del comune di Chiaramonti a cura di Angelino Tedde, Carlo Patatu, Gian Luigi Marras, Tiziana Sotgiu e Vincenzo Falchi. Erano presenti circa 100 persone tra chiaramontesi, studenti del Liceo Scientifico Giovanni Spano e professori degli autori. Hanno fatto i loro interventi tra il pubblico il dirigente scolastico Gianni Marras e il prof. d’arte CLaudio Coda, il primo ha messo in rilievo le buone radici scolastiche degli autori e il secondo con la solita acribia che lo contraddistingue in ogni occasione di questo genere ha rimarcato dei punti in cui, a suo parere,  potevano esservi delle imprecisioni o degli sviluppi.Dopo la presentazione è seguito un gradevole buffett.

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24 Dicembre 2017 - Categoria: c'est la vie

” A volte superi le vette…poi sei costretto a scendere a valle” di Ange de Clermont

Dal picco dei miei ottant’anni posso vedere i percorsi  della mia esistenza e osservare   a tratti i momenti euforici delle vette raggiunte, a volte i bassopiani in cui sei piombato.

Sognavo di dedicare la mia vita ai coblocos dell’Amazzonia, una volta diventato, missionario. Con gli esami di maturità pubblici ebbi delle vare soddisfazione da parte degli esaminatori. Arrivare con una valigia piena di libri dalla prima liceo alla terza,(Discipline letterarie) dopo aver frequentato anno dopo anno la scuola privata del seminario, era una grossa sfida, tra l’altro accompagnata dal “non ce la farai, non sei un genio e nemmeno un secchione, non hai fatto quanto dovevi fare”. Idem quando mi ripresentai per le discipline scientifiche, anzi ancora peggio” ma che cosa hai capito della chimica, della fisica della matematica, tu che hai avuto sempre appena la sufficienza”. Ricordo che giunsi al liceo classico Domenico Cirillo di Aversa con la valigia e la febbre a 39. Cominciò l’esame nelle varie discipline, ogni tanto incespicando, ma il professore continuava a dirmi:- Bravo, si vede che sei talvolta distratto, ma hai capito pienamente la logica della materia e delle varie operazioni che fai!” Sarà morto da anni quel professore, ma se lo incontrassi me lo abbraccerei di vero cuore. Aspettai l’esito al campeggio di Nusco dove tra passeggiate montane e giochi trascorrevamo le ferie. Un giorno mentre giocavo a bocce con un compagno fui chiamato dal vicerettore, corsi verso di lui che mi disse:
-E, bravo guaglione, sembri sempre distratto, preso da altre cose, e toh, hai fatto il miracolo…promosso in tutte le materi  fuorché una, nella quale pure te le cavavi: latino a ottobre!” Lo abbracciai forte, mentre giungeva l’altro temerario compagno, un pò distratto anche lui, ma intelligentissimo. “Tu gli disse il vice rettore, nonostante le ripetizioni, sei rimandato a ottobre in chimica, in fisica, in matematica e anche in latino. Non so come ce la farai.” Vedendo me e lui i compagni risero di cuore:-Chiste sempre distratto, mo’ quasi ce l’ha fatta e tu, rivolto al mio compagno che era mortificato, ma non ferito, ti sei messo a rischio.- Ma anche lui, giovane dall’intelligenza acuta, non si scoraggiò e con le ripetizioni estive fini per cavarsela quanto me che avevo una sola materia.
Felicissimo d’aver superato nonostante i miei limiti l’esame di maturità classica pensavo con gioia a recarmi in alta Italia per fare due anni di noviziato e poi i quattro anni di Teologia e partire per le missioni.

Alcuni giorni dopo ebbi un vivace colloquio con l’ottuagenario padre spirituale che sordo com’era deve aver capito fischi per fischi. Le avevo detto che durante le vacanze aveva incontrato un’amica d’infanzia e le avevo stretto la mano per salutarla. Apriti cielo. A conclusione mi recai dal rettore a cui esposi il fatto. Questo benedetto uomo, ormai più che sardo e italiano divenuto indiano, mi spedì dal gesuita rettore del seminario teologico campano, una specie di Sibilla cumana. Entrai da lui col mio quadernetto nero con su scritta la storia della mia vocazione. Leggendo la storia della mia tragica infanzia, forse divenne rosso in viso, e poi chiuso di botto il quadernetto mi disse perentorio:-Lei non ha la vocazione!- Rimasi come si dice malamente oggi “basito”
e provai ad esporre i miei pregi:-Preghiera costante, devozione alla Vergine, lettura costante della Sacra scrittura ecc.- Il gesuita rimase irremovibile.
Tre giorni dopo, abbandonato l’abito talare, regalato il mio corredo ad un compagno tra i più poveri, mi ritrovai malvestito, senza casa, senza sapere di che mangiare e dove alloggiare la notte. Ebbi l’dea di recarmi da un mio zio, cugino di mio padre che faceva la guardia di finanza a Fuorigrotta a Napoli. Stetti da lui qualche giorno. Mi regalò un abito del figlio dove ci stavo due volte. Con una valigia di cartone mi avviai alla stazione, diretto a Bergamo, presso i parenti della suora che mi aveva fatto da madre. Vlevo prender tempo e pensare prima di rientrare nell’Isola.

La vita è fatta così: una gran soddisfazione per la maturità e una profonda delusione per  quelli che erano stati i sogni dalla mia adolescenza alla giovinezza. Avevo 22 anni, ma ero solo al mondo.
La vita è davvero un saliscendi, a volte ci inebria con le altezze raggiunte e a volte ci deprime con i bassopiani da percorrere. Per nostra fortuna spesso le due mete si alternano.

 

 

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20 Dicembre 2017 - Categoria: narrativa

“Qualche riflessione…così, forse perché questo tempo grigio lo facilita” di Sarah Savioli

Qualche riflessione… così, forse perché questo tempo grigio la facilita. Forse perché la stanchezza fa vedere le cose a tinte fosche.
Ogni percorso ha le sue salite, le sue difficoltà, richiede impegno e sacrificio. Ogni percorso.
Ma se solo, oltre al pesante zaino che si porta, ci fosse un briciolo di consapevolezza in una meritocrazia finale… forse si accetterebbe di buon grado anche il fallimento, l’accettazione che forse non è la strada giusta o il fatto che bisogna spingere ancora di più anche quando si pensa di essere arrivati al massimo di ciò che si può dare.
Invece no. C’è quell’amara sensazione che sia tutto un po’ casuale, che quello che fai sia come prendere un biglietto della lotteria e quello che ci metti conti poi così poco.
Poi perbacco, c’è chi ti dice che ha avuto feedback ed è riuscito così, senza nemmeno aspettarselo, senza strani pertugi aperti in vicoli laterali e nascosti. Bene, buon per lui.
Ma che goccia nel mare è? Ha senso lo sperare di essere un evento probabile come la neve ad agosto?
Allora ti affidi a concorsi nei quali devi solo augurarti di trovare persone che con rispetto ti dicano cosa pensano di ciò che hai fatto e non qualcuno tanto pieno di rancore e frustrazione che vuole solo ferirti e affossarti senza pensieri.
O ancora ad altri nei quali speri che lo stagista di vent’anni che fa la prima scrematura sia ancora un entusiasta e non già un disilluso che pensa solo ad arrivare a fine giornata.
E le trappole di chi vuole spremerti come un limone, i gatti e le volpi che si infilano lì proprio dove sanno che sei più fragile e indifeso.
Poi chi di dice “Ma chi ti credi di essere?” e non capisce che tu non vuoi qualcuno che ti dica che sei bravo, non ti credi un Dio: vorresti solo un po’ di… correttezza.
Un feedback, anche uno solo che ti faccia capire che il merito ha ancora un senso in generale. Che quello che vale può avere uno sbocco, casomai anche se di quello che vale tu non ne sei portatore e soffri, ti logori, ma te ne fai una ragione.
Se solo ciò che fai non fosse qualcosa che regolarmente butti in un pozzo scuro e profondo e del quale alla fine non senti nemmeno il pluff…

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19 Dicembre 2017 - Categoria: cultura

Presentazione del libro “Chiaramonti: Chiese e Cimiteri” di Simone Unali e Francesco Dettori

Simone Unali, Francesco Dettori, Chiaramonti. Chiese e Cimiteri, Nuova Stampa Color, Muros 2017 pp. 160.

Intervengono Angelino Tedde, Carlo Patatu, Tiziana Sotgiu, Gian Luigi Marras, Vincenzo Falchi.
Modera il dibattito Carlo Patatu

Sala Consiglio Comunale di Chiaramonti 29 dicembre 2017 ore 18.

Alla fine della presentazione verrà distribuito  dagli autori ai presenti in omaggio il libro.

Ecco finalmente concluso l’iter della ricerca e della stampa dello studio di Simone Unali e di Francesco Dettori da me molto seguiti. Si tratta di un excursus sulle chiese urbane e rurali e dei cimiteri del territorio di Chiaramonti. Una guida per chi anche in solitudine vuol visitare questi beni culturali del paese. Non si ha la pretesa del massimo, ma è una prima traccia per conoscere storia e arte di Chiaramonti.
La grande scoperta è che le tombe monumentali sono state realizzate da noti scultori sassaresi e continentali provenienti dalle botteghe di Cagliati Sassari e Roma che lo sfortunato Giuseppe Sartorio col suo estro da Michelangelo dei morti, tra neoclassico e liberty, ha realizzato oltre che nelle città della Sardegna anche a Chiaramonti e questo grazie alla nobiltàà e all’agiata borghesia del paese. Si tratta di storie tristi come quella di Nicolina Franchini Tedde, moglie del ricco possidente Nicola Madau (1864-1852), morta prematuramente lasciando Bachisio, Nicolino e Antonio Luigi ancora bambini oppure della tragica fine di Domenico Lezzeri Tedde, morto giovane, alcuni dicono ucciso, che la ricca sorella Anna ha voluto edificare per lui ad opera di Antonio Usai allievo del Sartorio e così proseguendo con le rimanenti tombe artisticamente realizzate. i giovani autori presenteranno il libro e ne faranno offerta ai partecipanti alla presentazione del lavoro che intendono sia come un ulteriore approfondimento sui temi trattati pià che una beatificazioe per il loro lavoro. Il libro tutto sommato è un invito ai giovani a rendersi conto dei beni culturali e paesaggistici che il borgo offre e a valorizzarlo adeguatamente con un’attenta manutenzione e custodia.

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16 Dicembre 2017 - Categoria: cultura

“Enzo Espa: un maestro” di Mario Marras

 

            Fin dagli anni del Liceo conoscevo la fama di Enzo Espa. Non lo avevo mai incontrato di persona, ma alcune sue alunne dell’Istituto Magistrale di Sassari me ne parlavano in termini molto positivi, in quanto avevano trovato in lui un vero maestro, soprattutto per quanto riguardava la scrittura, la quale veniva posta al primo gradino di importanza. Ogni fatto forniva lo spunto per spronare le alunne a comporre un testo in italiano, e ovviamente in buon italiano, altro aspetto su cui Espa  calcava molto. Addirittura le alunne vennero invitate ad iscriversi alla “Dante Alighieri”, cosa che molte fecero.

            Il mio primo contatto diretto con lui avvenne nei primi anni ’70 alla Facoltà di Magistero di Sassari, quando mi accingevo a sostenere l’esame di Tradizioni popolari con il prof. Francesco Alziator. Enzo Espa collaborava con lui e ci chiese di fare un piccolo lavoro di ricerca, anche tramite interviste dirette con persone di una certa età, sulla tradizione sassarese (m anche sarda) della cena dei morti, cioè dell’usanza di lasciare il tavolo apparecchiato con cibo e posate la sera di Tutti i Santi, vigilia appunto della commemorazione dei fedeli defunti.

            Ricordo che mi detti da fare alla ricerca di notizie e resoconti di alcune vecchiette che conoscevo, ottenendo infine un risultato che Espa mostrò di apprezzare (se non ricordo male, ottenni un Trenta..).

            Successivamente, e siamo nel primo decennio del Duemila, ci fu il secondo incontro diretto. Insegnavo all’Istituto Magistrale e, in vista di un progetto ministeriale sulla letteratura sarda, con i miei colleghi avemmo la collaborazione di Neria De Giovanni , esperta conoscitrice di Grazia Deledda, e di Enzo Espa, da noi invitato proprio perché ne conoscevamo la preparazione e la passione con cui si occupava della Sardegna. Addirittura una sera ci invitò a casa sua, dove avemmo  l’opportunità di renderci conto di persona di quale fosse la quantità di materiali cartacei e non di cui disponeva. Parlando con lui, capii immediatamente quale grande passione lo animasse, in particolare proprio per la Sardegna in senso lato: la storia, la lingua, la letteratura, le tradizioni, le usanze, le feste, insomma, un interesse vivissimo per tutto ciò che poteva riguardare l’Isola. Fu in quei giorni che mi disse, con molto fervore: “Caro collega, viviamo in un’isola che possiede una tale mole di ricchezze, che dovremmo, anzi, essendo io vecchiotto, dovreste decuplicare gli sforzi sia per farle conoscere, sia per non farcele portare via!”. Evidentemente capiva che i sardi spesso erano molto superficiali nei confronti dei loro beni culturali e magari temeva che col passare degli anni le cose sarebbero pure peggiorate!  E oggi, in tutta onestà, credo di poter dire che aveva visto giusto, era stato lungimirante, grazie certamente alla sua chiara visione delle cose, che gli derivava proprio dalla  vastissima cultura. Il mio auspicio è che Enzo Espa non finisca troppo presto nel cassetto delle cose vecchie, delle quali ci si dimentica irresponsabilmente, così come accaduto per altri grandi della nostra Sardegna.

Mario Marras

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4 Dicembre 2017 - Categoria: lingua/limba

“Sas Animas. Cabidulu IV: s’incontru cun tia Giosia, Tata mia.” de Anghelu de sa Niéra

So istadu paritzas notes chena pigare a su Campusantu, ma poi non bi l’apo fata.
Fini tochende sas duas de note dae su campanile de Santu Matheu e sa zente fit tota a roschida.
M’apo leadu su acchiddu e pianu pianu so faladu prima e pigadu poi in Caminu de Cunventu. Saludadu a Santu Piu, apo leadu su caminu chi gighet a su gantzellu de Campusantu chi custa borta fit serradu. Mi so frimmadu a pregare: “Animas santas de su Purgadoriu pregade pro a nois chi nois pregamus pro a bois chi Nostru Sgnore bos diat sa gloria santa de su Paradisu”. No aio mancu finidu s’ultima peraula chi dae sa Rughe de sas Animas bido bennere un’anima tota bestida de biancu, de unu biancu chi faghiat lughe lunare. Issa s’accurtziat a su gantzellu e narat:
-Anghele’ non mi connosches?- Li repondo:
-Beni, anima santa chi t’abaido bene in cara!- In su fratempus mi fato su sinnu de sa rughe e issa:
-Anghele’ non b’est bisognu, abbaida ene chi gia mi connosches.-
L’abbaido e la reconnosco est tia Giosia, sa tata mia, morta a 22 annos,
-Tia Giosia bella! Cantu so cuntentu de t’incontrare. E cantu istas bene cun custu estire longu e luminosu, aberimi su gantzellu, gai podimus faeddare mezus.-
Issa, tocat cun sa manu su gantzellu e issu s’aberit de peresse. Intro e chirco de abbratzare a tia mia, ma sas manos torran’ a mie. Issa mi narat subìtu:-Non mi podes abbratzare, ma mi podes abbiadare e podimus faeddare.-
Andat adainanti versu sa Rughe de sas Animas e si sezit accurtzu a sa Rughe e deo in s’angulu de su primu cuadru, a faccia a pare. Issa cun calma riende dulchemente incomitzat:
-Angelineddu meu bellu, e tando gia t’ammentas de tia tua, de tata tua. A t’ammentas chi so ennidu in collegiu a ti saludare cando apo lassadu custa terra? Mi so presentada in mesu a su campu de trigu de sas Coas chi babbu tou aiat semenadu, primmu de morrer! L’apo fatu pro ti dare isperas ca in cussas dies fisi disimperadu.
Poi s’anghelu accumpagnadore m’at postu subra sas alas suas e cun grande meraviglia mia mi c’at gitu direttamente in Paradisu inue mi fint isetende santa Giusta, cun sas cumpagnas suas, Giustina e Enedina, sant’Agnese e santa Lughia e pius bella che mai Nostra Signora de Cristu Risortu. Poi si sunt postos in fila, totu cuntentos Santu Giuanneddu e Santu Matheu e cantende cantigos celestes m’ana accumpagnadu innanti a Nostru Segnore Risortu chi poi m’at gitu dae su Babbu Eternu. A ti narrer su gosu chi apo proadu est impossibile, m’ana aggoltu che una reina nende “Custa est Giosiedda, sa pius importante carradore de abba de Idda,cun totu chi fit malaida a su coro, chi at passadu dies chena mandigare, issa naraiat sempre solu “ Siat pro more ‘ostru Nosru Segnore chi sezis mortu in Rughe!-
-Babbu Eternu at leadu un’istella e m’at nadu, innoghe podes giogare cantu cheres.
Poi apo idu a mama bella lughente, a giaja mia Antonia Farre, a bisaja mia Serafina Massidda. Totu nos semus abbratzados cun sos ojos lughentes. Angeline’ non benit a bene a ti narrer su gosu c’apo proadu.-
Dae cando aiat incomintzadu a faeddare sas lagrimas dae sos ojos mi falaint che s’abba dae sa funtana de Santa Giusta . Issa mi nd’abbaidait tota cuntenta e at leadu a narrer.
-Angeline’. gia t’as fatu onore grascias a Deu, ma gia ses istadu puru birbante e meno male chi ses torradu in sa bia de su chelu, si no fis andadu male de aberu. Tue non lu podes cumprendere cantu amus pregadu a Nostra Segnora chi fit addolorada pro a tie.
E gia l’as fatu cudda bella oratzione chi Lugi Ladu t’at pubblicadu in su situ sou. Tue non podes comprendere cantu s’est allegrada Nostra Signora! 
Comente s’est allegrada cando don Paulu l’at bestia solennemente in cheja cun cussu estire bellu chi l’at fatu s’istilista pius brava de Idda. Bois meda bortas non cumprendides cantu bos cheret bene sa Vergine Maria! E cantu Gesus e Issa bos suni affaca!-
Sempre pianghende l’apo nadu:- Tata gighe puru a mie in chelu!-
-Cussu non dipendet dae a mie, nebodeddu meu, ma dae su Babbu Eternu! Tue continua pregare a istare ritiradu e a pregare meda pro sos compaesanos tuos comente ses fatende. Prega subratotu s’Addolorada chi gia l’sichis cantu at suffridu s’iscuredda cando at bidu a su Fizu sou in Rughe! Primmu de essire dae cheja cando andas a la saludare,Issa s’ind’allegrat meda. Ogni borta chi li faghes cantones ,su matessi.-
Fit passada un’ora e su campanile at tocadu sas tres e Tata tando m’at nadu:
-Como devo andare, Angeline’, chi enit mama tua a ti leare e a serrare su gantzellu. Prega meda pro a issa e pro babbu tou. Primma o poi ana e bennere in Paradisu, chi pregamus puru nois pro a issos.-
Tata, m’at abbaidadu bene in sos ojos e deo l’apo giamada pianghende cando at leadu su olu. Poi est bennida mama e m’at nadu: -Fizu me’ a l’ischis chi ses atrividu, tue non imparas mai, ma s’idet in Chelu ti cherent gai.- M’at accumpagnadu a su gantzellu, l’at serradu, m’at mandadu unu asu e est isparida issa puru.
E deo pianghende, sorres e frades mios, so faladu in caminu de Cunventu, so passadu in Carrela Longa, apo leadu sa carrela de Santu Giuanne e so torradu a domo chena chi muzere mia s’indesserat abista. De pius non bos poto contare.

 

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1 Dicembre 2017 - Categoria: cultura

Quinta Ciurrata internaziunali di Linga Gadduresa 16 di Natali.

Mauro Maxia

5a Ciurrata Internaziunali di la Linga Gadduresa

Lu Palau, 16 di Natali 2017 Sala cunsiliari, h. 09,30
Programma
09,30 Canta Marcello Pasella e lu coru Galorj di
Santu Diadoru
10.00 Salutu di lu cummissariu straordinariu,

dott. Mario Carta 10.15
Interventu di

dott. Mario Scampuddu,

Accademia di la linga gadduresa

10.30 Prisentazioni di lu libru

Literatura corsa

e littaratura gadduresa

 

1 prof. Mauro Maxia,
Istituto sardo-corso di formazione e ricerca
La littaratura gadduresa

2. prof. Anghjulu Pomonti, Universitai di Cossica “Pasquale Paoli”
A literatura corsa

3 prof. Alain Di Meglio Universitai di Cossica “Pasquale Paoli”
Una leia Corsica-Sardegna

12.30 Dibattitu 13.00 Conclusioni

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27 Novembre 2017 - Categoria: cultura

“Enzo Espa (1919-2014) il professore” di Giovanna Elies

Enzo Espa, il prof

“Nella vita ci sono / immagini / ricordi / pensieri / avvenimenti / che non sai per quale ragione / non riesci mai a dimenticare./ Sono le verità che ti formano/ che ti danno senso /che danno sostanza /. E tu non sai / neppure per quale ragione / si depositano quelle / e non altre / che dovrebbero essere più intime. / Poi, continui a scegliere / a credere/ e non sai neppure per  quale ragione / tu ritrovi in esse / tutte le cose / che servono.” ( Enzo Espa), recita A. Mannias

Che dire! Questa riflessione ci consegna  l’universo di un prof, permeato di molte verità. Eppure, noi che lo abbiamo conosciuto, forse 45enne,  non siamo riuscite a cogliere quale fosse per lui il limite tra passato, presente e futuro. Evidentemente, a nostra insapita, Il suo modello di vita galleggiava  in una sorta di immanenza, nella quale tutti le facce del Tempo si riflettevano, sempre presenti.

Non è facile   parlare di Enzo Espa e non è facile né scontato scegliere una delle sua tanti attività che potrebbero, fra l’altro, essere definite: talenti.

Di sicuro, ciascuno degli aspetti  della sua attività ha  un ruolo ben definito e un modus proprio, indipendente dagli altri benché perfettamente inserito nel personaggio. Il professore, il narratore, il saggista, il critico, il giornalista   ed il linguista convivevano  in lui armoniosamente, anche se -dal mio punto di vista di allieva- la parte di professore resta una delle pagine più belle della sua vita professionale.

Nato a Nuoro, in una Nuoro che la Deledda non aveva esitato a  definire “Atene sarda”, definizione che le costò moltissimo  in prestigio ma che nella realtà reale rispecchiava il clima e il fermento culturale del periodo. Espa nasce, dunque, in un contesto  già molto colto, proficuo per la cittadina di provincia dell’antica Barbaria.

Pesanta eredità, che probabilmente non spaventa il giovane Espa, il quale  armato di sicurezza e talento, ignaro, forse, o  noncurante proprio della particolarità genetica, si introduce con fare da maestro nel mondo della cultura e della scuola.

A questo punto, ricalcando le orme di Francesco Altziator –docente universitario che per diverso tempo si è valso della preziosa collaborazione di Enzo Espa- e parafrasando il titolo di uno dei suoi più riusciti amarcord, anche io <<Lungo le strade della memoria>> provo a raccontare quella parte di Espa che vive nell’immaginario collettivo dei suoi allievi, di quel mondo del quale per fortuna ho fatto parte, se pur nei lontanissimi anni ‘60

 Non è mai stato generoso nei sorrisi e neppure negli incoraggiamenti, però sempre pronto a cogliere  qualche eventuale smarrimento e a colmare il vuoto dell’anima con una riflessione, oppure una poesia o un verso. Conosceva a memoria la maggior parte della nostra letteratura poetica. Era sempre pronto ad un fuori programma, Omero, Dante, Leopardi, Foscolo e Deledda, erano quelli che citava più spesso e noi  compostamente sedute nei nostri banchi lo ascoltavamo, a volte  trattenendo il respiro per non interrompere quel momento magico. Dunque, anche nel momento in cui intercettava un qualche malessere aveva pronta una parola, ma non era una parola buona, nel senso pietistico, era una parola colta: letteratura e vita.

 Con la Deledda aveva un rapporto d’amore: <<La madre>>, <<Elias Portolu>> e <<Canne>> al vento erano i suoi preferiti. Ma in alcuni particolari momenti recitava a memoria  il passo in cui Efix, sentendo la fine vicina, paragona gli uomini a delle “canne al vento”, mentre vede la giovane Noemi andar sposa all’odiato  cugino don Predu.

Noi ascoltavamo rapite, poi s’è capito non solo il rapporto d’amore con la scrittrice ma soprattutto che la recita di quel  pezzo stava a indicare  qualche difficoltà, sua  personale, familiare o di un caro amico.

Sempre la stessa tecnica, alla parola buona preferiva la parola colta. A ciascuno il suo: la scuola dà istruzione, il sociale dà altro

Ogni lezione diventava  il tassello di puzzle da  portare a casa e collocare nella cassetta dei ricordi. Più che una lezione, era forse col senno di poi,  un trasportare nelle nostre logiche  i segni del passato, senza i quali è impossibile decifrare  il presente e meno che mai progettare il futuro.

Tuttavia già da allora erano chiari i segni di quella che sarebbe stata la sua attività futura. Era sempre molto interessato ed appassionato alle nostre tradizioni e al lessico. Era convinto che le differenze fra i vari paesi  fossero una risorsa insostituibile e che dovessero legare più che dividere.
Dialogare per lui significava entrare nelle pieghe più segrete -anche quotidiane- della letteratura  mondiale, italiana e sarda, per formare  nelle nostre giovani menti  capacità abili a ricevere, trattenere ed esprimere messaggi.

La voce impostata, il respiro profondo, le pause,  atteggiamento tipico di chi sa bene di essere capito e gradito,  rendevano ogni lezione un momento unico.

Ripeteva spesso che la scuola è una sorta di sistema nel quale non esiste un dare e un ricevere, ma un vero e proprio scambio di insegnamenti, all’interno del quale anche gli allievi hanno il loro ruolo.

Così, talvolta, ci siamo illusi che anche noi potessimo in qualche misura  partecipare  e dare una mano al Suo sistema di conoscenze.

Solo più tardi, meglio -appena fuori dalla scuola- ci siamo resi conto di che tipo di aria avessimo respirato e abbiamo cominciato a farne tesoro. Sperando veramente che i nostri piccoli contributi fossero  rigorosamente dimenticati  dal prof.

Si  sa per statuto che i professori, tutti, non riescano mai ad entrare nelle corde degli allievi, salvo pochissime eccezioni. Espa  fa parte del gruppetto delle eccezioni, ma non per il suo comportamento in classe, piuttosto per quel personalissimo modo di porgere l’istruzione, il garbo nel dissentire, la capacità di trasferire a noi le proprie emozioni, rendendoci partecipi di quell’immaginario collettivo che la letteratura propone -con sogni, speranze e delusioni. Letteratura e vita, che poi sarà la sua letteratura, quella dei suoi scritti, con la speranza che un giorno potesse  essere anche la nostra.

Giovanna Elies

 

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