16 Febbraio 2021 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

“Carruzzu Longu e la schiera di anime vaganti viste in sogno o forse…” di Anghelu de sa Niéra

 

Un ringraziamento a tutti i compaesani che mi hanno fornito notizie su questa via storica del borgo, risalente alla sua fondazione  di 761 anni fa  [secondo il nostro archeologo principe Gian Luigi Marras] sia pure nella parte a pianoterra delle case a schiera che s’inerpicano  in su Monte ‘e Cheja. Un particolare grazie a Carlo Patatu, a Mario Unali,che mi ha fornito le fotografie oltre che revisionato il testo, a Domitilla Mannu e al fratello  Ettore Mannu che con grande pazienza mi ha fornito i nomi degli abitatori, integrati da Mario Unali e dalle altre persone citate.  Senza il loro apporto non avrei potuto scrivere questo breve contributo della via regale del nostro borgo tardomedievale edificato dalla numerosa famiglia Doria nel momento in cui cacciati dai Catalani Aragonesi da Alghero, poi da Castelgenovese e, infine, da Casteldoria, sul nostro  più vasto e alto monte (467 metri sldm) hanno deciso di arroccarsi per affrontare i nuovi conquistadores “inzuzzati” dal Papa Bonifacio VIII.
Tra i castellani oltre a  Brancaleone Doria, che sposò in seconde nozze Costanza Chiaramonte, dalla quale  rocca e castello presero sicuramente il nome, ma dalla quale non ebbe figli. Il figlio illegittimo glielo forni la concubina Giacomina-ci è lecito pensare del nostro borgo- che poi riuscì a farselo legittimare. Si trattava di quello che io chiamo Brancaleoncino, e non con il suo nome Brancaleone, andato sposo alla sardo-catalana Eleonora d’Arborea Bass-Serra e che seppe a momenti tener testa ai Catalani Aragonoesi che vigliaccamente chiamatolo a Barcellona per dargli delle benemerenze lo tennero prigioniero per sette anni e poi liberato per i buoni uffici della stessa moglie Eleonora governò il giudicato d’Arborea dopo la morte della moglie. (Angelino Tedde) Cfr, Marras in accademiasarda.it. Casula F. C. in Genealogia dei Doria.

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6 Febbraio 2021 - Categoria: letteratura sarda, memoria e storia

“Giuseppina Marcias in Gramsci” “e una lettera di Nino alla madre” di Francesco Di Lorenzo

Era bella, colta ed emancipata. Il suo destino di grande donna, però, dovette pagarlo a caro prezzo. Si innamorò di Francesco, famiglia altolocata e provenienza da Gaeta, impiegato all’Ufficio del Registro in trasferta. Anche lui era preso, innamorato, appena ventenne, e per sposarla dovette vincere le resistenze della sua famiglia che voleva per lui un matrimonio migliore. I primi anni furono felici, ma presto iniziarono i problemi. Precisamente quando Nino (così fu sempre chiamato in famiglia Antonio), il quarto figlio, a diciotto mesi di vita manifestò i sintomi del suo male. Dolori alle ossa, una protuberanza sulla schiena, tremori e vomito. I medici lo danno per spacciato.
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4 Febbraio 2021 - Categoria: versi in italiano

“Tra finito e infinito: Il piccolo mondo antico di Giovanni Corona.” di Liviana Covre

 

” La vita umana viene alla vita come grido, e il grido contiene una domanda di soccorso, di presenza, di aiuto; tutti noi siamo stati un grido perduto nella notte.” Jacques Lacan

Le parole di Lacan sono riemerse dalla mia memoria, a mano a mano che mi addentravo fra i versi di Giovanni Corona, poeta originario di Santo Lussurgiu, piccolo comune della Sardegna.
È un grido sommesso il suo, il grido di un uomo che, a pochi anni d’età, perse il padre e nel dramma vissuto da bambino trovò le ragioni della propria sofferenza e quelle della poesia.

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3 Febbraio 2021 - Categoria: memoria e storia

“Castello di Chiaramonti (1348-50- sec. XV): ricostruzione ideale” di Angelino Tedde

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e monumento
Abbiamo ripreso con piacere a suo tempo col drone l’area di sedime del Castello di Chiaramonti. Presa la misura dell’ellisse avremmo potuto fare l’assonometria che comunque non avrebbe reso l’idea.  In quasi quarant’anni di scavi se la son mangiata i chiaramontesi per farsi le case nel quartiere di San Giovanni e di altri nuovi insediamenti almeno fino a quando negli anni Sessanta del secolo scorso non è arrivato a Sassari e dintorni la tecnica del cemento armato.
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27 Gennaio 2021 - Categoria: eventi straordinari

“La vela mia” di Ange de Clermont

La vela mia
Aih la vela mia
come veloce
corre
mirando
all’ultimo
orizzonte.
E sempre
più rapida
il vento
la sospinge.
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26 Gennaio 2021 - Categoria: memoria e storia

“La politica come passione!” di Massimo Dadea

 

Ho difficoltà a ricordare quando è nata in me la passione per la Politica. Un ruolo importante, forse decisivo, l’hanno avuto i racconti dei miei genitori: le sensazioni, le emozioni, che quelle parole suscitavano in me. Erano i racconti del caminetto.

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24 Gennaio 2021 - Categoria: memoria e storia

” Giovanni Soddu, noto Nino (1920-2006)” fondatore del PCI a Chiaramonti a cent’anni dalla nascita di Angelino Tedde

 Questo breve profilo storico lo debbo in parte all’amico chiaramontese Carlo Patatu e a Vincenzo Soddu figlio di Zio Nino, per la genealogia ad Andreina Cascioni e a Giovanni Soro. Li ringrazio tutti con riconoscenza. A.T.

Zio Nino era nato a Chiaramonti da Giovanni Vincenzo Soddu e da Gavina Fois giusto nel 1920, quando dopo il biennio rosso, il fantasma di Mussolini si faceva strada da socialista rivoluzionario a duce degl’Italiani. Fotografia di Nino Soddu dall’archivio di famiglia.

Visse nel suo palazzo non molto lontano dalla Bicoca e dal dirimpettaio palazzo dei Madau. Il padre, alto credo oltre 1,90, era stato carabiniere scelto presso il Re, quelli che poi divennero i corazzieri. Era uno dei sei fratelli maschi Soddu e dell’unica sorella Maria Chiara, mia nonna materna. La madre era Serafina Massidda, a sua  volta figlia di Giovanni e di Maria Domenica Chessa  e il padre, il vedovo Giovanni Maria  Soddu, figlio di Giuliano e di Clara Campus, sposi nel 1866. Il fratello Ottavio fu impiegato all’Intendenza di Finanza; un altro fratello, Antonio Maria, divenne maestro elementare e poi direttore didattico rurale a Olbia e a Sassari; un altro fratello, Giovanni, si fermò in paese e fece l’agricoltore; un altro, Apollonio, si trasferì a Nuoro come guardia forestale dando vita ai più noti Soddu di Nuoro. L’altro fratello  Giovanni Maria Soddu, con i figli ha dato luogo ai fratelli Soddu di Busto Arsizio  e finalmente mia nonna Maria Chiara, che si sposò, contro la volontà di tutta la famiglia, col furbo pastore di capre nulvese Michele Piras (1897.1976).

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19 Gennaio 2021 - Categoria: memoria e storia

“I Cesena di Varese Ligure e Modugno” di Alfredo Crispo

Alfredo Crispo sa trarre dalla sua genealogia personaggi interessanti e storie suggestive. Per me che vado raccogliendo, sempre per la passione della microstoria,  qualche personaggio settecentesco di Chiaramonti come Donna Lucia Tedde, sono ricostruzioni storiche che mi affascinano in quest’ultimo scorcio di vita. Scoprire un nonno giramondo, un altro avventuroso pastore di capre e fantasioso, una nonna affabulattrice del vicinato, un’altra tessitrice che aspettava il marito giramondo per concepire coi suoi brevi ritorni in paese ben cinque figli . Quando poi si decide a metter su un’azienda se ne va all’altro mondo in breve tempo. Si vede che la vita sedentaria non faceva per lui. Infine, questa nobildonna amazzone, Donna Lucia Tedde,  ricca, capace di usare lo schioppo stando eretta sul cavallo sardo-andaluso contro i componenti di altre fazioni nelle zuffe alla campagna, sono personaggi che mi fanno perdere la testa. Con l’amico Alfredo abbiamo tante cose in comune, ma specialmente la passione per la storia. Pubblico volentieri i suoi racconti che sono certo faranno piacere a molti nostri lettori di tutto il mondo che un centinaio al giorno fanno capolino nel nostro blog a dilettarsi anche di storia (AngelinoTedde).

Le arance della contrada Paradiso di Cesena nel mio immaginario della pubertà, erano le arance vive, si… il loro profumo, la loro fragranza (anche perché mangiate appena raccolte sotto l’albero) permettevano al mio giovane palato di distinguerle da quelle morte dei banchi di frutta; l’affittuario di mia Mamma mi concedeva con generosità di portarne a casa ed io lo immaginavo un generoso, a differenza di Mammà, che gli chiedeva con tanta emozione (percepivo anche timore) se era possibile portare la famigliola in campagna; ero troppo piccolo per conoscere la storia dei braccianti pugliesi, il loro protettore Peppino Di Vittorio era scomparso già da più di un decennio, e  gli aveva giustamente lasciato dignità e potere, ed i vecchi proprietari già ringraziavano Iddio se erano ancora nel possesso delle loro terre; scoprirò anni dopo che un’affittuaria di altre nostre terre disse a Mammà: “Donna Lina, nan sit vnenn alla massarì… nan sit chiù l’proprietaar” (è inutile venire in campagna, non siete più proprietari). Fotografia di Alfredo Crispo

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