21 Giugno 2009 - Categoria: discipline scientifiche

Padre Paolo Serra di Chiara Lovisi

11Paolo Serra è stato per quattro anni mio compagno presso il seminario turritano di Sassari (1951-1955). Insieme abbiamo frequentato due anni di scuola media e gli anni del ginnasio. Lui era di Mores ed io di Chiaramonti. Nel settembre del 1955 io partii per Aversa (Caserta) e ci separammo senza incontrarci se non una sola volta nella sacrestia della parrocchiale di Mores. Ebbi la sensazione che fosse del tutto cambiato. Forse non mi riconobbe o forse era amareggiato. Preferisco ricordarlo ragazzo, studente diligente e compagno sereno e fervoroso nella preghiera. Ha dato la vita per l’Africa, spero di rivederlo un giorno lassù, finalmente beato e orante per la sua Africa. (A. T. )

È morto venerdì in Uganda il religioso comboniano che raccomandava ai suoi volontari di non voler mai primeggiare ma di passarsi il testimone della carità

Per 32 anni ha svolto con amore, gioia e dedizione il proprio servizio in Uganda tra una popolazione sconvolta dalla povertà e dalla guerra. Era il 28 giugno 1964 quando padre Paolo Serra, nato a Mores (SS) nel 1937, partiva per il Continente nero. Appena due anni dopo aver pronunciato i voti nella famiglia comboniana. Venerdì scorso, complice un’emorragia interna, il missionario ha compiuto il suo ultimo viaggio verso quel Padre che in vita ha sempre servito con gioia e umiltà, assicurano i volontari dell’Acse (Associazione comboniana migranti e profughi) di cui è stato anche responsabile dal 1996, quando era rientrato dall’Africa, fino al 2005. In questo periodo si era occupato in modo particolare degli immigrati a Roma prima di ripartire per una nuova missione. All’inizio di quest’anno, con grande gioia aveva accolto la notizia della sua nuova destinazione missionaria: ancora in Uganda, nella capitale Kampala, per svolgere la sua missione tra i giovani, verso i quali ha sempre manifestato una simpatia e un affetto particolare. A salutarlo, durante la sua ultima celebrazione all’Acse, c’era una gran folla: rappresentanti di associazioni laiche e religiose, amici, confratelli, rappresentanti delle autorità politiche locali, perfino l’elemosiniere del Santo Padre, monsignor Oscar Rizzatto.

images-6Durante l’omelia, aveva passato il testimone al suo successore, il ruandese padre John Bosco, rallegrandosi che nella città di Roma si stesse in quel momento realizzando il sogno di Comboni: salvare l’Africa con l’Africa. Aveva poi rivolto ai volontari un appello accorato: «non dovete giocare al tiro alla fune, ma alla staffetta». In questo modo, raccomandava loro di non essere competitivi, di non cercare di «primeggiare», neanche nella bontà e nella carità, ma di porsi l’uno accanto all’altro, per portare insieme avanti un progetto comune, che ha bisogno della forza di tutti. Il 4 marzo 2005, padre Paolo era così atterrato in Uganda, per mettersi subito al servizio di quella gente, che non aveva mai smesso di sentire come la «sua» gente. Venerdì scorso la sua esistenza si è spenta.

images-8« Per i volontari, per gli immigrati, per quanti hanno avuto modo di incontrarlo e conoscerlo, padre Paolo è stato un padre, un amico, un sacerdote e molto altro ancora», scrivono i volontari dell’Acse, annunciando la sua morte. «Ci ha consegnato il suo testimone: credere che le cose possono essere migliorate, pure tra mille difficoltà. Con la buona volontà e molta semplicità è possibile realizzare insieme grandi imprese d’amore. Ed è questo che noi desideriamo testimoniare. La vita di padre Paolo continua. Continua con noi la sua missione, una missione di cui è difficile enumerare gli effetti, perché si moltiplica in ciascuno e in tutti».


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21 Giugno 2009 - Categoria: eventi culturali

Il gufo della repubblica e i suoi diktat

 

images-6Nella repubblica italiana si nasconde un gufo che continua con monotonia a seccare l’anima a quegli sprovveduti lettori che per caso vanno a comprare il suo “diario” – “letrina”. A parte i suoi fan, che sono pestilenti come lui, gli altri lettori lo metterebbero volentieri ad affumicare nelle ultime bolge dantesche.

images-8Il gufo, a volte si trasforma in sofista, a volte veste la tonaca del Savonarola, a volte si mette a far lezione ai papi che, data l’età, ha potuto conoscere in gran copia. Il nostro solforoso individuo però gufo è e gufo resta. Da quando ha varcato le soglie della ragione, piscia a gogò editoriali su editoriali, somministrando agl’italici intelletti fumo e niente più. Ora, dopo aver degustato un pò di fosforo, a mezzo pesci lacustri, si è dato ai diktat sui futuri scenari dell’Italia.

images-32Il gufo scorfano non si è avveduto che gl’italiani hanno votato per le politiche un anno fa e qualche settimana fa per le europee confermando la fiducia al pur bollente cavaliere. Ora ipotizza scenari di dimissioni, incarichi temporanei a Fini, nuove elezioni politiche e chissà quante altre cose. I suoi ebeti scolari lo stanno ad ascoltare ben sapendo che la storia passa e le storielle ugualmente.

images-9Il gufo d’Italia a questo punto occorre lasciarlo cantare in sul far della sera, qualche rana è probabile che lo ascolti tra un gracidare e l’altro.

 

A. T.

 

 

 

 

 

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18 Giugno 2009 - Categoria: eventi culturali

Lo scandalo dei nostri casti intellettuali

200px-romeitaly_-_piazza_grazioli_-_riccardo_grazioli_lante_della_rovereC’era da aspettarselo: finalmente la cosiddetta stampa laica è riuscita ad arrivare alla procura di Bari, (si mormora a mezzo un mefistofelico politico), e quasi in tempi simultanei ad un’avvenente signora o signorina che avrebbe varcato Palazzo Grazioli, residenza privata del premier, pare inviata a pagamento da parte di un’agenzia (non matrimoniale), sempre pare, a sedare gli ultimi bollori dello stesso premier, non da sola, ma in buona compagnia di ancelle.images10 Ancora non si capisce se le ospiti prezzolate siano giunte nell’illustre residenza per rallegrare le malinconiche cene del capo del governo oppure per rallegrare le sue notti insonni con probabili attività mirate a soddisfare i remedia concupiscentiae del nostro uomo oppure per pratiche prostatiche preventive, vista l’età del presunto focoso presidente.images-16

images-41Inutile dire le particolari attenzioni del TG3 che ha illustrato per quanto possibile questi miracolosi eventi, ma soprattutto lo scandalo dei puritani giornali del Regno Unito. Si torna ancora a pubblicare foto di desnudas de la Certosa, mentre si aspettano le 5000 riprese dell’ormai famoso clochard della gloria che verranno pubblicate sicuramente durante il G8 dell’Aquila, a ludibrio del capo del governo italiano. Pensate, mancano ancora riprese, videocassette, registrazioni di ogni genere delle notti folli e degli eventuali balletti rosa di cui gl’italiani sono maledettamente ghiotti.

images-22Tutta l’opposizione, con i giornalucoli a forma di capuccio, e i corpi avvolti in un saio pungiglioso, con lunga teoria di seguaci percorreranno, partendo da Genova, la via che mena a Santjago de Compostela per chiedere venia per i carnali peccati del nostro Cavaliere.

Un presidente del Consiglio italiano, infatti, quando sale a Palazzo Chigi, è d’uopo che si disuccelli e che diventi eunuco. La bella Italia non deve subire stupro alcuno, essendo vocata alla castità.

images-5E noi, ansiosi, non chiudiamo più occhio in attesa degli ultimi eventi che la probabile etera prezzolata, (a prezzo vile, per la verità, data l’opulenza dell’uomo che, a quanto pare, si è compartato come Carlo Magno nella chanson di De André), ci descriverà minutamente ostentando crudelmente le dinamiche intimità del Cavaliere. Un bel vademecum per le vacanze e una boccata di ossigeno per i giornali rosa  e non dell’incipiente estate.

images-31Il Cavaliere non ha voluto fornire spiegazioni preso com’è da mille problemi e trasferte internazionali. I massimi intellettuali italiani sono lì a bocca aperta orripilati da cotanto sfacelo. Nelle lussuose magioni delle più dimensionate città italiche è un affilar di coltelli per il definitivo taglio dei loro piselli. E le donne? Le donne emigrino ad altri liti, magari anglossassoni, dove a quanto pare tuttavia il 30% dei parlamentari son già passati ad altro genere.

la-ricostruzione-del-castello-tempera-di-ange-de-clermontQuanta nostalgia delle comari del mio antico borgo, quando ai tempi dell’infanzia, le udivo parlare di corna e cornetti, di cavalli bianchi e dei loro puledrini. All’epoca però si era all’economia del porco, ora siamo all’economia dell’alta finanza. Si vede che i tempi cambiano! In meglio, naturalmente.

A. T.

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13 Giugno 2009 - Categoria: eventi culturali

I giudici dal grande orecchio e i giornalisti scrivani in crisi di astinenza


769010A quanto pare la legge sui limiti alle intercettazioni telefoniche sta mandando in crisi le orecchie dei magistrati e la digitalità dei giornalisti che, in mancanza di seri reportage sulla nazione e sul mondo, fanno prima a scopiazzare le più lubriche conversazioni. (Basti ricordare le confidenze ad un amico del mancato re d’Italia, ascoltate e registrate dal meticcio giudice anglo-italico).

Si avverte la loro insonnia agitata. Come vivere senza ascoltare, non da confessori, le più pruriginose confabulazioni telefoniche dei bollenti e fantasiosi italici petti? Le orecchie, grandi come quelle dei somari, si sbattono da un cuscino all’altro, mentre i giornalisti-scrivani digitalizzando nel vuoto stanno mangiandosi le unghie e riscoprendo l’ancestrale cannibalismo.

42-17981965Noi ci rallegriamo ben sapendo che le intercettazioni saranno utilizzate per i criminali e non per i peccati degl’italiani, graziosamente condonati presso i confessionali, previo pentimento s’intende. (Non allarghiamoci troppo, altrimenti rasentiamo il sacrilegio). Oltre che limitare i vizietti dell’ascolto dei magistrati-pupi e dei magistrati- vetusti sulle segretezze dei connazionali, ci faremo su un bel risparmio. Quanti miliardi buttati al vento per intercettare sbadigli, sufflazioni, storie di corna, di raccomandazioni, di barzellete e di inverosimili conquiste femminili? Mi si ribolle il sangue: a pagare siamo sempre noi.
I nostri magistrati e i nostri scrivani digitali sono irresponsabili, ergo non pagano mai, poi, chi è messo alla gogna resta alla gogna e intanto questi beceri inquisitori della vita privata nostra, già abbastanza propalata nei reality, nelle confidenze televisive, si preparano al lancio nella vita politica 

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(e. g. Di Pietro, De Magistris) come ci è dato costatare ad ogni elezione. Questo sì che è schifo che più schifo non si può.                      Per contribuire alla conoscenza della verità appena la legge verrà spedita al Presidente della Repubblica, scomodato ad ogni piè sospinto da un’opposizione allo sbando, vedremo di offrirne i punti più salienti a ludibrio di chi si oppone ed eventualmente a vergogna di chi vorrebbe coprire i mafiosi.

 

I magistrati si leggano l’invito del Presidente della Repubblica a non farsi protagonisti nei vari procedimenti e i giornalisti si rimbocchino le maniche e, previa unzione dei gomiti, si mettano a sgobbare, ma soprattutto ripassino bene la grammatica e la sintassi, in primis  la consecutio temporum. A leggere certi servizi c’è da rimandarli a scuola.

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12 Giugno 2009 - Categoria: eventi culturali

I futuri piloti, la rivincita dei libici, un clochard della gloria

planciaLeggere nei siti dei vari quotidiani nazionali è davvero una fatica. Non c’è penna villana che non se la prenda col premier e con le sue performance. Il pensiero dei peninsulari e isolani pare che sia rivolto solo in una direzione. Questa condotta è riprovevole specialmente dopo la gran vittoria dei due popolani: il trebbiatore e il senatùr. Dopo la conclusione dell’epopea del Cavaliere si preparano a dominare lo stivale e le due isolazze, questi due uomini espressione della più schietta plebaglia italica netta-nordica e centro-sudicia. Entrambi usano un eloquio popolano ed espressivo, mentre organizzano in tutto il territorio nazionale le sezioni dismesse dagli altri partiti. I due incrementano i loro suffragi e prima o poi prenderanno posto nella plancia di comando, virando gagliardi verso i destini del futuro. Il primo  fa di già pratica di mare, il secondo comincia a leggere dai foglietti, poi finisce con “fusse che fusse la volta abbuona”.

Io penso che incrementando la campagna del grano, lasciandosi andare come un delfino in qualche piscina agroturistica, citando a sproposito proverbi popolari, l’uomo potrebbe davvero fare anche lui pratica di governo. Gli altri partiti, risucchiatosi il cervello, finiranno per scomparire e allora le imprese del Cavaliere appariranno eroiche e degne della visita beduina del nostro vicino di mare ormai ricco di gas e di petrolio. Chi l’avrebbe immaginato quando gl’italiani massacravano i libici o li impiccavano che un giorno uno dei loro più illustri capi storici avrebbe messo la tenda nei freschi giardini di una villa romana?

Aih, come passa la gloria del mondo!

Chi avrebbe immaginato  poi che un sardo, zappato nel cervello, avrebbe violato la tranquillità ludica del nostro Cavaliere che pure ha diritto alla ricreazione. Al cervello zappato  5000 foto rubate, (Che fatica! Avrà ancora tutte le dita a posto?), garantiscono una gloria effimera. La storia dirà che il Cavaliere è stato il più fotografato nei momenti di svago da un clochard della gloria. Nessuno si ricorderà più di lui che nel frattempo avrà messo da parte qualche euro per trascorrere la vecchiaia in Costa, raccontando ai commilitoni putteolenti di vecchiaia della sua arditezza di violatore di uno dei principi della Costituzione: l’inviolabilità del domicilio. Bazzecole! Lasciate che violi gli appartamenti per una panoramica di deretani di vario formato. A meno che qualche guardia del corpo, sorprendendolo, non gli rubi la castità.
Nipotine mie, preparatevi a ridere, il futuro peninsulare è  rosa-bordello.

A. T.

 

 

 

 

 

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10 Giugno 2009 - Categoria: eventi culturali

Hanno vinto tutti alle europee

300px-piazza_venezia_dal_vittorianoHanno vinto tutti, nessuno ha perso: queste le dichiarazioni dei capi e capetti partitici.

Solo il capo del partito più votato ha ammesso di non aver sfondato rispetto alle aspettative. Gli altri hanno cantato il peana della vittoria. Hanno vinto anche coloro che non avendo raggiunto il 4% non mandano a Bruxelles un solo deputato.

Chi s’accontenta gode, meglio vincere che perdere. Del resto ai tempi del Duce si cantava: “Vincere, vincere, vincere e vinceremo in cielo in terra e in mare. E’ una parola d’ordine è la suprema volontà!”
Vuol dire che anche oggi vincere è “la suprema volontà”. Nessuno ha perso. Possiamo vivere felici. Così ogni elezione in Italia finisce come ogni favola: e vissero felici e contenti! Così conclude le mie novelle mia nipotina Alice prima che io concluda. “Nonnou, e vissero felici e contenti”. Già mia piccola Alice, ma potrei aggiungere, anche la meno piccola Beatrice, gl’italiani dopo ogni votazione vissero felici e contenti, perché tutti hanno vinto. Beati loro.

A. T.

 

 

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2 Giugno 2009 - Categoria: discipline scientifiche

“Letrinas” non “diarios”!

Internet offre occasioni abbondanti di lettura dei siti dei “diarios” italiani. Ho potuto leggere così gl’interessanti articoli del ruolo dei parlamentari italiani nel Parlamento europeo. Le tematiche politiche di grande attualità, il superamento dei nazionalismi, il cooordinamento a livello internazionale, l’immagine di un’Europa pensosa delle sorti del mondo e della sua stessa economia. Che teste i giornalisti del Corriere, di Repubblica: due diarios che rasentano il pensiero filosofico, due grandi cervelli, due teste. Quale edificazione!

Peccato, però, mi sono svegliato dal sonno, si trattava di un sogno. Corro al Mac, lo accendo, aspetto un po’, cerco le due testate di internet dei due diarios e, vistoso fenomeno, esce dai siti un puzzo simile ai famosi “muntonalzos” della mia infanzia. Forse, ho sbagliato, non diarios ma “letrinas”. Che bel sogno e che brutto risveglio. 

A. T.

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1 Giugno 2009 - Categoria: discipline scientifiche

A proposito della presunta I e II Repubblica Italiana

Leggendo la scarsamente variegata stampa italiana apprendiamo spesso storie di I e di II Repubblica. Sinceramente non mi risulta che la costituzione italiana sia mutata anche se mi spiace che sia fondata sul lavoro, escludendo quindi i giovani che non lavorano e i lattanti. Poteva essere fondata sulla cultura, sulla lingua comune, sulla comune fede della maggioranza degli italiani, sulla parentela, sulla storia più o meno affine.

No. La Repubblica è fondata sul lavoro. Allora lavoriamo invece di perdere tempo sulle attività ludiche (amori, sport, vizi, prurigini) di questo variegato popolo di italiani. Invece di lavorare molto spesso allunghiamo la mano per essere assistiti, raccomandati, incozzati. Spesso desideriamo cariche anche onorarie, incarichi luccicanti, ma sostanzialmente privi di sostanza. Per quanto riguarda i cosiddetti lavoratori intellettuali si è arrivati a dire spudoratamente : – Meglio che lavorare.-

Già, meglio che lavorare, se invece di riflettere prima di scrivere, acquisire dati certi, ci mettiamo a scrivere frottole ben sapendo che una frottola ne genera altre mille e così scrittori, giornalisti, pubblicisti e cento altre categorie della carta stampata ci fanno vivere in un caleidoscopio di frottole creando un mondo surreale. 

Così tra le tante frottole ci fanno credere che dalla I Repubblica siamo passati alla II, mentre la Costituzione resta lì come i Padri della Patria l’hanno stesa. Tutti cercano di richiamarsi alla Costituzione e tutti la violano nel momento in cui manca in assoluto il rispetto per la persona. I cattivi esempi arrivano poi da coloro che a parole dicono di difendere la legge fondamentale dello Stato. I giornalisti e gli editorialisti, ad esempio, si ergono a dei veri mammassantissima della Costituzione, ma con la loro tracotante arroganza sono i primi a gettare il disprezzo sulle persone e se del caso a distruggerne l’immagine davanti ai lettori o agli ascoltatori. A volte una personalità di varia grandezza viene ridotta, per odio di parte, per schizofrenia critica, per narcisimo, ad animale da macello. Quali esempi preclari dobbiamo vedere in questo inizio secolo e abbiamo visto nello scorcio dell’altro da quando siamo stati capaci di intendere e di volere.

Qui, prima della questione morale, è in gioco la serietà del lavoro poiché anche quello degli intellettuali è e dev’essere un lavoro, cioè una fatica di ricerca e di riflessione. Non è così purtroppo e l’Italia tende in tal modo ad andare alla deriva.

Nave sanza nocchiero in gran tempesta/non donna di provincie, ma bordello.

Non occorre riaprirli i bene amministrati bordelli, l’Italia stessa è ridotta nella lettura di ricchi sfondati editorialisti, ad autentico bordello, malamente gestito però!

A. T.

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