23 Maggio 2009 - Categoria: archeologia

Schede di nuraghi (II) a cura di Mario Unali

nuraghe1chsucasteddupan-11Le numerose presenze di reperti di offesa presso i nuraghi hanno indotto gli studiosi a ritenerli eminenti luoghi di difesa e di controllo del territorio. Altra ipotesi più recente, ma non seguita quanto la prima, li ritiene luoghi di culto. Altri ancora ritengono che le due ipotesi possano sussistere entrambe. Il mistero ad ogni modo rimane e allo storico non resta che prendere atto di quanto si è consrvato di queste torri ciclopiche e studiarne i reperti. Da parte mia cerco di indicarne i siti e i nomi di quelli del territorio di Chiaramonti. E’ un vero peccato che di tutti questi numerosi resti nuragici ne sia stato “notificato” soltanto uno: il Nuraghe Ruju. Per quanto la notificazione essa richiede un lavoro impegnativo dal punto di vista tecnico e burocratico, tuttavia non si possono lasciare all’incuria del tempo e dei vandali monumenti così antichi e significativi di una civiltà preistorica. Per avere maggiori indicazioni sui Nuraghi di cui si pubblicano in questo sito le fotografie si suggerisce di andare al mio sito archeologosardos. Per sapere i nomi di questi nuraghi si suggerisce di passare la freccetta sulle foto.nuraghe1gposchiri

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23 Maggio 2009 - Categoria: archeologia

Schede di Nuraghi (I) a cura di Mario Unali

nuraghe1chelighia-11Il carattere militare dei nuraghi guardando queste foto, salta subito agli occhi. E’ evidente che quelle genti si arroccarono con quei ciclopi sopra degli spuntoni rocciosi che difficilmente potevano essere attaccati risultando invece facilmente difendibile la postazione e conseguentemente il territorio.

Quella di fortezza non era comunque la destinazione principale, posto che, non fosse primaria l’esigenza di difendersi da un occupante esterno. Un avamposto dunque che servisse da sentinella, di vigilanza per tenere d’occhio, un probabile incursore che, potesse arrivare per esempio dalla costa.nuraghe1chsapattada-11
Essi delimitavano un territorio relativamente grande, ed erano in collegamento a vista: le sentinelle potevano comunicare con fuochi, suoni o altro. Si può ragionevolmente ipotizzare che i contatti potessero avvenire pure tra clan confederati, per difendersi meglio al bisogno contro un ipotetico grande invasore.

Essi delimitavano un territorio relativamente grande, ed erano in collegamento a vista: le sentinelle potevano comunicare  con fuochi, suoni o altro.

nuraghe1chsucasteddu-12Si può ragionevolmente ipotizzare che i contatti potessero avvenire pure tra clan confederati, per difendersi meglio al bisogno contro un ipotetico grande invasore.


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18 Maggio 2009 - Categoria: versi in italiano

XI Ballate bianche-gialle-noir di Ange de Clermont

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I. Danzavano gli scheletri festosi/Uscivano da bare consumate/per lasciar posto alle nuove arrivate/Ballavano e scrocchiavan cosi forte/ da risvegliare lesta anche la morte/che cominciò a fare tal mattanza/che tosto le prese  mal di panza/E gli uomini schernendosi a vicenda/dicevano:-Non ci riguarda la faccenda-/Ma la faccenda tutti riguardava/come ogni onda che su sabbia sbava/

 

images62II. Gatto nero, gatto nero /perché tagli il mio sentiero?/ Nero gatto, nero gatto/non guardare il mio ritratto!/Altrimenti finirai/nel tagliere dei beccai/dei beccai e dei becchini/corri via dai miei vicini/tu di morte sei foriero/corri via dal mio sentiero/Io ancor devo campare/ per gli amici rallegrare/Gatto nero, gatto nero/ non tagliare il mio sentiero/altrimenti con decenza/dritto vattene a Vicenza./

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III. Fosca è la sera fosca sarà la notte/ma tu sorridi come una fringuella/io mi caccerò dentro una botte/ e tu mi farai da sentinella/La sera è fosca la notte sarà nera/Ascolta il pianto d’una capinera!/

 

 

 

 

images7IV. L’anima morta non giace nella bara/ma dentro il corpo sola ella si tace/un canto, una voce, la potrà animare/per riprendere vita e riamare/Oh tu che dormi dentro un corpo frollo/ per prender vita, solleva dritto il collo!/

 

images-2V. Gialla come il frumento di luglio/che le brame di Creso vuol svegliare/E’ l’esile Bionda dai riccioli dorati/che nessun uomo cerca di guardare/Raggiunto il mare, rapida si tuffa/ come sirena del profondo mare/Fantasma d’una storia lacrimosa/anima irrequieta senza pace/Non la svegliare in fondo al mare giace/Un tocco di campana è la sua pace/

 

giglioVI. Verdina era bianca come un giglio smunto/Pallida rosa in pallido maggio/nata solo per breve giovinezza/ Dal mondo volle solo una carezza/ e poi scomparve, mormorante brezza/ Come un giglio bianca era Verdina/scomparve solitaria una mattina/

 

 

 

 

 

 

images-3VII. Rossa come il tramonto era Letizia/Capelli neri a more di maggio/Occhi cerulei come il cielo terso/il suo vestito come prunalbo in fiore/le bianche braccia cercavano l’amore/ che si era perso tra i mandorli in fiore/Rossa come il tramonto era Letizia/tra i fiori candidi smarrito aveva amore/

 

 

images-4VIII. Nera come la notte era Mestizia/Il sangue blu tanto la oscurava/ Labbra rossastre e occhi di cristallo/Esili mani calde di passione/L’anima ti bruciava come il fuoco/ E tu precipitavi come lava/che dal Vulcano eternamente sbava/per distruggere ogni albero ogni fiore/ Nera come la notte era Mestizia/signora della mistero e del furore/

 

 

 

images-15IX. Brucano l’erba gli agnelli dell’Anglona/ sotto lo sguardo del Monte Limbara/ I sogni miei come nuvole in cielo/ mirano i colli di smeraldo pinti/

 

 

 

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X. Ride maggio e ride il giorno/della rosea primavera/i dolori via di torno /così il cuore sempre spera.

XI. Mentre maggio ci riscalda con un sole più ridente/ la vita ritorni salda/ si concentri più la mente. /S’allontani il losco mondo /e ritorni primavera /torni il viso rubicondo/ dal mattin fino alla sera.

 

 

 

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11 Maggio 2009 - Categoria: recensioni

La Via di Gerusalemme di Enrico Brizzi e Marcello Fini

Enrico Brizzi, Marcello Fini, La Via di Gerusalemme. In cammino da  Roma alla città tre volte santa, edicicloeditore, Portogruaro  (Venezia), 2009,  pp. 234 € . 16,40.

 

cover_viadigerusalemme_smal-200x3001Quando stavano per ultimare il percorso della Via Francigena, da Canterbury a Roma, i due inseparabili amici, Enrico e Marcello, ebbero un’intuizione:
– E se Roma non fosse l’arrivo?-
Dopo aver raggiunto Roma e aver provato le emozioni indicibili che una città di oltre 2760 anni suscita in chi ha un minimo di consapevolezza storica, con la rievocazione del vortice degli avvenimenti che la travolse nelle tortuose sorti umane e divine, i due giovani, decisero “il santo viaggio” : raggiungere per terra e per mare la città tre volte santa, Gerusalemme.
Così, partendo dal capolinea dell’antica Via Appia, per molti tratti scomparsa, ricercandola per pianure, monti, colli e valli, sostando in località imprevedibili che per tanti versi conservano l’impronta dei Crociati e di una natura incontaminata (Parco d’Abruzzo e Irpinia
Verde), raggiungono Brindisi.
Ottocento chilometri a piedi, sotto la pioggia o la canicola, la neve o la sterpaglia brulla, la paura dei lupi e degli uomini che si rivelano statuari, sobri o narratori facondi di storie lontane e recenti.
Il silenzio delle lunghe camminate, salite e discese, in un’ascesi che coinvolge le sofferenze fisiche, ma anche i voli dell’anima, i nostri pellegrini, ora accompagnati da imprevedibili amici partime, camminatori improvvisati, destinati al martirio dei piedi, o dal misterioso cane-pastore abruzzese che li guiderà per lungo tratto, prima di scomparire misteriosamente, vivono un’esperienza
ineffabile, della quale con parsimonia ascetica vogliono rendere partecipi i lettori.
Con Brindisi, finis Italiae, si conclude la prima tappa del loro peregrinare.
images-21Dopo varie peripezie s’imbarcano su una goletta con un esperto skipper, ma con un altrettanto inesperto mozzo, tanto che soltanto la buona sorte fa si che lo Ionio, improvvisamente rabbuiatosi, non finisca per inghiottirseli, prima di raggiungere l’isola di Corfù e
sostare alla fonda al chiaro di luna, visto che l’approdo sabbioso potrebbe impantanare goletta e marinai.
Liberatisi della goletta e di Corfù i nostri pellegrini s’imbarcano in un traghetto di ubriachi, a la buena de Dios, ai quali, sbevazzando birra e giocando a
carte si uniscono anche loro. Arriveranno a Cipro? Chi lo sa, per evitare il patema d’animo mi sono fermato lì.
Insomma, per farla breve, i nostri arrivano a Tel Aviv in pacco aereo e poi, tra guerreggianti da una parte e dall’altra non lo so se arriveranno alla meta, questi Cristifideles laici.
Certo è che con tutti quelli che incontrano: cristiani, musulmani, ebrei, variegatissimi all’interno della loro stessa fede, non danno giudizi e sprizzano compassione per tutti.
Dopo aver percorso la Galilea e tutte le regioni limitrofe, eccoteli giungere a Gerusalemme, eccoli presi da emozioni che non si possono raccontare, tanto scuotono l’anima nel profondo.

A rendere più agevole la comprensione del pellegrinaggio non mancano le sezioni “a spasso con la storia” in cui è agevole visitare luoghi, monumenti, personaggi e avvenimenti di un tempo remoto.
Una sezione di immagini dei luoghi e dei pellegrini ravviva ulteriormente la fantasia e dalla poltrona vellutata del tuo salotto ecco una veduta dal Monte Carmelo, un’altra del Monte degli Ulivi e
alcuni originali ritratti di personaggi, ma soprattutto questi folli che vanno dietro le orme del passato, non si sa quanto immersi nel presente, perché sembra che col futuro non vogliano fare i conti.
Ah, dimenticavo, ci sono pure le schede sulle singole tappe per chi volesse ammalarsi della stessa follia e sui loro passi percorrere senza patemi Roma-Jerusalem.
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27 Aprile 2009 - Categoria: storia

2.La popolazione di Chiaramonti nel Settecento di Giovanni Soro e Andreina Cascioni

 

Il contributo fu predisposto dai coniugi Soro- Cascioni in occasione del centenario della parrocchiale di San Matteo nel 1988. Rivisto e corredato di note, è per la prima volta pubblicato per intero in questo sito. Trattasi qui della II parte essendo stata pubblicata, sempre in questo sito, la I parte. ( a cura del webmaster).

 Libri matrimoniorum

I registri dei matrimoni consultati sono quattro: il <<liber primus matrimoniorum>>, alcuni fogli volanti inseriti nel <<liber baptizatorum primus,>> il <<liber secundus matrimoniorum et tertius.>>

Il primo libro registra i matrimoni celebrati tra il 1703 e il 1726; i fogli volanti riportano i matrimoni celebrati dal 22 ottobre 1726 al 22 aprile 1741. Il <<liber secundus >> che registra i matrimoni dal gennaio 1780 al 5 agosto 1791, ha in coperta <<IV reg. quinque >> e nella costola libro <<d<e> defunctos..>>

Si tratta del quarto volume che i vicarios e i visseparrocos (sic) compilavano secondo il Rituale Romano. Sul frontespizio si legge:

<<Libro donde se assientan los desposorios de esta presente villa de Claramonti y parroquial iglesia de San Matheo siendo vicario de la mesma S. M. Rev.do Dr. Juan Frassetto de la villa de Senneri Y visse. cos. Los reverendos Juan Lucas Cabresu Rev.do Pedro Valentino y Juan Antonio de Bellu de la dicha de Claramonti enserrado y conservado en su fuente baptismal de dicha Igl. a hoy dia 25 de Xmbre de l’ano 1779 y despues de veinte Y quatro ojas estan assentados los difunctos y despues de quarenta y ocho ojas los ninos.>>

Il <<tertius liber matrimoniorum>> interessa gli anni che vanno dal 1791 al 1830. Gli atti riportano in genere la data del matrimonio, il nome ed il cognome degli sposi, il luogo di provenienza, lo stato civile, soltero / a o viudo/a. Seguono il cognome e il nome dei testimoni.

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23 Aprile 2009 - Categoria: versi in italiano

Sirena al tramonto di Ange de Clermont

 

 

pict02671Solitaria donna

Sull’irta scogliera
Che pensi
Che fai ?
Vuoi misurarti
Con le onde
Baciate
Da un sole

 

che muore?
Pensi forse
D’esser  sirena
Sorta per caso
Dagli antri marini?
O sei forsepict0268
Un miraggio
Creato
Dal mio cuore
In frantumi?

 

Ti muovi
E ristai
Palpiti
E ti blocchi
Come gl’irti
Macigni su cui
Ti ergi.

Sirenepict0269
Al tramonto
Non si vedono mai.
Abbagli forse
D’un occhio
Ammaliato
Dai picchi
Che mi videro
Bimbo felice
Da poco nato
Per una vita
D’umori salmastri
Come te
Sirena
Di fragile 

vita

falesia.

 

 

 

 

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23 Aprile 2009 - Categoria: narrativa

La danza di Black di Ange de Clermont

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Black, il cane di Silvia, la sua padroncina, che per lui avrebbe dato anche la vita, avvertito il freddo che lo circondava sotto il grande albero di pero, si affacciò alla porticina della sua casetta, ma non si mosse. Finalmente, stanco di osservare i rami secchi degli alberi, si addormentò e cominciò a sognare. Sognò e sognò un mare di coccole da parte della sua padroncina che, da un bel pò tempo, appariva e scompariva: partiva alle prime luci dell’alba e rientrava a notte inoltrata, ignorandolo quasi. Si era legato d’affetto molto di più al suo rude compagno poco amante di coccole, ma largo di passeggiate sui sentieri irti e boscosi. Non aveva bisogno di sognarlo il suo vicepadroncino, lo vedeva spesso e lo accudiva. Anche Blach capiva che nei fatti era più curato dal rude compagno della sua padroncina cortese e imperiosa.

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Una mattina però Black si svegliò e si accorse che gli spazi intorno erano ricoperti da un manto bianco e così le colline lontane. Sentì dentro un euforia, una gioia incontenibile di danzare. Miracolo dei miracoli comparve come una fata all’improvviso la sua padroncina. Si avvicinò a lui, lo accarezzò dolcemente e poi sciolse la catena della sua prigionia. Black, incontenibile, baciò delicatamente il viso della padroncina e via in mezzo a quel manto bianco sotto i suoi occhi iniziò la danza della neve. Finalmente felice cominciò a sentire la flebile musica della neve e si lasciò trascinare da quelle note che gli umani non potevano sentire. La sua padroncina, incantata, lo guardava; dalla finestra lo guardò anche il vicepadroncino.

– Balck, Black ! – gridò- ma Black vedendolo continuò a danzare felice sulla neve e quasi dalla gioia incontenibile il suo cuore non rischiò di fermarsi.pict0047

I padroncini, forse, qualche volta, avevano mandato in vacanze la loro anima, ma Black no, l’anima ce l’aveva fortemente avvinta al suo cuore.

La neve, poi, si sa, spesso manda in euforia e uno vorrebbe danzare, volare e sognare d’essere un fiocco bianco che un’invisibile brezza manda qua e là per gioco. 

Black! Black! Sei il più splendido dei cani. Da dove vieni e un giorno dove andrai?

 

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21 Aprile 2009 - Categoria: eventi culturali

Ajò Anglona, Chiaramonti 2009 di Carlo Moretti

E’ iniziata nel migliore dei modi, a dispetto dei nuvoloni che si presentavano minacciosi e che, hanno tentato anche di spaventare con qualche goccia i presenti, la terza edizione di “Ajò in Anglona”.

Inutile raccontare la soddisfazione del presidente della Pro Loco chiaramontese Sandro Unali, che oramai ci ha abituati a manifestazioni ben organizzate e impegnative.

Ajò a Chiaramonti, ha preso il via nella mattinata intorno alle 10:30, in concomitanza della messa per i fedeli animata dal Coro Parrocchiale, in Piazza Repubblica alla presenza delle autorità locali e provinciali, in particolare il sindaco Giancarlo Cossu, l’assessore alla cultura Marina Manghina, il presidente della Pro Loco Sandro Unali e il presidente della Provincia Alessandra Giudici, è avvenuta l’inaugurazione di Ajò in Anglona, preceduta dalla sigla del cantautore Franco Sechi. Numerosi i  forestieri presenti, tra i quali una folta delegazione di amici zerfaliesi, arrivati per l’occasione e per consolidare il gemellaggio tra le due Pro Loco. Tanti gli stand degli espositori nella via principale e all’interno dei giardini pubblici.

Alla fine dei doveri istituzionali, i presenti sono stati invitati al buffet, che ha preceduto il percorso itinerante per il centro storico, interrotto di tanto in tanto dai canti presenti nel repertorio dei due cori, il Coro Femminile e il Coro di Chiaramonti, entrambi diretti dal M° Salvatore Moraccini.

Quest’anno il percorso nel centro storico, è iniziato partendo dalla chiesetta del “Rosario”. Dopo una presentazione dei particolari storici e architettonici, a cura del dott. Gianluigi Marras, i due cori hanno eseguito alcuni brani. Al termine, il folto gruppo dei cori, autorità presenti e turisti interessati al percorso si è incamminato alla volta de “S’arcu”  dove, dopo le spiegazioni fornite dal dott. Marras i cori hanno eseguito altri due brani.

Ultima tappa, la più suggestiva, quella a “Su Monte ‘e cheja”, luogo, dove anticamente sorgeva  il castello appartenuto ai Doria, e poi trasformato dai suoi ruderi nell’antica parrocchiale di San Matteo, anch’essa. abbandonata nel 1.888 a favore della parrocchia esistente, per via del luogo impervio e impraticabile nelle giornate invernali. Al termine della relazione del dott. Gianluigi Marras sullo stato dei resti, all’interno di una delle cappelle laterali ancora integra e restaurata, il Coro di Chiaramonti ha eseguito altri due brani, mentre il tempo un po capriccioso inumidiva i turisti al seguito.

Al termine, dopo l’aperitivo offerto dalla Pro Loco ai presenti, ognuno ha raggiunto il punto di ristoro o l’agriturismo designato per il pranzo.

Nel pomeriggio dopo il pranzo ristoratore,  le dottoresse Maria Cherchi, Piera Porcheddu e Maria Antonietta Solinas, coadiuvate dalla collaborazione della studentessa Mara Cossu, hanno accompagnato con le navette messe a disposizione dalla Pro Loco, gli interessati alla visita dei siti monumentali e archeologici nell’agro di Chiaramonti, in particolare alle chiese di Santa Giusta e Santa Maria Maddalena.

Nel frattempo a “S’arcu” per gli appassionati del canto logudorese a “chiterra” si è svolta la mini gara consueta tra i cantautori locali.

Con un breve ritardo, ma non senza mancato interesse, si aspettava il ritorno delle navette dalle visite all’agro chiaramontese, seduti comodamente nelle sedie approntate dalla Pro Loco, il pubblico ha potuto ascoltare con la dovuta attenzione gli interventi del prof. Mario Unali e del dott. Gianluigi Marras che hanno, con cartine topografiche dettagliate e arricchite da mini foto esplicative, con foto dei principali siti archeologici, illustrato ai presenti l’immensa ricchezza archeologica e monumentale del nostro territorio, invitando i presenti a segnalare eventuali siti ancora sconosciuti. La relazione è stata animata, secondo intervalli concordati, dal modesto tributo che il sottoscritto ha  voluto preparare per lo scomparso poeta del ‘900, Fabrizio De André a dieci anni dalla sua morte. I presenti hanno dimostrato con gli applausi, il gradimento del connubio fra le due cose.

Il meteo quest’anno non ha deluso, l’associazione “I Grifoni” guidati da Tore Solinas, e gli appassionati del parapendio, quindi anche chi non aveva mai provato l’emozione di librarsi in volo accarezzati dalla debole brezza, ha potuto con il due posti, lanciarsi con l’istruttore che sapientemente manovrava il velivolo. La partecipazione e la curiosità per questa prova è stata numerosa.

Concluso il tributo a De Andrè, è stata la volta del Gruppo Folk Santu Mateu, che ha riempito piazza Repubblica di suoni tradizionali e coloratissimi costumi derivati dall’antico e tradizionale costume di Chiaramonti. Al termine dell’esibizione, come promesso i componenti del Gruppo Folk si sono intrattenuti con i presenti per insegnare i primi passi de “Su ballu tundu” agli interessati.

La serata è proseguita con i Giuales che hanno intrattenuto i presenti con canzoni e balli di gruppo fino a tarda serata.

La notte si è, intorno alle 22:00, illuminata dei bellissimi fuochi d’artificio offerti dalla ditta Santa Barbara di Salvatore Oliva, colorando il cielo chiaramontese.

Anche quest’anno quindi, è positivo il bilancio di questa bellissima iniziativa voluta e ideata dalla Pro Loco di Chiaramonti capitanata da Sandro Unali. Auguriamo a questi ultimi, di continuare sempre con lo stesso entusiasmo che li caratterizza, ceduto unicamente per il  bene di Chiaramonti.

Ringrazio per le foto, Maria Grazia Riu, Giovanni Cuccuru, Azzurra Solinas e Bruno Lombardi per il bellissimo filmato del brano eseguito dal Coro di Chiaramonti “A s’Altare”, musica del M° Moraccini e parole di Carlo Moretti uno dei più bei doni che avessi potuto ricevere da questa manifestazione.

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