24 Luglio 2009 - Categoria: eventi culturali

Erotofonia di un “diario-letrina”

images-82Passato il G8, il “diario -letrina” ha ripreso a pubblicare a puntate gl’incontri veri o presunti del premier italiano, registrati attraverso un mezzo fonico. La donns, a suo tempo, disse di aver depositasto tutto presso la procura di Bari e questa si dovrebbe supporre ha passato il tutto in copia al quotidiano -latrina che da tempo osserva il premier nelle sue manovre intime. Non è una svolta storica per questo gruppo editoriale.

Penso che tra poco sapremo in che modo si diporta nell’intimità il segretario del PD Franceschini e successivamente l’intemerato leader dell’Italia dei valori Di images-93Pietro. Di Casini qualche anno fa, altro settimanale da gossip, ci ha offerte la performance uccellare.

Siamo curiosi, dopo la telenovela del premier, di conoscere gli amplessi del defunto Caracciolo, del vecchio ormai sedicente filosofo morituro Scalfari e perché no anche di Ezio Mauro e di Carlo de Benedetti, senza dimenticare gli avanzi.

Il quotidiano al quale facciamo riferimento ha ripreso a vendere: il filone è da seguire, i soldi son soldi: euro non putet! Non vogliamo che un così glorioso e non storico foglio finisca in temi al di sopra della cintola.

images-101L’estate è bollente, la magistratura di Bari ha offerto a questo brogliaccio quotidiano questi temi eminentemente etici, prodotti al fine d’instaurare la pubblica decenza, grazie a quell’intemerata regista erotofonica pugliese, esempio preclaro di castità e di povertà cerebrale. In quest’estate rovente tutti i zappati in testa vogliono offrirci il meglio del meglio sul premier , dalla cintola in giù.

images-112Tutti questi scrivani passeranno alla storia per la scoperta dell’acqua calda e vi par poco? Amici lettori, registrate le vostre dinamiche intime e speditele a codesto quotidiano – latrina, passerete alla storia politica di questa gloriosa nazione.

 

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19 Luglio 2009 - Categoria: eventi culturali

Il giustizialismo della deriva leghista

 

 images-54Da anni il Parlamento Italiano, a maggioranza o in forma bipartisan, ha scelto la linea dura nei confronti di coloro che compiono dei reati di varia gravità.

I maggiori fautori  di gravi sanzioni pecuniarie e della galera, oggi al governo, figurano i leghisti di Bossi icasticamente rappresentati dal duro cipiglio del ministro dell’Interno Maroni.

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 Lo stesso che, in gioventù, a quanto asserito da un presidente emerito della Repubblica, pare fosse in odore di estremismo rosso. Basti vedere in che modo, l’attuale “proprietario” della pubblica sicurezza, provveda con testardaggine tutta bergamasca, a scudisciare, sanzionare e direi quasi ghigliottinare certi tipi di rei, presunti o veri.

Il popolo padano urla e il ministro risponde. Radio Padana strepita e il ministro prende appunti. Il popolo della Libertà, che pure rappresenta la maggioranza della coalizione, per restare in barca deve adeguarsi. Come da tradizione internazionale il partito di minori suffragi impera sotto la costante minaccia di uscire dal governo,  ricorrere  al ribaltone e formare un governo con l’opposizione, se ci sono i numeri.

 images-71I reazionari  del nord padano, di venature giansenista, pretendono l’allineamento alla loro morale severa, intransigente, forcaiola.

Guai, a Bergamo e a Treviglio, se per sbaglio o smemoratezza, metti un piatto di plastica nell’umido, guai se non collochi nei giorni comandati i rifiuti prescritti. Risultato: anche a Treviglio ho visto sacchi abbandonati nelle strade, strade di periferia sporche, allevamento di caprette e di oche sotto i tralicci dell’Enel; per non parlare di pecore che cercano di brucare l’erbetta del prato inglese condominiale  (e non si tratta di pecore-tosa erba- latte gratis a colazione).

 Severità ci vuole, specie nei confronti dello straniero, dell’emigrato, dell’emarginato!  Bisogna essere forti coi deboli e deboli coi forti. Questa è la prassi  pubblica e privata di questa fazione di  belpaese opulento, invecchiato e parsimonioso.

Napolitano, messa la firma sul pacchetto sicurezza, ha avvertito il governo sulle ronde e sul reato di clandestinità. La risposta è che si provvederà a modificare le norme.

Siamo tutti per la legalità e per il rispetto delle leggi, siamo tutti per la severità nella punizione dei reati sulle donne e sui minori indifesi, siamo tutti contro la mafia e le sue varianti.

images-81Detto questo, però,  non dobbiamo dimenticare Beccaria, non dobbiamo dimenticare che ad ogni reato dev’essere comminata una pena commisurata, altrimenti questa truce legislazione finirà come le famose “grida” di cui parla il Manzoni oppure non ci resta che costruire carceri in ogni quartiere, magari accanto ai presidi  sanitari. Battiamoci, dunque, per un carcere in ogni paese e vivremo contenti e felici come i personaggi delle favole padane e delle frottole paesane.

images-92Il partito maggiore della coalizione deve tener a bada questi pericolosi forcaioli, avendo il coraggio, di rompere l’alleanza, se sarà il caso, regalando all’opposizione questi discendenti  Gallorum truces.

La dignità val bene una scelta di opposizione o un ritorno alle urne. Non accettiamo certo una Roma ladrona, ma nemmeno aspiriamo ad una Milano galerona.

A. T.

 

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16 Luglio 2009 - Categoria: cristianesimo, memoria e storia, versos in limba

Mons. Giommaria Dettori, (Siligo, 1920-Ploaghe, 1986) Vicario di Chiaramonti (1951-1983) e Rettore di Ploaghe (1983-1986) di Angelino Tedde

Don Giovanni Maria Dettori, nato a Siligo il 3 giugno 1920, formatosi prima presso il Seminario Turritano Tridentino di Sassari e successivamente nel Pontificio Seminario Regionale di Cuglieri, ordinato sacerdote da Mons. Mazzotti nel 1943 a Ossi, giunse a Chiaramonti come viceparroco nel 1951 e dopo il pensionamento del vicario dott. Pietro Dedola (1931-1951), fu nominato vicario del paese il 22 dicembre 1951 e vi svolse la sua attività pastorale  fino al 1983, quando, promosso alla Rettorìa di Ploaghe, dovette lasciare il paese dell’Anglona per quello del Logudoro. La sua vita però era segnata da vari mali e appena tre anni dopo, nel giugno del 1986, tornava alla casa del Padre in Ploaghe. E’ sepolto nella tomba di famiglia  a Siligo, suo paese natale.

Nella sua attività pastorale fu coadiuvato per certi periodi da un viceparroco,  ma soprattutto dagli anni Cinquanta fino agli anni Sessanta dalle Missionarie Figlie di Gesù Crocifisso e negli anni Settanta dalle Suore del Getsemani che dirigevano il locale asilo infantile, preoccupandosi anche della catechesi e dell’educandato delle adolescenti di Chiaramonti.

Sacerdote di buoni studi classici e teologici, aveva conseguito a Cuglieri la Licenza in Teologia. Fu ordinato sacerdote nella parrocchia di San Bartolomeo di Ossi a causa della minaccia dei bombardamenti su Sassari con don  Giovanni Maria Campus di Giave, don Benito Morittu di Bonorva e don Francesco Piredda di Ossi  ai primi di luglio del 1943.  Promosse il restauro della parrocchiale San Matteo (consacrata nel 1888) con troppa spigliatezza, eliminando la cantoria con l’organo, situato sopra l’ambone; rifece il pavimento sostituendo quello originale del 1888, eliminò la balaustra del presbiterio, smontò il pulpito, tolse gli archetti laterali dall’altare maggiore in cima ai quali erano collocate grandi statue del Sacro Cuore e della Vergine, altare progettato ed eseguito dal grande scultore Giuseppe Sartorio, eliminò dall’altare maggiore anche due angeli, tolse un pregiato lamapadario che scendeva dalla volta della chiesa e fece eliminare il cielo stellato delle vele e il colore azzurrino che contraddistinguevano le pareti e le volte della chiesa, preferendo il bianco su ogni altro colore. Fece collocare un altare nel presbiterio per celebrare la Messa rivolto al pubblicodopo  il Concilio Vaticano II.

Erano tempi in cui la Sovrintendeza lasciava fare.

Per i nostri giorni così sensibili ai beni culturali e alle opere del passato fu un “massacro”, ma per quei tempi fu uno snellimento e una maggior fruizione della ampia e spaziosa parrocchia poggiata sui muri perimetrali e su quattro colonne corinzie neoclassiche e dalla facciata romanico-lombarda. Si aggiunga anche l’arredo di comodi banchi rispetto a pochi vecchi banchi e a tante sedie impagliate che fungevano da sedili e da inginocchiatoi che oggi darebbero pregio all’ormai ultracenetenario tempio.

Buon intenditore di musica, suonava l’armonium e il pianoforte, fu attento e sensibile nell’insegnamento di quella sacra. Poeta in lingua sarda logudorese, con venature pascoliane e decadenti, fu vincitore di molti concorsi regionali e locali e abbandonati i versi rimati scelse quelli liberi, ma musicali. Fu amico di molti poeti del suo tempo tra i quali annoveriamo Angelo Dettori e la numerosa schiera dei poeti de s’Ischiglia, ma soprattutto coltivò  una profonda amicizia con Bainzu Truddaju di Chiaramonti (1921-1992), pastore e poeta raffinato dell’idillio campestre e degli affetti familiari.

Nel corso dei suoi 40 anni in cui fu parroco a Chiaramonti promosse la poesia sacra e profana in limba e fu particolarmente amante delle gare poetiche che come presidente delle feste religiose del ciclo della Vergine e dei Santi favorì e seguì con totale dedizione. Fervente sacerdote e devotissimo della Vergine curò i canti dei gosos dei santi protettori venerati in paese. A Codinas dove un tempo c’era una scarna croce la sostituì con una deliziosa statua della Madonna di un valente scultore. Curò anche la buona manutenzione delle altre chiese urbane e campestri di Chiaramonti

images-95 Nel primo periodo del suo vicariato, si visse il dramma della rottura tra fede e politica a causa dei pericoli che un’eventuale vittoria dei fautori  del sol dell’avvenire, materialisti dichiarati ai sensi dell’art. 14 dello statuto del partito, avrebbero potuto infliggere sia alla democrazia sia alla religione. Inoltre, imparentato col più noto e popolare uomo politico sardo del periodo, Antonio Giagu Demartini, (era cugino della moglie Nella), ne fu poco discretamente fautore.

Questo atteggiamento non favorì la completa riconciliazione con una parte della comunità chiaramontese di urlato orientamento socialcomunista e di atavica origine familiare anticlericale. A costoro si aggiunsero dei giovani insegnanti emergenti, già del vivaio dei chierichetti e dell’Azione Cattolica, che negli anni Settanta, per un decennio, con giunte socialcomuniste, governarono il Comune, repubblicanizzando le strade senza tener conto dell’importanza di conservare il nome alle vie storiche ormai segnate per sempre nei libri parrocchiali e dell’anagrafe. tra l’altro fu cancellato il nome del chiaramontese rettore di Ploaghe Salvatore Cossu (1799-1868). Altro scempio di beni culturali paragonabile a quello combinato dal parroco nella chiesa. In questo modo il primo e gli altri, tra i quali m’inserisco anch’io, manifestarono un’arretratezza e un’insensibilità storica notevole. Quelli però erano i cosiddetti anni del rinnovamento e del progresso, del consociativismo DC-PCI, i cui limiti culturali ora possono leggersi nitidamente.

Il trasferimento di don Giommaria Dettori, diventato monsignore, fu considerata un episodio doloroso dalla maggior parte della popolazione che lo considerava ormai chiaramontese di adozione e fu al tempo stesso l’impietosa disattenzione dell’arcivescovo Salvatore Isgrò nei confronti di un prete ormai anziano e ammalato che ben meritava di chiudere gli occhi fra tanti chiaramontesi che aveva accompagnato dal fonte battesimale al giuramento matrimoniale e alla tomba. Si spense a Ploaghe nel 1986 ad appena 66 anni.

Altra insensibilità fra le tante commesse dal clero e dai laici cattolici o no. [La Chiesa Sarda. L’organizzazione della Chiesa in Sardegna, 1979 Edizioni del Collegium Mazzotti per i dati biografici ed ecclesiastici]

La sua voluminosa raccolta di poesie inedite è stata ereditata dai nipoti che, interpellati, sembra non siano concordi nel mettere a disposizione dei cultori della poesia sarda la raccolta poetica. E’ noto, invece, il suo lavoro di raccolta, dalla memoria orale di parecchi cultori di poesia sarda, dei versi del poeta di Siligo Gavino Contini dal titolo Gavinu Contene, a cura di don Giommaria Dettori, (Sassari) 1983 pp. 182. Cantigos sacros, a cura di Giuanne Maria Dettori, s.e., 1974, pp. 88. Il poeta è presente nelle antologie poetiche in sardo pubblicate in seguito al premio del noto concorso letterario ozierese e noi a poco a poco cercheremo di raccogliere almeno quelle e altre in possesso dei privata

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14 Luglio 2009 - Categoria: eventi culturali

Varietas delectat: il buffone clochard

images12In quest’ultimo periodo da parte dei media si cerca di dare dignità di notizie alle presunte libidini del premier, alle sue sparate goliardiche e alle chiappe delle sue ospiti accanto alla piscina. Ora si cerca di capire, approfondire, le patologie di un “povero stupratore” coordinatore di una sezione del PD, compagno probo e apprezzato.

In queste ultime ore ci sono le trovate di un comico poverissimo che cerca di far parlare di sé in Costa Smeralda dove si  è trovato di passaggio. Speriamo che qualche boccone glielo offrano gli agiati vacanzieri.

images-24Ai mendicanti in Gallura non si nega un tozzo di pane. Peccato che il poveretto, per richiamare l’attenzione su di sé, abbia lanciato lo spot della candidatura alla segreteria del PD, presentandosi come un pitocco alla sezione di Arzachena per iscriversi al meticcio partito di Parisi, Rutelli e Fassino. Tanti osservano che ai mendicanti non resta che chiedere l’elemosina. Suggerirei a questo sedicente buffone da qualche spicciolo di continuare a fare il suo proficuo mestiere. La politica è un’altra cosa. Il clochard non si rende conto, suo malgrado, che tra la sua attività di buffone e l’attività politica c’è una bella differenza.  I galluresi sono caritatevoli: lo imbevano di mirto e lo spediscano a Genova nel suo consueto sito di via Pré.

A. T.

 

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Protagoniste del caritatismo cattolico sassarese (1856-1970) a cura di Angelino Tedde

 

La Sardegna fin dall’arrivo delle prime Figlie della Carità (1956) andò sempre più incrementando in modo esponenziale i vari componenti della famiglia vincenziana: Dame e Damine della Carità, Preti della Missione, Signori delle Conferenze di Carità e le stesse Figlie della Carità. Sulla famiglia vincenziana in Sardegna mancano studi approfonditi anche se chiunque si accinga a consultare archivi pubblici e privati sull’azione caritativa e sociale da essa svolta nell’Isola, dalla metà dell’Ottocento a tutto il Novecento, ne trova traccia. Gli archivi dei vari istituti assistenziali ed educativi delle varie fasce di età, un po’ diffusi in tutta la regione, illustrano la loro opera benemerita. Orfanotrofi, asili infantili, ospizi per anziani, ospedali civili e militari, assistenza domiciliare alle famiglie a disagio, missioni al popolo per l’inculturazione cristiana, direzione di seminari diocesani, direzione spirituale per le varie istituzioni documentano la loro diffusa presenza .

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3 Luglio 2009 - Categoria: recensioni

Catechismo e orazioni in parlata gallurese nella raccolta di Francesco Cossu

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Gli studiosi di storia moderna hanno messo in luce l’attività rivolta all’insegnamento del catechismo da parte dei riformatori protestanti e conseguentemente dell’alfabetizzazione.

Gian Paolo Brizzi, in uno studio collettaneo, ha compendiato quest’attività con la formula “Il catechismo e la grammatica”.

Lutero e i suoi seguaci, volendo favorire la lettura della Bibbia da parte dei credenti, svolsero proficua attività pastorale, attraverso la predisposizione di catechismi e per l’apprendimento del leggere e dello scrivere. Questo compito, ricadendo nelle responsabilità dei principi tedeschi, incrementò la scuola pubblica.
In ambito cattolico, l’opera della catechesi per l’infanzia e per gli adulti procedette, dopo il Concilio di Trento, con variegato impegno nelle diverse diocesi cattoliche. Spesso ai bimbi sbandati e cenciosi si offriva da mangiare con la promessa ulteriore di insegnar loro a leggere e a scrivere. Quest’attività è compediata
nella formula di un altro studioso,Stefano Pivato, “Pane e grammatica”.images-111

Intensa fu l’opera degli arcivescovi Carlo e Federigo Borromeo nella vasta diocesi di Milano.
Varie associazioni di sacerdoti della dottrina cristiana operarono intensamente in questo campo in sinergia con i parroci.

Nell’ambito della riforma cattolica fu vasta l’opera del Bellarmino come autore del catechismo romano. Essenziale conseguentemente fu l’opera dei parroci in cura d’anime.

images-43A questi operatori religiosi, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, si aggiunsero i vari ordini quali i Francescani, i Domenicani, i Carmelitani, i Gesuiti, gli Scolopi che precipuamente operarono in Sardegna.

L’insegnamento del catechismo e spesso la conseguente alfabetizzazione non si limitò semplicemente allo stretto insegnamento del Pater, Ave, Gloria, Credo e le verità della fede, ma a seconda dei vari carismi degli ordini religiosi, all’insegnamento delle varie orazioni per impetrare la salute, per la guarigione di varie malattie, e per i più importanti eventi sia del ciclo della vita come quelli del ciclo del tempo e del  ciclo dell’anno liturgico in cui si contempla la vita di Cristo, della Vergine, dei santi e degli angeli ed arcangeli.images-91
Le varie popolazioni che emigrarono nel Nordamarica, spesso isolate in località dove il pastore poteva garantire la presenza una o due volte l’anno, affidavano il compito della catechesi ai capi famiglia che svolgevano il ruolo d’insegnare le verità della fede nell’ambito di quelle famiglie allargate che andavano costituendosi.
Era sufficiente che egli sapesse leggere il catechismo per poter insegnare le verità della fede ai membri della famiglia.
Identico fenomeno si propose anche in tutta l’Europa del Nord in cui i capi famiglia ebbero il compito di istruire nella fede i vari componenti familiari.

images-7Nelle località in cui erano assenti coloro che sapessero leggere e scrivere, non mancarono di certo coloro che, provenendo da centri in cui si svolgeva l’opera di catechesi, pur non sapendo leggere, avevano appreso a memoria il catechismo, le orazioni per le varie circostanze ed erano capaci di tramandare oralmente quanto mnemonicamente avevano appreso.
C’è da ritenere, inoltre, che in tutte le regioni di antica cristianità fossero presenti, di tempo in tempo, missionari iteranti che svolgessero sia l’opera di inculturazione cristiana sia nei centri abitati sia presso le popolazioni disperse in vasti territori, ma comunque riunite in agglomerati di famiglie allargate.

images-121Questa premessa per affermare che la raccolta di formule di dottrina cristiana, di orazioni rivolte a Dio e alla Vergine, ai santi e agli arcangeli, effettuata attraverso le interviste da don Francesco Cossu, nel corso dei suoi 40 anni di apostolato in Gallura, (regione storico-culturale della Sardegna inserita nell’antica diocesi di Civita e successivamente di Tempio Ampurias), fa parte della tradizione cristiana, tramandata anche oralmente e appresa dai missionari, dai preti diocesani, da laici cristiani giunti dalle zone popolate della stessa regione o dalla Corsica che oralmente furono capaci di tramandare quanto appreso. Gli stazzi galluresi, per quanto dispersi in un vasto territorio, erano sempre raggiungibili a piedi e a cavallo e con altri animali da soma.
Nella regione interessata, inoltre, per voler andare a ritroso nel tempo, si attestarono sicuramente per secoli numerose “ville” romane che scomparvero simultaneamente alle altre zone della Sardegna nei secoli XIII e XIV, per dar luogo a centri urbani più dimensionati in zone più interne della stessa Gallura e più al sicuro dalle piraterie barbaresche.images-131

Non c’è da meravigliarsi, quindi, se le preci rituali ordinarie e quelle straordinarie si possono riscontrare nel corso della seconda metà del Novecento in Gallura, tra l’altro abbastanza simili a quelle raccolte nella seconda metà dell’Ottocento nell’area di parlata sarda e pubblicate da vari studiosi, spesso incoraggiati dal noto filologo friulano Graziadio Isaia Ascoli.
Uno studio comparativo tra le varianti del sardo e la parlata gallurese sarebbe utile per mettere in luce in che modo anche in una popolazione di cultura orale e non scritta si siano diffuse non solo le essenziali verità della fede, ma anche le conseguenti orazioni per i vari cicli di vita e dell’anno e per le particolari urgenze di salute: malattie, incidenti, pandemie, esorcismi contro il malocchio e altre pratiche di magia nera che si riscontrano in tutte le popolazioni non solo rurali, ma spesso anche urbane. In queste orazioni domestiche non mancano quelle per favorire l’attività agricola e di allevamento del bestiame come quelle contro fenomeni che potessero danneggiare il raccolto e lo stesso allevamento del bestiame.
Don Francesco Cossu, che mira a raccogliere tutto ciò che fa parte della cultura gallurese, al fine di conservarne l’identità storico-culturale, in questo impegnativo lavoro di memoria e storia, offre un ulteriore contributo, a quelli che egregiamente ha dato nel corso dei quarant’anni di attività pastorale e di ricerca, e negli ultimi anni, nella collana organica di cui questo saggio costituisce il quarto volume.

Per un essenziale riferimento alla letteratura sull’argomento si vedano: “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche” 1, (1994) diretto da Luciano Pazzaglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Canti popolari
in dialetto logudorese di Giuseppe Ferrero, Loescher, Firenze- Roma 1891 nella collana di Canti e racconti del popolo d’Italia a cura di D. Comparetti, A. Ancona vol IX; G. Pozzi, Grammatica e retorica dei santi, Vita e Pensiero, Milano 1997.

Angelino Tedde

 

 

 

 

 

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24 Giugno 2009 - Categoria: lingua/limba

Sa giustitzia in Tatari in su 1500 de Elena Casu

Su podere legislativu e s’amministratzione de sa giustìtzia in Tàtari in su 1500: sas fainas de sa massaria, de su pastoriu e de sos molinàrgios.

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Cun custa formula, a dae in antis de Nostru Segnore Deus e de sos bator Santos Evangelistas, in su 1556 faghiat giuramentu su podestade nou de sa Tzidade de Tàtari, Frantziscu Lacano , a testimòngios bi fiant sos consigeris e de sa tzidade matessi: Giuanne Solinas, Giuannantoni Araolla, e Vissente Deliperi. Su podestade nou giuraiat de osservare e de fagher osservare sos cabìdulos, breves, istatutos, ordinàntzias , usos e pràtigas de sa Tzitade de Tàtari cun tota s’autoridade sua:
«jurades a n(ost)ru s(eno)re Deu et assos suos sanctos bator eua(n)gelios cu(n) sas manos v(ost)ras corporaleme(n)te tocados», cu(n) totu sas forzas vostras», et gasi matessj hagis observare et ten(n)rer et faguer obseruare totu et qualesisiat cabidulos breues statutos ordinaciones usos pratigas dedicta citade gasi sos factos come(n)te et issos faguidores» e sighende giuraiat de: «administrare justicia bene et rectamente» siat sas causas tziviles e penales, «gasj jn sas causas ciujles come(n)te et crjmjnales» totus sas dies duas oras a mangianu e duas oras passadu mesu die, «agis administrare justissia generalemente duas horas su ma(n)gianu et duas horas passadu meju die ogni die no(n) ferjadu» e traballu de non lassare a urtimu, fiat a tènnere assentu sos libros contàbiles «agis ten(n)er taula et purgare cudda juxta forma dessu reale prjuilegiu segundu est costumadu» . Su potere legislativu, imbetze, fiat afidadu a sos consigeris comunales e s’espressaiat cun s’emanatzione de ordinàntzias chi faghiant rispetare aunende a pare santziones in dinari e penas a su corpus a sos chi non sighiant sa lege. Sos consigeris e su podestade aiant giurisditzione in tota sa baronia de sa Nurra e de custa s’agatant descritziones in paritzos documentos costoidos in s’Archìviu de Istadu de Tàtari; in unu de custos di leghet chi sa baronia de Nurra est logu ricu de terra chene traballada e buscosa: «jnsos territorios de dita baronia de Nurra si han multas terras jn cultas et buschosas dessas (si)g(uen)tes sa dita citade de hat nexiuna utilidade» . Pro sa tzitade de Tàtari, comente pro ogni tzidade de su restu in tempus antigoriu, su de àere terra chene traballada fiat prus unu dannu che unu bonu, pro custu sas terras beniant dadas in cuntzessione a privados a manera de las podere isfrutuare. Su sèberu fatu dae sa comuna de Tàtari in su 1500 fiat cussu de impreare su sistema a vidatzone pro sa coltivatzione a laorera, est a nàrrere si chircaiat unu terrinu, si tancaiat cun muros a burdu e si costoiat. Sa tancadura aiat duas finalidades, sa prus logica fiat chi gasi si distinghiant mègius sas propriedades e s’àtera fiat chi su terrinu podiat èssere mègius costoidu dae su passàgiu de sa robba chi paschiat. Sas ordinàntzias comunales naraiant a manera crara chi sos cuntzessionàrios de sos terrinos non si nde podiant apadronare, su cuntratu previdiat fintzas chi si in sos terrinos dados in cuntzessione b’esserent istados caminos de abba, sas terras depiant istare abertas chene impedimentu perunu a manera chi cale si siat persone podiat leare s’abba dae su riu o dae sa funtana «et cun pactu qui sos caminos et abbas qui sunt jndictas terras resten abertas senza jnpedimentu nexiunu». Si su sistema a vidatzone fiat sa regula pro su chi pertocaiat su traballu de sa terra, su traballu de sos pastores fiat reguladu dae su cuntratu cumone. Cun custu cuntratu sos pastores si poniant a sòtziu e a in intro de custu sòtziu sas responsabilidades fiant partidas intre tres freguras: cussa de su «pobiddu» chi fiat su proprietàriu de su bestiàmine, su sòtziu majore «comonargiu majore» e su sòtziu minore «comonargiu minore». Su bestiamine beniat dadu a sos cumonàrgios, pastores o paschidores. Sos sòtzios non podiant leare bestiàmine dae persone istràngia, nen podiat dare∙lis a bier, ne a mandigare ne istrangiare∙lu si s’iscobiaiat una faina gasi sa multa previdiat su pagamentu de 25 liras. Si cumbinaiat chi su sòtziu minore chi aiat in gàrrigu su bestiàmine agataiat un’animale mortu depiat avisare deretu su sòtziu majore e li depiat giughere sa pedde.
Sas ordinàntzias regulaiant fintzas sa fura de su bestiàmine, gasi in un’ ordinàntzia si leghet chi cunsideradu su nùmeru artu de furas chi cummitiant sos foristeris e sos istràngios, est a nàrrere sos chi non fiant domitziliados in su territòriu de sa Tzitade de Tàtari si ordinaiat a custos de non fagher pàschere sas gamas issoro in su territòriu de pertinèntzia de Tàtari. Si s’agataiat pegos de bestiàmine iscapos s’animale podiat èssere mortu e maselladu. Fiat preubidu a sos cuntzessionàrios de sos terrinos de sa Tzidade, in ue curriat abba o b’aiant funtanas, de poder bochire o masellare su bestiàmine chi intraiat pro bufare cuss’abba. In casu de dannu fatu dae su bestiàmine, a custu terrinu su cuntzessionàriu podiat cramare unu peritziadore «aconxadore o extimadore afaguer istimare su dannu» , pro abalorare su dannu fatu e dimandare sos dannos a su padronu de sos animales. In su 1561 su podestade de Tàtari umpare a sos barones de sa Nurra, a pustis de aer bidu chi sas penas prevìdidas pro sas furas de bestiàmine, non bastaiant pro nde los fagher sessare detzidint, de fagher unu tarifàriu nou prus adecuadu. Si calecunu furaiat pro sa prima borta: caddos, ebbas, boes images-2domados fiat punidu a pagare sa maquizia de bìndighi liras a s’ufitziale e chimbe liras a su padronu de s’animale. «qui alguna persona hat furare cadu domadu o ebba domada o boe domadu pro sa prima fura paguet assu popiddu de […] q[..] quimbe et de maquisia bindigui liras assu officiale» . Si su ladru non pagaiat sa multa si li nde segaiat un’origra, sa repìtida de su reatu fiat punida cun s’impicu. «quj lj siat segada una origia pro dicta fura primargia et dae dicta fura primargia jn susu si hat comitter atteru furtu de quale sisiat dedictu bestiame(n) […]du siat jmpicadu de modu quinde morgiat» .images-1
In casu de fura de animales iscapos, non domados, sas penas fiant àteras, sa multa fiat de bintichimbe liras de pagare in parte a su padrone de sos s’animales e sa machìtzia a s’ufitziale. Si sa multa non beniat pagada intre bìndighi dies a su ladru si li nde segaiat un’origra pro sa prima fura, si torraiat a furare sa multa fiat sempre de vintichimbe liras e li nde segaiat s’àtera origra, sa repitida de su reatu prevìdiat s’impicu. Pro sa fura de àteros animale berbeghes, porcos o crabas sa multa fiat de chimbe liras de pagare a su padronu e de bìndighi liras de machìtzia a s’ufitziale, gasi comente si podet bider in sa tabella inoghe suta.
reatu:fura Pena prevìdida pro sa pri-ma fura Si sa multa non beniat pagada intre 15 dies pro sa prima fura. Pena prevìdida pro sa segunda fura. Si sa multa non beniat pagada intre 15 dies pro sa segunda fura repìtida de su reatu (a pustis de sa segunda fura)
caddos, ebbas boes domados 5 liras a su padronu e 15 liras di machìtzia a s’ufitziale Segadura de s’origra impicu
caddu non domadu ebba, baca, boe o àinu 25 lire a su padronu e sa machì-tzia a s’ufi-tziale Segadura de s’origra multa de 25 liras Segadura de s’àtera origra impicu
images-3berbeghe porcu, craba 5 liras a su padronu 15 liras de ma-chìtzia a s’ufitziale Segadura de s’origra 25 liras de machìtzia e segadura de s’àtera origra Segadura de s’àtera origra impicu

Custas chi amus bidu fiant sas penas pro chie furaiat a sa sola, si sa fura fiat fata dae unu grustu de persones sas penas fiant sas matessi de cussas pro su sìngulu sempre chi esserant istados furados non prus de chimbe animales, difatis si sa fura fiat a prus de chimbe, sa pena fiat una sola: s’impicu. Si bidat sa tabella inoghe suta.
Tabella de sas penas prevìdidas pro sos reatos fatos dae unu grustu de persones segundu sas ordinàntzias de su 1558.
reatu: fura Pena prevìdida pro sa prima fura: Si sa multa non beniat pagada intre 15 dies pro sa prima fura: Pena prevìdida pro sa segunda fura: Si sa multa non beniat pagada intre 15 dies pro sa segunda fura: Repìtida de su reatu, a pustis de sa segunda fura:
finas a chimbe pegos : caddos, ebbas boes domados 5 liras a su padronu e 15 liras de machìtzia a s’ufitziale Segadura de s’origra impicu
caddu (non domadu) ebba, baca, boe o àinu 25 lire a su padronu e sa machìtzia a s’ufitziale Segadura de s’origra multa de 25 liras segadura de s’àtera origra impicu
berbeghe, porcu, craba 5 liras a su padronu 15 liras de machìtzia a s’ufitziale Segadura de s’origra 25 liras de machìtzia e segadura de s’àtera origra segadura de s’àtera origra impicu dae 5 pegos in susu impicu

In su 1651 sas penas fiant istadas torradas a cambiare pro sa fura fata dae su sìngulu, pro su chi pertocaiat a su balore de sas multas si passaiant pro sa prima fura de caddos, ebbas, boes domados a 25 liras a su padronu e 25 de machìtzia a s’ufitziale, pro sa fura de caddos, ebbas, bacas, boes non domados beniat reduida dae bintichimbe a chimbe liras a su padronu e bìndighi a s’ufitziale, beniat reduida fintzas pro sa fura de berbeghes, porcos o crabas dae 5 liras a su padronu e 15 a s’ufitziale, a 5 liras de pagare solu a su padronu; sas àteras penas pro sa repìtida de su reatu abarraiant che pare a cussas de su 1558.
Ligada a custas como fentomadas est s’ordinàntzia cun sa cale sos legisladores tataresos istabilint regulas pro sa molidura de su trigu e de s’òrgiu de sos proprietàrios de sos mulinos de sa Tzitade .
S’ordinàntzia est datada 17 trìulas 1561 e istabilit chi sos molinàrgios aerent marghinadu in antis de totu su trigu e s’òrgiu de sos tzidadinos de Tàtari, si nono su molinàrgiu aiat pagadu una multa de vintichimbe liras gasi partidas sa de tres una a s’atore, de tres una a s’Ispidale de Santa Rughe e de tres una a s’Ufitziale Reale chi fiat s’esecutore. Sa multa depiat èssere pagada intre oto dies si nono su molinargiu fiat postu in manos a sa giustìtzia «et non pagandelos siat acotadu perissa terra publicame(n)te» . Sos consigeris de sa Tzitade preubint a sos molinàrgios de bèndere farina marghinada dae issos matessi, difatis custos podiant bender petzi sa parte de farina de su marghinadu chi lis pertocaiat chi fiat de deghe partes una.
images-4A sos molinargios fiat preubidu fintzas a tènnere su chilibru, su sedatu e sa carra in sos mulinos issoro o in cale si siat logu fora dae sa tzitade e fiat fintzas obbligadu a tènnere «sa carritta bene scandegliada» .
Tabella de sos reatos fatos dae sos molinàrgios e penas prevìdidas dae s’ordinàntzia de su 1561.
Reatu Pena pro su molinàrgiu Si sa multa non beni-at pagada intro de oto dies
Marghinada de trigu o de òrgiu 25 liras una parte a s’acusadore una parte a s’Ispidale de Santa Rughe s’àtera parte a s’ufitziale Arrestu
Bèndita de farina 25 liras una parte a s’acusadore una parte a s’Ispidale de Santa Rughe s’àtera parte a s’ufitziale Arrestu
Si si teniat su chilibru o su sedatu, in sos mu-linos Comente subra

Sa carrita fiat s’unidade de medìda paris a una carra, duncas sa carrita depiat respetare sa regula e non depiat èssere afartzada. Cun custa ordinàntzia sos consigeris chircant de fàghere a manera chi su cummèrtziu abusivu de su marghinadu sesset.
images-5Dae sa lèghida analìtica de custas ordinàntzias nde essint a campu sos casos in ogetu astratos, cun sas descritziones a sa minuda de sos reatos chi si podiant cummìtere, e sas penas a su corpus e in dinari chi nde sighiant contra a sos delincuentes. Sa repitida de sas ordinàntzias e s’acreschida de sas penas, prus a totu de cussas a su corpus, mustrant su contivìgiu cun su cale s’ organu prus mannu de sa tzidade e Repùblica de Tàtari, su Podestade, chiarcaiat de nde bogare cabu de sos reatos contra s’economia chi arriscaiat de creschere chene règulas. Si si ponet aficu a sas dificurtades de s’esistèntzia e a sas dificurtades de tènnere suta a controllu totu su terriròriu de sa Nurra chi aparteniat a sa tzitade de Tàtari, est fatzile a cumprendere proite sas penas esserent gasi severas chi podent èssere fintzas cumparadas cun cussas de sa Carta de Logu chi, in cussu tempus fiat galu tenta in cussideru in tota sa Sardigna. Pro urtimu si diat poder pensare fintzas chi sa repitida de custas ordinantzias si faghiat contra s’inutilidade de sas àteras ordinàntzias chi previdiant penas prus lèbias. Dae su puntu de bista linguìsticu, nde èssit a pìgiu chi su sardu logudoresu, aiat àgiu bonu in s’impitu siet in su limbàgiu che in su lèssicu giurìdicu .
(Premiadu a su cuncursu de poesia in Bonorva in su 2007 cun su segundu prèmiu in sa setzione “saggio”).

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22 Giugno 2009 - Categoria: eventi culturali

La gran cassa mediatica ignora la morte non solo di Abele

images-17Nel nostro pianeta, a ben considerare, si svolgono numerose guerre in cui i più deboli subiscono ingiustizie: guerre civili, fame, malattie, violenza sui minori e sulle donne. A tutto questo si aggiunga il furto delle materie prime (petrolio, gas, carbone, preziosi, foreste) ai popoli dell’Africa, dell’Asia, del Sudamerica, per citare i più numerosi. Di questi avvenimenti però nei mezzi d’informazione poco si parla.

images-23Quando siamo a tavola di certo non parliamo delle banane portate via a vil prezzo dai popoli poveri, ne tanto meno parliamo di altri prodotti, per noi a buon prezzo, letteralmente rapinati alle popolazioni più infelici. Ovunque ci siano guerre, perché nasconderlo, ci sono armi che noi produciamo e che vendiamo alle fazioni in guerra. Del resto quelle industrie belliche significano per noi posti di lavoro per cui siamo tutti d’accordo che dobbiamo produrre per incrementare il sacro PIL, in che modo non importa sapere. Nessuno turbi la nostra tranquillità. images11Noi dobbiamo interessarci della ricreazione del nostro giovane anziano premier e delle coraggiose lolitone che sgusciano sul suo letto: preziose notizie dei quotidiani di marca intellettuale; dobbiamo interessarci delle chiappe delle sue ospiti in villa Certosa, colte con gran diletto dal clochard della gloria di cervello zappato. Che cosa volete che c’interessi dei mali del mondo?

images-33Libera e bella, alito sano, corpo palestrato e depilato, abiti alla moda, sagre di ogni sorta, canti e balli e fuochi d’artificio. Cogli l’attimo fuggente, hinc et nunc, droga e sesso, corse di cavalli, corse di formula uno e di formula due. Il tempo passa, ma non se ne parli.
La morte la incontri per le strade, nei campi, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle case: per favore non se ne parli. E così questa umanità effimera come l’onda che lambisce la spiaggia passa senza avvedersene. Per chi ha perso tempo, per chi non ha amato e soccorso il suo prossimo sarà stridore di denti per l’eternità.images-42

Là non ci saranno ricreazioni e festini per chi si nasconde i mali del mondo, per chi passa la vita nell’effimero, in vanitatibus vanitatum.
images-51Per molti però, forse per troppi, non c’è l’aldilà, perché la festa è tutta qui.

A. T.

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