10 Settembre 2010 - Categoria: politologia

Italia.Nel caos della stampa(e della politica) italiana quale spazio per l’Europa? di Michele Marchi

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L’estate 2010 dell’informazione politica italiana non ha voluto invertire il trend degli ultimi anni: da «Bancopoli» del 2005, passando per i rumors sulle presunte frequentazioni più o meno intime del Presidente del Consiglio dello scorso anno, ora si è arrivati ai problemi patrimoniali e famigliari dell’attuale Presidente della Camera dei Deputati, il tutto all’interno della lotta per aggiudicarsi la leadership del declinante centro-destra berlusconiano. Il gossip politico, la polemica al vetriolo, le prime pagine insultanti e la «brutta versione» del giornalismo d’inchiesta hanno, anche quest’anno, fatto rimpiangere i bei tempi degli «anemici» quotidiani agostani, impeccabili nella loro scarsità di pagine, d’abitudine piene di eventi di cronaca, feuilleton a puntate, calciomercato e trionfi di «cultura e spettacolo». Ebbene, nonostante l’ennesima sciagurata recita messa in piedi dal «teatrino della politica nazionale» e forse a dimostrazione che la dimensione europea ha pervaso anche il nostro provinciale Paese, non sono mancate nei mesi di luglio e agosto alcune interessanti riflessioni su tematiche direttamente riconducibili al dibattito europeo. In particolare l’attenzione dei commentatori italiani si è concentrata su due temi: la questione immigrazione (sull’onda della «querelle Rom» esplosa in Francia) e la prepotente ripartenza economica della Germania. Al contrario nessun interesse hanno riscosso i dati, peraltro piuttosto significativi, dell’ultima indagine Eurobarometro.

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9 Settembre 2010 - Categoria: politologia

Analisi: Francia luglio-agosto 2010 di Riccardo Brizzi

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IL TRATTATO DI LISBONA ENTRA A REGIME

Nel corso dell’ultimo bimestre il dibattito sulla stampa francese si è piuttosto concentrato sulla dimensione politica interna e sulle vicissitudini di un esecutivo in calo di consensi. Anche le misure anti-rom volute dal presidente Sarkozy, intenzionato a lanciare una nuova offensiva sul versante della sicurezza nel tentativo di riconquistare parte della popolarità perduta, pur implicando conseguenze sul fronte comunitario (1), sono state trattate prevalentemente come questioni domestiche (2). Con la rentrée di settembre la ripresa in grande stile dei movimenti di protesta contro alcune iniziative del governo, ha contribuito a oscurare ulteriormente la dimensione europea dalle pagine dei principali quotidiani francesi: sabato 4 settembre Parigi è stata attraversata da una imponente manifestazione contro «l’odio e la xenofobia», indetta da un centinaio di organizzazioni anti-razziste, partiti di sinistra e sindacati; martedì 7 settembre, invece, la Francia è stata paralizzata dallo sciopero generale contro la riforma delle pensioni presentata il giorno stesso all’Assemblée nationale.

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9 Settembre 2010 - Categoria: memoria e storia, narrativa

Il vino rosso zuccherato di mio nonno Zizzu di Francesco Obinu

Quando nasce la radice di un sentimento? Qual è il momento in cui viene gettato il seme di un convincimento che ci appassiona e orienta la nostra esistenza?
Le vacanze estive della mia infanzia erano piacevolmente segnate dalla visita ai nonni paterni, che abitavano a Domusnovas nell’Iglesiente. Non appena la scuola elementare lasciava liberi me e mia sorella, nostro padre prendeva le sue ferie e si facevano i preparativi per quel lungo viaggio che i due bambini non vedevano l’ora di cominciare. Mentre la mamma sistemava le ultime cose nelle valigie, si aspettava soltanto che il papà tornasse a prenderci dopo avere fatto il pieno di benzina all’unico distributore del paesino di Fertilia.
Il viaggio era elettrizzante per noi bambini, forse un po’ meno per i nostri genitori, che ad un certo momento non ne potevano più del nostro interminabile vociare e delle nostre cantate a squarciagola!
Poi l’abbraccio con i nonni, con gli zii; il cortile, l’orto, il pollaio; il vino rosso zuccherato di nonno Francesco (sì, ma solo una goccia bambini, mi raccomando…)!
Un giorno di una di quelle magnifiche estati, sarà stato il 1972 o ’73 (chissà), il nonno, seduto su una di quelle piccole sedie tipiche dell’artigianato sardo, all’ombra del grande albero dei fichi verdi, mi chiamò e io mi accomodai sulle sue ginocchia.
Mi chiese della scuola, dei miei voti, delle materie che preferivo… Poi mi disse che più avanti, alle “medie”, avrei cominciato a studiare la storia della prima guerra mondiale.

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8 Settembre 2010 - Categoria: politologia

Agosto tranquillo, ma non troppo di Paolo Pombeni

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Editoriale II Agosto 2010

Agosto è il mese delle ferie anche per la politica, inclusa quella europea: almeno come tendenza generale, perché le eccezioni, come vedremo, non mancano. Del resto in una società dominata dal ruolo dell’informazione c’è da sapere che questa non va mai in vacanza, e che, anzi, c’è una segreta speranza che la gente, meno presa dal vortice degli impegni quotidiani, sia più disponibile a prestare attenzione a dibattiti che altrimenti risulterebbero spesso astrusi. Aggiungiamoci che qualche evento più drammatico o drammatizzabile può sempre infilarsi fra le pieghe delle vacanze e mettere un po’ di pepe nella cronaca politica: come vedremo questo è avvenuto in tre paesi europei, cioè in Italia con la crisi della maggioranza di centro-destra, in Belgio con la difficoltà persistente di trovare un accordo fra le due “nazioni” che formano quel paese, ed infine in Francia con la decisione di Sarkozy di aprire una nuova fase della politica contro l’immigrazione.

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5 Settembre 2010 - Categoria: recensioni

Comprendere il mondo tra fisica, psicanalisi e Qabbalà di Cristiana Dobner

L’unità della conoscenza

Un saggio si legge alla scrivania muniti di carta e penna, un romanzo distesi sulla spiaggia, una storia delle idee in veste letteraria richiede una comoda poltrona per godersi, paradossalmente, un viaggio nel “mondo di fuori e nel mondo interiore”, in compagnia di grandi geni, della fisica, della psicanalisi e della Qabbalà, ma come osarlo ben sapendo di non essere “genio” e neppure qualificato esperto in almeno uno dei tre campi?

Tom Keve, fisico ebreo ungherese, si è posto il problema e ne ha indicato la soluzione: l’umanità dei grandi, i loro scacchi e i loro problemi palesano la strada che consente a chi, genio non è, di comprendere quanto costoro hanno intuito ed elaborato. Perché mai questa triade, di intreccio e di incrocio, per di più in piena Mitteleuropa?

La copertina dell’edizione francese (Triad, Paris, Albin Michel, 2010) introduce suggerendo un interrogativo: chi mai sono i sei personaggi? Inizia così la prima tappa del grande viaggio che, avanzando nelle cinquecento e più pagine, si rivelerà iniziatico, proprio come lo fu per l’autore: fisico di professione, naturalizzato in Inghilterra, che attraversò il deserto della depressione ed entrò in analisi. Malgrado la difficoltà organica ed esistenziale, Keve rimase molto percettivo su quanto gli avveniva: scrutando se stesso, scoprì “le differenti correnti” che lo abitavano e, nel contempo, abitavano il mondo. Ne conseguì la lettura appassionata di Jung e la scoperta dell’amicizia dello psicanalista con il fisico Wolfgang Ernst Pauli, tesi a comprendere loro stessi, ma anche il mondo. La sollecitazione alla sintesi personale ormai era attivata.

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3 Settembre 2010 - Categoria: storia

Massoneria e leggi antireligiose nella Spagna repubblicana di Vicente Càrcel Ortì

Durante il primo trimestre repubblicano, in Spagna dal 14 aprile al 14 luglio 1931, data dell’apertura delle Corti costituenti, l’attività legislativa del Governo provvisorio, che non aveva ancora ricevuto una legittimazione politica, fu alquanto intensa. Molte misure allora adottate, e altre che lo sarebbero state nei mesi successivi, relative alla Chiesa – oggi accettate pacificamente dai vescovi in generale e forse anche dalla maggior parte dei cattolici ragionevoli – nel 1931 risultarono molto conflittuali e polemiche dal punto di vista sia del contenuto sia della forma, in quanto lo Stato per secoli aveva regolato le sue relazioni con la Chiesa tramite concordati e accordi che avevano rango di trattati internazionali e, di conseguenza, effetti civili. Inoltre il nuovo ministro di stato, Alejandro Lerroux, nel primo incontro che ebbe con il nunzio Federico Tedeschini, promise formalmente che nulla, assolutamente nulla di ciò che riguardava la Chiesa, sarebbe stato trattato senza consultare previamente la Santa Sede.

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2 Settembre 2010 - Categoria: memoria e storia

I porcari figli di Agostino e le bardane. I rimedi di mio nonno di Antonio Maria Murgia

Nella memoria della mia fanciullezza, quando vivevo in Chiaramonti (Sassari) nella località Cantinu in Chirralza, negli anni Quaranta del Novecento,  mi rammento la famiglia “Agostino”, composta da Agostino e dai figli Giovannino  e Annamaria,  e dai figli di quest’ultima Giuliano, Luigi, Renzo, Ida.

Il loro ruolo era quello di occuparsi dei maiali. Di giorno vigilavano sulle bestie libere di procacciarsi da mangiare per le tanche con fil di ferro al muso per non danneggiare i terreni. Di notte, stando nelle postazioni, costituite da tre pinnettas, all’interno del recinto a muro a secco formato dalla porcilaia i porcari vigilavano affinché i maiali non uscissero dal recinto. Le tre postazioni, equidistanti a triangolo, lungo le pareti interne del grosso recinto. venivano costruite con arte da muri a secco. La notte, i figli di Annamaria, armati di fucile, calibro 16, vegliavano sui i maiali, per impedirne il furto. Una notte di primavera,però, arrivarono dieci uomini armati che portarono via tutti i maiali. I custodi tentarono invano di opporsi alla bardana, ma non ci fu niente da fare. Anzi sul petto di Giovannino lasciarono il segno della bocca del fucile, marchiandolo a vita.I componenti della bardana erano sicuramente dei paesani assai contigui alla malavita, che riforniva così gratuitamente i macellai che lucravano su queste vere e proprie grassazioni.

Mio padre tuttavia non si scompose, come al solito, e denunciò il furto in caserma, come di consueto i militi non rintracciarono i briganti. Del resto l’abigeato all’epoca in Anglona e in tutta l’Isola era fiorente.Dalla volta mio padre diede disposizione ai porcari di imbandire dei banchetti a base di porcetti man mano che questi andavano verso lo svezzamento. I briganti capitarono altre volte, ma se ne andarono con le pive dentro il sacco perché trovarono la porcilaia vuota. I macellai di paese cominciarono così a combinare meno affari sulle spalle di mio padre che insieme ai porcari e alla famiglia si beffava di loro a corti di carne rubata.

Assegnazione di porco ad ingrasso per Agostino

Nel 1944, avevo sette anni, e  mi fu dato il compito di percuotere con un bastone  dei secchi, appesi in un’apposita forca, per richiamare dal pascolo brado e dal fiume i maiali dar loro da bere il siero (sa giota) della ricotta. Mentre i maialetti consumavano il pasto  mio padre mi disse di scegliere uno tra i tanti maialetti che allineati con la testa di fronte all’altro mangiavano, con ingordigie e prepotenza, gli avanzi di scarto della lavorazione del latte. Subito indicai a mio padre il maialetto scelto per Agostino, riservato all’ ingrasso e destinato alla numerosa famiglia dei porcari. Dopo qualche giorno  mio padre decise di separare dal gruppo il maialetto prescelto, e mi disse tutto sorridente:

–      Adesso dove sarà il maialetto scelto?-

–       Risposi: – Eccolo!-

–      Come hai fatto a riconoscerlo?-

–      Ha lo stesso colore del fumo della pipa di Agostino- risposi.

–      Bravo! Aggiunse mio padre.

–      Prese il maialetto e lo consegnò ad Agostino per l’ingrasso, da macellare a tempo debito. a favore della famiglia del porcaro. Il predestinato fu rinchiuso in sa cherina, nel recinto.

–   Come ai fatto a riconoscerlo? Per me era semplice, in quanto  l’assomigliavo al colore del fumo della pipa di Agostino, Cosi lo chiusero in sa cherina per essere ingrassato, tutto per la famiglia  di Agostino li addetti alla custodia.

Agostino fumava in disparte, accortosi che io stavo a debita distanza da lui,  mi invitò ad accostarmi a lui, ma io gli risposi che non amavo il fumo della pipa.

-Perché  non vieni mai vicino a me? risposi

-Perché non mi piace il fumo della pipa.-

Tutti i giorni continuava a fumare con la sua pipa come se niente fosse, esercitandosi a gustare il trinciato male odorante e sbattendo  il lamierino del coperchio  in modo tale che si sentisse a distanza.

In aggiunta sputava a lunga distanza, come i fumatori dei film wuestern.

Il furto dei capretti

In seguito toccò ai caprai fratelli  Giuseppe e Giovanni Murruzulu ai quali i soliti briganti portarono via più di 100 capretti, sistemati in  s’ascone, una enorme baracca a forma di capanna con due caditoie di acqua una specie di costruzione assomigliante alle case dei giganti.

Si usavano dei pali, conficcati  per terra, convergenti tra di loro, legati con del giunco secco, con delle pertiche  messe  trasversalmente,  per poi appoggiarvi le frasche verdi, da tenuta, ricoperte di terra, da cima a fondo, con fianchi inclinati a 45 gradi. Sul davanti   la porta d’accesso. Il pavimento veniva ben tappezzato di materiale tenero verde, “mudeiu,” cisto che mandava affrori, da far starnutire. Sembra di sentirlo tra le narici. I capretti chiusi nella baracca starnutivano in coro. Immancabilmente ogni anno venivano rubati da ladri non tanto sconosciuti, cosi subivamo queste ruberie, che danneggiavano tutti gli addetti e il proprietario. Però mio padre, suo malgrado incoraggiava tutti dicendo :

– Teniamo duro che prima o poi la smetteranno di rubare il nostro bestiame.

Se si pensa   che ci si dibatteva per dare da vivere a dei bravi caprai con le rispettive famiglie, purtroppo tutto andava  tutto andava in fumo, a danno degl’innocenti.

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25 Agosto 2010 - Categoria: versos in limba

A su poete Bainzu Truddaju di Antonino Mureddu

Sempre bi penso deo adaju adaju
ad ogni cosa bene chi cunfronte.
Bainzu fis pastore e fis messaju:
fit su tou  grande diletu ,altu conte,
su re ses tue Bainzu Truddaju
ch’as coronadu a totu Tzaramonte.
Ca Deus t’as dadu su destinu
su primu in su poeticu caminu. 8
In sos iscritos t’iden frequente
poeta veru e de potente gradu
ca tenes de su Tirso una sorgente
e nd’ as in sa Sardigna isfrutuadu
cun Remundu e cun Pepe ses istadu
sempre in poesia cumpetente.
Como sa sorte mala su motivu
de cuss’arte famosa ti nd’at privu. 16

Cando tenias cudda murghiola
fis sempre sorridente ite cucagna!
s’allegria de tota sa campagna
sa rima ti essiat sola sola.
E isterrias su trigu in s’arzola
e in terra tua e in terra istragna.
No ponias su trigu in abbandonu
ca s’alimenti fit su pius bonu.24

Ti  lasso Ainzu cun abile impresa
ca so istracu e devo ivviare
sempre imbares sanu pro difesa
sos poeteddos potas ajuare.
E passes tue una bona etzesa
fin’a chent’annos sanu pro arrivare.
Sempre mannu e e nobile che conte
ses su primu poete de Tzaramonte. 32

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