Dae S’Ischiglia del gennaio del 1949. Antonio Cubeddu, viveva i suoi 87 anni e pubblicava questo sonetto che vogliamo dedicare a tutti coloro che si sentono in sintonia con i sentimenti del poeta.
Su volubile tempus es presente
Giambat in amarena sa dulzura.
Non si attitet niunu in gioventura
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16 Settembre 2010
- Categoria:
cultura
La pubblicazione del romanzo di Michela Murgia, Accabadora, vincitrice del Campiello 2010, ha spinto molti a trattare l’argomento. Dopo aver letto un breve contributo di Claudia Zedda su internet nel suo sito Karalis Weblob, ho chiesto all’amico Pittau un suo intervento ed egli gentilmente mi ha inviato questo articolo pregresso che pubblichiamo in attesa di “un nuovo mio articolo sulle accabbadoras, nel quale citerò anche il tuo lontano ricordo, che ha tutta l’apparenza di essere vero. Per adesso ti mando un pezzo che riassume due miei precedenti scritti sull’argomento.” Il mio confuso ricordo è quello d’aver udito che per aiutare a morire qualcuno che (morto già cerebralmente) continuava a respirare senza porre fine all’interminabile agonia si procedeva a gettare nel fuoco unu giuale (un giogo da buoi) che ravvivando la fiamma toglieva ossigeno all’ambiente e favoriva la fine dell’agonia del moribondo. (A. T.)
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Commenti disabilitati su S’accabadora in Sardegna ovvero l’eutanasia o “buona morte” di Massimo Pittau . Leggi tutto
La verità non è un’opinione
La beatificazione di John Henry Newman certifica che egli ha vissuto da vero discepolo di Cristo, lui che alla domanda rivoltagli da un bambino – “Chi è più grande: un cardinale o un santo?” – aveva risposto: “Vedi, piccolo mio, un cardinale appartiene alla terra: è terrestre; un santo appartiene al cielo, è celeste”. Ma mette in evidenza anche – è elemento fondamentale della vita di Newman – l’uomo che per tutta la vita ha cercato la verità con una onestà intellettuale e una capacità di tener conto di tutti i fattori che lo hanno reso un precursore di molte scoperte divenute patrimonio comune della Chiesa.
Il pensiero newmaniano non è facile da sintetizzare in un sistema unitario: Newman è un profondo pensatore, una personalità intellettualmente poliedrica che, anche negli scritti apparentemente più teorici, si è lasciata guidare da avvenimenti interiori ed esterni, come ha messo in evidenza Roderick Strange nel suo recente John Henry Newman. Una biografia spirituale: “fu sempre più interessato alla realtà che alla teoria. Si occupava di ciò che veramente accadeva”.
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Due storici di rilievo, Ettore Pais e Raimondo Bachisio Motzo, avevano invitato Antonio Taramelli a dare una delineazione della civiltà nuragica non dall’unico angolo visuale dell’archeologia, ma anche da quello di altre discipline dell’antichistica. Ma il Taramelli non se l’era data per intesa, tanto è vero che in due differenti occasioni, in implicita polemica coi due storici, aveva scritto testualmente: «L’archeologia preistorica è oggi matura nei suoi metodi e nelle sue ricerche; non è più la modesta ancella sussidiaria, ma raggiunge le sue proprie conclusioni in base alle osservazioni proprie ed ai suoi propri metodi. Se queste si accordano con quelle raggiunte dalle scienze affini, tanto meglio; se no tanto peggio per quelle» (anno 1929).
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14 Settembre 2010
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storia
Abbiamo provveduto a pubblicare i primi tre capitoli del saggio. Angelino Tedde, Francesco Obinu, Gli esponenti della rivoluzione Bianca a Sassari. L’impegno politico di Nino Giagu De Martini (1956-1980), Associazione Alcide De Gasperi, Sassari 2005 pp. 328. Vista la pressione di alcuni studiosi e, resosi pressoché irreperibile il libro, offriamo ai nostri lettori, il cap. IV e quelli di seguito, autore Francesco Obinu.
La “rivoluzione bianca”. Gli esordi nella politica regionale (1956-1970)
Raccontare trent’anni e oltre di attività politica ai più alti livelli regionali, coronati dall’elezione fra i senatori della Repubblica e da incarichi nei governi nazionali, non è un compito che si possa svolgere in modo esauriente in un centinaio di cartelle.
Così, queste ‘note’ sulla figura politica di Nino Giagu De Martini – che entrano a far parte della collana dell’Associazione intitolata ad Alcide De Gasperi, fatta di pubblicazioni sempre ben documentate e curate ma mai voluminose –, si propongono di essere uno strumento di consultazione agile e in grado di dare, in una ricca sintesi, il quadro completo della carriera di uno dei massimi rappresentanti della classe dirigente sarda.
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14 Settembre 2010
- Categoria:
cultura
Abbiamo chiesto alla redazione dell’Osservatore Romano di poter attingere alcuni articoli d’interesse culturale e religioso. Non abbiamo avuto risposta e siccome chi tace acconsente, pensiamo che non si veda male l’operazione. D’altra parte riteniamo che i nostri lettori cerchino di attingere dalle nostre pagine notizie e dati di un certo livello culturale e scientifico. Alla tavola rotonda alla quale ci ispiriamo possono partecipare sia credenti sia non credenti purché rispettosi della personalità di ognuno. Qualcuno ci ha anche sussurrato che il nostro orientamento religioso è evidente, ne siamo orgogliosi. Come sono liberi gli atei, gl’indifferenti, gli anticristiani e gli anticattolici di partecipare al nostro convitto credo possiamo esserlo anche noi. I cattolici tra il 1860 e il 1929 sono stati una minoranza politica e spesso culturale e religiosa, almeno a livello intellettuale, ora sembra che lo siano ancora dal momento che certi sedicenti intellettuali truculenti da periferia urbana hanno osato scrivere che chiunque frequenta la chiesa rischia di diventare credulone bigotto e democristiano. Si facciano un esame di coscienza questi prostituti dell’intelligenza e rivolgano a se la taccia di creduloni e di bigotti marci delle loro idee malsane e fallaci e si vergognino dal punto di vista culturale di indicare al disprezzo i democristiani di ieri e di oggi, di certo non hanno avuto uomini della stazza criminale di Stalin e dei suoi satelliti e nemmeno uomini e donne allo sbando intellettuale e morale.Con grande piacere presentiamo questo breve profilo del giornale vaticano. (Angelino Tedde).
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13 Settembre 2010
- Categoria:
cultura
Il sogno della principessa
Una volta, molto tempo fa, prima ancora che fosse dato un nome ai fiori che palpitavano e fremevano sotto le mura battute dalla pioggia, a un’alta finestra erano seduti una principessa e uno schiavo intento a leggere una storia già allora antica; o piuttosto, per essere più prosaici, nel piovoso pomeriggio delle None di maggio dell’anno di grazia (come poi venne computato) 273, nella città di Colchester, la fulva Elena, ultima figlia di Coel, Grande Capo dei Trinovantes, stava a guardare la pioggia mentre il suo maestro leggeva l’Iliade di Omero in parafrasi latina.
Visti in quella rientranza della fortezza potevano dare l’impressione di una coppia stranamente assortita. La principessa era più alta e snella di quanto fosse conforme al gusto dominante; i suoi capelli, che al sole talvolta erano d’oro, più spesso nella sua nebbiosa patria sembravano di rame scuro; gli occhi avevano quella melanconia – insieme risentita, astratta, ma non senza una venatura di sacro rispetto – tipica dei ragazzi britannici alle prese con i classici. Durante brevi periodi dei successivi diciassette secoli la sua sarebbe stata giudicata bellezza; essendo nata troppo presto qui a Colchester, tra la sua gente, era considerata né bella né brutta.
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11 Settembre 2010
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cultura
Con grande strombazzamento della stampa è stata di recente prospettata la tesi, secondo cui la Sardegna antica si identificava con l’Atlantide di cui ha parlato il filosofo greco Platone. Io sono dell’avviso che questa tesi sia del tutto campata in aria.
È abbastanza noto che Platone, anche per le sue doti di poeta, esemplificava e concretizzava le sue tesi filosofiche fondamentali con altrettanti miti o favole, che creava appositamente ex novo. Il mito platonico più noto è quello dalla caverna, la quale rappresenta la realtà sensibile o delle ombre, mentre la vera realtà, quella intelligibile o delle idee (Iperuranio) è quella fuori della caverna. E un altro famoso mito platonico è quello di Eros figlio dell’Ingegno e della Povertà. Ebbene il mito dell’Atlantide è stato creato da Platone per sostenere la sua famosa tesi dello “Stato Ideale”.
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