Milano (AsiaNews) – Lo spettro di un nuovo Vietnam si affaccia nel Mediterraneo. Quello che fino a un mese fa veniva chiamato “intervento umanitario” per salvare i libici dalle violenze di Gheddafi è ormai divenuta una guerra. Nonostante gli appelli di Benedetto XVI (anche il giorno di Pasqua) a favorire la diplomazia sulle armi, l’Italia ha ormai deciso un’escalation, offrendosi di bombardare “obbiettivi in Libia”. Giorni fa gli Stati Uniti hanno dato l’ok all’uso di aerei droni per colpire obbiettivi militari (gli stessi droni che in Pakistan fanno vittime fra i civili).
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Commenti disabilitati su La guerra di Libia, un altro Vietnam di Maurizio d’Orlando . Leggi tutto
Qualche giorno fa un certo Asor Rosa, di anni 78, con speranza di vita di un altro anno, visti gli ultimi dati demografici, si addormentò sulla panchina di un giardino pubblico con baffi e cravatta e un bel mazzo di bancomat ,si sentì chiamare da una voce misteriosa che gli suggerì di organizzare un golpe contro l’odiato tiranno premier.
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Commenti disabilitati su La caduta dal letto di tre baroni (da bara) incontinenti di Ghigno di Tonca . Leggi tutto
Con immensa gioia porgo i più sinceri e cordiali auguri di serene festività di Pasqua a tutti i collaboratori e ai visitatori che da varie parti della Sardegna, della Penisola, dei cinque continenti ci onorano, contribuendo tutti ad arricchire questa ideale tavola rotonda con la quale cerchiamo di allargare e diffondere le nostre conoscenze. Un particolare ringraziamento al prof. Paolo Pombeni e alla sua squadra, a Prof. Gian Paolo Brizzi, entrambi dell’Università di Bologna, alla Prof. ssa Silvana Carla Fasce dell’Università di Genova.
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Su giru de su sole e de sa luna cun issu, die pro die si faghet pius lughente: pro a nois est cumintzadu su tempus de su sole.
S’emisferu australe s’illuminat semper pius e su boreale a pagu a pagu che ruet in s’iscuru. Sas dies nostras si faghent pius longas, cuddas issoro como s’incurtziant de pius. E nois, fortunados, cun custu bellu sole, faghimus Pasca de Abrile.
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II primo censimento della popolazione italiana, nel 1861, registrava, fra le molte differenze che marcavano i caratteri del nord e sud della penisola, la vistosa discrepanza tra le diverse regioni in ordine al grado di alfabetizzazione. La Sardegna non è stata oggetto di ricerche approfondite in merito a questo aspetto della sua storia. È prevalsa la semplificazione, comune peraltro a tutto il centro e sud Italia, che risolveva la questione entro le dicotomie istruzione/analfabetismo, scrittura/oralità. Tali dualità finivano per tradursi, poi, in connotati morali descritti dal binomio civile/barbaro. Questa ricerca, grazie a sondaggi condotti negli archivi comunali, diocesani e di Stato, mira a mettere in luce la complessità del contesto entro cui svilupparono le intelligenze, si articolarono i gruppi, si educarono i ceti popolari e si riprodussero le leadership in Sardegna dal 1720 al 1848.
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MUSEO EUROPEO DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

Después de más de diez años de trabajo la Universidad de Bolonia se enriquece con un nuevo y original museo: el Museo europeo de los estudiantes. Como la más antigua universidad europea y sede de las primeras universidades estudiantiles del mundo entero, el Alma Mater ha promovido una iniciativa cultural para favorecer el conocimiento y el estudio del mundo estudiantil, dando vida a una estructura que se proyecta más allá del museo mismo, como centro permanente de documentación de la historia de los estudiantes. El primer proyecto con el que arranca el Meus nace del encuentro entre históricos que estudiaban la presencia estudiantil en las universidades y exponentes de asociaciones de ex-estudiantes que deseaban donar objetos, memorias, periódicos vinculados con su experiencia estudiantil, con la intención de dar vida a una exposición sobre el tema de las asociaciones goliárdicas que habían caracterizado la vida universitaria antes de 1968. Esta primera experiencia hizo madurar una idea más ambiciosa: dar vida a una exposición permanente dedicada a la historia de los estudiantes universitarios europeos desde sus orígenes hasta hoy.
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Immagini dell’alterità e dell’identità nelle rappresentazioni dello spazio del mondo classico: modelli culturali e retorica[1].
Il sistema delle rappresentazioni dello spazio elaborato dal mondo classico è un argomento che ha ricevuto e continua ad ottenere grande attenzione da parte della geografia storica e della storia del pensiero geografico antico, ma anche da parte dell’archeologia, dell’antichistica, della geografia della percezione e della psicologia storica. In queste pagine, vorrei pormi delle domande su come gli antichi hanno pensato lo spazio, non dal punto di vista delle scienze geografiche o della concezione del territorium quale ambito geografico di un dominio politico-militare, ma dal punto di vista delle immagini mentali. Tali immagini non sono mai arbitrarie, poiché risultano strettamente funzionali alle modalità con cui i gruppi umani si legano allo spazio fisico.
Le fonti di riferimento a cui attingiamo appartengono alla letteratura intellettuale, poiché della cultura intellettuale è espressione la quasi totalità dei testi letterari greci e latini a noi pervenuti; perciò, ci troviamo di fronte ad un incrocio di sapere e immaginario, dal momento che la letteratura tratterà sempre degli spazi e dei luoghi in quanto proiezioni di significati. Non si parla, quindi, di rappresentazioni mentali soggettive in rapporto all’individuo, ma di rappresentazioni mentali della sfera collettiva e di significato pubblico, nelle quali gli oggetti della rappresentazione geografica, sia essa mentale, sia essa figurata o descrittiva, vale a dire fiume, bosco, palude, colle, deserto, isola, porto, città, sono di elementare evidenza[2].
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La parte più rimarchevole delle emergenze del sito è costituita dagli imponenti ruderi dell’antica parrocchiale di San Matteo, che occupano l’angolo nord-occidentale del pianoro di Monte Cheja.
Nonostante la solennità delle strutture mancano completamente studi architettonici e stilistici. Purtroppo la veloce degradazione di cui sono state oggetto, con il crollo e lo spoglio di molte murature, rende sempre più difficile la lettura del monumento. E se i recenti restauri hanno avuto il merito di bloccare (o rallentare?) il degrado e di consolidare la fabbrica, conseguenze non altrettanto positive ha avuto per l’analisi stratigrafica degli elevati. L’uso indiscriminato infatti di malte negli spigoli e nei punti di contatto fra i vari elementi architettonici, i rimaneggiamenti effettuati senza alcun rispetto delle tecniche originarie, donano si ai ruderi un candore piacevole a vedersi ma altresì appiattiscono e omogeneizzano le differenze originali.
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