19 Luglio 2012 - Categoria: c'est la vie

International e-mail di Franzisca Passiu

Dalla nostra corrispondente in Inghiltrrra

“Ciao Ange de Clermont!

Come stai? Scusa il ritardo, ma questo è il mio primo giorno libero dopo due settimane! Purtroppo lo schiavismo perdura anche nella civilissima Inghilterra. Hai visto come ce le hanno suonate gli spagnoli….que verguenza y que paliza! Immagina me, unica italiana, attorniata da nemici ahahah

Qua tutto procede abbastanza bene, piove sempre e i vari Minosse, Caronte & co neanche ci sfiorano…anzi diluvia un giorno si e l’altro pure! Sto cercando di guardarmi intorno per trovare altri lavori, perché purtroppo mi è toccato stare nel peggiore posto del fast food, la cucina, ed è duro su tutti i livelli…caldo, rumori infernali, pressione, urla dai capi. Un paio di giorni mi è anche toccato fare volantinaggio, sarebbe bello….se non diluviasse e ci fossero 12 gradi! Perciò spero di trovare qualcos’altro, magari nelle pulizie! Mi sono informata presso un ostello e mi hanno detto che probabilmente tra un mese avranno bisogno di qualcuno…speriamo bene!

Ciao

Franzisca Passiu”

Commento: ci vuole coraggio ad apprendere l’inglese, Franzisca a questo punto è davvero un’eroina.

“19 luglio, Ciao Ange de Clermont, qua procede tutto come al solito….niente di nuovo, l’altro giorno è passata la Torcia Olimpica, ma pioveva a dirotto

quindi ho rinunciato. E’ ovvio che qua non sto bene, nel senso….a chi piace vivere in un posto dove a luglio piove sempre e fa freddo.

E’ ovvio che penso dopo anni di studio essere comandata da una ventenne nana semianalfabeta che non le va bene niente non rientrava certo nei miei piani, ma credo che quello che sto facendo io lo dovrebbero fare tante altre persone invece che stare allordonite a casa aspettando per un qualcosa che non arriverà mai. E’ ovvio che se in Italia e Spagna ci fosse un barlume di trovare qualcosa non starei qua, ma non vuole entrare in testa che non è così e quel poco che c’è (veramente irrisorio e al limite dello sfruttamento) sicuramente non si ottiene senza inglese e l’inglese, come tutte le lingue, si impara dove si parla sicuramente non in scuole da tre ore a settimana, perché? Semplicemente quando esci dalla scuola non esiste più sforzo, torni a casa e continui a parlare con i tuoi amici, guardare tv, leggere giornali, fare la spesa….tutto rigorosamente in italiano. Mentre qua ogni giorno è uno sforzo, ogni giorno sei obbligato ad imparare parole nuove al supermercato, in tv, a lavoro, facendo la spesa!

E’ pacifico che non starei qua se tutto ciò fosse possibile farlo comodamente da casa, purtroppo alla nostra generazione è toccato pagare un prezzo alto e la cosa peggiore è che molti dei miei coetanei non vogliono capire cosa sta accadendo. Non voglio essere catastrofica, ma tutte le persone che sono uscite dall’Italia fanno fatica a rientrare perché non riescono a trovare niente a delle condizioni accettabili (non dico buone! solo accettabili).

L’Inghilterra non è la panacea, ha i suoi problemi e molte cose che ho visto qua non mi sono piaciute….però vuoi paragonare con lo stare a casa a 30 anni e lasciarti vivere? No thanks! Detto questo, sogno di tornare presto in Italia e vedere il mio meraviglioso mare…spero non rimanga un sogno irrealizzato per troppo tempo!

Ciao

Franzisca”

 Cara Franzisca, hai ragione, anche qui i laureati in economia e commercio fanno i contabili in negozi di mobili, le infermiere operano in cooperative accontentandosi di lavori a domicio (prelievi, iniezioni ecc.). Mi fa riflettere che qui le badanti si becchino 890 euro al mese più gli oneri sociali. I praticanti avvocati o commercialisti non si prendono un fico secco, se non si procurano in famiglia e dintorni un pò di clienti. Tempi brutti sono e spero che dopo che avrai appreso bene l’inglese con la tua bella laurea potrai lavorare in vari settori. Certo la vita è dura e i tempi sono nequitosi, speriamo in un futuro migliore. Ciò che mi spiace è che non potrai dire che hai visto la fiamma olimpionica, maiale boia, perché in inghilterra i reni delle nuvole sono scassati e continuano a far la  pisciarella. Tutto sommato i nostri tempi erano migliori: gli anni Sesssanta pieni di speranza, nei Settanta ci siamo arrangiati con un prestito crucco ipotecando non so quanta parte della ricca riserva aurea. Gli anni Ottanta ci hanno offerto opportunità di lavoro a tempo indeterminato, i Novanta hanno cominciato a dare segni di declino, nel Duemila siamo allo sbando. Eppure devi vedere tutte le sere in città ogni genere di divertimento gratuito: film, pupazzi da strada, commedie in vernacolo, gruppi musicali, sagre e centomila altri accidenti, mentre al mare, la gente mostrando il seno al sole, si getta in acqua e sgambetta come un delfino. Non ti parlo dei paesetti, a O. il sindaco ha speso 24 mila euro per un certo Rujons, mentre i lavoratori con laurea, socialmente utili, puliscono le strade bighellonando alla grande.

Si achitettano storie, “lende” senza fine e il tempo passa, giorno dopo giorno, e la vecchiaia incombe come una saetta e le agenzie funebri anche nei piccoli centri fanno affari d’ora, intanto già pagano i parenti. Un becchino d’accatto viene pagato cento euro per portare con altri tre soci, l’estino dal carro funebre Suv in chiesa o al cramatoio e poi non trovi un cristiano per pulirti dai rovi la campagna o raccogliere le olive. Mondo boia viviamo in mezzo ad un immenso manicomio da quando li hanno chiusi hanno tracimato all’aria aperta.

In attesa di altre corispondenze, abbiti i miei più vivi auguri. God bless you!”

Ange de Clermont”

 

Leggi tutto
16 Luglio 2012 - Categoria: cahiers de doléances

Sardegna di mano in mano (1700-1720) di Cristiano Sabino a contivizu de Domitilla Mannu (Italiano, Sardo)

Su richiesta di Domitilla Mannu pubblichiamo questa relazione di un esponente A Manca Pro s’Indipendentzia de sa Sardigna, di un professore manualista di Filosofia (non ci risultano opere scritte né di Filosofia né di Storia). Non ne condividiamo né l’analisi storica né le conclusioni, a parte il discorso sulla riduzione delle zone militari nell’isola. I sardisti dal primo dopoguerra si sono divisi in mille rivoli tra fazioni moderate e fazioni estremiste. Avremmo voluto un discorso documentato e non una forma di comizio. Lo consideriamo un cahier de doleance in cui ognuno risponde per sé senza coinvolgere l’impostazione culturale del blog. Angelino Tedde

Custa relata de su prof. Cristianu Sabino est parte de sos atos de sa Cunferèntzia, titulada ” Sa Sardigna dae manu in manu” ammanizada,in Tàtari, cun s’amparu de s’assessoradu a sa cultura de sa Regione, dae s’Assòtziu Culturale ” Pro no ismentigare” su 27 de maju de su 2011, pro afestare ” Sa die de sa Sardigna. Sa parte in sardu est istada bortada, cun su contivizu de s’Assòtziu.

Il mio intervento tratta del destino della Sardegna, che pare sia quello di passare di mano in mano, senza un suo percorso autonomo, autodeterminato e sovrano, infatti si parla sempre di una storia aggettivata, una storia in cui si parla di Sardegna romana, Sardegna bizantina, Sardegna aragonese, Sardegna spagnola, Sardegna austriaca, Sardegna piemontese, Sardegna italiana; ma mai di una Sardegna sarda, sembra una maledizione, un crudo destino del nostro popolo. Io, come filosofo della storia, vedo la realtà da una prospettiva diversa di quella di uno storico e mi rifaccio a quanto diceva il filosofo Benedetto Croce, che “Ogni storia è sempre storia contemporanea”, questo significa che noi nella storia cerchiamo sempre noi stessi, quando andiamo a cercare una storia nel passato cerchiamo sempre il nostro presente, non cerchiamo mai un passato staccato da noi. Per questo, se nel corso di questa mia breve relazione, vi sembrerà di aver già sentito parlare delle cose di cui sto trattando e di una straordinaria somiglianza con la Sardegna di oggi, credo sia il frutto di un “errore della mente” perché oggi la Sardegna, appunto, vive una sua totale libertà, vive una sua totale sovranità, vive una sua totale identità. Le classi dirigenti sarde sono totalmente autonome nelle loro decisioni, e quindi finalmente il nostro è un popolo libero. Ma se ancora i conti non vi tornano, se non credete che il popolo sardo sia in effetti libero e sovrano, allora chiedetevi perché e interrogatevi sulle ragioni storiche che ci hanno portato a questo.

Leggi tutto
16 Luglio 2012 - Categoria: filologia

Materiale Lessicale di Massimo Pittau

 abacus «àbaco, scacchiera, tavoletta, tavolino, mensola», che deriva dalla lettura vocalizzata delle prime tre lettere dell’alfabeto latino ABC (LTL, s. v.), proprio come è avvenuto per il lat. abecedarium, l’ital. abbiccì, il franc. abécé, ecc. (l’àbaco infatti era una tavoletta su cui si facevano i conti coi numeri, i quali – come è noto – erano indicati con le lettera dell’alfabeto. Respingo l’etimologia vulgata della derivazione del vocabolo latino da quello greco ábax, anche perché questo è praticam. privo di etimologia; GEW, Nachträge, DELG). Il vocabolo lat. è entrato nell’etrusco dando luogo al corrispondente apcar «abbachista», cioè “contabile” (propriam. < *abacarius), che compare inciso in una gemma accanto alla figura di un giovane che fa i conti su una tavoletta (ThLE 62, LELN 33, DETR 51).

Leggi tutto
13 Luglio 2012 - Categoria: memoria e storia

Ricordando Maria Teresa Satta di Ange de Clermont

Affrontando la morte in piedi così come visse ci ha lasciati Maria Teresa Satta, una ragazza  e una donna intrepida, madre e nonna di un unico figlio e nipote.

La sua esistenza non è stata contrassegnata da carriera politica o sindacale, ma da semplice dipendente di un ente parastatale, dal suo ruolo di madre e di nonna.

Compagna permanente alla sua quiescenza è stata la sua sofferenza fisica che tuttavia non ha piegato la fibra di donna fiera del suo ruolo di madre e di nonna.

La schiettezza hanno contraddistinto le sue  relazioni umane sia sul posto di lavoro sia fuori di esso.

La sua passione dopo il figlio e il nipote sono stati i fiori che con sensibilità particolare sapeva coltivare e ingigantire da rendere davvero floreale il suo appartamento dove le foto e i dipinti dei suoi cari coronavano il variegato verde dei suoi fiori. Per una particolare sorte, verso il suo terrazzo, si piegavano i rami degli alberi e le foglie palpitanti mosse dal vento. La veglia funebre ne suo salone così ornato per un’intera vita hanno fatto corona al suo sonno nell’attesa della risurrezione.

Al figlio Matteo e alla consorte Consuelo, al nipote Marco, a tutti i suoi parenti e amici, vogliamo offrire questa memoria nel nostro blog nel contesto del filone della microstoria altre volte qui narrata.

Leggi tutto
12 Luglio 2012 - Categoria: versos in limba

Veridade de Franco Piga a contivizu de Domitilla Mannu

Non chelzo drommire
ne ischidu restare
ma cun tegus, atrividu
sonniare
chentz’ischire chie ses,
non mi nelzas
it’as fatu, s’as amadu
it’as binchidu
conchistadu,
biazos ch’as fatu serena
in bisos
ch’in s’aera t’an giutu.
non mustres de amores
su frutu
ne de  fortuna sos bantos,
non nelzas
de amigas sintzeras,
o de luna sos incantos,
de fide in sa vida,
de bonas maneras.

Leggi tutto
7 Luglio 2012 - Categoria: letteratura sarda

Sa passentzia de Giobbe de Mariantonia Fara

Sa passentzia o pascenscia de Giobbe est diventada proverbiale e benit ammentada cando una pessone s’agatat in dificurtades mannas, chi li proant deaberu sa pascenscia.

Custu modu de narrer, nachi est bennidu a conca medas bortas, a Luisa, in su 2002/2003, passende in s’istrada 131, andende dae Thathari a su Meilogu e sighinde, carchi orta, fintzas a Cagliari. Sa torrada nachi fit semper sa matessi: “pro chie vivet dae sa campagna ocannu bi cheret sa passentzia de Giobbe!”

Ma chie est Giobbe? Est un’omine de su cale faedat unu liberu de sa Bibbia, intituladu propriu Giobbe. Isse fit proprietariu mannu de terras e de bistiamene e teniat fizos meda e fizas. Tott’in duna cuss’omine riccu, sabiu, onestu e modellu de fide in Deus si agatat chentza benes e chentza fizos. Dae laras suas, cando benit a ischire sos dannos chi li sunt capitados, bessint custas peraulas: – Nudu so ‘essidu dae su sinu da mama mia e nudu bi appo a torrare. Su Segnore at dadu, su Segnore at leadu, siat beneittu su nomen de su Segnore! –

Leggi tutto
6 Luglio 2012 - Categoria: Il marchio dalla protòme taurina

XIII. L’uccisione di un altro archeologo miramontano in sas domus de Janas de su Murrone di Ange de Clermont

Domus de su Murrone foto C. Moretti

L’archeologo miramontano, allievo di Giuanne Ispanu, s’era stancato di uscire con Andria Galanu sia perché questo in genere se ne stava muto e non scambiava il frutto delle sue scoperte. Anzi, dopo la morte di Antonio Pidde, era diventato più diffidente e silenzioso anche con la moglie vulvese che andava sempre più agitandosi vedendo il marito sempre muto come un pesce d’acqua dolce. Lui spesso sbottava dicendo:- Se non ti dico nulla è perché non ho pensieri e del resto per dirti delle sciocchezze preferisco tacere!- La moglie ribatteva:-Tu non me la conti giusta o hai qualche altra donna in mente oppure sei preoccupato per quanto è capitato allo scrittore Ange de Clermont qualche settimana fa.-

Leggi tutto
6 Luglio 2012 - Categoria: versos in limba

Sa risposta de sa luna a Antonello Bazzu di Anghelu de sa Niéra

Sa luna a Antoni Bazzu

 

No, no l’ischis, Antoni,
deo no mi nde rio
de su tempus
ch’ ap’a girare
Ca su Segnore soberanu
at postu a totu
lacanas de tempus
e de logu!
Sas istellas
chi no atopan sa note
gia bi sunt,
si puru no las bides
cun sos ojos,
si cuant, Antoni,
pro bugliare cun tegus
chi mirende ses su chelu.
No, no b’at
dies lenas
chi no torrant pius,
in sa memoria
tua est su tempus,
ma fora de a tie
no b’at tempus
ma totu est frimmu
comente frimmu est Deus
No, no b’est Antoni meu,
su panta rei,
frimmu est solu s’esser!
Totu s’ateru est ingannu!

Zertu de a issa
ti mancat sa ucca
e su respiru,
sos ojos e i sa cara,
ca issa est passada
currende
che.i sa lughe
de su sole!
Issa, Antoni meu,
est solu una chimera
che basu perdidu
chi mandas a s’aera!

 

 

Leggi tutto
RSS Sottoscrivi.