La diffusione degli asili in Sardegna tra Otto e Novecento di Cristina Urgiasi
La nascita e la diffusione di asili infantili ed istituzioni educative per la prima infanzia in Sardegna, allo stato attuale degli studi, risale alla seconda metà dell’Ottocento[1].
Sino a questo periodo erano assenti in quasi tutti i centri dell’isola asili per l’infanzia ed adeguate strutture per accogliere illegittimi e vecchi cronici.
Nei centri urbani le strade, gli uffici ed i servizi pubblici erano caratterizzati da una grande povertà e soprattutto nei centri rurali e nei quartieri poveri delle città si viveva in una situazione igienico-sanitaria promiscua e precaria.
A causa dell’estrema povertà i ritmi della vita quotidiana per l’uomo e per la donna erano fortemente defaticanti dal momento che si lavorava dalle prime luci dell’alba fino al tramonto.
I padri erano costretti a lavorare fuori casa, a meno che non fossero artigiani o negozianti, e se pastori transumanti o commercianti ambulanti, erano costretti a stare lontano dalla famiglia per mesi e a volte per metà dell’anno.
Spesso le madri, oltre alla pulizia della modesta abitazione, dovevano provvedere al pane, all’acqua, agli animali della stalla alla cui alimentazione spesso si provvedeva con la raccolta delle ghiande nei boschi di querce. Esse, dovevano contribuire al reddito familiare prestando servizio in qualità di serve presso famiglie benestanti.
Leggi tutto






