14 Marzo 2013 - Categoria: versos in limba

A su Paba Frantziscu de Anghelu de sa Niéra (Sardo e Italiano)

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Gia pregamus pro a tie
Paba umìle e bonu.
Ti ses giamadu Frantziscu
che su Santu de Assisi.
As dimandadu primu
sa bendissione dae sa zente
Poi l’as dada tue a totu nois
Nos as nadu
“Sorres e Frades, bona sero!”
E nois t’amus ripostu “Bona sero!”
Custu manzanu a sas oto
Chena tantos pinnatzulos
Andadu ses a saludare
De sa Salude Nostra Signora
De su Populu Romanu.
In machina modesta
Chena tantu baccunu
De classos e de trumbas.
Bestidu de nieddu
E chena su zuccoto
ias su capoto
E iscapas gia frazadas.
Ecò Santu Franziscu
Mandadu dae Deus
Pro ammentare a totu
“Paghe e Bene, Frades mios,
Torrade a su Segnore
Pianghende sos peccados.
Issu bos cheret bene.
Pari pari amadebos
Che fizos de a Issu.
Azis aer seguru
chito consolu
pro s’anima e su corpus”

Traduzione

Pregheremo per te
Papa umile e buono.
Ti sei chiamato Francesco
Come il Santo d’Assisi.
Hai chiesto la benedizione dalla gente
e poi l’hai data la benedizione a tutti noi.
Ci hai detto “Sorelle e fratelli buona sera”
Abbiamo risposto “Buona sera!”
Stamane alle otto
senza tanti fronzoli
sei  andato a salutare la Vergine
Salute del Popolo Romano
In macchina modesta
senza tanto chiasso
 di claxon e di trombe.
Vestito di nero
e senza il bianco zuccotto.
Avevi un cappotto nero
e scarpe consumate.
Riecco San Francesco
per ricordare a tutti
“Pace e bene, fratelli miei
Tornate al Signore
piangendo i vostri peccati
poiché egli vi  ama.
Amatevi a vicenda
come figli suoi.
Avrete certamente
presto la pace in cuore
e la salute dell’anima
e del corpo”.
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11 Marzo 2013 - Categoria: eventi straordinari

Le vie dello Spirito di Dio non sono le vie degli uomini di Angelino Tedde

( 1. Samuele 16′);,1b.4.6-7.10-13a

L'abito papale

L’abito papale

“In quei giorni, il Signore disse a Samuele:  “Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da lesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re”.  Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.  Quando Iesse e i suoi figli gli furono davanti, egli osservò Eliàb e chiese: “È forse davanti al Signore il suo consacrato?”.

 Il Signore rispose a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”.  Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”.

Samuele chiese a lesse: “Sono qui tutti i giovani?”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele ordinò a lesse: “Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui”.  Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto.

Disse il Signore: “Alzati e ungilo: è lui!”.  Samuele prese il corno dell’olio e lo consacrò con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo Spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi.”

 A partire  da martedì pomeriggio, i 115 cardinali elettori cominceranno a votare per la scelta del successore di Benedetto XVI. Potenzialmente sono tutti papabili, ma i giornalisti hanno già indicato quelli piùi probabili. A volte è successo che siano riusciti a indovinare, ma più spesso hanno fallito le previsioni. Perché? Perché le vie del Signore come si può notare nella scelta dl successore del re Saul non sono le vie degli uomini. I criteri dello Spirito Santo non sono quelli dei giornalisti più o meno esperti di eventi ecclesiastici per cui senza stare a scevellarsi un buon cattolico non ha che da pregare perché il discernimento dei cardinali sia conforme alla volontà di Dio e non a quello degli uomini. Si prega e poi il Papa che verrà eletto dobbiamo accoglierlo con serenità senza stare a commentare sulle sue buone o mediocri capacità come usano fare spesso laici e laicisti e tanti cattolici autosufficienti che starebbero volentieri vicini al Papa per dargli dei suggerimenti come voleva fare con Benedetto XVI, ma ancor prima con Giovanni Paolo II, il famoso teologo svizzero che, purtroppo per lui, lo Spirito Santo non lo  ha scelto mai né come vescovo né tanto meno come vescovo di Roma. Il nostro povero teologo, ad ogni nomina di Papa, ne legge subito la vita (in senso sardesco) e ne prevede l’azione; alla sua morte o alla sua rinuncia su un intero foglio del Corriere della Sera emette il suo giudizio che vuol far passare per universale. Non c’è solo lui però che emette giudizi sui papi, ma anche modesti intellettuali che la sanno più lunga dello Spirito Santo.

Penso che un credente corretto, lasciando perdere laici e laicisti, edotto anche dalla storia della Chiesa e praticando quella virtù oggi così rara, l’umiltà, non debba fare altro che pregare prima dell’elezione del Papa e successivamente continuare a pregare per il suo gravoso e diffcile ministero tra i credenti e i non credenti. Penso che questo debba essere l’atteggiamento più corretto da seguire e il miglior modo possibile per fare da Cireneo al futuro Papa che come Cristo sulla salita del Calvario porta su di sé una Croce eccezionalmente pesante, chiunque venga scelto sia che rassomigli ad uno dei più splendidi figli di Iesse sia che venga scelte un cardinale dalla corporatura modesta, magari dai cappelli fulvi  e dai begli occhi come quelli del giovane Davide. L’importante è che Samuele, in questo caso i cardinali, ascoltino la voce dello Spirito più che i suggerimenti di Iesse cioè degli uomini.

 Roma, Mercoledì 13 marzo 2013

Unknown-8Come scritto alcuni giorni fa lo Spirito Santo si è mosso diversamente dalle aspettative degli uomini: il Papa eletto è il Cardinale di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, gesuita, argentino, nonni di origine piemontese, che si è dato il nome di Francesco, l’umile frate d’Assisi. Da nessuno preconizzato, quasi del tutto ignorato. Le vie dello Spirito non sono le vie degli uomini!

L’argentino Jose Mario Bergoglio è il nuovo Papa. Si chiamerà Francesco I. Ha 76 anni, è l’arcivescovo di Buenos Aires ed è il primo Pontefice sudamericano, fa parte della Compagnia di Gesù e arrivò secondo dietro Ratzinger allo scorso conclave. E’ diventato prete a 33 anni nel 1969 , secondo le consuetudini dei gesuiti che prima conseguono titoli accademici di vario gneere prima di  essere ordinati sacerdoti. Ha studiato da chimico. Quando fu nominato cardinale nel 2001 ordinò ai suoi di non andare a Roma, ma di dare i soldi per il viaggio in Italia ai poveri. Oppositore del lusso e degli sprechi, è di origini piemontesi. Viveva da sempre in umiltà.  Da quando  divenne arcivescovo di Buenos Aires ha scelto un piccolo appartamento al posto di quello lussuoso adiacente alla cattedrale. E’ diventato molto popolare quando c’è stata la crisi economica in Argentina: un punto di orientamento rispetto alla reputazione di politici e burocrati del Paese. Nel 2000 ha chiesto alla Chiesa argentina un atto di pubblica penitenza per le colpe commesse durante gli anni della dittatura. E quando all’ultimo sinodo dei vescovi, nel 2001, gli chiesero di avere un ruolo di peso, lui rispose: “Per carità, in curia muoio”. (A. T.)

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9 Marzo 2013 - Categoria: cahiers de doléances

Beppe Grillo alle sorgenti del fascismo. Dà soltanto ordini a deputatelli e senatorelli. Il comico resta un comico bollito di Ange de Clermont

Unknown-4Sentendo che alcuni miei familiari, per lo più giovani, avevano dato il loro voto a Beppe Grillo mi sono quasi rallegrato pensando che finalmente i giovani avrebbero spazzato via tanti affezionati alle poltrone di Montecitorio e di Palazzo Madama. Dopo le votazioni però ho cominciato ad osservare la condotta sia del capo sia dei suoi seguaci eletti. Prima di tutto una riservatezza che ricorda la vecchia massoneria: riunioni segrete per dare ordini perentori. Uniche informazioni e interviste alla stampa straniera quasi a disprezzare gli elettori italiani. Ora che la stampa spesso travisi pensieri e parole è quasi nella logica giornalistica che vuol fare notizia, ma far passare tutta la stampa italiana per mendace mi pare un pò troppo.  Ho visto, inoltre, alcune presentazioni su videoclip degli eletti ed ho provato la stessa pena che provai tempo fa quando ricorsero ad una presentazione identica i consiglieri eletti di un comune dell’Anglona.  Presentazioni improvvisate senza alcuna preparazione su quanto dovevano dire,  impacciati da far paura anche quelli che vantavano titoli di studio superiore.  Stesso spettacolo dato da questo deputatelli e senatorelli.

images-2Ciò premesso il fatto più impressionante è il manifestato desiderio del comico di voler subito le elezioni per ottenere una maggioranza alla Mussolini per dettare agl’italiani le riforme dello stato e la politica da seguire. Questo è un brutto segno perché rinasce il modello fascista del gerarca. Grillo è il Gran Gerarca del movimento da lui promosso e vuole dare ordini e comandare  ed essere obbedito. Discussioni nulla, votazioni all’interno del movimento nemmeno.Non si allea con Bersani, nega contatti con l’immondo Berlusconi. Vuole tutti i vecchi partiti a casa e ottenere una maggioranza strabocchevole tale da prendere il mano il bastone o la carota del comando. Di suo ha già un atteggiamento ducesco e direi quasi la stessa follia. Cadono a questo punto le mie simpatie e se avevo deciso di votarlo alle prossime elezioni non solo non lo voterò, ma suggerirò ai miei familiari di guardarsene bene dal promuovere un dittatore che non è nemmeno carismatico come Chavez e Fidel Castro, ma qualcosa di peggio.

Bersani non rendendosi conto di questo, tanto è bollito, vuole a tutti costi l’alleanza con lui che continua ad insultarlo. Come si fa, povera Italia, che ormai va alla deriva tra teste dure come quella di Bersani, teste di rapa come quella di grillo e teste in rincoglionimento come quella di Berlusconi. Non parlo dei finiti male perché c’era da aspettarselo.

Sono giunto alla conclusione che da cattolico non mi resti che pregare per la mia patria e non osservare nemmeno il comportamento di queste congreghe stravaganti che tutto vogliono secondo i loro piani quasi fossero i prescelti da Dio per fare il Papa, non si sono accorti che non sono cardinali, ma dei poveracci ai quali noi, purtroppo, abbiamo dato il voto per rappresentarci degnamente e invece agiscono seguendo i sentimenti più belluini che possano alloggiare nei loro cervelli bolliti.

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8 Marzo 2013 - Categoria: discipline scientifiche

Festeggiare le donne non far loro la festa di Ange de Clermont

Mimose per le donne

Mimose per le donne

Festa della donna o Festa alla donna? Mi sa che si cerchi di fare la festa alla donna: in famiglia, nei mass media, nei posti di lavoro. Esser donna significa esser madre, ma oggi a quante donne è concesso d’esserlo davvero?Esser donna significa esser sposa, m a quante è data l’opportunità di trovare dei bamboccioni seriamente desiderosi di metter su famiglia? Va di moda la donna usa e getta come del resto anche il maschio usa e getta. Non parliamo del mondo dello spettacolo di cui la donna tiene una gran fetta, ma come la tiene? Spesso con la commercializzazione pubblicitaria dove conta il prodotto da vendere più che la donna che vende? Viviamo in un mondo in cui con la teoria del genere ha messo in crisi la stessa identità di maschio e femmina. Insomma pare che lo spirito del male stia scombussolando la vita umana beffandosi in primis della donna e poi dell’uomo.
Non voglio oggi stancarvi cari amici di fb con discorsi difficili. Noi, nati alla fine degli anni trenta del secolo scorso, amiamo fare la festa delle donne per quel che rappresentano come madri, spose, figlie, educatrici e insegnanti, lavoratrici e libere professioniste per cui offriamo sia pure virtualmente a ciascuna donna presente nel nostro gruppo di amici un bel mazzo di mimose e augurare a tutte e a ciascuna una giornata felice, ricca di coccole e di omaggi, di gioia e di amore sponsale, filiale, paterno e materno e di serenità nel lavoro e nell’educazione dei figli. Alle sorelle consacrate auguro quella serenità che si prova a donarsi totalmente al Signore, alle nubili un futuro radioso oppure una scelta da single decorosa e socialmente importante! Auguri, auguri a tutte!

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5 Marzo 2013 - Categoria: archeologia

“Quandoque bonus dormitat Homerus” L’epigrafista Raimondo Zucca di Massimo Pittau

UnknownIo ho sempre dimostrato grande stima del collega Raimondo Zucca come studioso e talvolta l’ho fatto anche in forma pubblica. Però un suo recente ampio studio (di 70 pagine) dedicato alla cosiddetta “scrittura nuragica” e pubblicato nel «Bollettino di Studi Sardi» (5 – 2012), mi ha sorpreso abbastanza e non mi trova d’accordo in tutto. Egli infatti ha tracciato – molto bene – la lunga storia della questione sulla esistenza o meno di una scrittura fra gli antichi Nuragici, ma insieme ha allargato enormemente il suo campo di analisi, a tutto il Mediterraneo antico, dalla Sardegna all’Iberia, a Micene, a Cipro, alla Fenicia, all’Egitto, ecc. Io però non mi sento di interloquire col collega Zucca in un campo così vasto e precisamente sulla lingua iberica, su quella micenea, su quella fenicia, ecc., perché non sono stati questi miei campi di studio specifico e pertanto temerei di essere superficiale sull’argomento.

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3 Marzo 2013 - Categoria: storia

La diffusione degli asili aportiani in Italia di Cristina Urgias

images-3In seguito all’istituzione del primo asilo aportiano, sorto a Cremona nel 1828, ed al senso con cui fu accolta questa iniziativa, anche nel resto della penisola nacquero numerose società con l’intento di promuovere l’istituzione di asili infantili.

Da Cremona, l’asilo aportiano si diffuse in tutto il Lombardo Veneto. Un asilo sorse nel 1835 a Treviglio, in seguito all’iniziativa del sacerdote Carlo Carcano, che per riuscire meglio nell’opera si mise in corrispondenza con l’Aporti. L’asilo ospitava 140 fanciulli e riscosse un tale successo che attirò diversi visitatori tra cui lo stesso Aporti.[1]

Un asilo sorse a Brescia nel 1835 per iniziativa dell’avvocato G. Salari. Nel 1836 ne sorse uno a Milano promosso da G. Sacchi. Dopo pochi anni, a Milano, gli asili aportiani erano diventati 8, di cui 7 di carità ospitanti 1100 ragazzi ed uno a pagamento con 107 fanciulli appartenenti a famiglie agiate. A Mantova nel 1847 l’Aporti coinvolse nel progetto l’arciprete L. Matrini, il conte Arrivabene e don E. Tarozzi.

Altri asili sorsero nel 1838 a Bergamo ad opera di don C. Botta, a Como, a Pavia e a Soresina in provincia di Cremona.

Dopo la Lombardia, anche in Veneto furono istituiti diversi asili.

Ben 5 asili sorsero a Venezia fra il 1836 ed il 1839, a Cremona e Vicenza nel 1837, a Treviso nel 1838 e nello stesso anno a Udine .

Anche la sponda adriatica subì questo benefico influsso. Si fondò un asilo a Capo d’Istria nel 1840 in grado di ospitare 40 fanciulli che presto salirono a 60; né rimasero indifferenti il Tirolo, la Svizzera italiana, con fondazioni a Lugano, Locarno e Tesserete.

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28 Febbraio 2013 - Categoria: discipline scientifiche

Durante l’ultima udienza generale Benedetto XVI abbraccia la Chiesa sparsa nel mondo Non mi sono mai sentito solo E il Papa spiega che resta in modo nuovo presso il Signore Crocifisso nel recinto di san Pietro

Unknown-6Non un ritorno alla vita privata né un abbandono della Croce di Cristo, ma un servizio di preghiera svolto sempre “nel recinto di san Pietro”. Così Benedetto XVI ha spiegato il significato della sua rinuncia al papato alla grandissima folla di fedeli che ha gremito piazza San Pietro mercoledì mattina, 27 febbraio, per l’ultima udienza generale del pontificato.

 “Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato!

Distinte Autorità!

Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa mia ultima Udienza generale.

Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno.

Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le “notizie” che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo. Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr. Col 1,9-10). In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia.

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28 Febbraio 2013 - Categoria: lingua/limba, narrativa

Sa caminera de sa mura ispantosa di Vittorio Sella

 Unknown-8Sa caminera, canno de iverru proiat in manera bunnante, si prenaiat de lutrau, e pro cussu su locu fiat connotu dae sos ‘inzateris e dae sos massaios cun su numene de sos lutraos.

Su ruvu creschiat a un’ala e s’atera de su caminu chi si tramutait in astrintogliu. De istiu ‘essiant sas ‘ozas virdes, sos frores e a pustis sa mura, unu fruttu chi si ‘achiat mannu cantu sa conca de unu poddiche. In su mese de agustu sa caminera fiat sicca e tanno su lutrau ruju paríat unu pamentu. Su sole, dae canno ‘achiat die, isparghiat rajos de ocu e sas abbas iverriles si sicaiant.

Michelli e Grassia, duos pitzinnos minores, ischiant chi in cussu locu bi creschiat meta mura e sos seros, canno su sole cupaiat, bi andaiant pro nche la goddire. De ‘ortaedie non si bi presentaiant, ca potiat cumbinare de imbenner boes muscatos currenne puntos dae sa musca caddina.

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