12 Aprile 2013 - Categoria: versos in limba

“Bollu bivi” di Angelica Piras

Unknown-16Narant chi seu maca

sceti poita ca mi fatzu
basai sa buca de sa vida
àtzia e cala
s’arrùbiu bisòngiu e disigiosa
mi lassu andai a issu.
Narant chi non andu beni
poita ca non sciu abarrai frima,
ma deu bollu bivi
aguantendi dònnia alenu asullu
e non bollu incungiai s’amori
chi tengu arrimau aintru
custu coru innamorau.
Pobera anima
fustigada de custa genti prena de feli e àstiu
e pòberus bosàtrus chi seis tzurpus,
ma deu, tengu ogus de pampa
candu biu su mari chi dantzat
fastiggendi su soli
accudiu de su bentu de beranu,
m’incantu castiendi unu scurigadroxu,
su ballu de is follas e de is froris,
su celu scurpiu de is steddas
poita ca tottu custu
est un’ adòbiu de luxi e misteru
e colorant su coru.
Bollu gosai de custus cantus de allirghia
currendi avatu a custa vida
a fragu de soli mari e bentu
e bollu morri respirendi
e bisendi.


In www.luigiladu.it/Vedi profilo di Angelica e altre poesie e prose 
Leggi tutto
12 Aprile 2013 - Categoria: narrativa

“Dialogo” di Valerio Scalas

Unknown-14– “Fammi sentire che ci sei, che esisti.”

“Sono stanca.”

– “Parlami ancora”

– “Non posso”

– “Fatti vedere”

– “Non voglio”

– “Ti prego, Io credo in Te”

– “Non so neanch’Io se credere in Me Stessa”

– “Senza di Te Io non ci sarei.”

– “No, senza di Me non esisteresti.”

– “Aiutami; non ce la faccio: muoio”

– “Muori?”

– “Finalmente Ti vedo… quanto sei bella… ed Io… sono così stanco; la Vita è la mia prigione, il dolore la mia quotidianità… non mi rispettano, mi calpestano, affliggono, insultano, mortificano, uccidono, giorno dopo giorno…”

– “Chi osa farTi del male?”

– “Lo sai bene: Lui… Loro…

Non posso intervenire. Io dipendo da Loro, anche Tu. Siamo costretti ad attendere, aspettare la fine; non la nostra, sia chiaro. Noi esisteremo sempre, seppure come flebili speranze, remote ma indispensabili possibilità di scelta, e Lui lo sa, Loro lo sanno. A Lui il compito di conoscerci, pensarci, a loro il dovere di garantirci la Vita.”

Leggi tutto
10 Aprile 2013 - Categoria: cahiers de doléances

L’incontro tra due ex chierichetti di Bettola e di Milano: si erano giurati odio eterno. Pare un avvenimento epocale, ma siamo alle solite comiche all’italiana.

Unknown-12San Michele Arcangelo (Bersani) incontra Satana (Berlusconi)! A tanto siamo in questa nostra democrazia giunta alle comiche. Il primo di 62 anni, il secondo di 76, potrebbero essere padre e figlio anche se la pelata di Bersani lo rende più vecchio e il trapianto di Berlusconi lo ringiovanisce stranamente. Bersani è più alto, Berlusconi è più piccolo. Bersani ha imparato  dal seno materno le Ave Maria e così Berlusconi. Entrambi sono battezzati e cresimati e cresciuti come chierichetti in famiglie democristiane. Bersani ha uno zio missonario, richiamto dalle missioni per far rinsavire il nipote che da chierichetto si era trasformato in giovane comunista, Berlusconi adorava la zia suora. Quindi  i due hanno trascorso l’infanzia e l’adolescenza nella culla del cattolicesimo. Poi l’uno studiando dai salesiani non poteva che continuare ad essere cattolico, l’altro divenuto comunista non poté non essere bene  indottrinato alle Frattocchie (scuola d’indottrinamento marxista-leninista del PC) e forse ha fatto il sacramentale viaggio in Russia. Poi si arriva al crollo del comunismo e Bersani deve seguire le giravolte di Occhetto prima e di D’Alema poi e, infine, approdare al PD, un minestrone,  tra cattolici adulti, ormai ridotti all’osso, e vecchi comunisti duri e puri nonostante il cambio del nome.  Non possono che avere un’identità debolissima. Bersani si laurea in Storia e Filosofia, a Bologna con 110 e lode, con tesi su Gregorio Magno, ma ha dato una marea di esami di storia, Berlusconi si è laureato in Giurisprudenza a Milano anche lui con 130 e lode con una tesi sull’inserzione pubblicitaria.  Mentre il giovane Bersani, fatto il militare a Macomer (Oristano), insegna qualche annetto, abbandona quella che avrebbe potuto essere la sua professione e si dona, penso remunerato, anima e corpo al partito. Il chierichetto cattolico si trasforma in chierichetto del PCI. Entrambi si sposano, ma Berlusconi, benestante e imprenditore edile di successo, come tanti imprenditori edili diventano turisti del sesso non si capisce se in Brasile o alle Maldive, bisognerebbe chiederlo presso le ditte di Sassuolo che distribuiscono, si fa per dire, gratuitamente, questi viaggi erotici. Bersani si sposa e pare che, con le due figlie, viva ancora castigatamente con la moglie, Berlusconi, consuma la prima moglie con due fgli e passa nelle mani di una spregiudicata attricetta di buone speranze, bolognese, le concepisce tre figli, vivendo morganaticamente, e poi continua la sua vita di imprenditore-puttaniere, rovinando per sempre anche il rapporto con la seconda moglie. Ottiene il cavalierato della Repubblica nel ’77 e poi scopre l’importanza della scatola televisiva e della pubblicità e mette su un impero massmediatico che niente ha a che fare con un impiego e incarichi politici della grama storia di Bersani.

Leggi tutto

6 Aprile 2013 - Categoria: cahiers de doléances

Con questi balzelli e con Equitalia (Agenzia Entrate e INPS) l’area che regge della famiglia italiana viene mandata alla disperazione di Ange de Clermont

Unknown-10La crisi economica che ha iniziato la sua lugubre marcia trionfale nel 2008 non tende a fermarsi. I vecchi nuclei familiari con tre o quattro figli fanno miracoli per garantire il minimo esistenziale di chi, per un motivo o per un altro, s’è visto licenziato, se dipendente, o paralizzata l’attività se lavoratore autonomo o ancora, perseguitato e rovinato da Equitalia, s’è visto mettere all’asta la casa senza che gli fosse data la possibilità di venderla, soddisfacendo in parte la Banca ed Equitalia. Niente da fare, Equitalia è peggio della morte,  il genio del male Befera e compagnia criminale che ha offerto al governo pacchetti su pacchetti da approvare per suicidare negli ultimi due anni alneno duemila italiani, procede con l’efficienza dei forni crematori realizzati nei campi nazisti. E’ tragico che la compagnia a delinquere sia formaata al 51% dall’Agenzia delle Entrate e al 49% dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale in sigla INPS, gestito da comitati e commissioni di larga presenza di sindacalisti che così percepiscono anche grasse indennità di arrotondamento dello stipendio.  I governi italiani, nessuno escluso, hanno contribuito a rendere efficiente questa macchina diabolica. I tempi in cui a gestire la riscossione delle tasse erano privati o banche cooperative ci sembrano tempi d’oro. Quando avevi i soldi, ti recavi tranquillo nelle esattorie, ti applicavano interessi ragionevoli e pagavi sia che si trattasse di tasse sia che si trattasse di contravvenzioni irrogate per la violazione del codice stradale. Adesso, la cartella delle tasse, decuplicate, con interessi grassi e spese varie ti arrivano a casa come la morte di una persona cara. Si va cianciando del 52% di pressione fiscale, ma non si pensa che gl’interessi e le spese per le more di Equitalia sono pazzesche e che in breve tempo se non hai altre risorse devi ricorrere anche tu alla Caritas e ai cartoni sotto i ponti per dormire.

Leggi tutto
4 Aprile 2013 - Categoria: pedagogia

La diffusione degli asili in Sardegna tra Otto e Novecento di Cristina Urgiasi

images-8La nascita e la diffusione di asili infantili ed istituzioni educative per la prima infanzia in Sardegna, allo stato attuale degli studi, risale alla seconda metà dell’Ottocento[1].

Sino a questo periodo erano assenti in quasi tutti i centri dell’isola asili per l’infanzia ed adeguate strutture per accogliere illegittimi e vecchi cronici.

Nei centri urbani le strade, gli uffici ed i servizi pubblici erano caratterizzati da una grande povertà e soprattutto nei centri rurali e nei quartieri poveri delle città si viveva in una situazione igienico-sanitaria promiscua e precaria.

A causa dell’estrema povertà i ritmi della vita quotidiana per l’uomo e per la donna erano fortemente defaticanti dal momento che si lavorava dalle prime luci dell’alba fino al tramonto.

I padri erano costretti a lavorare fuori casa, a meno che non fossero artigiani o negozianti, e se pastori transumanti o commercianti ambulanti, erano costretti a stare lontano dalla famiglia per mesi e a volte per metà dell’anno.

Spesso le madri, oltre alla pulizia della modesta abitazione, dovevano provvedere al pane, all’acqua, agli animali della stalla alla cui alimentazione spesso si provvedeva con la raccolta delle ghiande nei boschi di querce. Esse, dovevano contribuire al reddito familiare prestando servizio in qualità di serve presso famiglie benestanti.

Leggi tutto
3 Aprile 2013 - Categoria: versi in italiano

“Mia dolce casa” di Ange de Clermont

Valle ZilledduBelvedere
 altero
su  nido
d’aquila
verde vallata
 pecore pascenti
 abbaiare di cani
 gracchiar
di rane
 casolari
silenti.
Quando
 l’inverno
appare
picco del diavolo
diventi
ai venti
alla bufera
che sibila
 furente
dall’alba
al tramonto
lasciva
ti concedi.
T’immergi
in nebbia  uggiosa
e sembra quasi
che all’improvviso
debba portarmi
agli occhi le mani
e voglia abbandonarti
allo tzunami
che soffia bieco
da San Pietro a mare.
Casa mia
 dolce casa
 mi rassomigli
tormentosa
in burrasca.
Mia urticante casa.
Non sei un bocciolo
di rosa!
Né io sono
un fior di ciclamino.
Leggi tutto
30 Marzo 2013 - Categoria: cristianesimo

La Risurrezione di Cristo secondo la visione Maria Valtorta

L’alba di Pasqua

images-2Nell’ortaglia è tutto silenzio e brillio di rugiade. Sopra di essa un cielo che si fa di uno zaffiro sempre più chiaro, dopo avere lasciato il suo blu-nero trapunto di stelle che per tutta la notte aveva vegliato sul mondo. L’alba respinge da oriente ad occidente queste zone ancora oscure, come fa l’onda durante un’alta marea che sempre più avanza, coprendo il lido scuro e sostituendo il bigio nero dell’umida rena e della scogliera coll’azzurro dell’acqua marina.Qualche stella non vuole ancora morire e occhieggia sempre più debole sotto l’onda di luce bianco verdina dell’alba, di un latteo sfumato di bigio, come le fronde degli ulivi assonnati che fanno corona a quel poggio poco lontano. E poi naufraga sommersa dall’onda dell’alba, come una terra che l’acqua sormonta. E ce ne è una di meno. E poi ancora una di meno  e un’altra, e un’altra. Il cielo perde i suoi greggi di stelle e solo là, sull’estremo occidente, tre, poi due, poi una, restano a riguardare quel prodigio quotidiano che è l’aurora che sorge. Ed ecco che, quando un filo di rosa mette una linea sulla seta turchese del cielo orientale, un sospiro di vento passa sulle fronde e sulle erbe, e dice: «Destatevi. Il giorno è risorto». Ma non sveglia che le fronde e le erbe, che rabbrividiscono sotto i loro diamanti di rugiada ed hanno un fruscio tenue, arpeggiato di gocce che cadono. Gli uccelli ancora non si destano fra i rami folti di un altissimo cipresso che pare domini come un signore nel suo regno, né nell’aggrovigliato intreccio di una siepe di allori che fa riparo al vento di tramontano.

Evento nel sepolcro


Le guardie, annoiate, infreddolite, assonnate, in varie pose vegliano il Sepolcro, la cui porta di pietra è stata rinforzata, al suo orlo, da un grosso strato di calcina, come fosse un contrafforte, sul bianco opaco della quale spiccano i larghi rosoni di cera rossa, impressi con altri, direttamente nella calcina fresca, del sigillo del Tempio. Le guardie devono avere acceso un fuochetto nella notte, perché vi è della cenere e dei tizzi mal bruciati al suolo, e devono avere giuocato e mangiato, perché sono ancora sparsi resti di cibo e dei piccoli ossi puliti, certo usati per qualche giuoco, uso il nostro domino o il nostro fanciullescogiuoco delle biglie, giocati su una primitiva scacchiera tracciata sul sentiero. Poi si sono stancate ed hanno lasciato tutto in asso, cercando pose più o meno comode per dormire o per vegliare.

Leggi tutto
27 Marzo 2013 - Categoria: cristianesimo

La Crocifissione di Gesù secondo la visione di Maria Valtorta

Unknown-3“Quattro nerboruti uomini, che per l’aspetto mi paiono giudei, e giudei degni della croce più dei condannati, certo della stessa categoria dei flagellatori, saltano da un sentiero sul luogo del supplizio. Sono vestiti di tuniche corte e sbracciate ed hanno in mano chiodi, martelli e funi che mostrano con lazzi ai tre condannati. La folla si agita in un delirio crudele.

Il centurione offre a Gesù l’anfora perché beva la mistura anestetica di vino mirrato. Ma Gesù la rifiuta[1]. I due ladroni invece ne bevono molta. Poi l’anfora, dall’ampia bocca svasata, viene posta presso un grosso sasso, quasi sullo scrimolo della cima.

Viene dato l’ordine ai condannati di spogliarsi. I due ladroni lo fanno senza nessun pudore. Anzi si divertono a fare atti osceni verso la folla e specie verso il gruppo sacerdotale, tutto candido nelle sue vesti di lino e che è piano piano tornato sulla piazzetta più bassa, usando del loro ruolo per insinuarsi lì. Ai sacerdoti si sono uniti due o tre farisei e altri prepotenti personaggi, che l’odio fa amici. E vedo persone di conoscenza, come il fariseo Giocana e Ismaele, lo scriba Sadoch, Eli di Cafarnao…

Unknown-4I carnefici offrono tre stracci ai condannati perché se li leghino all’inguine. E i ladroni li pigliano con più orrende bestemmie. Gesù, che si spoglia lentamente per lo spasimo delle ferite, lo ricusa. Forse pensa conservare le corte brache che ha tenute anche nella flagellazione. Ma, quando gli viene detto di levarsi anche le stesse, Egli tende la mano per mendicare lo straccio dei boia a difesa della sua nudità. È proprio l’Annichilito fino a dover chiedere uno straccio ai delinquenti.

 Ma Maria ha visto e si è sfilata il lungo e sottile telo bianco, che le vela il capo sotto al manto oscuro e nel quale Ella ha già versato tanto pianto. Se lo leva senza far cadere il manto, lo dà a Giovanni perché lo porga a Longino per il Figlio. Il centurione prende il velo senza fare ostacolo e, quando vede che Gesù sta per denudarsi del tutto, stando voltato non verso la folla ma verso la parte vuota di popolo, mostrando così la sua schiena rigata di lividi e di vesciche, sanguinante di ferite aperte o dalle croste oscure, gli porge il lino materno. E Gesù lo riconosce. Se ne avvolge a più riprese il bacino, assicurandoselo per bene perché non caschi… E sul lino, fino allora solo bagnato di pianto, cadono le prime gocce di sangue, perché molte delle ferite, appena coperte di coagulo, nel chinarsi per levarsi i sandali e deporre le vesti si sono riaperte e il sangue riprende a sgorgare.

Leggi tutto
RSS Sottoscrivi.