30 Maggio 2013 - Categoria: cristianesimo, memoria e storia, narrativa

MARIBO’ di M.Cristina Manca

 

mailDi Maribo’ molti scriveranno e diranno.

Io voglio dire semplicemente questo: per me era una madre, e mi piacerebbe averne preso i tratti.

Certo non potrò mai avere la sua forza, perché quello è un dono di natura non trasmissibile. Maribo’ aveva una forza di volontà d’acciaio. Una forza che lei orientava, attimo per attimo, attimo dopo attimo, al servizio di Dio e del prossimo.

Ma le altre sue caratteristiche le posso avere anch’io, le possiamo avere tutti noi, se le vogliamo.

Possiamo innanzi tutto avere il desiderio di amare Gesù sopra ogni cosa: «Non so se lo amo, ma so che lo voglio amare », diceva sovente.

Lei Gesù lo amava, e chiunque l’abbia conosciuta può testimoniarlo.

Lo amava sopra ogni cosa.

Lo amava in modo superlativo nell’Eucaristia. Tanto da averne letteralmente fame, e fame continua. A volte mi pareva persino eccessiva, questa fame eucaristica, che si realizzava nel ricevere la Santa Comunione più volte al giorno (per un permesso speciale che le era stato accordato); ma gli eccessi dei santi sono ben scusabili. 

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29 Maggio 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

La banda del buco in azione a Chiaramonti di Ange de Clermont

La banda del buco

La banda del buco

A quel che si legge nei blog e che si sente al telefono Chiaramonti è diventato il paese obiettivo della Banda del Buco. Pare che entrino nelle case di notte e di giorno, abitate o disabitate, per cercare di grattare preziosi, denaro e altri beni commerciabili specie informatici. Ora è vero che il blasone del paese è quello della nomea di “ladro”, ma più che altro si trattava di pecore, ora invece si tratta di case. Una squadra di sei o sette balordi, forse tossici o forse desiderosi di far fortuna, pare dopo aver frequentato un corso di addestramento a Sassari e dintorni hanno scelto come campo di attività Chiaramonti, cominciando a svaligiare la casa di un notabile, da tanti anni al servizio del paese, già sindaco, e da tutti rispettato e ben voluto, visto che chiunque può presentarsi a casa sua e il “fermati a pranzo o a cena” è una consuetudine. Non  c’era bisogno di andare vigliaccamente di notte, in sua assenza per aprire una casa che si può  dire rimane aperta e con la chiave sempre fuori della porta. Ma questi manigoldelli di piccolo cabotaggio non badano ai cattivi o ai buoni, ai notabili o a meno noti per cercare di svaligiare le case che a quel che si dice ne avrebbero battezzato una decina. La gente è ormai avvertita e quindi pistole scacciacani, fucili, cannoncini, fionde automatiche, raggi ultrasonici, cani dalle zanne robuste stanno per essere messi a portata di mano per cogliere in fragranza di reato questi manigoldi che finiranno col doversi fare le natiche di plastica con adeguate protesi senza contare la fedina penale sporca e e il rischio di restar ciechi, sordi o muti. Il Chiaramontese è buono, ma non svegliarlo perché come hanno incivilito tutta la popolazione immigrata dal nuorese così daranno una buona educazione a questi manigoldi aspiranti ladri. Oltre ad essere stati colti anche in flagrante da qualche chiaramontese dal buon cuore, finiranno per trovarsi con un bastone nel deretano e per essere appesi ignominiosamente al parco delle rimembranze come la testa del bandito Fais. Roba da matti è incredibile, andare a rubare a Chiaramonti, un nobile paese che sta scoprendo anche le sue origini castellane e che vanta i migliori tiratori di tutti i tempi tanto che si dice:-Tzaramontesu a onzi ojada corpu ‘e balla!” Senza contare che la presenza ormai meticcia dei nuoresi porta ad esclamare anche “Istoccata ‘e zeccu, corfu ‘e balla mì!- I ladruncoli sono avvertiti e le armi sono ormai oleate, non mancano spade e frecce avvelenate, bombette e pistole automatiche anestetizzanti, per cui tentare ancora di scocciare i chiaramontesi non è conveniente. Ma ti pare, andare a rubare nel paese delle bardane e di donna Lucia Delitala Tedde? Pura follia, per questi ladri da mercatino rionale i giorni sono contati. Lo sapete quanti ladri son finiti nelle piscine di vari torrenti? Attenti pischelli, la vita si fa corta e se i chiaramontesi perdono la pazienza sono solo guai per voi. Se avete fame, chiedete, ma non rubate: VII non rubare a Tzaramonte subra a totu! Così i 10 Comandamenti!

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28 Maggio 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, memoria e storia, storia

Le iniziative per l’istituzione di un asilo infantile a Chiaramonti di Cristina Urgias

Casa Comunale-Scuola di Chiaramonti (1874)

Casa Comunale-Scuola di Chiaramonti (1874)

Esaminando le carte comunali si  apprende che già dal 1862 l’amministrazione di Chiaramonti è invitata ad istituire in questo comune un asilo infantile. In una lettera del settembre del 1862 il Regio Ispettore delle Scuole Primarie e Magistrali di Sassari scrive:

L’esperienza di parecchi anni ha dimostrato al sottoscritto che la maggior parte dei genitori obbligati a valersi dell’opera dei loro figlioli, appena questi sono atti a qualche fatica, li tolgono troppo per tempo dalle scuole elementari e li privano così di quella istruzione che deve essere il patrimonio di tutti (…)”[1].

Egli propone quale rimedio a questa situazione l’istituzione di un asilo infantile, concepito come struttura assistenziale e preparatoria alla scuola primaria.  Egli continua dicendo:

“(…) L’utilità di queste scuole, ove essi accolgono i bambini di ambo i sessi da 4 a 6 anni, è così universalmente riconosciuta che il sottoscritto ritiene inutile ogni parola in proposito (…)”.

Lo stesso fa presente inoltre che il Ministro della Pubblica Istruzione aveva istituito un fondo, con cui si sarebbe potuto far fronte alle spese di primo impianto, da suddividere come premio tra i comuni che si sarebbero dimostrati più solleciti nell’istituzione di tali scuole   Inoltre il Consiglio Provinciale Scolastico era disposto a concorrere al pagamento dello stipendio della maestra.

L’ispettore conclude con la raccomandazione di istituire, per il nuovo anno scolastico, se non un asilo, almeno una scuola per i bambini di entrambi i sessi, affermando che il comune, con questa iniziativa, si sarebbe reso utile alla patria e non avrebbe tardato a vedere i benefici di questo atto.

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24 Maggio 2013 - Categoria: c'est la vie

La morte nei suoi più svariegati modi di manifestarsi nel corso della vita di Ange de Clermont

Unknown-14Ho conosciuto la morte di due persone che erano la mia vita, ad appena dieci anni. Non avevo fino ad allora intinto le mie mani e i miei occhi nell’ombra della morte. L’una fu rapida, ma mi copersi il volto per non vederla, l’altra fu lunga e agonizzante. I limiti culturali dei parenti e della gente ritenevano che i bambini fossero allontanati dalla ritualità dei funerali. Una bara chiusa con sopra un manto nero crociato, il vicario con un piviale nero crociato d’argento, dei chierichetti  con una croce, dietro le confraternite maschili e femminili e poi la bara seguita dall’officiante che cantando a tratti emetteva suoni di lamento e di richiesta di perdono per il defunto che doveva presentarsi al giudizio di Dio, anzi al mistero del giudizio divino. Io però non c’ero e vagavo con mio cugino Emidio tra i boschi di Cachile e infine nella ripida salita di Edras non molto lontano dal cimitero. Giungemmo nei pressi del cimitero mentre la gente abbandonava quel luogo dove avevano sotterrato una delle persone più care della mia giovane esistenza. Rimasi indispettito per l’allontanamento, mi venne in gola il pianto, ma lo trattenni e credo sia rimasto ancora per tutti i giorni della mia ormai lunga vita a metà strada tra l’esplosione e la potenzialità. Non ebbi modo di partecipare ai funerali né alla morte della seconda persona cara:avvenne lontano dai miei occhi, a parte la vista di due mortali fendenti sul capo e un pianto sommesso e un parlottare confuso e incomprensibile.

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22 Maggio 2013 - Categoria: versos in limba

Bisos de antìgu pastore de Romanu Adriani Lay

 

images-6Cando lughent’ in chèlu fut S’ ‘udròne,
ch’ ‘essìan su pastore ei su teràccu,
su dossu gai chitt’ ancòr’ istràccu
a s’ ora de iscappàre su masòne.

Su fog’ atzèsu intr’ ‘e sa pinnètta,
da-i s’ antarìle, ‘essìan sos sabores
de s’ antigòriu immùrzu ‘e sos pastores
cun chivàrzu aùnz’ a cas’ e petta.

Su manzanu chitto a suguzàre,
dabòi sa murghidura chen’ ausèntu,
a iscapijadùra, a ipprèntu,
posca su latt’ a bidda, de carràre.

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19 Maggio 2013 - Categoria: eventi straordinari

“Est Bentu chi movet sa barca a vela s’Ispiridu Santu” de Anghelu de sa Niéra

Est su Bentu

Unknown-11chi movet
sa barca a vela
S’Ispiridu Santu
de su coro tou,
narat
Franciscu
Papa santu.
S’Ispiridu
de Deus
in su mare
de sa vida
la faghet currer
a bolu!
Aiseta tue consolu
e alimentu
a sa fide tua
in d’onzi momentu.
Non b’est anima
frimma
che nave
in portu
chi s’Ispiridu Santu
non potat
movere lestra
in s’unda
de su mare
de s’Amore
chena fine.
Beni
Ispiridu Santu
beni dae su Chelu
e mandanos sa lughe
che faru
pro sa barca a vela
chi nos gitat in Chelu.
E tue Mama de Bonaria
chi de Issu ses Isposa
pregalu pro a nois
Mama piedosa.
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13 Maggio 2013 - Categoria: filologia

LA LINGUA DEI PROTOSARDI E QUELLA DEI BASCHI DI MASSIMO PITTAU

Unknown-912Connessioni fra alcuni relitti della lingua dei Protosardi – che io ho cominciato a chiamare “Sardiani” per distinguerli dagli storici e odierni “Sardi” – erano state già proposte dal linguista tedesco Max Leopold Wagner, soprattutto nelle sue opere La Lingua Sarda – storia spirito e forma (Berna 1951, siglaLS) e Dizionario Etimologico Sardo, I-III (Heidelberg 1960-1964, sigla DES), e pure da quello svizzero Johannes Hubschmid, Sardische Studien (Bern 1953, sigla SSt). Non erano molte quelle connessioni e il Wagner, nella Appendice del suo Dizionario (vol. II), alcune le aveva lasciate cadere del tutto.

In seguito io ho ripreso quelle connessioni nelle mie opere Dizionario della Lingua Sarda – significato e origine, I-II (Cagliari 2000, 2002; sigla DILS),La Lingua Sardiana o dei Protosardi (Cagliari 2001, sigla LISPR) e infine nel mio Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda, 2013, inserito in Internet; siglaNVLS), alcune respingendole, altre aggiungendole.
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10 Maggio 2013 - Categoria: cristianesimo, recensioni

“La via stretta che conduce al cielo” di M.C. Manca, recensione di Mariano Cuccu

Maria Cristina Manca,La via stretta che conduce al cielo, Abbà,  Cagliari 2006, pp.141 € 10,00 sconto €. 8,50 via internet

Unknown-3«Non siamo più abituati a leggere i romanzi “edificanti” : quelle letture, cioè, che attraverso la narrazione ci indirizzano verso la pratica dei valori fondanti della fede cristiana.

E’ invece il caso di questo racconto (La via stretta che conduce al Cielo – Maria Cristina Manca – Casa Editrice Abbà).

Ad una prima lettura la protagonista sembrerebbe una ragazzina di quindici anni, Laura; invece, man mano che ci si addentra nel racconto, appare in primo piano la figura della nonna, Miriam, con la quale Laura vive da quando le sono morti entrambi i genitori.

Ci sono degli elementi che consentono di collocare l’ambientazione nel mondo d’oggi (il telefono cellulare, la discoteca), eppure tutta la narrazione riporta ad un mondo totalmente diverso da quello che viviamo.

C’è poi un riferimento ad un valore che è vissuto in modo diametralmente opposto rispetto al mondo: la bellezza.

L’autrice sottolinea la bellezza di Laura e di Miriam, ma si comprende subito che quella di cui parla è una bellezza che viene dal di dentro, è la bellezza che nasce dal cuore dell’uomo che fa e vuole il bene.

… «Trillò un telefonino. Rispose un ragazzo in russo! Nonna Miriam sussultò, era la sua lingua d’origine! Sì, quello che giungeva alle sue orecchie era proprio il suo idioma natale … ».

Con queste parole inizia una digressione, un vero e proprio flash-back attraverso il quale la protagonista ripercorre a ritroso tutta la sua vita, a cominciare dal momento della morte di suo padre, che aveva così lasciato lei e il fratello Ivan orfani, visto che la madre era già morta anni prima.

Attraverso le vicissitudini avute nella città di Parigi e dopo un incontro casuale (ma per i cristiani esiste il caso?) con un tassista che le fece ritrovare la fede, Miriam si riporta nella realtà di oggi.

L’altro tema costante che percorre tutto il libro è la Grazia: Dio interviene nella vita di tutti i suoi figli, e chi non se ne accorge, sostiene l’autrice, è perché non se ne cura o è distratto dagli innumerevoli impegni della vita.

C’è poi il filo rosso della Provvidenza, al quale spesso le due protagoniste si rivolgono.

Ma ciò che davvero è singolare è il coraggio della testimonianza cristiana.

Di solito oggi sentiamo celebrare un cristianesimo di comodo, sommesso per non disturbare, e soggiogato dalla cultura dominante del più forte, del prepotente, del ricco e del famoso: chi non riesce, peggio per lui, è condannato alla pubblica gogna.

Nel romanzo, invece, Laura, che è affetta da una malattia, muore (ma senza una compiaciuta descrizione dell’autrice) e chiede a Dio di salvare dalla perdizione la sua migliore amica, Mary, per dare un senso alla sua morte: questo viene descritto come un atto di eroismo.

Si parla persino dei Novissimi (morte, giudizio, inferno e Paradiso) e di ciò che attende ogni uomo dopo la morte, per cui non manca l’aspetto della catechesi per chi (e siamo moltissimi) avesse scordato in cosa credono i cristiani.

Insomma col romanzo, che per orecchie abituate al rumore delle discoteche o al turpiloquio gratuito può risultare persino irritante, si recupera il senso della fede in Gesù Cristo:

credere ad una Persona e ad un Evento,

e lasciare agli opportunisti e ai tiepidi il cristianesimo fatto di consigli umanitari e di sterili buone intenzioni.

A proposito, il romanzo viene editato da Abbà, una piccola e coraggiosa casa editrice che sta a Cagliari, e che pubblica anche saggi di carattere religioso ».

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