24 Maggio 2013 - Categoria: c'est la vie

La morte nei suoi più svariegati modi di manifestarsi nel corso della vita di Ange de Clermont

Unknown-14Ho conosciuto la morte di due persone che erano la mia vita, ad appena dieci anni. Non avevo fino ad allora intinto le mie mani e i miei occhi nell’ombra della morte. L’una fu rapida, ma mi copersi il volto per non vederla, l’altra fu lunga e agonizzante. I limiti culturali dei parenti e della gente ritenevano che i bambini fossero allontanati dalla ritualità dei funerali. Una bara chiusa con sopra un manto nero crociato, il vicario con un piviale nero crociato d’argento, dei chierichetti  con una croce, dietro le confraternite maschili e femminili e poi la bara seguita dall’officiante che cantando a tratti emetteva suoni di lamento e di richiesta di perdono per il defunto che doveva presentarsi al giudizio di Dio, anzi al mistero del giudizio divino. Io però non c’ero e vagavo con mio cugino Emidio tra i boschi di Cachile e infine nella ripida salita di Edras non molto lontano dal cimitero. Giungemmo nei pressi del cimitero mentre la gente abbandonava quel luogo dove avevano sotterrato una delle persone più care della mia giovane esistenza. Rimasi indispettito per l’allontanamento, mi venne in gola il pianto, ma lo trattenni e credo sia rimasto ancora per tutti i giorni della mia ormai lunga vita a metà strada tra l’esplosione e la potenzialità. Non ebbi modo di partecipare ai funerali né alla morte della seconda persona cara:avvenne lontano dai miei occhi, a parte la vista di due mortali fendenti sul capo e un pianto sommesso e un parlottare confuso e incomprensibile.

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22 Maggio 2013 - Categoria: versos in limba

Bisos de antìgu pastore de Romanu Adriani Lay

 

images-6Cando lughent’ in chèlu fut S’ ‘udròne,
ch’ ‘essìan su pastore ei su teràccu,
su dossu gai chitt’ ancòr’ istràccu
a s’ ora de iscappàre su masòne.

Su fog’ atzèsu intr’ ‘e sa pinnètta,
da-i s’ antarìle, ‘essìan sos sabores
de s’ antigòriu immùrzu ‘e sos pastores
cun chivàrzu aùnz’ a cas’ e petta.

Su manzanu chitto a suguzàre,
dabòi sa murghidura chen’ ausèntu,
a iscapijadùra, a ipprèntu,
posca su latt’ a bidda, de carràre.

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19 Maggio 2013 - Categoria: eventi straordinari

“Est Bentu chi movet sa barca a vela s’Ispiridu Santu” de Anghelu de sa Niéra

Est su Bentu

Unknown-11chi movet
sa barca a vela
S’Ispiridu Santu
de su coro tou,
narat
Franciscu
Papa santu.
S’Ispiridu
de Deus
in su mare
de sa vida
la faghet currer
a bolu!
Aiseta tue consolu
e alimentu
a sa fide tua
in d’onzi momentu.
Non b’est anima
frimma
che nave
in portu
chi s’Ispiridu Santu
non potat
movere lestra
in s’unda
de su mare
de s’Amore
chena fine.
Beni
Ispiridu Santu
beni dae su Chelu
e mandanos sa lughe
che faru
pro sa barca a vela
chi nos gitat in Chelu.
E tue Mama de Bonaria
chi de Issu ses Isposa
pregalu pro a nois
Mama piedosa.
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13 Maggio 2013 - Categoria: filologia

LA LINGUA DEI PROTOSARDI E QUELLA DEI BASCHI DI MASSIMO PITTAU

Unknown-912Connessioni fra alcuni relitti della lingua dei Protosardi – che io ho cominciato a chiamare “Sardiani” per distinguerli dagli storici e odierni “Sardi” – erano state già proposte dal linguista tedesco Max Leopold Wagner, soprattutto nelle sue opere La Lingua Sarda – storia spirito e forma (Berna 1951, siglaLS) e Dizionario Etimologico Sardo, I-III (Heidelberg 1960-1964, sigla DES), e pure da quello svizzero Johannes Hubschmid, Sardische Studien (Bern 1953, sigla SSt). Non erano molte quelle connessioni e il Wagner, nella Appendice del suo Dizionario (vol. II), alcune le aveva lasciate cadere del tutto.

In seguito io ho ripreso quelle connessioni nelle mie opere Dizionario della Lingua Sarda – significato e origine, I-II (Cagliari 2000, 2002; sigla DILS),La Lingua Sardiana o dei Protosardi (Cagliari 2001, sigla LISPR) e infine nel mio Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda, 2013, inserito in Internet; siglaNVLS), alcune respingendole, altre aggiungendole.
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10 Maggio 2013 - Categoria: cristianesimo, recensioni

“La via stretta che conduce al cielo” di M.C. Manca, recensione di Mariano Cuccu

Maria Cristina Manca,La via stretta che conduce al cielo, Abbà,  Cagliari 2006, pp.141 € 10,00 sconto €. 8,50 via internet

Unknown-3«Non siamo più abituati a leggere i romanzi “edificanti” : quelle letture, cioè, che attraverso la narrazione ci indirizzano verso la pratica dei valori fondanti della fede cristiana.

E’ invece il caso di questo racconto (La via stretta che conduce al Cielo – Maria Cristina Manca – Casa Editrice Abbà).

Ad una prima lettura la protagonista sembrerebbe una ragazzina di quindici anni, Laura; invece, man mano che ci si addentra nel racconto, appare in primo piano la figura della nonna, Miriam, con la quale Laura vive da quando le sono morti entrambi i genitori.

Ci sono degli elementi che consentono di collocare l’ambientazione nel mondo d’oggi (il telefono cellulare, la discoteca), eppure tutta la narrazione riporta ad un mondo totalmente diverso da quello che viviamo.

C’è poi un riferimento ad un valore che è vissuto in modo diametralmente opposto rispetto al mondo: la bellezza.

L’autrice sottolinea la bellezza di Laura e di Miriam, ma si comprende subito che quella di cui parla è una bellezza che viene dal di dentro, è la bellezza che nasce dal cuore dell’uomo che fa e vuole il bene.

… «Trillò un telefonino. Rispose un ragazzo in russo! Nonna Miriam sussultò, era la sua lingua d’origine! Sì, quello che giungeva alle sue orecchie era proprio il suo idioma natale … ».

Con queste parole inizia una digressione, un vero e proprio flash-back attraverso il quale la protagonista ripercorre a ritroso tutta la sua vita, a cominciare dal momento della morte di suo padre, che aveva così lasciato lei e il fratello Ivan orfani, visto che la madre era già morta anni prima.

Attraverso le vicissitudini avute nella città di Parigi e dopo un incontro casuale (ma per i cristiani esiste il caso?) con un tassista che le fece ritrovare la fede, Miriam si riporta nella realtà di oggi.

L’altro tema costante che percorre tutto il libro è la Grazia: Dio interviene nella vita di tutti i suoi figli, e chi non se ne accorge, sostiene l’autrice, è perché non se ne cura o è distratto dagli innumerevoli impegni della vita.

C’è poi il filo rosso della Provvidenza, al quale spesso le due protagoniste si rivolgono.

Ma ciò che davvero è singolare è il coraggio della testimonianza cristiana.

Di solito oggi sentiamo celebrare un cristianesimo di comodo, sommesso per non disturbare, e soggiogato dalla cultura dominante del più forte, del prepotente, del ricco e del famoso: chi non riesce, peggio per lui, è condannato alla pubblica gogna.

Nel romanzo, invece, Laura, che è affetta da una malattia, muore (ma senza una compiaciuta descrizione dell’autrice) e chiede a Dio di salvare dalla perdizione la sua migliore amica, Mary, per dare un senso alla sua morte: questo viene descritto come un atto di eroismo.

Si parla persino dei Novissimi (morte, giudizio, inferno e Paradiso) e di ciò che attende ogni uomo dopo la morte, per cui non manca l’aspetto della catechesi per chi (e siamo moltissimi) avesse scordato in cosa credono i cristiani.

Insomma col romanzo, che per orecchie abituate al rumore delle discoteche o al turpiloquio gratuito può risultare persino irritante, si recupera il senso della fede in Gesù Cristo:

credere ad una Persona e ad un Evento,

e lasciare agli opportunisti e ai tiepidi il cristianesimo fatto di consigli umanitari e di sterili buone intenzioni.

A proposito, il romanzo viene editato da Abbà, una piccola e coraggiosa casa editrice che sta a Cagliari, e che pubblica anche saggi di carattere religioso ».

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8 Maggio 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, storia

Cenni geografici economici e sociali su Chiaramonti dal 1850 al 1970 di Cristina Urgias

Unknown-1Nella prima parte di questo lavoro si è accennato a quello che è stato lo sviluppo degli asili infantili in Sardegna mettendo in risalto come questo processo sia stato lento, difficile e spesso ostacolato dalle difficoltà di disporre sia di mezzi strettamente finanziari sia di personale educativo.

D’altra parte vi è da considerare che l’economia della Sardegna è contrassegnata dall’attività agro-pastorale in cui anche i bambini si rendono utili con i loro piccoli servizi (raccogliere la legna, le ghiande, badare al gregge per i maschietti e badare ai piccoli a aiutare le madri per le femminucce) che di certo non spingeva le popolazioni a richiedere una struttura educativa e assistenziale che avesse favorito la loro educazione extrafamiliare.

C’è da sottolineare anche che dalla seconda metà dell’Ottocento sino alla seconda metà del Novecento si sviluppò nelle varie circoscrizioni comunali la pastorizia stanziale che portava gli abitanti a risiedere nelle campagne dove i mezzi di sussistenza potevano essere procurati più agevolmente tanto che  i bambini, tenuti al seno sino al compimento del secondo anno di vita, venivano precocemente utilizzati per piccole attività che si svolgevano nelle tradizionali abitazioni di campagna. Nei 390 piccoli, medi e grandi comuni dell’isola tuttavia si notavano in modo evidente le frotte dei bambini che spesso venivano avviati alla piccola delinquenza e abbandonati a se stessi dai membri della famiglia impegnati a procacciarsi da vivere.

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8 Maggio 2013 - Categoria: cristianesimo, memoria e storia

Suor Laura, Figlia della Carità, serva dei poveri di M. Cristina Manca

   Mi mancheranno le chiacchierate quasi quotidiane con Suor Laura dopo la Messa serale. In realtà chiamarle “chiacchierate” è riduttivo. Meglio definirle conversazioni (brevi ma sostanziali) sulla vita alla luce della fede. Della fede profonda di suor Laura, capace di risvegliare la mia fede poverissima.

Che cosa potrebbe fare una suora di più grande?Unknown

Forse per questo moltissimi le volevano bene, le confidavano con fiducia le proprie afflizioni, le comunicavano con affetto le proprie gioie, le chiedevano preghiere; e sia che fossero lieti o afflitti si allontanavano da lei sentendosi sollevati e migliori.

   A me piacevano anche i suoi aneddoti riguardanti la sua professione di infermiera all’ospedale o qualche episodio della sua lunghissima vita. Sapeva raccontare. Ma soprattutto, e la si avvicinava per questo, sapeva pregare, ascoltare, accogliere, consolare, donare, sopportare, perdonare, amare. Con semplicità. Con l’agevolezza dei piccoli del Signore.

   Sana nel fisico nonostante la veneranda età, lucida nella mente, precisa nella parola, arguta nel pensiero, forte nell’animo, umile nel carattere, allegra nello spirito, finissima nel porsi, limpida nell’anima, santa nel cuore, questa suorina di novantadue anni era una persona pienamente realizzata.

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6 Maggio 2013 - Categoria: letteratura sarda

Lu nodu drentu de Giuseppe Tirotto. I prèmiu Ittiri 2013 Cuncursu “Limbas e Ammentos”

Unknown-2Don… don… don… E ca’ sarà mortu? Aia dittu mamma, intindendi la spiradda.

Uhmm! Aia murrugnaddu eu, bièndimi l’ultimu guttigghju di caffellatti, cumenti a dì, e ca’ si n’affutti, ca’ vi pensa a la morti a sedigianni diciasettanni. Più tardu unde Brandanu, lu cafè cu’ lu biliardu, tra li rurrù aia cumpresu ch’era mortu calcunu, eh, appiccaddu a la trai, in casa soia, emmu, chiss’ommu sempri dabbareddu, mììì, Zandria Caru, chiddu chi a spricà una paràula… booh, ca’ la sa palchì dabboi… ohhh, megliu a eddu che a noi…

Zandria Caru? Ca’! eu lu cunniscia bè a Zandria, era umbè d’anni chi no lu frequentava, parò da minnoreddu, tandu sì…

Altri tempi. La campagna ancora tinia, vi si pudia campà e, a riffa e raffa, campava edda matessi. Noi aiami la bedda tanca di Lu Trogliu a un pagghju di chilometri da casa. Degi ettari quasi tutti in piana, cun una tanchitta sarradda a muru undi fagiami l’ortu e un muntigghju abbarraddu a banda pa’ sbruccavvi calchi fiaddu, Lu tuttu arriccuddu da una casa cu’ lu vacchili e una straurdinaria funtana chi buttava scetti d’eva chi andagia dabboi a pianà dui balzi manni manni chi silviani a l’ortu. Tanca adatta pa’ suminavvi triggu. Eh, si ni suminava babbu! In laògliu fili di boi laurendi e muntoni di missadori a làmpadda, pa’ finì cun la triulera candu la trebbia fagia stazioni propriu unde noi. Candu v’era bisognu babbu chjammava l’ommi di fiducia soi, màssimu pa’ missà. Zandria Caru v’era sempri, ma no solu pa’ missà, agghjuddava a babbu puru i’ li vigni chi aìami in altri perri, a dà contu a bisidolci e fava in altri tanchi ancora e i’ l’ortu chi fagiani a mezzaparu. Unu di casa, quasi.

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