29 Giugno 2013 - Categoria: c'est la vie, lingua/limba, narrativa

S’Inferru seberàdu dae compare Buccianu Trudda de Anghelu de sa Niéra

Unknown-1Compare Buccianu Trudda fit omine istudiadu, ma non tantu: un isciamine a Roma, duos a Milanu  e a pagu a pagu si fit laureadu, cun allegria de totu sa familia. Finas dae minore però fit redossu: fit beru su chi naraiat issu, fit falzu su chi naraiant sos ateros. No li mancaiat sa superbia, anzi nde furriait cando caminaiat in sas carrelas. Non bi pessaiat duas bortas a narrer ainu a unu e a s’ateru. Daeboi de sa luarea fit diventadu omine importante in sas iscolas e sas mastras a bortas de cantu fit severu si pisciaiant suta, no faeddemus de sos pitzinnos. A s’inde podiat istare in domo a si fagher sos fatos suos: no malannu ogni santa die libera dae s’iscola  falaiat in piata a insignare comente fit fatu su mundu e comente andaiat sa politica, sa religione e sa filosofia, ma su chi naraiat no fit trigu de conca sua: issu ripetiat a totu su chi leggiat in d’unu giornale chi l’arrivaiat finamente a domo. Pro a issu cussu fit su catechisimu de sa religione, de sa politica e de sa filosofia.

Sa Politica

Totu sos politicos fint ladros, tontos che.i. sa balla e su guvernu si l’aiant lassadu faghere b’aiat pessadu isse a totu. Sa zente de piata l’iscultait tantu pro non li mancare de repetu, ma suta suta, naraiant:-Ite cheret custa conca de aiunu fit mezus si si vi fatu messaju.- Isse non fit democristianu, issu no fit comunista, issu fit sotzialista pro sos ateros, ma capitalista pro domo sua. Isse però non fit mancu sotzialista ca l’aiat semper contra sos sotzialistas chi mandigaiant che sette canes dae sette furros. Si aiant dadu a isse su guvernu aiat acontzadu totu in d’unu su Gambale chi fit sa Natzione. Issu naraiat chi fit cun Garibaldi chi si che fit andadu a Caprera a piscare, a zapitare e a iscriere sos ammentos de sa vida sua. Garibaldi si chi fit omine:-Oh, fit pure feminarzu, ma cussu non contat nudda ca sas feminas si leant a prou che.i. sa sindria!-

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25 Giugno 2013 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

La magistratura delle Iman milanesi alla frutta: visionarie pornografiche non giudici sine studio et odio di Angelino Tedde

sine studio et odio

sine studio et odio

Siamo arrivati alla sentenza scontata su Berlusconi, inseguita affannosamente da 20 anni. I corvi in paglietta esultano e i nemici di Berlusconi se la ridono allegramente, non pensando che con questa magistratura da bordello prima o poi potrebbero incappare loro. Italiani, siete avvisati: se organizzate cene in casa invitate solo uomini e praticate la sodomia che quella non è peccaminosa per i nostri novelli iman, la praticano fin dal tempo dei romani. Non azzardatevi a telefonare in Questura per qualunque incombenza potreste finire  in esilio come uomini pubblici. L’odio, il livore che ha spinto i giudici milanesi a imbastire processi su processi contro un parlamentare italiano ricco ha raggiunto il suo scopo o il suo mezzo scopo, perché adesso vedremo il secondo grado e la Cassazione come la penserà. Non entriamo nei dettagli, basta guardare la faccia della Boccassini e capirete tutto, basterà guardare i giudici giudicanti e potrete fare le vostre deduzioni. Di certo Berlusconi non è uno stinco di santo e i suoi peccati sulla coscienza ce li ha come tutti gli uomini, ma arrivare a interdirlo dalla vita pubblica in modo così plateale e dopo visionarie e pruriginose udienze da tribunale bordello è davvero esilarante. Mai più ricorrere agli scongiuri di latina memoria, mai più sollevare lo sguardo verso una prosperosa fanciulla, mai più alla ricerca di femmine: la salvezza per questi parà sta nel deretano maschile.

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24 Giugno 2013 - Categoria: sassari e dintorni

L’arte del furto di oggetti preziosi degli zingari di Sassari e dintorni di Ange de Clermont

images-3Più che i nostri fratelli, le nostre sorelle zingare le incontriamo negl’incroci delle strade coi semafori, all’uscita dalle chiese, agl’ingressi dei supermercati, nelle vie, oppure fingendosi arrotini di coltelli e aggiustatori di cucine nelle nostre case.

Da buoni cristiani apriamo i borsellini o compriamo pane e companatico che ci viene richiesto. A volte, con un cuscino al posto del nascituro, vi offriamo non solo l’euro o i cinque euro. Qualche giorno fa, i nostri beneamati fratelli zingari , previo scasso della serratura,  sono riusciti  a penetrare nel nostro modesto studio e a portar via oggetti d’affezione prima che di pregio.

I carabinieri hanno riconosciuto subito la loro manina rapace, più  delle sorelle che dei fratelli zingari. Ora a parte lo scasso e il  furto di oggetti cari e preziosi, ci addolora il ripensamento che dobbiamo fare su questi nostri fratelli di cui auspichiamo l’integrazione, ma non c’è integrazione che tenga se questi amati fratelli e sorelle continuano a perpetrare furti negli appartamenti. Si tratta di ladri matricolati e raffinati che non hanno imparato a rispettare le case e le cose altrui.

Non è escluso che prima o poi con un’incursione dei militi dell’arma gli oggetti possano essere ritrovati, ma l’offesa di mettere un appartamento all’aria, di violare la privacy, di scordare ogni atto di amore caritatevole che i singoli, laici e credenti, usano nei loro confronti. Non paghi di rubare questi oggetti saccheggiano cimiteri rubando oggetti di rame e tra poco aspettiamoci il furto di pluviali e di altri arredi. Ormai come formiche dalla testa rossa saccheggiano ovunque possono saccheggiare quasi a completare l’opera dei ladri nostrani. Certo uno che ha fame non va a rubare oggetti preziosi, ma lo fa per festeggiare con cifre esorbitanti i matrimoni dei cani che usano celebrare.

Come al solito i nostri sociologi e sacerdoti ci dicono che sono fratelli che sbagliano e hanno ragione, ma se continuiamo così arriverà un momento in cui la gente si coalizzerà per cacciarli via dalle città e dai paesi e respingere questi figli del vento ai paesi della loro provenienza. Bei tempi quelli in cui nei nostri paesi si lasciava la chiave fuori della porta, ora è imprudente seguire quest’uso. Cominciamo ad averne le scatole piene e a perndere la pazienza. Violare gli appartamenti dei loro difensori, dei loro amici è cosa abominevole. Non per questo cambieremo idea sulla loro difesa, ma siamo altresì decisi a batterci perché quando compiono dei reati siano puniti dalla legge senza tante scuse. A riguardo voglio raccontare quanto mi ha raccontato l’amico Eugenio.

Un giorno presso una banca alimentare per pacchi gratuti, in quattro, zingari, entrano nel banco, prendono quattro pacchi, li aprono fuori per strada, scelgono le cose che loro vanno a gradimento e buttano i sacchetti con i rimanenti alimenti per la strada.

Anche questo dev’essere impedito. Fratelli quanto volete, ma se pescati in flagranza di reato, se vengono ritrovati presso le vostre poco igieniche roulotte, se esponete i bambini al freddo e alle percosse, perché piangendo attirino i passanti, se mettete i piedi storti per impietosire, simulando malanni che non avete, meritate d’esser puniti; se costringete le vostre fanciulle ad elemosinare forzatamente siete ugualmente in fallo e dovete subire i rigori della legge, altrimenti tornatevene come figli del vento da dove siete venuti e mettetevi a lavorare cipolle e patate o lavorate il rame visto che ne ammassate tanto gratuitamente con i furti.

Da parte mia cari fratelli se per un verso mi batterò per la vostra integrazione, vi denuncerò come farei con qualsiasi italiano, ogni volta che entrerete in casa mia per rubare, non solo, mi auguro anche che quando starete per aprire un cassetto non si scagli verso di voi una forte scarica elettrica che vi faccia provare un pò di brivido sempre con la speranze che ne usciate illesi e non segnati.

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19 Giugno 2013 - Categoria: storia

Dalle origini medioevali alla Baronia di Ossi e Muros (XI-XVIII secolo) di Gesuino Scano

Estratto dal libro su Muros (Sassari) di Gesuino Scano

  1. 1.   La “villa“di Muros dalle origini al Settecento
Dr. Gesuino Scano

Dr. Gesuino Scano

Il villaggio di Muros inizia ad essere citato  nel secolo XI come una delle tante villae medioevali del Giudicato di Torres, della Curatoria di Figulinas.

In tale epoca la villa di Muros non può vantare una certa importanza come le ville di Ploaghe, Florinas, Saccargia, Salvenero, nei cui territori si insediarono istituzioni religiose molto importanti. Ricordiamo la sede vescovile di Ploaghe, soppressa nel 1553, dalla quale dipendeva anche la Rettoria di Muros, il Monastero camaldolese di Saccargia nel villaggio omonimo, l’Abbazia dei Vallombrosani di San Michele nel villaggio di Salvennero, ancora popolato nel 1565.

Il nome “Muros” significa ruderi, muri. La spiegazione etimologica e storica che di Muros fa il noto onomasta Massimo Pittau è molto suggestiva.

“Il toponimo deriva dal latino “murus”, dal sardo “muru” al plurale muros, perciò in italiano letteralmente significa “Muri”. Se la spiegazione etimologica del toponimo è sembra evidente, “invece la spiegazione storica è probabilmente questa: il villaggio ad un certo punto sarà stato abbandonato per uno dei  cicli di peste, tra i tanti che a partire dal 300 d. C. si diffusero in tutta Europa fine alle soglie del XIX secolo, oppure sarà stato abbandonato per una decremento demografico, per cui nel suo sito saranno rimasti soltanto muri o ruderi. In seguito il villaggio sarà stato ripopolato conservando però il suo nome di Muros=Ruderi. Se questa spiegazione è verosimile, si tratta di ricercare quale fosse l’originario nome del villaggio di Muros; forse era Tattareddu (= “gigaro” oppure “Piccolo Sassari”), nome di un antico villaggio di cui ancora nell’Ottocento venivano indicate le rovine e che aveva per titolare della sua chiesa San Leonardo.

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11 Giugno 2013 - Categoria: cultura, filologia

Dae s’amigu sa riposta subra sa limba sarda de Mario Unale

A s’amigu meu famadu Anghelu,
medas grascias ti sient prodigas de onzi bene cando in coro tou las desizas, pro a tie

Mario Unali

Mario Unali

e pro tota sa zenia tua. Sa littera tua m’at fatu meda piaghere e l’apo legida tota a unu sustu; non mind’est faladu su latte dae sos benujos pruite apo appretziadu s’intendimentu tou de micche misciare in d’unu arrejonamentu ue deo b’apo paga cumpetentzia. Dia comintzare dae s’arcuparadu chi tue as giamadu comente si narat cun sa limba natzionale, nendedi, comente in zerta dies de sole e de abba, in su chelu s’aberit cun culores bios e alluttos de ogni isciera, subra a custu mundu malandadu e, deo ammiradu de tanta bellesa tento sempere de nde bogare sos mezus culores cun sas fotografias. Non semper mi resessit ma mi bi proo su mantessi. Gai est sa limba non bastat chi l’isches faeddare, pius de totu este a nde bogare sentimentos e bonas faeddadas de sustantzia. Deo cun meda limites e umilitade, fizu de povera zente trabagliadores de campagna, nd’apo inciupidu sa faeddada, e cun a issa bi so creschidu e fattu mannu, como avviendemi a betzu, cando mi capitada, l’impreo in sos arrejonamentos de ogni die, cun mannos e minores. Calecuna borta cun profittu, ateras, sas pius, comente ozu perdidu. Cun tegus est unu piaghere ca pruite medas sunt sas cosas chi dae a tie poto apprendere e dei custu ti rengratzio meda. Est beru chi dae borta in borta sos populos chi Nos ant occupadu nos ant lassadu puru su limbazu: tue as comintzadu dae sos ispagnolos poi dae sas tzidades marinaras ei sos piemontesos e siguramente non ant fattu diversamente sos fenicios ei sos ateros populos de su mare Nostrum pro nde narrer calecunu cartaginesos, sos des s’Anatolia ei sos Bizantinos. Totu in cust’isula c’ant fattu linna e nos ant lassadu pagu progressu e medas disauras. De una cosa so quasi tzertu chi si puru amus impitadu s’alfabetu consonanticu pro iscrier amus pensadu in sardu e amus isvilupadu unu sensu de autonomia non solu de su logu ma puru in sa limba. Ti rengratzio ancora de sa littera e iscujami, si onzi tantu, che so bessidu dae su tzappadu. Cun affettu e simpatia. Mariu Unale.
—– O

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L’ombra di Orgosolo su Chiaramonti di Ange de Clermont

images-1Sembrava che il paese delle tre colline (Monte ‘ Cheja, Codinarasa, Monte Carmelo) e il variegato territorio di quasi 100 chilometri quadrati, con quasi 40 mila pecore e non so quanti bovini, suini e caprini, fosse ormai indenne dalla criminalità organizzata o disorganizzata, ma, a leggere i giornali, in questa vasta operazione che pare veda il vertice nel già famoso bandito di Orgosolo, il territorio di Chiaramonti sia coinvolto in base ai dati ancora in forma umbratile che si evincono dal paese. Non bastano la banda o le bande del buco, ci voleva pure quest’ombra gigantesca per gettare discredito sull’innocenza dell’amato paese. Anni fa si trattò di un ettaro di pomodori piantati nei pressi di Lavrone, pomodori che qualcuno inquinò con delle erbe illegali e l’analisi dei laboratori dei Carabinieri identificò come marijuana. Le analisi però come quelle del DNA possono essere truccate e chi saprà mai la verità vera , visto che per quella giudiziaria, qualcuno pare passi giornate al chiuso invece che all’aperto, vista l’aria limpida e i dolci venti che soffiano a Chiaramonti. Ora c’è un padre, sofferente e pare vittima del nostro ex eroe bandito. Pare che non si tratti di un membro deila rinata Confraternita della Santa Croce, ma di un uomo che per essere costretto a pagare certi debiti, gli hanno messo a repentaglio la vita del figlio. E da parte di chi, di uno che sovente pare venisse a banchettare porcetti e agnelli arrosto in casa. Insomma dubbi, paure, ombre calano sull’anima diventata irrequieta di Chiaramonti. Sempre per questa maledizione di pomodoro che rassomiglia alla marijuana e che zio Busecca (il nome è di fantasia) mi dice che con la crisi il mondo pastorale soffre di liquidità vista l’avarizia (qualcuno dice usura) delle banche. La colpa sarebbe tutta lì. Si coltivano pomodori che poi essendo inquinati o incrociati producono quella che la gente dice marigiuanna, intendendo marijuana. L’anima di Chiramonti è ammalata ed è venuta a trovarmi con le lacrime agli occhi dicendomi:- Stavo dormendo nel bosco dei frassini e vengo  svegliata da camionette dei carabinieri che prendono non pecore, ma qualche uomo e lo portano al Santo la cui devozione a Chiaramonti è antica quanto il paese. Mi spargo per le case, per le piazze, sul davanzale delle chiese e sento cose che mi hanno toccato il cuore. Ho udito parlare di Orgosolo, ma meraviglia delle meraviglie ho visto la sua anima che si posava sul campanile in modo sfacciato. L’ho cacciata via con difficoltà. Sono entrata in chiesa e ho detto due parole a San Matteo, a Santa Giusta, a Santa Maria Maddalena,a Santa Caterina d’Alessandria, a San Giuliano a San Michele Arcangelo, santi protettori ab antiquo di queste terre. Sono costernata al punto che questa volta vado a prendo sonno nei boschi di Bados de Lové.!- Con le ultime parole e il battito di due grosse ali  l’anima scompare.

E  adesso come la mettiamo? Noi speriamo che sia una delle tante montature che tra forze dell’ordine, stampa ( i giornali s’hanno da vendere) e chiacchiere da crocchio sotto sotto non ci sia niente. Se c’è un paese di onesti e probi cittadini è Chiaramonti. Assente è ormai il vilgentame di falchiana memoria. E Grazieneddu, con la sua discreta pensione, l’affetto per il suo  borgo, è quasi impossibile che si sia lasciato prendere, a 71 anni, da vecchi ricordi e pressanti nostalgie. Secondo me è tutta fantasia dei giornalisti ed esercitazione della sempre benemerita Arma dei Carabinieri. Per zio Giovannandrea che sono andato a consultare in camposanto è tutta una montatura. Io a zio gli credo è sicuramente tutta una montatura per un documentario del TG3 che da quando c’è quella bella figlia di Enrico si agita come una volpe in cerca di qualche grappolo d’uva, anima mia libera!

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10 Giugno 2013 - Categoria: lingua/limba

Sa limba sarda pretzisa est una balla manna cant’e un orriu de Anghelu de sa Niéra

Unknown-3Ogni poeta e iscritore chi cumponet in limba sarda pretendet d’esser su pius mannu de totu sos ateros poetas e iscritores, intamen no est gai. Sa limba est che una femina e che una mariposa, sa femina est sempre in movimentu ca sigundu tzertos omines istat semper girende che una mola e sa mariposa ch’ei s’epe bolat dae unu fiore a s’ateru. Gai est sa limba e gai sos movimentos de sos omines, solu chi b’est chi faeddat lestru che una morrocula e chi faeddat pianu che unu cocoi, in cunfromme a su caveddu sou. Ogn’omine at s’istoria sua: b’est omine chi dae minore fit pastoreddu e connoschet totu su vocabolariu de su babbu pastore e da sa mama pastorissa,  b’est omine chi dae minore fit fizu de messaju e tando connoschet su limbarzu de so messajos, b’est omine che fit fizu de frailarzu e tando ecò medas peraulas de su mundu de sos frailarzos e gai cuitende.

Anghelu de sa Niéra

Anghelu de sa Niéra

Sa limba meda bortas si cumportat che una femina mala chi sighende sos sentimentos suos s’unit a un omine e nd’imparat su limbarzu e che ladra bi lu furat puru. A lu cherimus cumprendere chi sa limba est che una giostra, che una eremitana chi tzocat a totu sa giannas e pedit e leat su chi li dant. In Sardigna dae sos tempos pius antigos ch’est passada o s’est frimmada unu muntone de zente e nd’at fatu che giaju Mateu in Franza: at furadu, s’est innamoradu, at mandigadu, at bufadu a bortas at fatu finas fizos. Pro la truncare chito: sa limba est unu miscia a mugheddu peus de su minestrone e peus de s’aba chi non solu est fata dae s’idrogeno  e dae s’ossigeno, ma de chentu ateras ballas ch’est diffizile a las contare, pro bo la truncare in murru, ogni limba e non solu sa sarda est fata de milli e chentu peraulas (como su ditzionariu sardu de Rubattu ne contat 400 miza) e ognuna at s’istoria sua. Leamus pro esempiu sa peraula “cara” no bi giuro subra, anima mia libera, ma est peraula chi nos ant lassadu cussos iscussestados de sos ipagnolos chi si sunt sezidos in Sardigna a cumandare pro IV seculos. Leade sa peraula “faccia”, custa cheret narrer sa mantessi cosa de “cara” e custa peraula nos l’ant regalada sos “italianos” chi sunt bennidos cun Pisa, cun Genova e poi cun sos piemontesos, chi sa veridade si nerzat ant faeddadu in tzertas biddas su franzesu e in ateras sa limba d’oc, issos puru misciados che. i. su minestrone. Non faeddemus de cussos barbaros ingresos chi como, gratzie a sos Istados Unidos de America, ant ipraminadu sa limb’issoro in totu su mundu, anzi comente si narat oe in sa idda globale ch’est diventada custa terra tunda e giradora che morrocula. Anima mia libera, ma no bos abizades chi nos semus isgiriende che.i. sos colores de s’arcobaleno? E sigomente sos omines e sas feminas bi sunt pro si misciare dae innoghe a pagu tempus no b’at a esser pius omine totu biancu o totu nieddu. Gai, frade me’ si no ses tontu che.i. sa balla, est pro sa limba. Iscrie in sardu comente cheres su ch’importat est chi iscrias chena ti preoccupare cale siat sa limba sarda pretzisa. Ello no l’ischis chi su 60% de sas peraulas ingresas benint dae sa limba titi manna de sos romanos? Si oe che oe faddant che. i. sos macos. Pro narrer chi una femina est bella, chi sos fiores sunt bellos, chi sa mariposas sunt bellas narant semper it is beautiful, pius tontos de gai no nch’ at a su mundu, e tue frade meu caru, diventas macu cando deves iscrier cara o faccia? Iscrie comente cheres, s’importante est chi ti fetas legere e no fetas che a mie chi como apo sa conca a brou e  a tie si resessis a legere ti falat su late dae sos benujos, anima mia libera!

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6 Giugno 2013 - Categoria: memoria e storia, recensioni, storia

Osilo dai villaggi medievali intorno al Monte al castello basso medievale, al borgo, alla cittadina seicentesca di Angelino Tedde

Antonio Loriga, Osilo. I.  Dalle origini alla pievania. Storia e documentazione, Istituto Superiore di Scienze Religiose di Sassari, Nuova Stampa Color, Muros (Sassari) 2011 pp. 412.

Unknown-1Antonio  Loriga, canonico turritano di nascita e di residenza di Osilo, rettore dell’I.S.S.S. R. di Sassari non è nuovo a pubblicazioni riguardanti la Diocesi di Sassari come è possibile vedere leggendo l’ampia bibliografia che qui  cerchiamo di presentare. Nemmeno Osilo è un paese che per le sue vicende storiche è oggetto di studio per la prima volta, ma sia per la sua importanza strategica di Castello dei Malaspina in epoca medievale sia per la sua eccellenza religiosa per la presenza della collegiata che ha visto uscire dal suo seno uomini illustri come il canonico teologo Antonio Manunta, in questo blog illustrato da Giovanni Spano, il teologo Maurizio Serra anche qui illustrato da un articolo e la pubblicazione del Manuale per le scuole normali elementari, sia dal teologo Francesco Liperi Tolu, autore di un’opera su Osilo che indubbiamente ha ispirato il Nostro nel vasto approccio alle vicende antiche,  medievali, di epoca moderna e contemporanea su Osilo. Diciamo pure che l’autore del libro non è caduto su un deserto, ma su un campo fruttuoso da cui ha potuto attingere ampiamente per un verso mentre per l’altro verso ha consultato una varietà di fonti archivistiche.

 Concordo con quanto ha scritto in proposito Franco G.R. Campus del volume e in particolare che   l’autore  oltre che ispirato dal Liperi Tolu, a distanza di un secolo, tenendo conto del progresso delle scienze storiche , ha teso a riscrivere un’opera rinnovata e adeguata alle nuove ricerche scientifiche. Risalta subito che il lavoro non è stato portato avanti frettolosamente, ma con grande ponderazione nel corso dell’esistenza dello studioso, per cui ne risulta vasta, profonda e problematica, direi quasi contrassegnata da una pignoleria che a tratti sembrerebbe soffocante, per il lettore che va alla ricerca di certezze in ambiti in cui non si possono avere certezze come per il periodo antico, alto e basso medioevale e nella stessa genealogia dei castellani che ad Osilo si sono insediati  dal 1321 al  1353,

L’opera è divisa in sette capitoli: la curatoria montese e i suoi borghi antichi; da Augosulum  ad Osilo: un borgo progressivo e in cammino; il castello dei Malaspina: il vetusto “maniero” e la prima Baronia; la roccaforte nel ‘300: I Malaspina, gli Aragonesi e gli Arborensi; dalla seconda Baronia alla Contea:gli Aragonesi, gli Spagnoli i Savoia;dalle chiese alle rettorie: il territorio e i suoi numerosi luoghi di culto; dalle rettorie alla pievania: le antiche parrocchie e la primaziale.

Segue una folta letteratura sulle fonti inedite e su quelle edite, sui Condaghi e la ricca bibliografia peculiare su Osilo. Le note a pie’ pagina sono 1323, tutte ampie e profonde.

Si tratta indubbiamente di un opera magistrale sui demi prima e su un antico borgo , in cui ferveva l’operosità dei castellani, seguita dall’intensa attività di evangelizzazione cristiana del territorio  come dimostrano i numerosi luoghi di culto, molti dei quali ancora esistenti e certamente restaurabili e di gran pregio come beni culturali. Nella conclusione l’autore ci annuncia il secondo volume in cui grande spazio verrà dato alla collegiata su cui abbiamo accennato. Spero non solo alla collegiata, ma anche ai numerosi letrados e studiosi e uomini d’impegno sociale e religioso ai quali Osilo ha dato non solo i natali, ma direi anche il DNA dell’ingegno acuto e profondo che i nativi del borgo situato a 615 metri sul livello del mare, ricco di attività agropastorale e un tempo anche artigianale, hanno ricevuto quasi premio ad una vicenda storica lunga, movimentata, varia  e per tanti versi con ottimi esiti nonostante le peripezie a cui sono andate incontro gli abitanti dell’Isola.
Ultima osservazione. Oggi si usa compilare gli studi concerneneti le vicende dei nostri paesi e città utilizzando per le varie discipline gli specialisti di numerosi settori, Antonio Loriga, grazie anche alle peculiari ricerche portate avanti da vari studiosi osilesi e non sul paese, ha saputo dare corpo ad un’opera unitaria servendosi brillantemente dei risultati scientifici raggiunti parzialmente dalle varie discipline della cosiddetta nuova storia.
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