22 Gennaio 2015 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

La fede laica e l’intolleranza fanatica verso chiunque non appartenga alla sua schiera di Ange de Clermont

VoltairreFino a dieci anni sono vissuto nel mio borgo agro-pastorale si può dire nella strada come tanti miei coetanei,  i miei genitori non erano religiosi, a parte una grossa immagine appesa al muro che raffigurava San Salvatore da Orta nell’urna. Ricordo solo un giorno in cui dopo Pasqua venne il vicario per benedire la casa e mio padre lo accolse gentilmente permettendogli di benedire la casa e facendosi un segno di croce. Nessuna frequenza della chiesa, nessuna istruzione scolastica né catechistica. Altri ragazzi, invece, frequentavano il vicario e la chiesa e alcuni facevano i chierichetti. Credo che l’unica inculturazione religiosa la ebbi quando, grazie ad una mia zia giovanissima, frequentai l’asilo anche se di quanto appresi lì ricordo soltanto i teatrini che facevano le suore in una scatola-palco in cui si agitavamo i personaggi. La Prima Comunione la feci  nella chiesa dell’allora ospedale civile storico verso i dieci anni senza che né mio padre né mia madre ne sapessero nulla. Altri compagni, non so se più fortunati di me, frequentarono la chiesa e fecero bella mostra di sé come chierichetti. Io rimanevo estasiato quando a Pasqua c’erano le processioni di Gesù Risorto e quando giorni prima, a Gesù morto, suonavo le “mattracas” in giro per il paese che lasciai, quando rimasto orfano, abbandonai il paese. Dovettero pensarci le suore ad insegnarmi a servire la Messa al grande storico della Chiesa monsignor Damiano Filia che veniva in collegio tutte le mattine oppure nelle feste ai Preti della Missione confratelli delle suore Figlie della Carità. La nostra suora, una giovane bergamasca di polso, ci faceva studiare il catechismo e molti brani della Genesi a memoria. In tal modo  e a quell’età mentre vivevo il mio undicesimo anno posso dire di esser diventato cattolico. Nel tempo precedente ero un piccolo laico che badava e prendere meno susse possibili da mia madre per le monellerie che combinavo e a provare nella mia coscienza i primi rimorsi per le parolacce che magari vivendo con i miei compagni sentivo e qualche volta ripetevo.

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13 Gennaio 2015 - Categoria: versos in limba

“Su onu” “Su malu” contrasto in ottave di Maria Sale e di Stefano Demelas

  1.       SU  ‘ONU    (Sale)
Maria Sale

Maria Sale

De seberare  nois   cale fadu,
ocannu  nos han fatu su cumbìdu.
S’agatat  destinu  istabilidu
umpar’a sa fortuna d’esser nadu.
Ma s’omine,  vivende l’hat mudadu,
fatende su ch’in vid’hat preferidu.
E sigomente poto seberare
seber’in bonu, pro mezus campare.

  1.     
  2. SU  MALU  (Demelas)

demelastefanoOcannu puru nos’ han fat’invitu
pro tratare ater’un’arrejonu.
A unu l’han nadu a fagher bonu,
unu malafatzent’e malaitu.
Cun totu custu tenzo su diritu
de haer totu  cosas a s’indonu.
Chi sian bene o male leadas
su bell’est a las tenner indebadas.

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13 Gennaio 2015 - Categoria: eventi straordinari

Un Presidente responsabile e operoso di fronte ad una ciurma parlamentare irresponsabile di Angelino Tedde

NapolitanoNapolitano ai tempi delle mie prime votazioni, fine anni Cinquanta del Novecento, mi era simpatico perché era definito un comunista di destra: in effetti a quei tempi in cui Pajetta dimostrava tutta la sua veemenza manesca e Togliatti si permetteva frasi di una volgarità antidemocratica vergognosa, il nostro Presidente, oggi dimissionario, rivelava una signorilità inusitata. Qualcuno osava chiamarlo il comunista liberale o se volete un liberale comunista. All’epoca ero in seminario e nella beffarda e popolana Sassari, parlo di Via Frigaglia e dintorni, c’era un’antipatia tutta comunista per il clero sassarese, considerato alla stregua dei pope russi, sporco, grasso e avaro. Tutte cose che m’impressionarono a tal punto che quando volli entrare in seminario chiesi di arruolarmi tra i preti della Missione (allora avevo 14 anni). D’altra parte la mia cattolicissima maestra Maria Athene, di origine perfughese, nei quattro anni in cui frequentai dalla I alla VI-V  elementare (queste ultime in un solo anno) mi fece ben capire la mancanza di libertà del Fascismo, ma anche l’incombente pericolo del Comunismo. I comunisti del resto, quelli popolani, non nascondevano le loro intenzioni bellicose d’impiccagione del clero se avessero conseguito la vittoria elettorale. Da seminarista con l’abito talare, dopo la terza media, ci prendevamo, attraversando la città, dai giovinastri e non solo il gracchiante urlo del Cro! Cro! del corvo. Durante i tre anni di Aversa (1955-1959) gli operai che sistemavano le fognature tra Aversa e Trentola Ducenta o sistemavano le strade ci minacciavano sussurrandoci ” si vincimme nui vo’ tagliamo ‘o cuollo”. Per brevità, per non volere i comunisti al potere, di fronte a questo fatti, non ci voleva molto. Eppure Napolitano mi è rimasto sempre simpatico. Uscito dal seminario e, alcuni anni dopo poi fidanzatomi, sono andato a finire in una famiglia di comunisti accaniti, tolta la mia ragazza che, essendo di natura pacifica e molto autonoma, i comunisti non li sopportava, perché erano sembra arrabbiati. Nonostante ciò Napolitano mi è rimasto sempre simpatico e in seguito anche Berlinguer per la sardità, ma anche perché ogni domenica, mi dissero, accompagnava la moglie Letizia alla Santa Messa attendendola pazientemente fuori della Chiesa.

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8 Gennaio 2015 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

L’onnipotenza del razionalismo è fallita tra integrazione e rifiuto di essa di Ange de Clermont

mortiI fatti di Parigi ci hanno sconvolti tutti o meglio forse i più, ma non è detto. Uccidere per un’idea, per una religione,  per un’ideologia politica! Partiamo da quest’ultima. Ho avuto la rara fortuna di ricevere l’educazione e la formazione successiva ai dieci anni in un collegio di suore per cinque anni, in un seminario piemontese per un anno, in un seminario diocesano sassarese per 4 anni, in un seminario campano aperto al mondo per altri tre anni. A parte la sardità dei quattro anni sassaresi dei miei compagni, negli altri anni ho dovuto convivere prima con una bella varietà regionale settentrionale e poi con un’altra varietà meridionale. Tutto sommato è stata una bella esperienza anche se i piemontesi ci accusavano di aver scambiato il sapone per formaggio, i meridionali ci ritenevano selvaggi del tutto in quanto isolani. L’ignoranza fa questo ed altro, ma la fede ci accomunava costantemente sebbene l’identità di ciascuno fosse molto forte e i pregiudizi lo stesso. Nell’isola, a nord e a sud eravamo tutti italiani. tuttavia, i sardi restavano sardi, i siciliani siciliani, i campani campani, i piemontesi tali e quali e così si dica dei lombardi e veneti. Le differenze si notavano tra noi e a volte si sottolineavano anche bruscamente.  I valori tuttavia erano condivisi e questo fatto attutiva le differenze o se vogliamo le identità regionali. Ciò premesso, tornando ai fatti di Francia, dobbiamo dire che la superbia radical-razionalista dei vignettisti era sconfinata, infatti, si ritenevano francesi e dire Francia significava dire libertà senza confini, ignorare del tutto la sensibilità degli altri ospiti francesi non macinati dalla grande rivoluzione. Chi viene in Francia si adegui e si adegui anche chi viene in Inghilterra, fatto sta che secondo studiosi seri questi modelli d’integrazione, quello francese e quello inglese sono falliti come dimostrano i luttuosi fatti prima d’Inghilterra e poi di Francia. In Italia si dice scherza con i fanti e lascia stare i santi. Noi cattolici, ad esempio, abbiamo da secoli sposato la tolleranza, per cui lasciamo che laici blasfemi sbeffeggino i nostri valori, i nostri santi, il nostro Dio. Sappiamo bene che la nostra prima vocazione è il martirio e sappiamo anche che dobbiamo lasciare che il mondo ci disprezzi. Certi islamici però sono rispetto a noi indietro di secoli e certe cose non le accettano. Non accettano agevolmente, per esempio,  che si sbeffeggi Maometto e tanto meno Allah. Alla solfa del disprezzo blasfemo, irriverente, satanico non ci sono abituati e passeranno secoli prima che si abituino anche se gli europei sono disposti a dar loro la patente nazionale da più generazioni. Certi islamici non hanno fatto ancora il callo a subire il disprezzo della loro religione che considerano al di sopra di ogni valore, quello della vita compreso. Noi europei mettiamo pure al di sopra di tutto il valore della vita e poi possiamo mettere la dignità, il lavoro, la  libertà e infine la religione. Certi gruppi islamici mettono al di sopra di tutto la religione e poi tutto il resto.

Siamo addolorati e inorriditi alla visione di quegli otto giornalisti chiamati per nome e giustiziati, siamo smarriti di fronte a fatti del genere che però, purtroppo, avvengono e avverranno finché la sensibilità della ragione  non sarà capace di non superare certi limiti di onnipotenza. I romani che stupidi non dovevano essere e che popoli ne governarono parecchi dicevano: est modus in rebus ultra citraque nequit consistere rectum.

Liberissimi tutti i vignettisti del mondo di sbeffeggiare tutto quello che vogliono, ma anche capaci di capire che all’ubriacatura della ragione bisogna porre dei limiti, magari di convenienza. Libero di dire al mio vicino di casa che è un gran cornuto, ma prima di dirglielo debbo pur pensare alle conseguenze.

Che la terra vi sia lieve cari “eroi” del libero pensiero, ma con un pò di attenzione avreste potuto essere ancora tra noi che di voi avevamo stima anche se avete sempre sbeffeggiato il buon Dio ebreo.cristiano, la Vergine Maria nel suo parto verginale e il nostro buon pontefice che ora non può che pregare per voi.

Se  la politica è l’arte del buon governo e del buon vivere, la sensibilità è l’arte di scherzare coi fanti e di lasciar stare i santi. L’onnipotenza sbracata e irriverente della ragione ha già fatto troppi danni e ciò che è peggio è che continuerà a farne. L’arresto e la conseguente condanna dei “fanatici” è atto dovuto come dovuto è il rispetto della vita umana, ma da troppo tempo il mondo va così. Pensiamo a quanti islamici moderati e a quanti non islamici che pure sfileranno nelle piazze di Francia in cuor loro diranno:- Questi vignettisti, la morte se la sono davvero cercata!.-

Noi non siamo d’accordo, ma i fatti parlano chiaro.

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5 Gennaio 2015 - Categoria: letteratura sarda

L’adorazione dei Magi secondo Maria Valtorta

Adorazione dei Magi. E’ “vangelo della fede”.

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23 Dicembre 2014 - Categoria: eventi straordinari

La nascita di Gesù secondo Maria Valtorta (vol. I)

 Presepio La nascita di Gesù. Efficacia salvifica della divina maternità di Maria.
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23 Dicembre 2014 - Categoria: lingua/limba, narrativa, prosa

“Nadale in su monte” di Antonio Meloni

NADALE IN SU MONTE

Antonio Meloni

Antonio Meloni

M’ammento de unu Nadale passadu in su Monte cando aia unos set’annos. A iscola  no fia ancora andadu. Babbu e mamma, chi  ischiant  leggere e iscriere pagu, no aiant presse de mi mandare a bidda pro frequentare sa prima elementare. Tantas cosas ancora no las ischia, ma su Nadale pro a mie fit una festa nodida, sa pius nodida.

Mamma no m’aiat mai nadu ite fit  su Nadale, forsi ca no mi lu ischiat ispiegare o ca no lu ischiat mancu issa : pro a mie fit Nadale ca sa festa ruiat in su mese de Nadale.   In custa die si respiraiat un’aria diferente: si sentiat una dulcura in coro, chi no si proaiat in nisciuna die de s’annu. Mamma , sa die, andeit a bidda e  comporeit sa cariga, sa castanza e su mandarinu. Sa sera babbu  atzendeit in sa ziminea unu bellu fogu,  su fumu   no pitigait nancu sos ojos:  linna  de niberu chi faghiat una fiama alluta e lutziga. In sa braja duos ispidos,mesu lados de anzone e su tataliu: in un’iscuta sa pinneta si pieneit profumu de peta arrustida.

Fit già totu prontu cando babbu neit a Nenaldu, frade meu pius mannu, de s’accultziare a s’isperiadolzu e betare una oghe a Antonandria  chi esseret bennidu a chenare.

  Antonandria fit un’omine sulteri chi faghiat su calvonaju pro si campare. Fit  tritzile, ma de corria, affabile cun totu. A sa pinneta eniat cando si deviat leare sos zigarreddos chi mamma li atiat  dae idda.  Cando s’ istentaiat  fit pro  faeddare de sa gherra, chi isse aiat fatu in sos montes de su Carsu e pro contare calchi paristoria a nois minores, nd’ischiat aldanada:  nos faeddaiat de Babbolcu, de Maria Pilonzana, de sa Mama de su sole, de su dragu Limba de fogu. A mie  nde faghiat pesare su tuddu, ma cun frade meu minore sighiams su mantessi su contadu a ojos maduros.

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23 Dicembre 2014 - Categoria: versi in italiano, versos in limba

“Cantu tempus” “Quanto tempo” di Maria Sale

CANTU TEMPUS

Maria Sale

Maria Sale

Cantu tempus ancora, pedo cantu,
devet passare, feminas diciosas,
pro chi sos bisos d’oras amorosas,
in coro regnen,  sempre  dulche mantu.

Cantu tempus, passend’est perintantu,
cun matulos  d’ispinas carignosas;
furas d’amore, tantu dolorosas,
e rosas profumende campusantu.

Feminas, totugantas e donzuna,
bellas, cando b’at sole purpurinu,
e fadas, cun sa bram’a lugh’e luna.

Cantu tempus ancora azis destinu,
de abratzare mala  sa fortuna:
d’amor’e morte paris in caminu.

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