“E abà ventu”, per Reyaneh Jabbari, di Maria Teresa Inzaina
Maria Teresa Inzaina è al giorno d’oggi la più raffinata poetessa e novellatrice della Gallura, ma pur senza essere un noto critico di poesia italiana, debbo dire che le traduzioni delle sue poesie in italiano non sfigurano affatto accanto a quelle dei migliori poeti odierni della lingua nazionale. A queste poesie occorre aggiungere i racconti che speriamo col 2015 possano apparire nella pubblicazione cartacea. Sarebbe il regalo più bello che potrebbe farci perché, a mio parere, anche nei racconti, quasi brevi romanzi, la scrittrice poetessa o se volete la poetessa scrittrice, sa toccare tutte le corde dei sentimenti, sa far indignare e commuovere, sa cogliere dal piccolo o grande mondo, i sentimenti più belli dell’animo umano.
Attenta agli avvenimenti drammatici del mondo, non rimane muta, ma sa farli riverberare toccando le corde del nostro cuore.
In questa poesia, che pubblichiamo volentieri in occasione del Natale, Maria Teresa ha colto il dramma di Reyaneh Jabbari, ventiseienne iraniana, condannata a morte, ma meglio sarebbe dire “assassinata” da un regime becero, retrogrado, tirannico che dalla cosiddetta rivoluzione khomeinista, io preferirei dire “involuzione”, ha mandato a morte molti figli e figlie dell’Iran più avanzato e spiritualmente più elevato.
La giovane donna ha avuto l’ardire di difendere l’integrità del suo corpo da un mascalzone, impiegato ministeriale, che voleva violentarla. Avrebbero dovuto darle un premio, per l’esempio fulgido che ha dato, ma per gli attuali padroni dell’Iran, tiranni che prima o poi faranno la fine dei tiranni, hanno ritenuto di doverla assassinare nonostante la solidarietà manifestata alla giovane da tutte le parti del mondo.
A lei la nostra poetessa h dedicato questa toccante lirica che pubblichiamo in lingua gallurese e italiana. (Angelino Tedde)
“Scritta per Reyaneh Jabbari, impiccata lo scorso 25 ottobre in Iran, per aver ucciso colui che aveva tentato di stuprarla, quando aveva 19 anni. Dal 2007 in carcere, era stata condannata a morte nel 2009. Nella sua lettera di addio alla madre scriveva:” Dammi al vento che mi porti via.” (M.T.I.)
E abà ventu…
E abà ventu poltami cun tecu.
Cumpriti so’ li me’ alliciàti dì
di stiniàtu rancicori ‘istuti.
Mòlta eru ghjà da candu molti
agghju datu. Fiori di branu
chi a lu sóli s’abbri, par una dì
a lu mancu, un’alta solti disiciatu arìa.
Una mani aspittàa dilicata
occhj spantati supr’a li me’ culori.
No chissi mani buldi supr’a la me’
ciuintùra. Meddhu la disaùra!
Ventu… no v’eri a dammi la to’ folza
candu illa ‘ula mi si spignìa l’alenu
e l’occhj lu bugghju s’inguddhìa.









