5 Febbraio 2015 - Categoria: narrativa

Sas dies de sa merula de Mariu Unale de su Monte de Cheja

Mario Unali e Pierina CagnoniIn su tempus passadu, allontanu meda, in d’unu logu mannu chentza lacanas perunas,b’aiat una familia ue viviant duos isposos cun doighi fizos : Issos si naraiant :Bennarzu, Frealzu, Martu, Abrile, Maju, Lampadas, Triulas, Austu, Cabidanni, Santu Aine, Sant’Andria, e Nadale.

Babbu Soberanu cando aiat fatu su mundu, e totu sas criaduras las aiat ispartas in sa terra in s’abba e in sas aeras, feteit puru sos meses de s’annu e a d’ognunu de a issos deit unu tempus giustu, pro l’impreare comente mezus esseret istadu pro su ‘enidore de s’umanidade. Ma s’ischit bene ch’ in donzi familia bi naschent anzoneddos e matzones. Ognunu faghiat su chi fit in s’impidu sou a segundu de s’istajone in favore o contra a sos cristianos e a sa natura chi esseret istada dessas piantas o dessos animales. Gai comente si fint impignados cun Babbu Mannu a comintzu de ogni cosa passaiant su tempus cando a giogu cando a briga. Bennarzu fit de mal’impidu e faghiat temporadas malas a s’ispissa, contra a d’ogni essere vivente.

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4 Febbraio 2015 - Categoria: eventi straordinari

Messaggi di Maria di Nazareth a tutti e a ciascuno a cura di Ange de Clermont

images-1Per meglio capire il messaggio della Regina della Pace che da 33 anni appare a Medjugorje, un villaggio della Bosnia Erzegovina, ho cambiato il plurale in singolare, il voi, in te. Puoi crederci o no, ma sappi che queste sono parole che vengono dal Cielo, non cento anni fa, ma il 25 gennaio e il 2 febbraio. Tienile nel dovuto conto se ti piace, è una madre che parla, ascoltala sia che tu creda sia che tu non creda. Sentirai un momento di serenità.(A. d. C.)

Messaggio del 25 Gennaio 2015 della Regina della Pace, adattato a ciascun lettore. L’originale è rivolto in seconda persona plurale. Gli altri messaggi li potrai trovare su RadioMaria in internet.

“Caro figlio, anche oggi ti invito: vivi nella preghiera la tua vocazione. Adesso, come mai prima, Satana desidera soffocare con il suo vento contagioso dell’odio e dell’inquietudine l’uomo e la sua anima. In tanti cuori non c’è gioia perché non c’è Dio né la preghiera. L’odio e la guerra crescono di giorno in giorno. Ti invito, figliolo, inizia di nuovo con entusiasmo il cammino della santità e dell’amore perché io sono venuta da te  per questo. Siamo insieme amore e perdono per tutti coloro che sanno e vogliono amare soltanto con l’amore umano e non con quell’immenso amore di Dio al quale Dio ti invita. Figliolo, la speranza in un domani migliore sia sempre nel tuo cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Messaggio a Mirjana del 2 Febbraio 2015

“Caro figlio, eccomi sono qui accanto a te. Ti guardo, ti sorrido e ti amo come solo una madre può fare. Attraverso lo Spirito Santo che viene per mezzo della mia purezza, vedo il tuo cuore e lo offro a mio Figlio. Già da tanto tempo ti chiedo di essere mio apostolo, di pregare per coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio. Chiedo la preghiera fatta con l’amore, la preghiera che fa opere e sacrifici. Non perdere tempo a capire se sei degno di essere mio apostolo, il Padre Celeste giudicherà tutti, ma tu  amalo ed ascoltalo. So che tutte queste cose ti confondono, anche la mia venuta accanto a te, ma accettala con gioia e prega per comprendere che sei degno di operare per il cielo. Il mio amore è su di te. Prega affinché il mio amore vinca in ogni cuore, perché questo amore che perdona si dona e non cessa mai. Ti ringrazio”.

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3 Febbraio 2015 - Categoria: eventi straordinari

Il chiaro, concreto, eccellente discorso agl’Italiani del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella

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Sergio Mattarella

 «Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali, rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate. Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice PresidenteValeria Fedeli. Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto. Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari. A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani.». Inizia così il discorso che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha svolto a Montecitorio subito dopo la formula di rito del giuramento.

«Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato,un ringraziamento particolarmente intenso», ha proseguito rendendo «omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature».

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30 Gennaio 2015 - Categoria: archeologia, storia

“Villaggi postmedievali della Sardegna” di Gianluigi Marras

1. Geridu 1997, Area 3000 durante lo scavoI giorni 12 e 13 dicembre si sono tenute, presso l’Aula Umanistica del Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari e il Museo Biddas- Museo dei Villaggi Abbandonati della Sardegna (Sorso), le giornate di Studio sul tema “Villaggi Postmedievali della Sardegna. Abbandoni, nuove fondazioni, ripopolamenti”, primo convegno esplicitamente dedicato all’argomento.

Marco Milanese, Direttore del Dipartimento e Ordinario di Archeologia Medievale e Postmedievale, introducendo i lavori con il suo contributo “I villaggi postmedievali della Sardegna tra fonti scritte e fonti archeologiche”. ha posto appunto in evidenza l’importanza dell’incontro per la novità del tema e per la forte sinergia dei due atenei regionali, dimostrato dal numero e dalla qualità degli interventi previsti. Sottolineando inoltre le difficoltà a livello nazionale, sia di ordine accademico che amministrativo e normativo,  dell’archeologia postmedievale ha ricordato come gli unici insegnamenti della materia in Italia abbiano sede a Sassari e Cagliari, che evidentemente continuano il ruolo guida già assunto da Sassari nel 1994 con l’organizzazione del I Convegno nazionale di Archeologia Postmedievale e come sede della rivista “Archeologia Postmedievale”, arrivata ormai al quattordicesimo numero. Entrando nel merito del tema ha elencato alcuni punti che hanno quindi incontrato ampio riscontro nelle relazione successive: la scarsa visibilità degli insediamenti postmedievali abbandonati, la loro tutela, ancora episodica e difficilmente inquadrabile dal punto di vista normativo, e lo sviluppo di una “storia delle persone” da affrontare mediante differenti discipline, portando ad esempio gli studi sul cimitero di Bisarcio (Ozieri- SS), con la possibilità di studi di antropologia fisica, paleo-nutrizione e studio del DNA antico.

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26 Gennaio 2015 - Categoria: eventi culturali

“Marantoni” a Codrongianos” di Mauro Maxia

MarantoniChenàbura 30 de bennarzu in Codrongianos s’at a fàghere una presentada de su romanzu in sardu Marantoni. Sa relata l’at a fàghere su prof. Salvadore Puggioni. Mi nde dia cuntentare meda de bos abbojare sa die.

Ligadu a custa e-mail bos inbio manifestu e cùmbidu. Podides imbènnere custa nova finas in su situ meu http://maxia-mail.doomby.com

Venerdì 30 gennaio a Codrongianos si terrà una presentazione del romanzo in sardo Marantoni. Relatore sarà il prof. Salvatore Puggioni. Mi farebbe molto piacere incontrarvi nell’occasione.

In allegato vi invio la locandina della manifestazione e l’invito. Potete trovare questa notizia anche nel mio sitohttp://maxia-mail.doomby.com

Un saluto.

Mauro Maxia

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25 Gennaio 2015 - Categoria: educazione, istituzioni educative

Il Rifugio Gesù Bambino per le bimbe abbandonate di Sassari (1903-1970) di Angelino Tedde e Lucia Tortu

Introduzione

 orfanelleSassari, come molte città italiane ed europee, presentava agli inizi dell’età giolittiana una forte situazione di povertà e di degrado materiale e morale nell’area del disagio minorile.

Folte schiere di ragazzi abbandonati, di entrambi i sessi, scalzi, appena ricoperti di cenci, denutriti, si aggiravano nel centro storico della città le cui mura erano state abbattute definitivamente solo da qualche decennio.

All’accoglienza di molti bimbi, pensava il cav. Carlo Rugiu, seguace di F. Ozanam, nel suo Ospizio dell’Immacolata Concezione e di San Vincenzo de Paoli, più comunemente noto come “ l’Ospizio dei Cappuccini”.

All’accoglienza delle bimbe orfane, pensava già dal 1832 l’Orfanotrofio delle Figlie di Maria, tuttavia, le due “ agenzie “ di raccolta dell’infanzia non erano sufficienti a rispondere ai bisogni della città, per cui la Figlia della Carità, suor Agostina Raitieri, che come “ suora dei poveri “ percorreva in lungo e in largo la città insieme alle Dame della Carità pensava di porvi rimedio.

Un giorno segnalò, sia alle Dame che alle consorelle, il caso di due “ bimbe pericolanti “ da ritirare dalla strada prima che fosse troppo tardi per i rischi morali e materiali ai quali avrebbero potuto andare incontro.

Si mossero immediatamente Suor Ragatzo, superiora dell’Ospizio Cappuccini, il cav. Carlo Rugiu, presidente della stessa istituzione e naturalmente i “Signori della casa Missione”, (così, francesemente, venivano chiamati i Preti della Missione), a turno direttori delle Dame della Carità, per ricoverare le due bimbe in un provvisorio locale dello stesso colle dei Cappuccini.

Si era nel 1903, da quell’anno, tutte le presidenti delle Dame della città, da donna Raimonda Usai a donna Momina Dettori Manno, operarono per dare a queste prime assistite e ad altre numerosissime, per oltre settant’anni, un “ Rifugio “ che le accogliesse, le nutrisse, le curasse e desse loro un’educazione morale e religiosa, scolastica e di avviamento al lavoro non inferiore a quella che potevano avere le bambine di normali famiglie. Sia pure con tutti i limiti del caritatismo vicenziano di fine Ottocento e primi Novecento, contrassegnato dalla precarietà della struttura di accoglienza e dalla mancanza di una iniziale programmazione educativa, con operatrici, spesso preparate sommariamente, la struttura assistenziale decollò rispondendo ai bisogni della città e della provincia nel settore dell’infanzia.

Le Figlie della Carità che si alternarono al Rifugio, furono oltre settanta; le bimbe delle quali è stato possibile rintracciare le generalità e che soggiornarono nell’istituto dal 1903 al 1936 furono circa 414, ma si calcola che nel corso di quasi settant’anni furono non meno di mille le bimbe, che nel “ Rifugio “ trascorsero un periodo più o meno lungo e che ricevendo cure ed educazione dalle suore e dalle Dame, fecero dell’Opera, un’istituzione al servizio delle “bimbe abbandonate “, per Sassari, la sua provincia, l’intera Sardegna e talvolta per l’estero.

Eretta in ente morale nel 1920, dotata di un consiglio di amministrazione costituito dalle più aristocratiche signore della città, presieduto da donne attive ed energiche, gestita da generose Figlie della Carità, ben vista e finanziata da privati e talvolta sovvenzionata da vari enti pubblici, la struttura sia pure con le varie trasformazioni dovute ai mutamenti storici, si avvia nei prossimi anni a celebrare un secolo di attività al servizio delle bimbe e delle giovinette degli strati più disagiati della società di Sassari e della sua provincia.

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22 Gennaio 2015 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

La fede laica e l’intolleranza fanatica verso chiunque non appartenga alla sua schiera di Ange de Clermont

VoltairreFino a dieci anni sono vissuto nel mio borgo agro-pastorale si può dire nella strada come tanti miei coetanei,  i miei genitori non erano religiosi, a parte una grossa immagine appesa al muro che raffigurava San Salvatore da Orta nell’urna. Ricordo solo un giorno in cui dopo Pasqua venne il vicario per benedire la casa e mio padre lo accolse gentilmente permettendogli di benedire la casa e facendosi un segno di croce. Nessuna frequenza della chiesa, nessuna istruzione scolastica né catechistica. Altri ragazzi, invece, frequentavano il vicario e la chiesa e alcuni facevano i chierichetti. Credo che l’unica inculturazione religiosa la ebbi quando, grazie ad una mia zia giovanissima, frequentai l’asilo anche se di quanto appresi lì ricordo soltanto i teatrini che facevano le suore in una scatola-palco in cui si agitavamo i personaggi. La Prima Comunione la feci  nella chiesa dell’allora ospedale civile storico verso i dieci anni senza che né mio padre né mia madre ne sapessero nulla. Altri compagni, non so se più fortunati di me, frequentarono la chiesa e fecero bella mostra di sé come chierichetti. Io rimanevo estasiato quando a Pasqua c’erano le processioni di Gesù Risorto e quando giorni prima, a Gesù morto, suonavo le “mattracas” in giro per il paese che lasciai, quando rimasto orfano, abbandonai il paese. Dovettero pensarci le suore ad insegnarmi a servire la Messa al grande storico della Chiesa monsignor Damiano Filia che veniva in collegio tutte le mattine oppure nelle feste ai Preti della Missione confratelli delle suore Figlie della Carità. La nostra suora, una giovane bergamasca di polso, ci faceva studiare il catechismo e molti brani della Genesi a memoria. In tal modo  e a quell’età mentre vivevo il mio undicesimo anno posso dire di esser diventato cattolico. Nel tempo precedente ero un piccolo laico che badava e prendere meno susse possibili da mia madre per le monellerie che combinavo e a provare nella mia coscienza i primi rimorsi per le parolacce che magari vivendo con i miei compagni sentivo e qualche volta ripetevo.

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13 Gennaio 2015 - Categoria: versos in limba

“Su onu” “Su malu” contrasto in ottave di Maria Sale e di Stefano Demelas

  1.       SU  ‘ONU    (Sale)
Maria Sale

Maria Sale

De seberare  nois   cale fadu,
ocannu  nos han fatu su cumbìdu.
S’agatat  destinu  istabilidu
umpar’a sa fortuna d’esser nadu.
Ma s’omine,  vivende l’hat mudadu,
fatende su ch’in vid’hat preferidu.
E sigomente poto seberare
seber’in bonu, pro mezus campare.

  1.     
  2. SU  MALU  (Demelas)

demelastefanoOcannu puru nos’ han fat’invitu
pro tratare ater’un’arrejonu.
A unu l’han nadu a fagher bonu,
unu malafatzent’e malaitu.
Cun totu custu tenzo su diritu
de haer totu  cosas a s’indonu.
Chi sian bene o male leadas
su bell’est a las tenner indebadas.

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