17 Novembre 2016 - Categoria: politologia

Le argomentazioni del Si di 200 costituzionalisti

costituzioneDichiarazione sottoscritta da oltre 200 costituzionalisti Dopo anni e anni di sforzi vani, il Parlamento della XVII legislatura è riuscito a varare con una larga maggioranza – quasi il sessanta per cento dei componenti di ciascuna Camera in ognuna delle sei letture – una riforma costituzionale che affronta efficacemente alcune fra le maggiori emergenze istituzionali del nostro Paese. L’iter della riforma è durato oltre due anni, è passato per sei letture, tre per ciascuna Camera, con quasi seimila votazioni e l’approvazione di centinaia di emendamenti. Il testo modifica molti articoli della Costituzione, ma non la stravolge. Riflette anzi una continuità con le più accorte proposte di riforma in discussione da decenni e, nel caso del Senato, col modello originario dei Costituenti e poi abbandonato a favore del bicameralismo paritario impostosi per ragioni prudenziali dopo lo scoppio della Guerra fredda. Il testo, con le modifiche che il Parlamento ha voluto, si ispira inoltre direttamente alle proposte della Commissione per le riforme costituzionale istituita dal Governo Letta nel 2013, che rispecchiavano l’opinione largamente maggioritaria fra gli studiosi di ogni orientamento che presero parte a quella Commissione. Nel progetto non c’è forse tutto, ma c’è molto di quel che serve, e non da oggi. Si riporta solo un breve elenco, a titolo ricognitivo. 1. Viene superato l’anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato, con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo. Pregio principale della riforma, il nuovo Senato delinea un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni locali. E’ l’unica ragione che oggi possa giustificare la presenza di due Camere. Ed è una soluzione coerente col ridisegno dei rapporti fra Stato-Regioni. Ne trarrà vantaggio sia il rapporto fiduciario fra Governo e Parlamento, che rimane in capo alla sola Camera dei deputati, superando così i problemi derivanti da sistemi elettorali diversi, sia l’iter di approvazione delle leggi. 2. I procedimenti legislativi vengono articolati in due modelli principali, a seconda che si tratti di revisione costituzionale o di leggi di attuazione dei congegni di raccordo fra Stato e autonomie, dove Camera e Senato approvano i testi su basi paritarie, mentre si prevede in generale una prevalenza della Camera politica, permettendo al Senato la possibilità di richiamare tutte le leggi, impedendo eventuali colpi di mano della maggioranza, ma lasciando comunque alla Camera l’ultima parola. La questione della complicazione del procedimento legislativo non va sopravvalutata, poiché non appare diversa la situazione di tutti gli Stati composti: in ogni caso, e di nuovo in continuità con le esperienze comparate, la riforma prevede la prevalenza della Camera politica. 3. La riforma del Titolo V della Costituzione ridefinisce i rapporti fra lo Stato e Regioni nel solco della giurisprudenza costituzionale successiva alla riforma del 2001, con conseguente incremento delle materie di competenza statale.

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14 Novembre 2016 - Categoria: politologia

Lorenza Carlassare costituzionalista per il No al referendum

lorenzaLa personalizzazione del referendum era un fatto “gravissimo” e quindi ben venga il cambio di registro comunicativo di Matteo Renzi. Eppure, Lorenza Carlassare, costituzionalista e tra le più agguerrite esponenti del comitato del no al ddl Boschi, è convinta che questo non basterà a spostare la discussione sul merito “perché l’impressione – spiega – è che su questo non abbiano niente da dire”. Anzi peggio, visto che il premier – sostiene- usa argomenti che sono “miserandi” se non addirittura “squallidi”, come quello sui risparmi.

Il presidente del Consiglio ha smesso di dire che si dimetterá in caso di vittoria del no e ha anche aggiunto che la legislatura andrà comunque avanti fino al 2018. Non era una delle cose che avevate chiesto?

Il fatto che avesse personalizzato questo appuntamento era gravissimo perché la Costituzione è di tutti, non un problema di sopravvivenza del premier. Che sia tornato indietro è opportuno ma l’impressione è che lo abbia fatto perché pensa non ci sarà esito da lui sperato. Io credo anche che lui non abbia mai avuto davvero l’intenzione di dimettersi, però pensava che gli andasse bene, era convinto di buttare sul tavolo una carta vincente. Adesso non ha più quella sensazione e cambia registro.

A questo punto, però, non sarà più facile spostare il dibattito sul merito della riforma come da voi auspicato?

A me pare che nel merito non ci vogliano entrare perché non hanno niente da dire. Loro ammettono che questa riforma non è perfetta ma sostengono che è da approvare assolutamente, invece di parlare dei contenuti. Io da 20 anni critico il bicameralismo paritario ma se deve essere cambiato in peggio, allora lasciamolo così. Il fatto è che il senso di tutta questa operazione è togliere la voce al popolo. Con un Senato non più elettivo e una legge elettorale per la Camera che non riproduce gli orientamenti del popolo ma ne deforma l’esito, sia Parlamento che governo e organi di garanzia finiscono in mano a un piccolissimo gruppo.

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Intervallo poetico tra il Si e il No! “I colori dell’autunno…” di Sarah Savioli

sarah-savioliSarah è donna, è mamma, è moglie, ma a lei come a tutti non mancano i momenti bui. Io continuerei a respirare l’aria fresca del mattino. I cicloni arrivano, passano, occorre evitarli, poi la vita ricomincia. Passerà anche Trump I.

Dunque.
Adesso con più calma, a bocce appena più ferme, un pochino distanti dallo shock iniziale che non permetteva di vedere le cose con lucidità.
Che faceva essere un po’ apocalittici, diciamo.
Stamattina c’è il sole, i colori dell’autunno allietano con la loro morbidezza le strade ed i viali.
Ho respirato profondamente l’aria fresca del mattino, ho anche aspettato che qualche uccelletto canterino si appoggiasse sul davanzale mentre preparavo la colazione per farmi avvolgere dalla serenità serafica dei personaggi di Walt Disney.
Mi sono impegnata.
E da brava donna che vede sconvolgere il mondo, come femminilmente si fa anche alla vigilia di un divorzio o per un lutto, sono andata immediatamente a tagliarmi i capelli.
La parrucchiera me li ha tagliati così male che sto pensando di andare con la cuffia per i prossimi tre mesi, ma non mi sono neanche arrabbiata perchè adesso sembro un fungo atomico e quindi di fatto continuo comunque a sentirmi piuttosto a tema.
Poi non paga, ho fatto uno degli atti più lesionistici che possa fare una massaia, ossia andare a fare la spesa in Ipercoop alle 10.30, coi pensionati che non ci saltano fuori alle casse self.
Accenderei la televisione per darmi il colpo di grazia, ma non me la sento. E poi appunto mi sto riproponendo di essere positiva e credere ancora negli esseri umani.
Perchè Trump è un problema, ma chi lo vota lo è di più.
E in questo sfacelo che avvolge tutto il mondo e sul futuro si accumulano nubi minacciose, in realtà non mi dispiace per me.
In caso di catastrofe nucleare spero solo che il tutto sia rapido. Altro che rifugio atomico, io sono una di quelle che nel caso correrà verso l’esplosione con lo specchietto da abbronzatura per far prima.
Per quel che mi riguarda, devo dire che, come diceva Altan “Noi farfalle viviamo solo un giorno e alle due del pomeriggio se ne hanno già le palle piene”.
Mi dispiace per mio figlio, per il suo sorriso innocente e la sua voglia di scoprire e conoscere.
Mio figlio che ha ancora parecchi anni davanti a sè durante i quali vedere frantumare i suoi sogni, essere deluso su quasi tutti i fronti e capire quanto tutto l’impegno, la capacità e la competenza di questo mondo non possano sostituire in alcun modo un colpo di fortuna.

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13 Novembre 2016 - Categoria: politologia

Referendum: le argometazioni del Si di Sabino Cassese

casseseCassese, giudice emerito della Corte Costituzionale: “Già i migliori costituenti volevano il monocameralismo.
L’Italicum? Non vedo perché opporsi”
Professor Sabino Cassese, in un recente convegno Giuliano Amato ha definito un fatto positivo il solo riformare la Costituzione, dopo decenni. Condivide questa premessa?
«La Costituzione italiana è stata riformata 15 volte, quella tedesca, che ha una data di nascita simile, 58 volte. Meuccio Ruini, il presidente della Commissione dei 75 che scrisse la Costituzione, poi approvata dall’intera Assemblea costituente, nel discorso finale, prima dell’approvazione, dichiarò più volte che la Costituzione non era perfetta, che diversi punti avrebbero dovuto essere rivisti alla luce dell’esperienza. Infatti, nella Costituzione fu introdotto un articolo che prevede la procedura di revisione costituzionale. La sola forma repubblicana non può essere soggetta a revisione. La Costituzione tedesca ha molte più disposizioni protette da quella che viene chiamata clausola dell’eternità. Eppure è stata soggetta a modificazioni quattro volte superiori a quella italiana».
Perché, in ogni caso, riformare la Costituzione?
« L’esigenza di riforma è stata avvertita circa quaranta anni fa. Sono stati fatti molti tentativi, tutti abortiti. La ragione sta nel mutamento del contesto istituzionale generale. Nel 1947, quando la Costituzione fu approvata, non esisteva l’Unione Europea e non si era neppure avviata la globalizzazione. Oggi governi e parlamenti nazionali debbono rispettare standard sovranazionali. I titolari di quasi tutte le più alte cariche dello Stato dialogano quotidianamente con molti dei duemila organismi regolatori universali. Sono questi che funzionano da contrappesi agli organismi nazionali. Insomma, il mondo è cambiato; non dovrebbe quindi cambiare anche la Costituzione? A questi cambiamenti esterni si aggiungono quelli interni: qui, da noi, il potere pubblico è diviso tra Stato e venti regioni, tutte dotate di poteri legislativi. E l’esercizio del potere legislativo da parte di Stato e regioni è sottoposto al vaglio di costituzionalità e a quello di compatibilità comunitaria».

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11 Novembre 2016 - Categoria: vita contadina, vita rurale

Intervallo sul referendum. “Voci dalla fattoria: Titti e Calimero. ” di Eleonora Ortuño

gallineAlcuni anni fa ho comprato due pulcini uno giallo (Titti) e uno nero (Calimero). Non potendoli mettere con le galline che sono molto aggressive con gli sconosciuti,  ho fatto loro un piccolo recinto e finché non sono stati in grado di correre velocemente per scansare le beccate li ho tenuti protetti.
Occupandomi personalmente di loro si erano legati a me come se fossi la loro chioccia, mi seguivano dappertutto e crescevano bene. Inizialmente non sapevo di che sesso fossero poi Titti è diventata una splendida gallina che ha iniziato a fare le uova, mentre Calimero, pur essendo un gallo, era privo di quelle caratteristiche che lo contraddistinguono.
calinero-e-tittiIntanto aveva terrore delle galline che non gli risparmiavano le beccate sulla piccola cresta, quando riuscivano a circondarlo e lui non faceva in tempo a darsela a zampe levate. Spesso si nascondeva dietro di me per farsi proteggere. Poi man mano era diventato bellissimo, con le piume nere facevano risalto quelle di un rosso bruno e a seconda di come si muoveva la luce del sole faceva sembrare alcune penne blu. La cresta era di un bel rosso acceso e gli speroni erano belli lunghi e appuntiti. Aveva iniziato a fare le prove di chicchirichì, ma invece di uscirgli dalla gola un bel suono squillante, il tono che si sentiva era come quello di un gatto stonato in amore.
L’unica nota dolente era che continuava a temere le galline, eppure era diventato bello grosso e le sovrastava abbondantemente in altezza.

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10 Novembre 2016 - Categoria: politologia

“12 motivi per votare No al referendum imposto dalla Costituzione” di Mauro Maxia

Mauro Maxia

Mauro Maxia

Su richiesta di alcuni visitatori pubblicheremo le ragioni del SI o del No al referendum del 4 dicembre prossimo. La redazione non prende posizione volendosi avvalere della segretezza del voto e perché non ha alcuna intenzione di trasformare un blog culturale in un blog politico. Dopo le ragioni del Si ecco quelle del No. Tanto il primo quanto il secondo articolo ad orientare le scelte di voto. Il mondo non cadrà comunque si voti e qualunque siano le scelte che si faranno. Così vanno le democrazie. Anche Trump tra quattro, massimo 8 anni, andrà in archivio. Credo che non bisogna lasciarsi scoraggiare dalle contingenze di breve durata, ma occorre guardare alla storia di lunga durata e meditarvi sopra. (A.T.)

1. Questa riforma che cambia quasi la metà della costituzione va respinta perché, oltre a essere scritta malissimo, peggiora la situazione attuale. Non lo dice uno qualunque ma il presidente emerito della Corte Costituzionale. Per saperne di più basta collegarsi al sito http://www.affaritaliani.it/politica/palazzo-potere/parla-annibale-marini-presidente-emerito-corte-costituzionale-445215.html.

2. Questa riforma è stata votata da un parlamento illegittimo in quanto eletto con una legge elettorale che la Consulta ha dichiarato incostituzionale. Anziché sanare l’anomalia con nuove elezioni, questo parlamento addirittura si permette di cambiare la costituzione. Semplicemente assurdo.

3. Nel modo in cui è formulato il quesito referendario induce gli elettori a votare SI. Infatti riduce i molti cambiamenti della riforma a pochissimi e nebulosi argomenti senza informare gli elettori sugli articoli e sui contenuti che vengono cambiati. Perché questa oscurità?

4. Le presunte “novità” di questa riforma ci riportano indietro di 70 anni eliminando il corretto equilibrio istituzionale tra il potere elettivo (parlamento) e il potere esecutivo (governo). Il potere del governo infatti si rafforza enormemente anche per effetto della eliminazione di molte competenze delle regioni. Questo squilibrio rappresenta una chiara svolta neocentrista che diminuisce gli spazi democratici.

5. Il nuovo senato è composto da soli 100 senatori (non eletti ma nominati) che privano di una adeguata rappresentanza proprio le comunità che dovrebbe rappresentare. L’impossibilità di votare per il senato aggiunta all’eliminazione delle province riduce drasticamente il diritto di voto degli elettori e si traduce in una perdita secca in termini di rappresentatività democratica. Questa riforma poi annulla l’ineleggibilità dei sindaci consentendo di fare il senatore anche ai sindaci delle grandi città che così non riusciranno a fare né il sindaco né il senatore. La Sardegna avrebbe solo 3 senatori e sarebbe rappresentata molto probabilmente dai sindaci di Cagliari e Sassari mentre le zone interne e periferiche resterebbero senza rappresentanti.

6. Il governo sostiene che con l’abolizione del senato elettivo si risparmierà tantissimo. Non è affatto vero perché le forti spese richieste dal funzionamento del senato rimangono immutate. Se si voleva risparmiare seriamente bastava dimezzare il numero dei senatori e dei deputati. Del resto la democrazia ha dei costi necessari. Non c’è dubbio che nei regimi autoritari si spenda molto meno. E a proposito di risparmi, nei primi 29 mesi del governo Renzi il debito pubblico è aumentato di ben 145 miliardi. Un dato che parla da solo…

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9 Novembre 2016 - Categoria: politologia

“12 motivi per votare Si al referendum imposto dalla Costituzione” di Fabio Gasperini

Su richiesta di alcuni visitatori pubblicheremo le ragioni del SI o del No al referendum del 4 dicembre prossimo. La redazione non prende posizione volendosi avvalere della segretezza del voto e perché non ha alcuna intenzione di trasformare un blog culturale in un blog politico. Dopo questo articolo pubblicheremo le ragioni del No, autore il noto prof. Mauro Maxia. Ad ogni pubblicazione che propende per il Si, seguirà una per il No. Non vorremo certamente abbondare su questo dibattito anche perché abbiamo svariati articoli di carattere letterario, storico, culturale che non vogliamo far cadere nell’oblio.

 fabio-gasperini1. Perché non ne posso più di un Paese che sa dire solo no. Siamo un popolo conservatore fino allo spasimo, che a parole chiede riforme ma che al dunque trova sempre modo di affossarle, perché in fondo è complice dello status quo. Dire no è sempre più facile, spesso anche più fico; abbiamo paura di sembrare ingenui o peggio entusiasti. Meglio tenerci il nostro cinismo e il nostro scetticismo, contro tutto e tutti. Così imparano, tiè.

2. Perché chi vota no, nella maggioranza dei casi, non sta votando contro una riforma costituzionale, ma contro Renzi. Privando così il Paese di un tentativo di riforma, pur di danneggiare politicamente il Governo. E ricordando così quel tale che se lo taglia per fare dispetto alla moglie.

3. Perché questa riforma non è (ovviamente) perfetta, ma è comunque qualcosa. Oltre alla trasformazione del Senato introduce anche nuovi meccanismi volti a snellire i lavori parlamentari. Si poteva fare meglio? Sicuramente. Ma da qualche parte si deve pur cominciare. Il meglio è nemico del bene, e l’alternativa è tenerci un sistema che già sappiamo non funzionare. I contrari, in caso di vittoria dei no, promettono riforme alternative, che sappiamo benissimo non si faranno mai.

4. Perché chi critica i compromessi che la riforma ha dovuto accogliere, dimentica che questi sono dovuti all’inevitabile e faticosa ricerca di un consenso parlamentare che andasse oltre la maggioranza. Com’era giusto che fosse, trattandosi di riforma costituzionale. La politica – si dovrebbe ricordare – è l’arte del possibile, e il compromesso ne fa parte integrante. Il paradosso è che coloro che hanno obbligato al compromesso adesso sono contro la riforma. Troppi compromessi, dicono.

5. Perché si fa intenzionalmente melina, confondendo la riforma costituzionale con la legge elettorale. Quest’ultima è stata già approvata ed è legge dello Stato, e non è oggetto di Referendum. Non è perfetta (a me non piacciono per esempio i capolista bloccati) ma è comunque mille volte meglio del Porcellum. È vero che rientra in un più ampio ragionamento sul l’equilibrio dei poteri, ma il rimetterla in discussione – e rendere le due cose indissolubili – mi sembra il classico modo per affossare tutto.

6. Perché l’obiezione che la riforma “sottrae rappresentatività al popolo” è stupida. Tanto varrebbe allora introdurre una terza camera, se abbiamo tutta quest’ansia di rappresentatività. Si fa finta di non sapere che esistono poteri eletti indirettamente, come sono ad esempio il Presidente della Repubblica e anche il Primo Ministro, eletti da rappresentanti eletti dal popolo. E come sarebbero (in parte) i nuovi Senatori. Si chiama democrazia indiretta, o rappresentativa. E non è niente di scandaloso.

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“Chiaramonti: il ricordo dei caduti di tutte le guerre” di Ange de Clermont, fotografie di Letizia Villa e di Claudio Coda.

cerimonia-per-i-caduti-chiaramonti-1Il quattro novembre anche a Chiaramonti come in tutti i centri urbani e rurali dell’Isola si è svolta la cerimonia della commemorazione dei caduti di tutte le guerre.  In questo paese figurano circa  una sessantina di caduti, compresi quelli morti in conseguenza della guerra, (tra i quali il padre dell’ultracentenaria  Elisa Lezzeri Budroni), Eliseo Budroni. tolisTra i caduti meritarono  ben cinque medaglie d’argento di cui quattro  al valor militare e una al valor civile, quella dell’eroe finanziere Giovanni Gavino Tolis, sul quale, il Maggiore della Guardia di Finanza Gerardo Severino, ha scritto un suggestivo profilo biografico, dal titolo
Il contrabbandiere di uomini. Storia del finanziere Giovanni Gavino Tolis, Carlo Delfino Editore, Sassari 2012.
14906821_1197620853633216_6596814339284539285_nIl sindaco, dr. Marco Pischedda, con la sindachetta Gaia Cossu, entrambi con la fascia tricolore, con tutti gli amministratori comunali, alle 12,oo hanno lasciato la Sala del Consiglio Comunale, con il labaro  comunale e si sono diretti verso la chiesa parrocchiale di San Matteo accompagnati da una rappresentanza di militi della Brigata Sassari dei Carabinieri di Chiaramonti e da un folto gruppo di Carabinieri in pensione, capeggiati dal vicesindaco ex maresciallo Mannoni.
Alle 12,15, accolti dal parroco sul sagrato della chiesa, hanno occupato i primi posti ed ha avuto inizio la cerimonia religiosa con una folta partecipazione della popolazione. Il parroco don Paolo Tirotto, dopo la lettura del Vangelo, ha svolto una solenne omelia, ricordando a tutti il dovere di onorare i nostri morti in guerra ai quali dobbiamo la nostra libertà e per i quali dobbiamo pregare perché il buon Dio conceda loro il premio per il generoso olocausto della loro giovane vita.

monumnto-ai-cadutiAl termine della S. Messa, autorità civili e religiose, e fedeli tutti, in corteo si sono recati presso il Parco delle Rimembranze, davanti al monumento e tanto il parroco, quanto il sindaco e il vicesindaco hanno svolto rispettivamente il loro rito religioso e civile, accompagnati dai proclami della vittoria della Grande Guerra, dalla lettura di un discorso e dei nomi dei caduti che, man mano che venivano chiamati all’appello, gli astanti rispondevano “Presente!” Infine col suono del Silenzio, di Fratelli d’Italia, del classico inno de “Sos Dimonios”, riferito agli eroi della Brigata Sassari, con un lungo applauso si è posto fine alla cerimonia patriottica.

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