11 Dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia

III. “Il paese che non c’è più di Carlo Patatu”, recensione di Ange de Clermont

patatuCarlo Patatu Il paese che non c’è più. Usànzias, còntos, mestièris, buttègas e màstros de Zaramònte in su tèmpus passàdu (Consuetudini, racconti, mestieri e botteghe in Chiaramonti nel tempo che fu). Prefazione di Luisella Budroni, Grafiche Essegi srl, Perfugas, 2016 pp. 400 Offerto in omaggio dall’autore a richiesta.

carlo-3Tutte queste riflessioni danno ampia spiegazione della discreta bibliografia degli scritti di Carlo Patatu tra cui prevale l’interesse per Chiaramonti in particolare nei lavori delle Cronache di Giorgio Falchi, della Scuola Chiesa e Fantasmi, e infine, di Il paese che non c’è più.

Questi tre lavori costituiscono l’ossatura dei suoi interessi, la passione della sua scrittura, il pascolo della sua memoria tenace e non ultimo del suo cuore di uomo che va alla ricerca della sua identità più profonda.

cronacheNel primo volume citato, quasi 400 pagine, oltre ad illustrare il lavoro minuzioso di Giorgio Falchi, egli pare innamorarsi della sua statura di intellettuale, animato da passione civile, talvolta ostile ai chierici, gestori della cultura dominante. In Falchi, che dopo la laurea in Giurisprudenza non si mosse più dal paese, partecipando alla vita civica, ammira la passione per il buon funzionamento delle istituzioni laiche e religiose, la sua passione per la scuola e la cultura, il suo amor di patria con i suoi riti annuali della memoria degli eroi chiaramontesi morti in guerra, la sua costante inculturazione del pur “vil gentame”, svolta con la lettura del quotidiano in Piazza. In breve, il suo donarsi ad un popolo poco istruito, talvolta rozzo, ma suscettibile di miglioramento.

In quest’uomo penso che Carlo Patatu abbia trovato il suo modello da imitare sia pure in tempi ed ambienti mutati.
Il libro, donato a tutti i compaesani, ha voluto essere un momento didattico importante per l’oggi e per l’indomani. Credo che emerga da quello scritto la sua intima passione per essere ricordato come dispensatore di istruzione, di dibattito, di risveglio della coscienza., prima laica che religiosa. Se lui fosse credente si direbbe che esorti come fanno tanti intellettuali e operatori religiosi illuminati: prima educare e formare l’uomo e poi su questa base il cristiano.

L’onestà civica, il corretto rapporto con gli altri cittadini, con la cosa pubblica, con la libertà di pensiero:questo è il suo messaggio fondamentale.

carlo4Alla base di questo messaggio c’è anche l’esortazione a conoscere la storia del borgo, nel bene e nel male, ma sempre nel tentativo di rigenerarsi positivamente. Lo sguardo sociologico non tende ad essere equanime, ma sicuramente a favore delle classi disagiate in netta e rude opposizione ai detentori dei beni materiali e delle loro vere o soltanto percepite ingiustizie.

Le riflessioni fatte nella preparazione alla tesi di laurea sono qui confluite più come dato sociologico che storico del quale egli poco si voleva curare. Non vuol fare storia, ma riflettere sui cahiers de doléances di gente che si è sentita sfruttata e maltrattata.

Un contributo di parte, ma comunque un apporto alla sociologia dei borghi rurali che nel tempo potrà documentare percezioni e sentimenti e risentimenti rivolti dal mondo subalterno ai ceti possidenti e dirigenti.

scuolaIl secondo volume, più limitato, per dimensione: si tratta di circa 230 pagine, esposto in registro colloquiale, tratta di operatori religiosi e laici che hanno affascinato la sua crescita adolescenziale e giovanile, cattolica prima, ostentatamente laica poi.

Da questo mondo paesano, ancora profondamente religioso e contadino, emergono figure contrastanti tra loro: Suor Reverenda, Su Vicariu, Don Cristovulu, Don Masala, con pregi e difetti, da una parte; su Mastru, il Tenente dei Carabinieri, il signor Antonimo Falchi, l’ereo laico, quasi massone, che da filo da torcere ai protagonisti religiosi della vita del borgo, ma anche quella incredibile macchietta del salatore che si crede un grande uomo politico, felice di fare un comizio in trasferta.
Infine, un certo spazio viene riservato alle tradizioni popolari liete e tristi, a eventi di progresso e a tradizioni sulla via del tramonto.

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10 Dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia

II. “Il paese che non c’è più” di Carlo Patatu, recensione di Ange de Clermont

patatuCarlo Patatu Il paese che non c’è più. Usànzias, còntos, mestièris, buttègas e màstros de Zaramònte in su tèmpus passàdu (Consuetudini, racconti, mestieri e botteghe in Chiaramonti nel tempo che fu). Prefazione di Luisella Budroni.
Grafiche Essegi srl, Perfugas, 2016 pp. 400
Offerto in omaggio dall’autore, non in vendita, ma su richiesta.

Tra otto e novecento (1850-1950) Chiaramonti come tutti i centri urbani e rurali italiani ha visto svilupparsi una borghesia intellettuale, industriale e agraria; basti pensare ai nobili Grixoni e ai suoi rampolli, distintisi a livello nazionale; ai borghesi agrari e intellettuali Falchi, ugualmente distintisi a livello nazionale e internazionale, ai possidenti Madau, in parte intellettuali e in parte agrari; datori di lavoro a numerosi compaesani per almeno un secolo, ai piccoli industriali dell’ammodernamento (energia elettrica e mulini) Budroni e Rottigni, ai banchieri Schintu a percentuale sui budget concessi.
Strati sociali tutt’altro che parassitari, ma datori di lavoro in tempi di ristrettezza e di vita da sussistenza.
Nobili e borghesi dati all’Italia che si stava formando come nazione. (Si vedano le numerose fotografie che illustrano la trilogia di Carlo Patatu).

Come fiori all’occhiello della borghesia chiaramontese si possono citare in campi diversi l’oftalmologo di fama internazionale Francesco Falchi, il tenente colonnello medico Giovanni Grixoni, professore presso l’Istituto Medico Militare di Firenze e in campo socio-religioso-politico l’avv. Battista Falchi, fondatore in Pavia, con l’allora don Montini (futuro papa) e con Aldo Moro della Federazione Universitari Cattolici Italiani (FUCI) ( da cui il partito dei cattolici ha attinto ampiamente  dirigenti e personale politico) e successivamente eletto alla Costituente da cui si dimise per motivi di salute, nonostante le pressioni reiterate di Aldo Moro. Senza voler elencare tutti e in tutti i campi si può affermare che la nobiltà e la borghesia locale, clero compreso, ha dato il suo cospicuo contributo “a fare gl’italiani” fuori del paese.

Gli homines novi

toreDopo la seconda guerra mondiale, a metà novecento, il paese è stato animato dagli homines novi, provenienti da strati sociali subalterni (artigiani, contadini e operai) che hanno operato nelle istituzioni culturali e politiche (maestri, impiegati, professori, avvocati, dirigenti scolastici,sindaci, consiglieri provinciali e regionali) e che con un faticoso accesso agli studi sono riusciti a dare lustro al paese anche se spesso emigrando come del resto è avvenuto nelle città sarde con l’emigrazione d’intellettuali nobili e borghesi e uomini d’affari emigrati nelle capitali della penisola (i Cossiga, i Savona, i Segni, i Siglienti). Pochi rimasti in provincia come sentinelle del mattino.

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9 Dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia, storia

La colonia penale di Tramariglio. “Memorie di vita carceraria” di Stefano A. Tedde

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Stefano A. Tedde, Angelo Ammirati et alii (a cura di), La colonia penale di Tramariglio. Memorie di vita Carceraria, , Carlo Delfino editore, Sassari, 2014.
Con DVD che include videoregistrazioni storiche e interviste a testimoni d’epoca (ex agenti, e nomi, operatori del penitenziario rurale di Tramariglio)

I luoghi recepiscono la storia umana, ne assorbono le vicende, i fatti, le tragedie del passato. E in un certo senso cedono lentamente, a chi vi si avvicina, l’essenza degli avvenimenti trascorsi. A Porto Conte durante il periodo fascista venne istituita una colonia penale. Questa sorgeva in una propaggine di un territorio caratterizzato da un paesaggio rurale arido e brullo, incluso nella vasta regione della Nurra, oggetto, già dalla metà dell’Ottocento, di un intensivo e graduale piano di risanamento e di bonifica.

6-un-acquaiolo-punito-a-pane-ed-acqua-1Nel 1938 con uno specifico accordo, l’Ente Ferrarese di Colonizzazione (che sovrintendeva alle opere di bonifica, all’appoderamento dei terreni e alla loro assegnazione in proprietà ad un discreto numero di famiglie provenienti di preferenza dalla provincia di Ferrara, destinate a lavorare in Sardegna o in regioni a basso indice demografico) e Ministero di Grazia e Giustizia decidono per la costruzione del nuovo «Penitenziario di Porto Conte». Il Ministero avrebbe avuto la concessione per vent’anni: per tutto questo tempo i detenuti avrebbero dissodato, bonificato e messo a coltura le aree marginali della Nurra sulle quali si espandeva la colonia, in un periodo nel quale il regime fascista dava estrema importanza al lavoro all’aperto e al valore di emenda che questo avrebbe potuto rappresentare per i reclusi. Trascorso il citato ventennio il pristino contratto prevedeva la restituzione di fabbricati ed aree bonificate alla “comunità libera” e Tramariglio sarebbe divenuto un borgo di agricoltori e pescatori. Il progetto contemplava la costruzione di un edificio centrale, sul quale si articolavano gli stabili del “villaggio tipo” (chiesa, stalle, forno del pane, scuole, ospedale, alloggi per agenti e funzionari) e tre diramazioni, modelli in scala ridotta dello stabilimento principale di Tramariglio, edifici che presidiavano i territori di Prigionette, Porticciolo e Cala del Vino.

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8 Dicembre 2016 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, memoria e storia, recensioni

I. “Il paese che non c’è più” recensione del libro di Carlo Patatu di Ange de Clermont

patatuCarlo Patatu Il paese che non c’è più. Usànzias, còntos, mestièris, buttègas e màstros de Zaramònte in su tèmpus passàdu (Consuetudini, racconti, mestieri e botteghe in Chiaramonti nel tempo che fu). Prefazione di Luisella Budroni
Grafiche Essegi srl, Perfugas, 2016 pp. 400
Offerto in omaggio dall’autore.

 

patatuCarlo Patatu è cresciuto e vissuto, avendo come residenza ufficiale e casa, in Chiaramonti. La scelta di vivere in paese non gli ha impedito di frequentare le scuole medie statali alla Maddalena per un anno, a Sassari per gli altri due anni, e in seguito l’Istituto Magistrale per 4 anni; di fare il servizio militare in continente per 2 anni, a Roma, come sottotenente dell’esercito; di frequentare l’università, per quanto è stato possibile con gl’impegni di lavoro, di sostenere gli esami prima presso la Facoltà di Magistero di Cagliari poi presso l’omologa Facoltà di Sassari dove ha conseguito la laurea in Pedagogia con una tesi ad indirizzo sociologico col più stravagante dei giovani professori romani, Marcello Lelli, dal titolo

La percezione del potere a Chiaramonti.

 

Chiaramonti

Chiaramonti

Il vivere a Chiaramonti non gli ha impedito di prender moglie in Anglona, a Nulvi, di fare frequenti viaggi all’estero, a Nord come a Sud, e per alcuni anni di trascorrere le ferie in Francia; di mettere al mondo due figli, di fare carriera scolastica e conseguire la funzione di dirigente scolastico, per certi periodi in varie sedi della Sardegna settentrionale da Nulvi a La Maddalena e da questa a Sassari e, quindi di conoscere il mondo della scuola, di svolgere sia pure ad honorem il servizio di giudice dei minorenni, dopo aver svolto in paese anche la funzione di conciliatore; di diventare giornalista pubblicista, partecipando a quella palestra di dibattito che è stata per anni la Nuova Sardegna.
Il vivere in paese non gli ha impedito di fare il corrispondente da vari paesi dell’Anglona dello stesso quotidiano e in particolare da Chiaramonti, per una trentina d’anni.
La vita di paese non gli ha impedito di frequentare assiduamente le stagioni di musica operistica e teatrale a Sassari, per non parlare di partecipazioni ad un gran numero di convegni a vari livelli.

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8 Dicembre 2016 - Categoria: eventi culturali

Quarta giornata internazionale della Lingua Gallurese a Palau di Mauro Maxia

palauSabato prossimo, 10 dicembre, si svolgerà a Palau la 4^ Giornata Internazionale della Lingua Gallurese. L’atteso convegno è diventato ormai un appuntamento fisso non solo per la Gallura, ma anche per la Corsica e nel panorama delle lingue minoritarie. Quest’anno la formula prevede una innovazione. La rassegna sarà aperta da due relazioni scientifiche sulla letteratura gallurese e la letteratura corsa che saranno svolte dal sottoscritto e da Alain Di Meglio. Seguirà un confronto alternato fra tre autori di lingua corsa e tre autori di lingua gallurese. La Corsica sarà rappresentata da Alain Di Meglio, Ghjacumu Thiers e Ghjuvan Federicu Terrazzoni. La Gallura sarà rappresentata da Franco Fresi, Gigi Angeli e Giuseppe Tirotto. Tra le recite di poesie e brani letterari ci saranno due intervalli in cui si esibiranno il Coro Gavino Gabriel di Tempio e il Coro A Pasqualina dell’Università della Corsica. La manifestazione sarà coordinata dal rappresentante dell’Accademia della Lingua Gallurese, Mario Scampuddu. Per la prima volta ci sarà l’intervento di un rappresentante della presidenza dell’Assemblea di Corsica, il capo di gabinetto Sébastien Quenot. Si tratta di un riconoscimento tangibile dell’importanza acquisita nel giro di pochi anni da questa manifestazione internazionale.

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4 Dicembre 2016 - Categoria: eventi luttuosi

Bahia, la pastora tedesca di Gristolu e di Jacqueline ha reso l’anima di Gristolu Christophe Thibaudeau

pastoraLo so magari avreste voluto leggere di referendum😶 ma una settimana fa, Bahia, la nostra pastora tedesca ha reso l’anima al mio fianco… Tutti noi, cagne gatte gatti cani siamo sconvolti. E nella nostra casa regna il silenzio. Una settimana è passata, sembra un secolo, sembra ieri… Ogni tanto Sole prende il posto di Bahia sul divano piccolo, Mare dorme al suo posto sul divano del salotto, Kali sull’altro  lato che affezionava, Ascia sul suo cuscino preferito. Quando ci salutiamo ogni mattino l’una dopo l’altra/l’altro, gatte e gatto compresi lo facciamo in silenzio. Un silenzio pesante.

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3 Dicembre 2016 - Categoria: lingua/limba, versi in italiano, versos in limba

“Notte…ted’esser bentu” di Maria Sale, Premio città di Ozieri 2016, III classificata

Maria Sale

Maria Sale

Su ‘entu est argumentu poeticu subr’a totu e Maria Sale, s’eminente poetessa de idda nostra, lu tratat e lu maltrat dae meda, pensemus puru a s’obera Carignos de’ entu. Cale poetessa o poeta podet fagher a mancu de giogare cun su ‘entu, ma puru cale autore, de s’antigoria, omericu o biblicu, nd’at fatu a mancu? Finas Deus in su Monte Sinai s’est fat’intender comente carignu de ‘entu chena poi pensare a S’Ispiridu Santu chi falende subra Maria Vergine e sos Apostulos in fiamas de fogu s’est fat’intendere che ‘entu gagliardu. In tempus pius accurtzu a nois pensemus, in italianu, a Vento Vento portami via con te! (1942) cantadu dae mamas nostras (m’ammento de mama e de sogra mia Tarsilla chi si poniat a cantare in sas festas custa cantone), deo e totu, prima de iscriere unu ritratu biograficu de mama apo traduidu su facebook una poesia dedicada a mama inue su ‘entu est protagonista.
Maria Sale, però, at iscritu meda poesias de su entu. M’ammento su entu che traessat sas carrelas, pro esempiu, ma custa est poesia ispeciale e Issa si misurat cun su entu cun meda cunfidentzia e lu sighit in sas buglias, ma lu giamat puru “amigu mariolu” e lu faghet bolare cun d’una bella metafora “subra alas d’spuma”, l’iscultat a  “notte manna” cando issu enit dae su mare, pustis l’interrogat puru che cando sas piseddas interrogaiant su cucu:
-Narami s’est fola e fortuna… o sinnu de cale afranzu ch’in cunsideru dispones?- Sighit sa metafora de su ‘entu in bratzu  a sa notte”.
Sa vena poetica de Maria si faghet sempre pius affinada: Issa  su entu
 lu girat che femina chi filat sa lana, che majalza chi movet sa sorte.  La traduzione italiana, fatta dalla stessa poetessa, è ugualmente preziosa, e senza esagerare,  può stare accanto ai migliori poeti contemporanei italiani per forma, per contenuto e per musicalità. Si aggiunga il continuo confronto di Maria in tutti i più prestigiosi premi letterari di Sardegna. (A.T.)

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2 Dicembre 2016 - Categoria: memoria e storia, narrativa

“Sono il figlio di Adele!” di Mario Nieddu

Mario Nieddu

Mario Nieddu

-Pronto ? Famiglia Petroselli ?-

– Sì, lei chi è ? “- risponde la voce opaca di un vecchio.

-Io sono Mariolino De Ferreri, il figlio di Adele !”-

-Il figlio di Adele ?! Il figlio di Adele ! Il figlio di Adele…Adele, Adele…-

Mariolino non sente più nulla, poi di colpo in sottofondo una giovane voce femminile -“Papà, papà ! Papà si sente male ! Corri Giovanni… –

Uno strattone alla cornetta –“Si può sapere chi è lei ?-

– Sono Mariolino, Mariolino De Ferreri, il figlio di Adele, posso parlare con mia madre?-

– Mariolino De Ferreri…senta… Adele non c’è!”-

-Scusi, ma con chi parlo ?

-Sono Giovanni –

-Mi dica per favore, Giovanni, quando posso trovarla !-

-Ma…Adele non c’è più, ci ha lasciato cinque anni fa.-

-Mi può dare il suo nuovo indirizzo, per favore ?-

– Ma, Mariolinooo…Adele non c’è più !-

-Come, non c’è più ?-

– Senta Mariolino…Adele è morta cinque anni orsono, non c’è più!-

-Non è vero, non è vero, mia madre non può essere morta, è ancora giovane…Mi dica la verità.. non mi volete e basta !-

-Non è così Mariolino…non è così! Mi dia il suo indirizzo, le giuro sulla Bibbia che sabato vengo a trovarla e le spiegherò tante cose, ma non chiami più a questo numero, per amor di Dio… mio padre non sa… del figlio di Adele…-

-Capisco, capisco-

Mariolino aveva le lacrime copiose sul viso, mentre dettava il suo indirizzo.

Non abitava lontano da Villa Petroselli, a Monte Mario. Viveva in via Torrevecchia nell’Istituto che lo aveva ospitato da quando aveva quattro anni. Con i suoi diciotto anni era uno dei ragazzi più grandi e spesso svolgeva anche le mansioni di assistente. Aveva molta esperienza e sapeva trattare con ragazzi orfani o abbandonati come lui alla nascita.

Come promesso, il sabato successivo Giovanni andò a trovarlo con la sorella Claudia. Erano entrambi ansiosi di conoscerlo.

Giovanni, fratello maggiore di Claudia, era di qualche anno più piccolo di Adele.

Possedevano una bella macchina e con quella si recarono tutti e tre in un tipico ristorante-trattoria in Via Borgo Pio.

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