Su richiesta di alcuni visitatori pubblicheremo le ragioni del SI o del No al referendum del 4 dicembre prossimo. La redazione non prende posizione volendosi avvalere della segretezza del voto e perché non ha alcuna intenzione di trasformare un blog culturale in un blog politico. Dopo questo articolo pubblicheremo le ragioni del No, autore il noto prof. Mauro Maxia. Ad ogni pubblicazione che propende per il Si, seguirà una per il No. Non vorremo certamente abbondare su questo dibattito anche perché abbiamo svariati articoli di carattere letterario, storico, culturale che non vogliamo far cadere nell’oblio.
1. Perché non ne posso più di un Paese che sa dire solo no. Siamo un popolo conservatore fino allo spasimo, che a parole chiede riforme ma che al dunque trova sempre modo di affossarle, perché in fondo è complice dello status quo. Dire no è sempre più facile, spesso anche più fico; abbiamo paura di sembrare ingenui o peggio entusiasti. Meglio tenerci il nostro cinismo e il nostro scetticismo, contro tutto e tutti. Così imparano, tiè.
2. Perché chi vota no, nella maggioranza dei casi, non sta votando contro una riforma costituzionale, ma contro Renzi. Privando così il Paese di un tentativo di riforma, pur di danneggiare politicamente il Governo. E ricordando così quel tale che se lo taglia per fare dispetto alla moglie.
3. Perché questa riforma non è (ovviamente) perfetta, ma è comunque qualcosa. Oltre alla trasformazione del Senato introduce anche nuovi meccanismi volti a snellire i lavori parlamentari. Si poteva fare meglio? Sicuramente. Ma da qualche parte si deve pur cominciare. Il meglio è nemico del bene, e l’alternativa è tenerci un sistema che già sappiamo non funzionare. I contrari, in caso di vittoria dei no, promettono riforme alternative, che sappiamo benissimo non si faranno mai.
4. Perché chi critica i compromessi che la riforma ha dovuto accogliere, dimentica che questi sono dovuti all’inevitabile e faticosa ricerca di un consenso parlamentare che andasse oltre la maggioranza. Com’era giusto che fosse, trattandosi di riforma costituzionale. La politica – si dovrebbe ricordare – è l’arte del possibile, e il compromesso ne fa parte integrante. Il paradosso è che coloro che hanno obbligato al compromesso adesso sono contro la riforma. Troppi compromessi, dicono.
5. Perché si fa intenzionalmente melina, confondendo la riforma costituzionale con la legge elettorale. Quest’ultima è stata già approvata ed è legge dello Stato, e non è oggetto di Referendum. Non è perfetta (a me non piacciono per esempio i capolista bloccati) ma è comunque mille volte meglio del Porcellum. È vero che rientra in un più ampio ragionamento sul l’equilibrio dei poteri, ma il rimetterla in discussione – e rendere le due cose indissolubili – mi sembra il classico modo per affossare tutto.
6. Perché l’obiezione che la riforma “sottrae rappresentatività al popolo” è stupida. Tanto varrebbe allora introdurre una terza camera, se abbiamo tutta quest’ansia di rappresentatività. Si fa finta di non sapere che esistono poteri eletti indirettamente, come sono ad esempio il Presidente della Repubblica e anche il Primo Ministro, eletti da rappresentanti eletti dal popolo. E come sarebbero (in parte) i nuovi Senatori. Si chiama democrazia indiretta, o rappresentativa. E non è niente di scandaloso.
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