
Serafina Linda Piras (1917-1947)
Il pastore di capre Michele Piras nato a Nulvi il 27 marzo 1886 (da Giovanni, Nulvi 12 marzo 1864) e da Antonia Farre, nulvese) e la casalinga chiaramontese Maria Chiara Soddu nata nel 1885, unica femmina tra sei fratelli maschi, figli di Giommaria Soddu e di Serafina Massidda, entrambi chiaramontesi si unirono in matrimonio in Chiaramonti il 23 settembre del 1911.
Nel 1914 venne alla luce il loro primogenito Giuseppe.
Michele, in quello stesso anno, fu chiamato alle armi e stette in osservazione, per tre mesi soltanto, a Cagliari, quando, riconosciuto fabico e oligoemico e con qualche disturbo cardiaco, fu definitivamente congedato.
Tre anni dopo, il 10 gennaio del 1917, nacque la secondogenita Serafina Linda alla quale fu dato il nome della della nonna Serafina Massidda.

Michele Piras Farre (1886-1976)
La stessa fu battezzata nella chiesa parrocchiale di San Matteo il 16 gennaio dal viceparroco Nicola Urigo. Fece da padrino lo zio Antonio Piras e da madrina la zia Pietruccia Piras.
La neonata crebbe a Chiaramonti fino ai 10 anni col fratello Giuseppe, di tre anni più grande di lei, e solo nel 1925, le nacque la sorellina Georgia.
Tra le testimonianze di questo periodo si ricorda che quando la ragazza fu in condizioni di fare le commissioni, tra le più frequenti era quella di chiamare il fratello Giuseppe, preso dal gioco, con la curiosa e colorita espressione:
-Giuseppe, torra a domo. mi’ chi gia l’ischis chi mama at sa manu pesuda!-
-Giuseppe, torna a casa, lo sai che mamma è di mano pesante!-

Maria Chiara Soddu-Massidda (1885-1937)
La famiglia rimase in Chiaramonti fino al 1927, quando alla ricerca di pascoli più idonei per le capre si spostò a Luras, dove però al pastore nulvese morirono di epidemia le capre e dovette adattarsi a fare altra attività, dimorandovi per sei anni, sicuramente lavorando nelle ferrovie e nelle strade che da Sassari portavano con centinaia di curve a Palau.
Su quel periodo
più che da mio nonno, che ho avuto la fortuna di conoscere, ho raccolto testimonianze dalla lurese signora Caterina Zaccagni, allora novantaquattrenne, oggi defunta, su mia nonna definita un’inesauribile narratrice di contos de foghile, al punto che in estate ogni sera, i vicini di casa si riunivano presso casa sua per ascoltare i suoi racconti.

Angelino Tedde (1911-1947)
All’epoca (1927-1932) il fascismo mieteva i più calorosi consensi, specie dopo la Conciliazione e i Patti Lateranensi. L’ammodernamento delle infrastrutture, strade, ferrovie, scuole, uffici pubblici, creò posti di lavoro e fu un periodo di maggior serenità sociale al punto che furono definiti dallo storico Renzo De Felice “gli anni del consenso ”.
Luras, a poca distanza da Calangianus e da Tempio,in provincia di Sassari era ed è un’isola linguistica del sardo-logudorese in mezzo all’idioma sardo-corso parlato in Gallura e visto che c’era il lavoro per il capo famiglia Michele, Maria Chiara e le due figlie Serafina Linda e Giorgia dovettero trovarsi a loro agio tra le coetanee assai socievoli e aperte, con meno separatezza tra ragazzi e ragazze come usava in Gallura.

Antonia Chiara Tedde (1939-2018)
Giuseppe, tredicenne, non seguì i genitori, fermandosi a lavorare in paese presso i parenti.
Serafina Linda visse a Luras la sua adolescenza e la prima giovinezza con molta serenità sia aiutando la madre sia come portatrice d’acqua, sia come custode di qualche bambino, sia prestandosi ai lavori domestici. A 12 anni (1929) ricevette la Cresima; le fece da madrina una certa Giovanna Maria Bellu, originaria di Calangianus, ma vivente a Luras.
La madrina da lei scelta, Caterina Zaccagni, non poté cresimarla perché non era in condizioni di comprarle la collanina d’oro con la medaglietta e gli orecchini come fece, invece, la madrina effettiva, secondo l’uso e il costume di Luras.

Angelino Tedde junior
(10 genn.1937) vivente
Nel 1932 Serafina Linda rientrò, ormai sedicenne, a Chiaramonti con la famiglia e si trovò subito a disagio di fronte alle coetanee che erano abituate, almeno in pubblico, a tenersi a debita distanza dai coetanei, mentre lei, abituata a Luras, andò contro corrente. Il che le procurò delle critiche malevoli da parte delle coetanee che non videro di buon occhio il suo modo di fare. Inoltre, essendo una bella ragazza, alta circa 1,70, snella, bianchissima di carnagione, dai capelli nerissimi e lisci, portati secondo l’uso degli anni trenta del novecento, il suo modo di fare urtava ancora di più con l’ambiente più riservato e attento nelle relazioni tra ragazzi e ragazze.
Serafina Linda s’innamorò di un giovanotto, ma la famiglia di costui, dopo vari ondeggiamenti, a quanto narravano le voci, impedì il fidanzamento. Questo fatto, purtroppo, la ferì per tutta la sua esistenza. Alcuni anni più tardi, nel 1937, con l’atmosfera romantica delle canzoni si cantava “Il primo amore non si scorda mai”. Col ritorno a Chiaramonti nonno fece di tutto per lavorare come giornaliero, nonna continuò ad allevare la piccola Giorgia mentre orientava verso i soliti servizi per conto terzi la figlia Serafina Linda che andava crescendo. Il figlio Giuseppe lavorò all’occorrenza come giornaliero.

Mattea Tedde (1943) vivente
Serafina Linda dovette andare a lavare i panni, a far la portatrice d’acqua e a svolgere altri lavori domestici presso altre famiglie per rimediare grano e altri prodotti alimentari per contribuire al vitto della famiglia. Giorgia, man mano che cresceva, seguì l’esempio della sorella, soprattutto facendo la custode dei bambini e portando l’acqua nelle case.
Michele e Maria Chiara ad un certo punto si resero conto che bisognava avviare al matrimonio Serafina Linda ormai diciannovenne. Essendosi presentato a chiederla in sposa Angelino Tedde senior, sia il padre Michele sia la madre Maria Chiara, considerandolo un buon partito, fecero di tutto per farli sposare. D’altra parte Angelino aveva ereditato la casa arredata di tutto punto dalla madre Chiara Soddu, Chiara Soddu morta nel 1935 e la stalla col forno e inoltre mezzo ettaro di vigna in località Bidda Noa. Aveva assolto anche il servizio militare ed avendo compiuto venticinque anni, pareva abbastanza maturo per metter su famiglia.
Firmato il contratto di matrimonio in Comune, i due fidanzati si sposarono il 18 luglio 1936 alle 5,30 del mattino, nella parrocchiale di San Matteo, avendo come testimoni i chierici Mario Casula, cugino di lei (figlio di Pietruccia Piras in Casula) e Gavino Unali, due testimoni futuri preti, gesuita il primo, e prete diocesano il secondo. Benedisse le nozze concordatarie il vicario dr. Pietro Dedola.

Casa Tedde
Nello stesso mese di luglio del 1936 scoppiò la guerra civile spagnola e Mussolini, viste le simpatie di Franco per il fascismo, non esitò ad arruolare volontari da inviare in suo aiuto a 15 lire al giorno, il triplo di guadagno di un giornaliero in patria.
Angelino non esitò ad arruolarsi sperando fino all’ultimo di vedere il neonato prima della partenza per la Spagna. Il neonato venne alla luce però quando lui, imbarcatosi a Napoli sul piroscafo “Lombardia” veleggiava verso Spagna. In questo frangente io nacqui primogenito e unico maschio il giorno in cui mia madre Serafina Linda compiva i suoi floridi vent’anni, il 10 gennaio 1937, alle sedici, nella casa che era stata costruita dal mio trisavolo Giovanni Andrea, in cui era nato mio bisnonno Antonio, mio nonno Giovanni Matteo e mio padre Angelino senior.
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