14 Marzo 2017 - Categoria: educazione, eventi culturali, lingua/limba

La lingua sarda nelle scuole dell’infanzia e dell’obbligo a Quartucciu (Cagliari)

Accademiasarda.it è un blog biulingue pertanto pubblichiamo sia in italiano sia in lingua sarda. Ben volentieri pubblichiamo quanto ci è stato inviato dalla scrittrice e cultrice di lingua sarda Giovanna Elies di Osilo.
Quartucciu, 18 febbraio 2017

2 ASSOCIAZIONE CULTURALE “Impari po imparai” Via Guspini, 44 – 09044 Quartucciu ( CA )C.F. 92195540924Tel. 3807155295 email: angelo.spiga47@gmail.com
PRESENTAZIONE La nostra Associazione, che opera a Quartucciu da dieci anni, staorganizzando un Convegno sull’insegnamento della lingua sarda nelleScuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado.L’obiettivo è far conoscere le pratiche didattiche realizzate in questiultimi anni e favorire la loro circolazione nelle scuole.Ciò al fine di creare le condizioni per accrescere la professionalitàdocente in merito a questo insegnamento favorendo lo sviluppodelle conoscenze e delle competenze che rendano più efficace egratificante il loro lavoro. e, nel contempo, sensibilizzareulteriormente le scuole ad attivare progetti che rendano più capillarel’insegnamento della nostra lingua.Il convegno proposto vuole essere anche un’occasione di discussionee di approfondimento – tra i vari attori interessati – su questo tema.Consideriamo fondamentale il ruolo che la Regione e le scuole
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3devono svolgere nell’affrontare questo importantissimo problemaper la sopravvivenza della nostra lingua e della nostra cultura pressole future generazioni.Il PresidenteAngelo Spiga
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4Indice degli interventi:Angelo Spiga – Apertura dei lavori Andreina Catte (Ass. P. I. Quartucciu) – SalutiRelatori:Francu Pilloni – Lingua sarda: cincu pregontas facilis facilisGiovanni Casciu – Sa situazioni di hoiMichele Podda – Quale scuola per la lingua sardaRosaria Floris – La lingua sarda nella scuola Francesco Casula – Sa limba sarda in is scolasFernando Pisu – Su sardu in iscolaEsperienze professionali:Ins. Giovanna Maria Ledda (Florinas)Ins. Vittoria Campus (Codrongianus)Ins. Claudia Melis (Villa San Pietro, Selargius)Ins. Carla Asunis (Selargius)Ins. Greca Secci (Quartu S. Elena)Ins. Maria Assunta Flauto (Quartu S. Elena)Ins. Rita Setzu (Villasor)Ins. Maria Grazia Chirigu ( Villasor)Ins. Ignazio Murru (Sestu)Coordina i lavori Angelo Spiga
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5SA LINGUA SARDA IN IS ISCOLAS DE SA PICINNIA E DE S’OBBLIGU Angelo Spiga Presidenti de s’Associazioni “Impari po imparai”Beni benius a cust’atopu. Su dibattitu asuba de sa lingua sarda est becciu, si ndi chistionat deassumancu 50 annus.Seus passaus de una situazioni in sa cali sa lingua sarda fiat ancora salingua mamma de sa parti manna de is sardus ( chistionu de is annus50 de su seculu passau) po poi dd’abbandonai a pagu a pagu innomini de una malintendia modernidadi.Siant cumbintus e medas fiant abarraus cumbintus ca sa dominanzade sa lingua italiana iat essi donau possibilidadis verdaderas a don-niunu de arziai de gradu economicamenti, podendi tenni unu bonupostu e unu bonu riconoscimentu sociali, passendi de fillu de pobu-rus , messaius, operaius o pastoris, assumancu a impiegaus e mancaia maistus, e poita no, a abogau o inginnieri..E custu si podiat fai sceti, narànta, si no si praticat prus su sardu, lin-gua rozza, de poburus e de ignorantis. E pagu genti boliat chi is fillus abarressint aici.In Iscola de sa Sardinnia, de sa storia e de sa cultura nosta,ggg no sindi chistionàda po nudda. Po maistus e professoris , sardus, sa Sardinnia no esistiat e no fiatmai esistia. Fiat sceti unu logu for’e storia.Dopus est cumentzàda a nasci, cun prepotenzia, s’esigenzia de sarvaisa lingua nosta e de connosci, arrispettai sa storia e sa cultura nosta. Mentris medas intellettualis sodigànt a dibatti si ndi balessit sa pena de castiai a s’aredeu,a su passau, invecis de castai a su tempus benidori, e si susardu fessit unu dialettu o una lingua, is atrus si fiant sa gherra dibat-tendi asuba de cali lingua sarda tenessidi sa dignidadi de essiri cunsi-

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7 Marzo 2017 - Categoria: cahiers de doléances

Schiavismo cinese: morire di buona economia – Li Chunmei, operaia cinese che lo sfruttamento ha assassinato


Durante le elezioni comunali tenutesi recentemente in diverse città italiane, poteva capitare di sentir dire da qualche politicante che voleva assicurare i cittadini sulla propria intelligente moderazione, che la strada migliore da percorrere nell’affrontare i problemi del mondo del lavoro, è quella che sa trovare un giusto equilibrio fra diritti sociali e… buona economia.

Ora, se evidentemente per diritti sociali si intendono quei diritti che dovrebbero tutelare gli interessi dei lavoratori, allora per buona economia si deve intendere una politica economica che consente a chi investe i capitali di perseguire il profitto senza essere troppo ostacolato da leggi e vincoli che hanno a che fare, appunto, con la tutela sociale degli sfruttati.

Ahimè. Per il momento, dunque, agli occhi del sensibile ma intelligente moderato, bisognerà accontentarsi di una discreta economia, giacché la buona economia è ancora costretta a trovare un compromesso con i diritti sociali. Magari però, un domani, venendo meno il bisogno di questo palloso equilibrio, potrà finalmente dispiegarsi in tutta la sua rigogliosa… bontà!

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2 Marzo 2017 - Categoria: cahiers de doléances, memoria e storia

I. Lo schiavismo in Italia: Prato, i cinesi e lo schiavismo del XXI secolo di Elisabetta Cianfanelli

Diamo inizio ad alcuni servizi e interviste sullo schiavismo cinese in Italia e naturalmente in Sardegna, Sassari in primo luogo. Una realtà poco conosciuta e poco frequentata. Quello che i cinesi forse non fanno i patria si permettono di farlo impunemente in Italia.
Gl’ispettori del lavoro dove vanno? A fare ginnastica artistica?

Prato

La storia e la relazione che unisce la città di Prato ai cinesi è per molti nota. Cittadini, politici e forze dell’ordine della città, della provincia e della regione: tutti conoscono bene questa realtà. Non comprendo questo stupore nell’apprendere che di domenica mattina un’azienda prende fuoco. Tutti sanno che i cinesi lavorano 7 giorni su 7 e con turni di 24 ore su 24. In queste aree di Prato chiamate Macrolotto e Macrolotto 2, pensate e realizzate come aree di sviluppo del sistema tessile pratese, molto estese, con un numero immenso di capannoni industriali dove un tempo c’era il cuore imprenditoriale di Prato, oggi sono il centro dove i cinesi vivono e lavorano.

Quando si arriva al Macrolotto vediamo una serie infinita di capannoni in cui la vista si perde. All’esterno di questo insediamento industriale troviamo gli abiti dei cinesi stesi ad asciugare insieme a scatole di cavoli, sacchi di riso e pesci appesi ad essiccare. Al piano terra di questi capannoni si lavora: si taglia, si cuce e si incolla a seconda se ci troviamo in una azienda di abbigliamento o di pelletteria e tra queste montagne di materiale semilavorato e finito troviamo i bambini che giocano, mangiano e dormono in luoghi di fortuna come le scatole e sui prodotti in lavorazione. Questi capannoni sono spazi in molti casi impenetrabili in cui si produce per brand sconosciuti, ma anche per quelli molto famosi. Quei brand italiani, che non desiderano un prodotto tracciato e ritengono che qualunque operazione si possa fare per la certificazione del prodotto italiano sia inutile.

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25 Febbraio 2017 - Categoria: storia

Settecento di Sardegna: i viceré dal 1720 al 1799 di curatore Anonimo

La Sardegna passò ai Principi sabaudi nel 1720. Con questo passaggio i Principi assunsero anche il titolo di Re di Sardegna. I loro domini, dopo la Rivoluzione Francese  e l’inizio della Restaurazione (1815) comprendevano oltre al Principato di Piemonte, al Ducato  di Savoia, al Genovesato, alla Contea di Nizza, il Regno di Sardegna. Il Settecento sardo, studiato per alcune istituzioni: riordino dell’amministrazione, restauro delle due università sarde (1763-173) [Emanuela Verzella, L’Università di Sassari nell’età delle riforme(1762-1773), CISUS, Chiarella, Sassari 1992] con l’arrivo di celebri scienziati, l’istituzione delle Comuni o Comunità (1771, 1775) , il tentativo d’introdurre l’Italiano negli uffici e come lingua curricolare nei collegi gesuitici e scolopici, osteggiato, e rinviato ad un’applicazione graduale, la lotta al banditismo “ai bandeados” coloro che per qualsiasi motivo erano stati oggetto di bandi, più tardi l’istituzione del catalogo dei banditi, l’abolizione dell’asilo per i banditi nelle chiese diroccate, l’introduzione dei primi pesi e misure, della notifica degli ospiti (un’anticipazione di quella che più in là sarà la segnalazione della residenza, il passaggio dal metodo del trivio e quadrivio  a quello gesuitico, alle sette classi boginiane (dalla VII alla I) e l’introduzione nella VII classe dell’italiano. Il più grande riformatore fu certamente il Bogino che fu licenziato con la salita al trono di Carlo Emanuele III (1730-1773) dopo Amedeo II, (forse il più grande principe dei Savoia (1666-1732) e primo ad assumere il titolo regale con il possesso del Regno di Sicilia prima e di Sardegna poi. Un secolo, a  mio avviso, da ulteriormente approfondire nonostante la numerosa bibliografia.  Interessantissimo a riguardo il lavoro di A. Mattone e di Piero Sanna, Settecento sardo e cultura europea. Lumi, società, istituzioni nella crisi dell’Antico Regime, FrancoAngeli, Milano 2oo7 pp. 380 €, 30. Vedi anche Catalogo storico ragionato degli scrittori sardi del Settecento nei link di internet, la collana Einudi,

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24 Febbraio 2017 - Categoria: eventi luttuosi, filologia, lingua/limba

“Blasco Ferrer (1956-2017): il ricordo di un grande studioso del sardo” di Mauro Maxia

 Il 12 gennaio il messaggio di un amico mi ha annunciato la scomparsa di Eduardo Blasco Ferrer. La notizia è giunta improvvisa e sconcertante dato che attendevo una sua risposta a una email che gli avevo trasmesso appena il giorno prima. Oltretutto sapevo che Eduardo era una persona molto metodica in fatto di cura della propria salute. Per questo non dimostrava affatto i suoi 60 anni. Eduardo Blasco Ferrer, filologo e linguista, era nato a Barcellona nel 1956 e si era laureato nel 1981 in Linguistica romanza all’Università di Erlangen, giungendo poi all’Università di Cagliari come lettore di catalano presso la Facoltà di Magistero. Aveva insegnato negli atenei di Sassari, Bonn, Firenze, Monaco di Baviera e infine di nuovo a Cagliari, dove dal 1996 era ordinario e docente di Linguistica sarda e romanza e aveva diretto il master “Approcci interdisciplinari nella didattica del sardo” per la Facoltà di Scienze della Formazione. Studioso di catalano e altre lingue iberiche, di italiano e di ladino, dedicò gran parte della sua attività scientifica al sardo, a cominciare dalla sua classica storia linguistica della Sardegna apparsa nei primi anni 80. Particolarmente ricca la sua bibliografia; per limitarsi alle principali monografie, si ricorderanno qui: Grammatica storica del catalano e dei suoi dialetti con speciale riguardo all’algherese (Tübingen, Gunther Narr 1984); La lingua sarda contemporanea: grammatica del logudorese e del campidanese: norma e varietà dell’uso: sintesi storica (Cagliari, Ed. Della Torre 1986); Storia linguistica della Sardegna (Tübingen, Niemeyer 1984); Le parlate dell’alta Ogliastra: analisi dialettologica – saggio di storia linguistica e culturale (Cagliari, Ed. Della Torre 1988); Ello Ellus. Grammatica della lingua sarda, Ilisso Edizioni, coll. Poliedro, Nùoro 1994; La lingua nel tempo: variazione e cambiamento in latino, italiano e sardo (Cagliari, cuec 1995); Pro domo: grammatica essenziale della lingua sarda (Cagliari, Condaghes 1998); Storia della lingua sarda (Cagliari, cuec 2009); Paleosardo. Le radici linguistiche della Sardegna neolitica (Berlin, De Gruyter 2010). In Linguistica sarda. Storia, metodi, problemi (Cagliari, Condaghes 2002), Blasco Ferrer aveva raccolto 30 articoli prodotti in un ventennio di ricerche su vari aspetti della linguistica sarda; nel primo capitolo aveva offerto un consuntivo critico di tutti i lavori linguistici concernenti il sardo pubblicati da Settecento in poi, repertoriati di seguito in una bibliografia ricca di oltre mille titoli. Negli anni 2000 si era occupato anche di manualistica, con Italiano, sardo e lingue moderne a scuola (Milano, Franco Angeli 2003) e con il recentissimo Corso di linguistica sarda e romanza (Firenze, Franco Cesati 2016). A proposito di questo suo ultimo libro, la Direzione Generale Scolastica per la Sardegna il 21 ottobre 2016, diramando a tutte le scuole sarde la notizia della presentazione, ha evidenziato che “il prof. Blasco Ferrer ha rinunciato ai diritti d’autore per favorire la diffusione della cultura sarda”. Nella «Rivista Italiana di Onomastica» aveva pubblicato alcuni articoli nei quali ha cercato di dimostrare, servendosi soprattutto di toponimi, alcune teorie innovative sui rapporti tra lingue, in particolare tra paleosardo e paleobasco: Tipologia e ricostruzione del Paleosardo, xvi (2010), 1, pp. 9-30; Cognomi sardi e italiani e questioni di metodo nella ricerca (top)onomastica: Mele, Mela(s), Mula(s) e Miele, Ortu, Manno, Barisone e Salusi, xvii (2011), 1, pp. 35-54; Toponomastica e ricostruzione morfologica. Paleobasco *doni (> toki, lo(g)i) e Paleosardo Doni, Toni (tòneri e Tonara), Tok-, Dog- e Lo(g)i, xviii (2012), 1, pp. 19-46. In particolare nel primo dei testi citati Blasco Ferrer aveva applicato schemi strutturalisti – di distribuzione e di frequenza – al corpus dei microtoponimi delle aree più arcaiche della Sardegna, e la successiva interpretazione tipologica dei risultati lo portava a chiarire la tipologia dell’enigmatico sostrato paleosardo e a avviare proficui confronti con le antiche lingue dell’Iberia, scoprendo a suo parere suggestivi parallelismi formali e semantici.

Mauro Maxia

Nel terzo saggio lo studioso si era proposto di dimostrare come sia prioritario condurre un’esauriente analisi morfologica del materiale toponimico per ottenere regole di sviluppo diacronico capaci di consentire una comparazione più sicura. Su questo argomento, insieme a studiosi di altre discipline, organizzò anche un convegno internazionale di taglio multidisciplinare, intitolato Gorosti U5b3 (Sardegna, giugno 2012), i cui atti sono usciti col titolo Iberia e Sardegna. Legami linguistici, archeologici e genetici dal Mesolitico all’Età del Bronzo per Le Monnier Università, Firenze/Città di Castello 2013 Aveva inoltre curato le recensioni di: Dieter Kremer (a cura di, in collaborazione con Monique Bourin / Wilhelm F. Nicolaisen / Wilfried Seibicke), Onomastik. Akten des 18. Internationalen Kongresses fur Namenforschung, vol. vi. Namenforschung und Geschichtswissenschaften. Literarische Onomastik. Namenrecht. Ausgewahlte Beitrage (Ann Arbor, 1981) (Tübingen, Niemeyer 2002), xi (2005), 2, pp. 463-66; di María Dolores Gordón Peral (a cura di), Toponimia de España. Estado actual y perspectivas de la investigación (Berlin, Walter de Gruyter 2010), xvii (2011), 1, pp. 176-78; e di Xosé Lluis García Arias (coordinador) / Emili Casanova (editor), Toponimia hispánica. Origen y evolución de nuestros topónimos más importantes (València, Denes 2011), xviii (2012), 1, pp. 176-80. E nelle pagine della rivista era stato presentato da Giulio M. Facchetti il suo Paleosardo. Le radici linguistiche della Sardegna neolitica (Berlin/New York, Walter de Gruyter 2010), xvii (2011), 2, pp. 690-94.

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24 Febbraio 2017 - Categoria: versos in limba

“Sa triuladura a s’antiga” de Salvatore Deligia

https://www.luigiladu.it/poesias/sa_triuladura_a_s’antiga.htm

In s’istazzu est como su trigu
a su seguru chi no eppat dannu
cussu bene sueradu tottu s’annu
cuntivizzadu che caru amigu.

Dezisa est sa die de triulare
e portare s’arzol’a cumpimentu
isperande in-d-unu bonu entu
po lu porret in presse bentulare.

Cando su sole in artu isplendet
su trigu in s’istazzu ispaniadu
una perda manna a su ju ligadu
onzi tantu su puntorzu l’ofendet.

S’ispiga iscrefada lassat su ranu
in mesu ‘e sa pazza bene cuadu
cun trautzos e palas enit artziadu
chi su entu che la leede lontanu.

Como s’incunza est apreffinada
sos saccos sun pienos ‘e graniglia
pius famene non passat famiglia
presau est su massaiu ‘e s’annada.

Onzi idda preparat festa manna
pro ringratziare su propriu Santu
tottus in pratza cun ballos e cantu
buffande in barraccas de canna.

S’istazzu in disusu a tentu acabbu
Ilartzi lu faghet pro traditzione
po mustrare a sa noa generatzione
cantu at bistu faghinde a su babbu.

 

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23 Febbraio 2017 - Categoria: cultura, filologia

“Il sentiero degli spiriti” Mauro Maxia

Mauro Maxia

Nel contesto di una ricerca a largo raggio sulla storia della comunità diPerfugas (Perfugas e la sua comunità, I, 2010, p. 302; II, 2016, p. 259) èemerso un toponimo ora disusato ma che è documentato in un atto del 1777. Nellarelativa fonte, scritta in spagnolo, si ricorda un “camino q(ue) dizen desa Regula” (‘cammino che [in sardo] dicono de sa Regula’).
Leggendo il documento, attraverso i toponimi ai quali il cammino in questione  risulta associato si ricava che esso corrisponde a un sentiero tortuoso e in pendenza che lambisce il compendio della chiesa rurale di San Giorgio Martire, per secoli nota col titolo di San Giorgio de Ledda. Questo sentiero attualmente è conosciuto come Caminu de Su Concheddu (‘cammino de Su Concheddu’) per chi da San Giorgio scende verso la sottostante conca detta Su Concheddu. Viceversa, per chi sale da questa conca alla chiesa di San Giorgio il nome si presenta con la variante Caminu de Santu Jorzi (‘cammino di San Giorgio’).

L’interesse per l’antica forma, oltre alla curiosità innescata dal lungo disuso, deriva dalla sua estrema rarità nella toponimia sarda. Anzi, il termine régula  rappresenta propriamente un hápax in quanto non se ne conoscono altri casi.

Ancora più interessanti, forse, sono le motivazioni che poterono presiedere al conio del toponimo. In sardo il termine régula ha gli stessi significati dell’ italiano “regola”. In alcune comunità dell’Isola esso indicava anche il rintocco della campana che veniva suonata per annunciare la morte di qualcuno.

Anche se il suo uso ormai è ristretto ai parlanti più anziani, questo termine è noto perché è alla base di un nome proprio, Sa Régula, che è lo stesso che forma il toponimo in parola. Sa Régula o Sa Réula, secondo una credenza popolare un tempo diffusa in tutta la Sardegna tradizionale, sarebbe una processione di anime o di spiriti penitenti che si svolgerebbe di notte per annunciare la morte imminente di qualcuno. Lo spirito del predestinato, secondo la credenza, si associava a questa processione dei defunti e i vivi che avessero avuto la ventura di incontrarlo in tale frangente vi avrebbero potuto riconoscere lo sfortunato candidato.

Un aspetto interessante di questa credenza è legato al fatto che il sentiero venisse percorso dalla macabra processione in salita oppure in discesa. Nel primo caso, di segno infausto, il predestinato sarebbe morto entro l’anno. Nel secondo caso, più favorevole, avrebbe patito una grave malattia o infermità ma non sarebbe morto.

Ebbene, il forte dislivello che caratterizza il Caminu de sa Régula parrebbe strettamente connesso con questo particolare della leggenda. Addirittura, la parte superiore del sentiero è talmente accidentata che richiede di saltare, non senza qualche difficoltà, un gradino naturale formato dal fondo roccioso.

Questa circostanza, dunque, ben si associa ai timori che la visione della temuta processione notturna poteva suscitare in ambienti fortemente legati alle leggende e credenze popolari.

 

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12 Febbraio 2017 - Categoria: versos in limba

“Peraulas” de Maria Sale

Maria Sale

Sentores de faeddu
in bena e neuddu intrados
a bentu de sole e traschìas
…e peraulas accabidadas
dae farfaruzas frundidas.

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