10 Maggio 2019 - Categoria: c'est la vie

“Ricordando Oreste Carboni (Sorso, 1946-Hong Kong, 2017) l’esule di Lantau” di Ange de Clermont

 

Due anni fa, nel tardo pomeriggio, ad appena 71, moriva un carissimo amico di collegio Oreste Carboni. Era nato a Sorso nel 1946 ed era destinato a morire a Hong Kong il 10 maggio 2917. La sua vita come quella di tutti gli esseri umani fu abbastanza tribolata. A 3 anni affidato alle Figlie della Carità di Sassari della Casa Divina Provvidenza. Nell’istituto aveva frequentato le scuole elementari. A 12 anni era stato accompagnato presso un istituto professionale di Palermo. Successivamente aveva svolto il servizio miliare nella Marina e quindi dopo varie peripezie e malattie era riuscito ad entrare all’Università di Milano come impiegato. Aveva messo su famiglia con la nascita di un figlio maschio e due figlie femmine. Successivamente come spesso capita anche questa esperienza si era conclusa ed aveva sposato una stilista cinese che dopo sei mesi di matrimonio volle ricongiungersi alla madre ad Hong Kong.

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2 Maggio 2019 - Categoria: storia

Il banditismo in Sardegna dal 1848 al 1860 di Angelino Tedde (1969)

Pubblico, a distanza di 50 anni, (21 aprile 1969-21 aprile 2019), la mia tesi di laurea senza l’appendice documentaria. La stesi in 15 giorni e la mandai al professore torinese Narciso Nada che apportò delle correzioni, che non feci in tempo ad eseguire perché il professore per sbaglio la spedì ad altro studente. Io alla scadenza non ricevendo la corrispondenza la presentai ugualmente in segreteria nel febbraio del 1969.

 

La discussi il 21 aprile con prof. Nada, prof. Luraghi e prof. Costantini. Entrambi i primi due sono scomparsi. La cordialità dei primi due fu contrastata dal marxista Costantini al quale risposi abbastanza ingenuamente. Alla discussione, durata, 45 minuti, furono presenti mia moglie e la compianta mia cognata Teresa. Ebbi come votazione 8 punti, in genere non se ne davano più di 6. Sommando la media dei voti che era di 24, raggiunsi i 9 punti, cioè 99/110. Dal primo all’ultimo esame misi su famiglia, nacquero 3 figli, insegnai nelle scuole medie e frequentai per due anni Giurisprudenza dando 5 esami e frequentando 7 corsi. Passai a Lettere moderne nella Facoltà di Cagliari e mi trasferii a Genova per dare Storia romana e Epigrafia, nonché un altro esame di Storia della Lingua Italiana.
Nel complesso sostenni 28 esami. Per questa laurea bastavano 21, quindi ne diedi 6 in più senza contare altri 3 di Giurisprudenza, Mi furono tutti utili per la formazione culturale di base insieme allo studio della Filosofia Scolastica frequentato durante il Liceo ad Aversa (Caserta). Il mio corso di studi fu stilato dal prof. Giovanni Lilliu che come primo esame pose Atcheologia. Il lavoro ha indubbiamente varie debolezze dovute sia alla mia giovane età e agli approfondimenti che ebbi modo di portare avanti sul banditismo sardo, sdoganato da Antonio Pigliaru che ne rilevò la sua subculturalità, per cui doveva risolversi più con provvedimenti socio-economici che non con la semplice presenza dei carabinieri, utili anch’essi.

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20 Aprile 2019 - Categoria: cristianesimo

Pensieri e riflessioni in attesa della Pasqua di Ange de Clermont

Ieri sera la Via Crucis al Colosseo mi ha commosso commentata da una suora che ha passato passa le notti a confortare le prostitute e dar loro qualche conforto materiale e, se disposte, ad accoglierle, nelle case protette per rifarsi una vita.
Mi sono piaciuti i pensieri di quella suora che ha meditato sui migranti e su queste povere ragazze comprate per produrre soldi ai loro aguzzini.
Noi non ci pensiamo, ma il calvario ha una continuazione negli esseri umani. Cristo ha sofferto, è morto e risorto circa 2019 anni, ma il suo calvario continua. in questa povera umanità senza riposo.
Tutti gli uomini, al di là del loro professato credo, sono portati dal fatto stesso di esistere, volenti o nolonti, a percorrere il loro calvario con le flagellazioni, le fustigate, le cadute e, infine, con la morte la crocifissione non metaforica, ma reale sul proprio corpo. Non valgono stati sociali, ricchezze, benessere per evitare il calvario. Direi che è quasi una legge di natura. Cristo, tuttavia, con la risurrezione ci ha dato speranza sia per il vivere sia per il morire. Questo ci deve confortare nel ciclo del tempo e della vita. Questo ci deve consolare dalla nascita alla morte. Cristo con la risurrezione ci ha dato la speranza che va alimentata e accolta, solo chi muore come Giuda, disperato, è senza speranza né su questa terra né nella dimensione spirituale.
Come ci dai l’anima per respirare, Signore, donaci la speranza per percorrere i difficoltosi sentieri della nostra vita.
Come ci dai lo spettacolo incantevole dei paesaggi terrestri e marini, donaci un cuore che sappia sperare in una vita migliore per questa tormentata umanità.

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18 Aprile 2019 - Categoria: letteratura sarda

” Solu una Mente Divina!” de Anghelu de sa Niéra

Solu una Mente
Divina 
podiat immaginare
de nos lassare
isse e totu
su sambene
cun su corpu
e s’anima
cun su coro.

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16 Aprile 2019 - Categoria: letteratura sarda

“Il lunedì e il martedì santo di Parigi, della Francia, dell’Europa e del Mondo: Notre Dame brucia” di Ange de Clermont

Ho visitato sei o sette volte Notre Dame ed era mia preoccupazione che anche le universitarie che accompagnavo spesso in Francia la visitassero e ne conoscessero la storia. Mi sono avvicinato ad essa con un misto di appassionato cultore di storia e di cattolico, di ammiratore della Francia e particolarmente di Parigi. Nel 1993, con mia moglie, siamo andati a spasso per Parigi, non tralasciando i più illustri monumenti e musei: Notre Dame, les Invalides, le Sacré Coeur de Jesus, Montmartre, Louvre e le Que d’Orsais. Ogni nome apre suggestioni nel cuore e nella mente. Immagini che passano, emozioni che suscitano e desiderio di vedere e di rivedere le meraviglie del mondo. Notre Dame, il meraviglioso capolavoro gotico, tante volte rivisitato, ma sostanzialmente risalente al XII secolo. L’armonioso monumento alla Vergine Maria, a Nostra Signora, alla Madre Divina che mai ha abbandonato nel peccato questo mondo pieno di miserie e di peccati, dove Satan, da principe delle tenebre scorrazza, cercando di rovinare gli uomini dopo aver rovinato eternamente sé stesso. Mi sono anche confessato, ho pregato la Vergine, ma anche San Vincenzo de Paul, il padre degli orfani. Gli archi, le volte, le vetrate mi hanno incantato. Mi ha incantato l’altare su cui i blasfemi rivoluzionari hanno fatto danzare un’impudica ballerina. Son passati, ma Notre Dame, resta e resterà dopo quest’ultimo tentativo di Satan per distruggerlo. C’è tutta la storia di Francia sopra e sotto quel monumento, c’è la nascita di Parigi e la Senna che la circonda con un abbraccio amoroso. Si sosta dentro e fuori nella piazza di contemplazione della storia, della grande storia di Francia e dell’Europa.

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13 Aprile 2019 - Categoria: recensioni

“Quando la narrativa attraversa i sentieri della Verità.” di Giovanna Elies


Don Ciotti, nella prefazione al testo “Il costo della verità” del giornalista Ottavio OIlita, cita il Vangelo di Giovanni “ la verità vi farà liberi”. No che,, per usare le parole di Montale  “siamo di quelli che restiamo a terra”, cercheremo di capire l’operazione dell’autore, a cui- evidentemente- non basta che la verità resti chiusa nei faldoni dei Tribunali  ma, con pazienza ed abnegazione, intende concorrere ad eliminare quegli strani archetipi che tendono a celare  la  verità, appiattendola a bene personale piuttosto che  considerarla   bene comune e di inestimabile valore.

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13 Aprile 2019 - Categoria: recensioni

“Nasciamo, viviamo e moriamo. E poi restiamo come scie, ombre, echi sempre più lievi nei ricordi degli altri… “di Sarah Savioli


A tavola mio nonno, mio zio generale che era suo fratello minore e mio padre sembravano fatti con lo stampino.
Tutti e tre con gli occhi di un celeste dall’intensità irreale, la struttura vagamente taurina, il tono di voce tonante, il colorito tipico di quelli che passano da allegro a incazzato in 0,00001 secondi.
Mio nonno a capotavola che con un sorriso fiero guardava a noi tre nipoti che facevamo gli idioti borbottando divertito “Ignuranti”, mio zio che proseguiva con “Permettimi, ma io che ho studiato mi sento di dare il mio apporto ai ragazzi dicendo che decisamente non capiscono nulla”, mio padre che ridacchiava nella speranza di non essere tirato in mezzo da quei due fratelli, anche a più di 50 anni e dirigente di una USL con lo stesso timore che aveva da adolescente, ma poi finiva regolarmente che mio zio lo centrava in pieno con “Ma tesoro, ne ho anche per te che sennò poi dici che non ti penso: anche tu sappi che capisci veramente poco”.
Una sera capitò che dormissero tutti e tre sotto lo stesso tetto e che io, allora sarò stata al primo anno di università, avessi la fortuna di esserci. Erano dei russatori leggendari, sembrava che qualcuno stesse tagliando con una sega circolare le fondamenta della casa ogni tanto dandoci giù pure un colpo di compressore. Le tre mogli avvezze al concerto non facevano una piega ormai rassegnate a un destino di notti passate di fianco a dei cinghiali, io invece dopo un’ora di agonia presi il cuscino e andai a dormire sula macchina parcheggiata nel cortile maledicendoli e dicendomi che se avessi sposato uno che russava così, gli avrei tagliato la gola nel sonno.
Alla mattina mio nonno vedendomi che stropicciata come un fazzoletto di carta usato scendevo dalla macchina, dalla finestra cominciò a cantarmi una serenata con “rose, cuori e amori”, poi ovviamente gli andò dietro mio zio e mio padre pure. Gli stronzi… io risposi arruffata con lo sguardo arcigno e il dito medio alzato. Loro continuarono a cantare per poi evolvere come al solito con una roba da osteria che parlava di una qualche Carlona busona e degli imbriaghi e cose così. 
Una compagnia così erano, quei tre…
Al funerale di mio padre, mio cugino, mio zio ed io ci mettemmo a dare il meglio della nostra stupidità irridente di tipico marchio Savioli… il fanculo spassionato tipico nostro a un diritto al dolore che non ci siamo mai concesso.
Al momento di andare via, lo zio generale mi disse “Bambina, tu sei una delle persone più forti che io conosca”. E detto da un uomo di famiglia perdutamente maschilista e nei confronti di una nipote sempre fuori da regole e schemi, fu un’ammissione incredibile che mi emozionò come poche altre cose nella mia vita perché so che per lui fu dolorosa quanto darsi una martellata sulle palle. Una rivalutazione ampia di tanti tanti convinzioni e sicurezze, roba da aver coraggio vero.
Mio nonno e mio padre non ci sono più da un po’. Mio zio generale è andato via ieri sera…
Nasciamo, viviamo e moriamo. E poi restiamo come scie, ombre, echi sempre più lievi nei ricordi degli altri… e poi in chi non ci ha conosciuto mai, al più ricostruzioni nei racconti che non rendono mai onore alle nostre profondità, nel bene e nel male. 
Ma è così che va, che alla fine siamo fatti per passare, increspare appena la superficie dell’acqua. 
Eppure c’è dell’incredibile poesia nel sentirsi esseri umani così minuscoli nel tempo e nello spazio e allo stesso momento essere capaci di contenere così tanta malinconica dolcezza e l’incrollabile certezza dell’eternità degli affetti…

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11 Aprile 2019 - Categoria: filologia

“L’antico Alto Adige Raetia a egemonia etrusca” di Massimo Pittau

La questione dell’etimologia, cioè dell’origine e del significato effettivo dell’etnico lat. Raetiera fino a qualche tempo fa tutta in alto mare. C’era stato di recente uno specialista della lingua retica, Giovanni Rapelli, il quale vi ha dedicato un ampio paragrafo della sua notevole opera “Il latino dei primi secoli (IX-VII a. C. e l’etrusco” (Roma 2013, ItalAteneo); in questo egli ha effettuato una minutissima e approfondita analisi della questione, prospettando differenti soluzioni ipotetiche, fra le quali però non si è deciso a preferirne una. E per questo motivo fino a qualche tempo fa io mi sentivo di poter affermare che la questione dell’etimologia dell’etnico lat. Raetie della loro terra Raetiaera ancora del tutto aperta.

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