“Le opere di un autore possono essere intese appieno solo tramite un esame della sua formazione umana e culturale, che tenga conto di tutti i dati, anche psicologici della sua personalità. Senza la vita dell’autore nella sua collocazione anche storica non esisterebbero neppure gli affetti e le fantasie del poeta, non l’opera artistica, non la rifrazione del sentimento nell’opera poetica.” (Natalino Sapegno – Emilio Cecchi, Letteratura italiana, vol. VII, Garzanti, Milano, 1979.)
Eleonora Ortu, Le Ragazze del Rifugio Gesù Bambino si raccontano, Edes, Sassari 2017 pp. 265
In questo saggio di memoria e di storia autobiografica, suddiviso in sei parti, l’autrice, insieme alle compagne, che prendono la parola nella sesta parte, racconta la vita vissuta in collegio da un anno e mezzo fino al suo ventitreesimo compleanno,1960-1983, quando con rammarico fu costretta a lasciare quella che era stata la sua casa e la sua grande e variegata famiglia con le suore educatrici, delle quali una si comportò con lei come una vera madre e le altre come zie affettuose (1960-1983).
Il “Magno” collega Massimo Pittau è purtroppo scomparso e i suoi articoli, a meno che qualcuno non ne recuperi qualche altro,non appariranno più su questo nostro blog. Ho preferito cedere il posto a Mauro Maxia, unico suo allievo, sia pure estra moenia, per dare la notizia e tracciare un primo abbozzo del grande linguista. Intra moenia, avrei potuto esserlo anch’io, ma i nostri rapporti per svariati motivi si guastarono presto. Anche il compianto Giorgio Satta da Ploaghe avrebbe potuto essere un suo allievo intra moenia, ma anche con lui i rapporti andarono al rovescio. Quando si rompono i rapporti tra due persone non è sempre colpa di uno solo, ma di entrambi, per cui ora che non c’è più sarebbe impietoso far ricadere le colpe su di lui.
Ho un’età nella quale la mia empatia passa più nel riconoscere negli altri un figlio, piuttosto che me stessa.
Sarà che penso di aver già ricevuto molto e che per me sarebbe importante riuscire a restituire, in una sorta di tentativo impacciato di giustizia generazionale. Sarà che certe proiezioni vanno in direzione di chi si vede, spesso sbagliando, più fragile e indifeso.
Ci sono quindi eventi che capitano ad altri e che comincio a sentire miei in maniera così profonda e così di pancia che si tramutano in un malessere vibrante e in un senso di impotenza distruttivo.
Commenti disabilitati su “Alle volte non si può fare molto di più che sopravvivere all’ingiustizia immonda del loro dolore, tenere accesa la fiammella del dono che ognuno di noi a suo modo ha per tenere viva la bellezza.” di Sarah Savioli . Leggi tutto
Oggi ci ha lasciato, purtroppo in circostanze tragiche, il prof. Massimo Pittau. Era il decano dei linguisti sardi tra i quali era pure il più noto fuori dall’Isola per via dei suoi studi che, oltre alla lingua sarda, avevano riguardato anche la lingua etrusca e altre questioni di linguistica. Il prossimo 6 febbraio avrebbe compiuto 99 anni. E’ stato il nostro linguista più prolifico avendo pubblicato circa 50 volumi e oltre 400 studi di linguistica, filologia e filosofia del linguaggio.
MADRID – “Intorno a una parola importante quanto impegnativa come verità, ci sono tre dimensioni che Ottavio Olita ci presenta all’inizio di questo romanzo: libertà, rivoluzione, costo”. Questo è quanto scrive don Luigi Ciotti nella prefazione al romanzo “Il costo della Verità”. Ed è la verità, la sua verità, quella che l’autore, Ottavio Olita, calabrese ma sardo d’adozione, espone nei suoi romanzi che nascono da fatti reali di cronaca.
Caro direttore, a volte capita, nella vita delle persone, di ritrovarsi in situazioni inattese, assurde. È successo anche a me. Tutto è cominciato a metà ottobre 2007. Mia sorella Margherita aspettava il suo quarto bambino, e mia madre Maria Luisa stava spesso da lei. Ero sceso a Roma per andarle a trovare. Mi capita sovente di volare tra Roma e Parigi da quando vivo e lavoro oltralpe. Non mi sarei mai immaginato, quel giorno, di ascoltare quelle parole.
Cum s’iscopu de recuire in sos carruzos de su burgu e de nos ammentare de su tempus passadu est istada organizada a Tzaramonte un aboju de poetes in sas carrelas de su burgu inue issos e totu ant legidu sas poesias [coment’a su solitu pius de unu o l’at fata tropu longa o at fatu una comiziu prima de leggere e gai Maria Sale, sa poetessa regina, a mala pena at potidu leggere sa sua e no at leggidu sa mia. Ma deo non mi sento offesu ca sa veridade si nerzat commenta poeta so solo una mineta.] Como pubblico duas poesias de Giuanne Soro, mesu tzaramontesu e mesu ollolaesu. Chie cheret mi podet mandare sa poesia pro las pubblicare. Email: angelinot@tiscali.it-
Al fine di fare ritorno nei carruggi del borgo e di ricordarci del tempo passato è stato organizzato un incontro dei poeti nelle strade dello stesso borgo dove ognuno ha letto la sua. Dopo queste di Giovanni Soro, chi lo desidera, mi mandi la sua poesia. O per email o. a mano.