Il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI aveva già inserito la memoria di santa Ildegarda nel calendario liturgico della Chiesa universale, previo assenso della Congregazione per i santi. Il 7 ottobre scorso ha proclamato, assieme a san Giovanni d’Avila, Hildegard von Bingen (Ildegarda di Bingen) «dottore della Chiesa». Nella lettera apostolica di promulgazione[1] il Santo Padre ne traccia un ampio profilo, che terremo spesso presente in questo scritto, anche senza citarlo esplicitamente. Il Papa ricorda come egli partecipò, con tutto l’episcopato tedesco nel 1979, in occasione dell’800° anniversario della morte della grande mistica, alla richiesta che fosse sin d’allora proclamata dottore della Chiesa. L’iter è stato lungo, ma finalmente ha avuto un esito favorevole.
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Brutoni d’oru a fini statiali
venini da li stazzi omini folti
pa’ taddha’ l’ua illa ‘igna e illa colti
e impustalla illu pastricciali.
E noi pa’ augura’ lu bonu ‘inu
femu un “signu di cruci” a li ‘iti
una preghiera pa’ sta tutti uniti
un licori sarà lu “vermentinu”.
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Domitilla Mannu
Ringrazio di cuore Carlo Moretti, blogger del sito Ztaramonte, che mi ha permesso di riprodurre nel mio blog questo contributo di Domitilla Mannu, che anche ringrazio, cultrice di Lingua e Letteratura sarda.
Custa est un’àtera parte de sa regolta de mutos de su biadu de tiu Pedru Brundu de Santu Giuseppe de Tzaramonte. Sende minore, los apo intesos cantare dae isse etotu, acumpanzadu cun su sonu de sa chiterra de babbu meu Tigellio Mannu. In cussos tempos, est a nàrrere in sos annos 60, su càntigu a chiterra fit pretziadu meda; si cantaiat in totu sas ocasiones de festa, cojuos batijimos, crijimos e a finitia de sos trabaglios de su massariu e de su pastoriu, chene ismentigare sas serenadas e su cantare de sas feminas, massimu a totu cando faghiant trabaglios longos e in cumpagnia.
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La legge 833/78, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, è ottima; ma manifesta criticità gravi nella medicina di base, determinando non pochi disagi a carico dei pazienti di Carlo Patatu
I cinquecento pazienti chiaramontesi privi del servizio di medicina di base da un paio di settimane non sono soli. Almeno tre alleati se li sono conquistati: il Comune, La Nuova Sardegna e la trasmissione Agorà di Rai3.
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L’Assemblea generale dell’International Association for Hungarian Studies si è riunita a Budapest, lo scorso 25 agosto, e ha eletto tra i membri onorari il prof. emerito dell’Università di Bologna Gian Paolo Brizzi.
Il prof. Brizzi, emerito di Storia dell’Alma Mater dal 2018, è stato professore ordinario di Storia Moderna in Unibo fino al 2015 dove ha ricoperto diversi incarichi istituzionali nel corso della sua carriera. E’ stato Presidente di vari Corsi di Laurea, Presidente di Commissioni per il finanziamento delle attività di ricerca universitarie e di selezione dei dottorati di ricerca. E’ stato Direttore del Dipartimento di Discipline Storiche Geografiche e Antropologiche, membro e presidente di dodici concorsi per ricercatore, professore associato e professore ordinario.
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Don Stefano Bacchitta era nato a Dorgali il 21 aprile 1936, ordinato sacerdote il 15 luglio 1962, morto a Nuoro il 25 agosto 2011
Alleluia! Dice Gesù: “le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono” (Gv 10,27).
Don Stefano Bacchitta ha ascoltato la voce di Gesù Buon Pastore e lo ha seguito nella missione sacerdotale, la più bella missione nella storia dell’umanità. Strappato all’improvviso alla vita e al servizio sacerdotale, è salito verso l’altare del Cielo e ha rivolto a Dio la preghiera del Salmo: “Ricordati, Signore, della tua misericordia” (Sal 23). Tutto il bene che ha compiuto il nostro sacerdote e parroco don Stefano, Dio lo ha dinanzi ai suoi occhi ed è un tesoro prezioso per il Paradiso.
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Chiaramonti ricorda, a cent’anni dalla nascita, uno dei suoi più grandi poeti, la cui raccolta, patrimonio dei familiari, è ancora in buona parte da pubblicare. A 9 anni dalla morte a cura di Gavino Maieli e con la prefazione di Giulio Paulis gli fu pubblicata una vasta raccolta dal titolo
Rosas e ispinas de Baldedu, Ivo Melis Editore, Cagliari 1992, pp. 237
Il nostro illustre poeta trascorse la sua adolescenza nei campi, seguendo gl’insegnamenti tradizionali orali del padre. Frequentò le scuole elementari per due anni e poi da adulto privatamente conseguì la licenza elementare.
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Nella società rurale della Sardegna la mola asinaria, detta sa mola o sa moba, è sopravvissuta fino alla seconda metà del secolo scorso come unico sistema molitorio a trazione animale. Essa ha caratterizzato l’aspetto tecnico ed economico dell’isola in campo produttivo e, allo stesso tempo, ha rappresentato un unico fenomeno di conservazione di tale tecnica rispetto alle innovazioni e ai cambiamenti che si sono avuti altrove nelle epoche storiche; proprio per questo rappresentò nella produzione domestica e contadina un esempio di autosufficienza.
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