6 Gennaio 2010 - Categoria: archeologia

I Villaggi medievali abbandonati di Maria Cherchi-Gianluigi Marras

Rocca San SIlvestroLa problematica dei villaggi medievali abbandonati divenne negli anni Sessanta in Europa punto di convergenza fra svariate discipline, come la storia, la geografia, la demografia storica e l’archeologia medievale, che proprio su questo tema trovò il suo primo punto d’incontro e sviluppo in ambito internazionale. Nel convegno di Monaco del 1965, dove furono presentati studi concernenti molti paesi europei, furono in partcolare gli studiosi inglesi e francesi a presentare relazioni di scavi stratigrafici, con casi paradigmatici come i villaggi di Rougiers e Dracy in Francia e di Wharram Percy in Inghilterra. L’Italia si presentò a tale appuntamento senza il contributo della ricerca archeologica e l’unica monografia fu opera di due studiosi stranieri, John Day e Cristiane Klapish-Zuber.

Edificio medievaleE’ però importante notare come tale articolo trattasse, insieme ad altre regioni quali Liguria, Toscana e Lazio, già il caso della Sardegna, proprio per la rilevanza che in questa regione ebbe il fenomeno. Infatti fra il XIV e il XV secolo si verificò in Europa un momento di riassetto demografico ed economico dovuto anche ad una serie di eventi negativi quali la peste nera del 1348, varie guerre e continue carestie. Tale riorganizzazione portò alla scomparsa di migliaia di insediamenti rurali in tutto il continente, pur con varie differenze fra le diverse aree, e allo spostamento della popolazione superstite nei centri maggiori, in certi casi, oppure all’insediamento sparso in altri.

42In Sardegna nella prima metà del Trecento inizia la conquista aragonese cui si aggiunse anche la deleteria epidemia del 1348-49 e lo stato di guerra fra gli Aragonesi, il Giudicato di Arborea e i Doria. Tutti questi fattori causarono l’abbandono di circa 800 centri, specialmente nei territori costieri e ad economia agricola.

Il fenomeno degli abbandoni, da sempre al centro dell’interesse di studiosi e cultori di storia sarda, è stato affrontato in modo scientifico solo negli ultimi decenni: in quest’ottica basilari sono stati gli atlanti redatti da J. Day e da A. Terrosu-Asole. Queste opere sono state informatizzate (in un Database e un GIS) nel 2004-2005, mettendo in evidenza differenze di metodo e risultato fra le due ricerche: la prima differenza è a livello numerico, in quanto J. Day identifica 1322 unità insediative in luogo delle 988 di A. Terrosu-Asole. Tale discordanza è da attribuire al numero e alle diverse fonti utilizzate: la studiosa sarda si basa infatti su fonti documentarie medievali e sulla testimonianza del Fara (databile al nono decennio del ‘500) mentre il Day estende l’analisi a fonti documentarie, narrative e orali che giungono fino all’età contemporanea, dando particolare rilevanza all’opera dell’abate Angius (1840-50 circa).

Geridu edificio 9Solo dal 1995, data d’inizio degli scavi archeologici a Geridu (Sorso-SS), diretti dal prof. Marco Milanese, si è avuto però un approccio archeologico al problema. Le analisi, proseguite fino al 2000, hanno messo in evidenza le diverse parti del villaggio: le strutture abitative, la necropoli presso la chiesa di S. Andrea e un edificio privilegiato, nonché processi di abbandono “a macchia di leopardo”, con sequenze di riusi, stoccaggio dei materiali e rioccupazioni.

SMMaddalena facciataL’attività della Cattedra di Archeologia Medievale e del nascente Centro di Documentazione dei Villaggi Abbandonati della Sardegna è poi proseguito con indagini territoriali che hanno riguardato singoli villaggi (Ardu nella curatoria di Flumenargia, Orria Pithinna in Anglona, Taniga in Romangia, Tudera in Nurcara) o comprensori geografici (la curatoria dell’Anglona, i territori comunali di Chiaramonti, Martis, Suni, Siligo, la valle del Silis nella Romangia, la media valle del Rio Mannu nella curatoria di Flumenergia), inseriti in progetti di ricerca o trattati in numerose tesi di laurea.

2777_1085252944835_1631748517_178133_5942002_sGli obbiettivi primari di tali ricerche sono volti non solo ad una più puntuale conoscenza e definizione della tematica dei villaggi abbandonati ma mirano anche a raggiungere un grado di tutela dei siti rurali, sempre più spesso minacciati da lavori agricoli e di espansione periferica dei centri abitati, sensibilizzando le Amministrazioni comunali e l’opinione pubblica, spesso disinformata riguardo l’esistenza di un così importante patrimonio storico-archeologico.

Nota. Le fotografie mi sono state inviate dagli autori dell’articolo, mentre la penultimaè di Carlo Moretti, la foto dell’olio su l’immaginario castello di Chiaramonti (1345-1600) è del redattore.

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5 Gennaio 2010 - Categoria: eventi culturali

PRIMU CUNCURSU LITERARIU GIOVANILE “TZITADE DE THATHARI” a cura di Domitilla Mannu

images-6Dae tempus meda su Prof. Nigola Tanda insistit a proe de sa promòvida de prèmios de literadura in limba sarda,su sou est unu cumbinchimentu chi punnat a fàghere a manera chi sas generassiones noas pratighent sa limba in modu fitianu, mirende a s’impreu de una limba culta e annoada e massimu a totu cun sa matessi dignidade de sas àteras. S’ispera de chie est impignadu in custa cumbata est propiu cussa, e in cust’àndala est incaminadu su traballu de s’Assotziu Culturale Pro no ismentigare, chi s’annu passadu at ammaniadu su I^ Cuncursu Literàriu Giovanile Tzitade de Tàtari, gia in su 2008 cun su Presidente Nino Fadda aiat promòvidu sa I^ Rassigna Literària Giovanile. Sa premiassione s’est fata su 19 de Nadale in su salone de sos Vigiles Urbanos de Tàtari, sa giuria fit cumpònnida dae Giuanne Fiore, Nino Fadda, Antonello Bazzu, Istevene Arru e Domitilla Mannu. Devimus torrare gratzias a sa Presidente sa Prof.ssa Mariantonia Fara chi nos at dadu sa possibilidade de publicare sas poesias, chi sunt finas imprentadas in unu libereddu contivizadu dae s’Assotziu.

MENZIONE D’ONORE A: “ SOS ISTEDDOS “ di Irene Ledda

Assoc. Culturale Elighes Uttiosos – Santu Lussurgiu

Motivazione

Dalla visione contemplativa del cielo stellato che nella notte inonda di luce il villaggio, scaturisce feconda e sconfinata fantasia che fa immaginare dietro le stelle un mondo di dolci e caramelle. Si tratta di un volo soave e delicato che la poetessa dispiega nel firmamento con tanta semplicità e purezza di cuore. L’armonia del verso completa un piccolo capolavoro che può diventare grande, se alimentato dall’esercitazione poetica continua e costante.

images-7SOS ISTEDDOS

Lampiones pitticos e lughentes

in su chelu

appressan

sa idda

in sa notte.

Los abbaido,

ne esso a fora

in d’unu munnu de lughe.

Pentzo ca a segus de sas istellas

due siat unu munnu

de druches e caramellas.

LE STELLE

Piccoli fari luminosi

nel cielo

accolgono

il paese

nella notte.

Le guardo,

emergo

in un mondo di luce.

Penso che dietro le stelle

ci sia un mondo

di dolci e caramelle.

MENZIONE D’ONORE A: “ LA PUPPIA MEA “ di Pamela Sini – Classe 3^

Scuola primaria di Sedini

Motivazione

Con dovizia di particolari, sentimenti e comportamenti ci viene presentato l’idilliaco e virtuoso rapporto di una bambina con la propria bambola. Personificando il giocattolo con un’operazione di indubbio effetto affettivo, la protagonista intende surrogare la mancanza di un fratellino o sorellina. In fondo, dopo quello genitoriale, la bambola rappresenta il primo approccio sociale capace di vincere la solitudine. In stile recitativo, fa capire bene quanto sia importante una tale relazione evolutiva e primaria. E questo sforzo è da premiare anche in termini poetici.

LA PUPPIA MEA

images-8In casa eu sogu figliola sola

No aggiu a nisciunu

Chi mi fozzia compagnia

Po chiltu aggiu una beddha puppia

Chi mi fazi da sureddha e mi consola.

Cun iddha eu zi bassu l’ora

La faeddhu e la vozzu giugà,

a volti, eu sogu la mamma e

iddha la figliola e

alzu li bozi po mi fa ilcultà.

Candu fozzu la maltra

Iddha è in ilcola

Iltazi attenta e no po mancu piulà.

images-9Cun iddha mai eu no mi breu:

fazi sempri solu lu ghi vogliu eu!

LA BAMBOLA MIA

In casa sono figlia unica

Non ho nessuno

Che mi faccia compagnia

Per questo ho una bella bambola

Che mi fa da sorella e mi consola.

Con lei io trascorro l’ora

Le parlo e la faccio giocare

A volte, io sono la mamma e

Lei la figlia e

Alzo le voci per farmi ascoltare.

Quando faccio la maestra

Lei è a scuola

Sta attenta e non può neanche pigolare.

Con lei io non litigo mai:

fa sempre tutto ciò che voglio io.

MENZIONE D’ONORE A: “ S’ISPIJU “ di Carlo Nuvole – Scuola Media n. 3

Via Monte Grappa – Sassari

Motivazione

Ecco la descrizione realistica dell’insostituibile funzione di quell’oggetto prezioso che è lo specchio. La capacità che esso ha di mettere a nudo pregi e difetti, umori e sensazioni, cade sotto la chiara consapevolezza del poeta che dimostra una maturità, forse, superiore all’età. Colpisce la profondità dei concetti e dei valori, proprio in quanto riferiti ad un ragazzo. L’incipiente passione per la poesia fa ben sperare nel progressivo miglioramento.

images-10S’ISPIJU

S’ispiju est unu bellu inventu

chi ti narat sa veridade

mancari non sies cuntentu.

Isse est abituadu, severu a zudigare.

Si ses allegru ti mustrat bellu,

si ses annutzadu feu ti bies

e tue no apretias sa sinzeridade.

Isse faulas non t’nde narat,

comente ses fatu ti lu dichiarat

e ti faghet arrennegare

si su difetu ti cheret mustrare.

Totu ti che ponet in contu,

nemmancu sa farfarutza

ti nde cheret iscontare.

Cara costat sa veridade

e, a mala gana, la deves atzetare

mancari, a bortas,

la cherfas refudare.

MENZIONE D’ONORE A: “ CHITERRA” di Marco Pistidda – Classe 1^ -B

Scuola Media – Thiesi

Motivazione

Simpatica rappresentazione dell’effetto chitarra, sotto forma di questionario a domanda e risposta del medesimo soggetto-poeta, a tratti ripetitivo. E le risposte sembrano talmente ovvie, scontate e banali, se non ci fosse stata una chiusura del componimento così bella e sentita da trasmettere vera “emozione”, sempre inesauribile. Poesia degna di nota per la sua originalità!

images-11CHITERRA

Sa chiterra ite faghet?

Sonat!

Ite faghet?

Sonat!

E sas cordas?

Trement!

E sas cordas?

Trement!

Sa manu manca

Premet,

istrisciat …….

sa mano dresta

carignat

sas cordas

ite faghet sa chiterra?

SonatI

Un emozione

Cantu durat?

Pro sempre!!

E no sensat mai.

MENZIONE D’ONORE A: “ TRISTESA “ di Ilaria Barracu – 2^ media

Assoc. Culturale Elighes Uttiosos – Santu Lussurgiu

Motivazione

Il componimento si apre con cinque versi formati da cinque verbi che sono delle vere e proprie sferzate. Già questo denota piena maturità e consapevolezza fuori dal comune. La poetessa si pone l’interrogativo sulle cause dei comportamenti incivili, offensivi e talvolta delinquenziali di certi giovani. E le risposte dubitative che ella offre sono verosimilmente giudiziose e appropriate, ma soprattutto pregne di profonda comprensione, lungi dal ricercare giustificazioni. Condivide, infine, la loro infelicità con tanta tristezza. Ecco un animo nobile! Buona stoffa, tutta da confezionare in termini poetici.

images-12TRISTESA

Furan,

segan,

imbruttan,

distruen,

offennen…

Puite?

Ite mancat a custos pitzinnos?

Forzis nemos los cheret bene;

forzis nemos los at educados,

forzis su babbu e sa mama non sun presentes,

forzis…. Non connoschen sa cuntentesa

e deo proo tanta tristesa!

TRISTEZZA

Rubano,

rompono,

imbrattano

distruggono

offendono…

Perché?

Cosa manca a certi ragazzi?

Forse nessuno li vuole bene,

forse nessuno li ha educati,

forse i genitori sono assenti

forse… non conoscono la gioia

ed io provo tanta tristezza!

MENZIONE D’ONORE A: “ UNA PITZINNA OE “ di Serena Maresu – 3^ media

Classe 3^ – B – Thiesi

Motivazione

Tratta un tema di estrema attualità: essere o apparire. La poetessa sostiene che, soltanto non dando fastidio ad alcuno e presentandosi esteriormente ordinata, avvenente e spiritosa, si è apprezzati dagli altri. Poco importa essere interiormente depositari di valori e di virtù. In quest’ultima categoria rientrano le ragazze destinate a soffrire di solitudine, come la poetessa che si vuole identificare con lo pseudonimo “sola”. Può essere una teoria valida? Troverà consolazione nella poesia costantemente esercitata?

images-13UNA PITZINNA OE

Una pitzinna oe est

bella,

alta,

bene bestida,

s’abaidat in giru,

cun oju disincantadu,

su mundu no l’azuat,

li preguntat solu

de no essere pesante,

de essere una pantasima,

una chi no dat fastidiu

a babu e a mama e a niunu.

Una pitzinna oe

no at cumpanzas,

si contat solu

si cumparit a s’oju anzenu

bella,

ispiritosa,

cun pagas ideas bonas,

s’importante

no est

su chi pensas,

ma su chi cherent dae a tie.

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4 Gennaio 2010 - Categoria: eventi culturali

PRIMU CUNCURSU LITERARIU GIOVANILE “TZITADE DE THATHARI” a cura di Domitilla Mannu

images-2Dae tempus meda su Prof. Nigola Tanda insistit a proe de sa promòvida de prèmios de literadura in limba sarda,su sou est unu cumbinchimentu chi punnat a fàghere a manera chi sas generassiones noas pratighent sa limba in modu fitianu, mirende a s’impreu de una limba culta e annoada e massimu a totu cun sa matessi dignidade de sas àteras. S’ispera de chie est impignadu in custa cumbata est propiu cussa, e in cust’àndala est incaminadu su traballu de s’Assotziu Culturale Pro no ismentigare, chi s’annu passadu at ammaniadu su I^ Cuncursu Literàriu Giovanile Tzitade de Tàtari, gia in su 2008 cun su Presidente Nino Fadda aiat promòvidu sa I^ Rassigna Literària Giovanile. Sa premiassione s’est fata su 19 de Nadale in su salone de sos Vigiles Urbanos de Tàtari, sa giuria fit cumpònnida dae Giuanne Fiore, Nino Fadda, Antonello Bazzu, Istevene Arru e Domitilla Mannu. Devimus torrare gratzias a sa Presidente sa Prof.ssa Mariantonia Fara chi nos at dadu sa possibilidade de publicare sas poesias, chi sunt finas imprentadas in unu libereddu contivizadu dae s’Assotziu.

CLASSIFICA POESIE E MOTIVAZIONI

SEZIONE A – SCUOLA DELL’OBBLIGO:

PRIMA CLASSIFICATA: “ SU CHELU “ di Ilenia Sechi

Scuola primaria statale – Bessude

Motivazione

Un ermetismo efficacissimo produce due virtuose pennellate dense di luce e calore. Miracolo della natura che, attraverso i prodigi del sole personificato (ingiogatzadu), dalla fantasia di una ragazza sviluppa ed esalta la bellezza dei fiori. Sembrano manifestazioni scontate e banali che,tuttavia, viste con lo sguardo di un poetessa in erba assumono una carica di lirismo tutta particolare e meravigliosa.

images-3SU CHELU

In chelu lampos grogos

atzendent sa lughe a sos fiores.

E daghi ispalatat

su sole ingiogazadu

los iscaldit

cun rajos de fogu.

SECONDA CLASSIFICATA: “ SA ‘INNENNA “ di Elisa Guspini – 4^ elementare

Assoc. Culturale Elighes Uttiosos – Santu Lussurgiu

Motivazione

Agli occhi di questa poetessa la vendemmia costituisce uno spettacolo che, forse, molti bambini di città non conoscono dal vivo. Per fortuna i coetanei dei nostri piccoli villaggi, dotati di uno spiccato spirito di osservazione, riescono a descriverla con particolare sensibilità. Ed ecco la ricchezza dei colori, l’ordine e dirittura dei filari simili a soldati in rassegna, la bramosia della raccolta, il vociare allegro dei bimbi e dei zelanti vendemmiatori. Ma soprattutto, la carezza finale del vento sulla pelle, a coronare un’esperienza indimenticabile dai connotati di vera poesia.

images-4 SA INNENNA

Filares ruiazzos, grogos, ildes

erettos comente soldados.

Trones cottos

chi invitan a los leare.

Intenno tzirrios allegros

de pitzinnos,

oghes de omines

chi prenan sas pischeddas

de aghina

e su sulidu de su entu

mi carignat sa pedde

LA VENDEMMIA

Filari rossicci,gialli, verdi

dritti come soldati.

Grappoli maturi

che invitano a prenderli.

Sento grida allegre

di bambini,

voci di uomini

che riempiono i cesti

di uva

e il soffio del vento

mi accarezza la pelle.

TERZA CLASSIFICATA. “ NADDALI “ di Aurora Finà – 5^ classe

Scuola primaria – Sedini

Motivazione

Per tradizione è risaputo che il Natale infiamma tutti i cuori di buoni propositi e auspici.Un sentimento d’amore universale sgorga spontaneo dal cuore di questa giovanissima poetessa, con una particolare attenzione verso i bambini più sfortunati, non trascurando il richiamo al grande valore della pace su questa terra, spesso compromessa.

Meritevole il tentativo di cimentarsi in rima, in una forma del tutto personale che col tempo, perseverando, potrà dare frutti ancora più apprezzabili.

NADDALI

images-5Naddali è la felta di tutti li steddi,

di ghissi bianchi e di ghissi nieddi.

A manu a manu in un giru tundu,

tutti li steddi di chistu mundu.

Sutta all’ alburu di Naddali

vi so tanti beddi rigali,

chi eu volaria rigalani

a tutti li steddi chi stani mali.

I la cima di l’alburu di Naddali,

la Stella Cometa,

selvia a chissi mali

po truà la justa meta.

Si è veru chi a Naddali semmu tutti più boni,

chista poesia la dedichiggiu a chissi passoni

palchi innantu a tutta la terra

vi sia solu la pazi e no più la guerra.

Boni felti a tutti ganti,

a chissi nieddi e a chissi bianchi.

NATALE

Natale è la festa di tutti i bambini,

di quelli bianchi e di quelli neri.

A mano a mano in un giro tondo

tutti i bambini di questo mondo.

Sotto l’albero di Natale

ci sono tanti bei regali,

ed io vorrei regalarli

a tutti i bambini che stanno male.

Sulla cima dell’albero di Natale

La Stella Cometa,

serve a tutti i cattivi

per trovare la giusta meta.

Se è vero che a Natale siamo tutti più buoni

questa poesia la dedico a quelle persone,

perché in tutta la terra

ci sia solo la pace e non più la guerra.

Buone feste a tutti quanti

a quelli neri e a quelli bianchi.

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1 Gennaio 2010 - Categoria: eventi culturali

At nobis, pax alma, veni, Anno Domini 2010!

imagesTutti vogliamo la pace, ma spesso facciamo scattare dinamiche di guerra. Non la pensi come me? Ti dichiaro guerra! Per fortuna a parole.

La tolleranza sembra un metodo sconosciuto ai più. D’altra parte ognuno di noi si batte per la verità, per la sua verità, per cui si finisce per entrare in contrasto tra  moglie marito, tra genitori e figli, tra gli stessi fratelli, tra parenti, tra amici. Il precetto  cristiano di amare il prossimo come se stesso è spesso obsoleto.

UnknownCome faccio però ad amare chi semina l’odio, chi uccide in modo reale e virtuale? Posso solo perdonare per alti motivi spirituali, ma l’istinto ci porta a ribattere colpo su colpo. Ognuno crede di avere in serbo l’unica verità: il carnefice e l’ucciso. E’ una selva inestricabile. Chi può darci la pace vera è solo Iddio per i credenti, per cui non ci resta che pregare.  La pace, però, quella vera, possiamo augurarcela agli inizi del 2010, sapendo che con la pace gli uomini hanno tanto da guadagnare per lo spirito e per il corpo. Meditiamo, una volta tanto, images-1sui versi di Albio Tibullo: “Interea Pax arva colat. Pax candida primum duxit araturos sub iuga curva boves. Pax aluit vites et sucos condidit uvae, funderet ut nato testa paterna merum; pace bidens vomerque nitent. At trista duri militis in tenebris occupat arma situs.”  ” […] At nobis, pax alma, veni spicamque teneto, perfluat et pomis candidus ante sinus.” (1)

La pace coltiva i campi. La pace per prima condusse sotto i gioghi ricurvi i buoi per l’aratura. La pace alimentò le viti e produsse il vino, perché col calice il padre potesse offrirlo  al figlio. Con la pace risplendono l’aratro e il bidente e le armi del feroce soldato giacciono in un’oscura armeria.  Tu, alma pace, vieni, stringendo una spiga e davanti alla tua candida veste  ci sia abbondanza di frutta. (1) (Libera traduzione di A. T. )

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18 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Festeggeremo ancora il Natale del Signore Gesù a 2009 anni dalla sua nascita!

UnknownSono passati 2009 anni dalla nascita di Gesù, secondo alcuni, 2002, ma non stiamo a giudicare gli errori dei dotti del passato, che tutto sommato, scoprirono tante verità, se messi a confronto con i dotti del presente che un giorno si e un giorno no vorrebbero riscrivere tutto lo scibile dell’umana pochezza e svanitezza.

images Rallegriamoci anche questo Natale, perché i giudici di Strasburgo, da laici re magi, non hanno sentenziato ancora d’imporre, all’areligiosa  Europa, che, per non offendere la suscettibilità dei laici e di tutti gli aderenti  ad altre religioni, il calcolo del tempo  dalla fuga di Maometto da Medina oppure dall’inizio del Terrore della Rivoluzione francese, e perché no, dalla Rivoluzione d’ottobre o anche dalla stessa nascita di Maometto, di Robespierre, Hitler, Lenin o Stalin: preclari esempi tutti di uomini che hanno massacrato o continuano a massacrare i cristiani. Gli stoccafissi d’Europa, nella loro funerea supponenza, potrebbero decidere, prima o poi, cose amene come quello di togliere i crocifissi dai luoghi pubblici perché Dio è morto. Meglio il ritratto di qualche uomo illustre, magari di un giudice , di quelli con la faccia truce però, non bonario, da spaventare grandi e piccoli, magari che somigli ad uno spaventapasseri.

Noi, in attesa del Natale del Signore Gesù, ci accontentiamo di preparare il presepio, ascoltando le nenie natalizie, di cantare in parrocchia la novena e di acquistare l’agnello.

AUGURI_Cisui_per_il_2003Il Santo giorno di Natale,dopo la partecipazione alla Santa Messa in parrocchia e lo scambio di auguri con i correligionari, torneremo a casa e, col caminetto acceso, imbandiremo un grande desco per i familiari più prossimi e meno prossimi, intoneremo prima del pranzo “Astro del ciel” e consumeremo in gioia intima e partecipata il pranzo che i nostri antenati pastori ci hanno tramandato. Per un giorno penseremo e ci augurireremo che tutto il mondo sia in pace e che a nessuno manchi il cibo con la gioia.

images-1A tutti i collaboratori e ai cinque lettori dell’accademia sarda (e italiana) facciamo i più fervidi auguri e mandiamo un abbraccio di pace. Alla nostra bella Isola e ai suoi abitanti, alla Penisola e all’Europa, al Mondo intero, auguriamo che il nato Signore, l’unico vero re della Pace, doni copiose grazie per il corpo e per lo spirito, ma soprattutto porti a tutti la Pace, anche a quelli che non la vogliono e che amano vivere in guerra perenne.

Angelino Tedde

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14 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Lo coppia innominabile dei due iettatori

images-13Forse non erano passate manco 24 ore da che lo iettatore abruzzese aveva preannunciato violenza ed eccoti la violenza di un presunto psicolabile che dichiara di odiare il presidente del consiglio. Forse se quella statuetta di marmo se la fosse data in testa sarebbe anche rinsavito. Lo iettatore con le corna però non si da pause e continua imperterrito ad ignorare che la costituzione italiana garantisce l’inviolabilità della persona. Al nostro buddoolegghiavi non interessa nulla. Nella scelta di un cammino tortuoso come quello dello iettatore non si ferma. Egli continua imperterrito, corre finché non gli darà di volta il cervello  come a Tartaglia. L’uomo senzacongiuntivi non ha bisogno d’essere commentato. L’analfabeta pol-piem-dep è come un fiume puteolente in piena. Chi lo ferma più. Ora diventa pure iettatore perciò ce ne guarderemo bene dal images-14nominarlo come ce ne guarderemo bene dal nominare la pasionaria alla quale non è bastato vedere il suo maestro in una pozza di sangue, ucciso da assassini sedicenti rossi, ma che erano solo neri assassini. Un bel matrimonio fra iettatori non c’è male. Le regole costituzionali vengono infangate, i milioni di votanti vengono insultati, ma a questa carrozza funerea nuziale che porta la coppia dei due iettatori  presso un cimitero dissacrato, per celebrare le nozze alla luce dei satanassi non importa niente. Per costoro il premier è morituro. Questa coppia funesta, insuflata ormai da satana, va evitata anche in digitale e sulla carta stampata perché porta jella!

A. T.

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7 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Premiati con “Lo stilo d’oro 2009” Fulvio De Giorgi e Fabio Pruneri

“IL PREMIO LO “STILO D’ORO” 2009

9788835023210gE’ stato assegnato allo storico dell’educazione   Fulvio De Giorgi  per il saggio Il medioevo dei modernisti, Editrice La Scuola, l’ambito Stilo d’oro al XX Premio Internazionale Raffaele La Porta 2009 per la sezione Pedagogia storica.

30226Il riconoscimento, ex aequo, con il saggio di Fabio Pruneri L’istruzione popolare dall’unità d’Italia all’età giolittiana, è stato votato all’unanimità dalla giuria composta dai professori Gaetano Bonetta (presidente), Franco Cambi, Rosella Frasca, Fulvio Luciani e Lucia Capozzi. La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 5 dicembre a Pescara presso il Palazzo della Provincia, in piazza Italia 30, a partire alle  ore 10″.

ll volume di De Giorgi, che coniuga la storia dell’educazione e della pedagogia con quella della cultura italiana tra Ottocento e Novecento, focalizza l’attenzione sul periodo del modernismo. Partendo dallo studio di Fogazzaro, Gallarati Scotti, Semeria e Murri fino a Tocco e Prezzolini, la ricerca mette in luce come questi intellettuali abbiano recuperato figure-chiave dell’età medievale, fornendo modelli di comportamento fungibili sul piano dell’educazione e dell’autoeducazione. Da questo intervento nasce una pedagogia della libertà che vuole ripsondere alle sfide del nietzschianesimo: il Santo come alternativa al Superuomo.

Per cogliere i meccanismi evolutivi del sistema formativo italiano gli studiosi hanno impiegato paradigmi interpretativi di lungo periodo e i contributi offerti dallo studio di singole istituzioni educative. Questi due versanti storiografici si intrecciano nel lavoro di Fabio Pruneri che vuole essere, da un lato, uno studio sul processo di alfabetizzazione e formazione dei ceti popolari in Italia dopo l’Unità, dall’altro una verifica di quanto le istituzioni nazionali hanno prodotto in ambito scolastico in una porzione ristretta di territorio. Nel periodo preso in esame, dall’Unità d’Italia all’età giolittiana, la scuola primaria fu il luogo della trasmissione del leggere, scrivere e fare di conto, ma tra i banchi e nelle aule si giocò anche la partita della costruzione dell’identità nazionale, particolarmente avvertita dalla classe dirigente locale. La ricerca condotta in questo volume parte dallo studio delle pratiche didattiche nella scuola elementare tra Otto e Novecento e si estende fino ad assumere i tratti una storia sociale e della formazione nella città di Brescia (politiche assistenziali, forme di animazione giovanile, istituzioni educative per l’infanzia e i lavoratori). Attraverso l’impiego di documenti inediti, dà voce agli attori di questo processo: gli amministratori, gli educatori, i maestri, nella loro quotidiana lotta all’ignoranza.

(Recensioni degli editori La scuola e Vita e Pensiero)

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6 Dicembre 2009 - Categoria: eventi culturali

Benide a l’adorare di Nino Fois

Rappresentassione  sacra  de Nadale leada dae sa Sacra Iscrittura

PERSONAZOS

Boghe de Deus

Boghe de Adamu

Boghe de Eva

Zaccarìa

Lisabetta

Maria

Anna

Zuseppe

Unu pastore

Sos tres Res :

FORA DE CAMPU:

BOGHE DE DEUS, DE ADAMU E DE EVA

DEUS         Adam!… Adam!… Adam, e inue ses?!…

Adam, e inue ses?!…

ADAMU    Inoghe so, Deus Meu!…

Inoghe, intuppadu in su padente

ca apo frittu e m’impudo de esser nudu…

Apo s’astrau intro de sos ossos

e in sas venas

m’est currende sa traschìa…

DEUS       E comente custu frittu?!…

E comente t’impudas de esser

nudu?!

Ell’e comente t’apo fattu eo?

Non t’apo fattu nudu?

…Tue non m’as postu mente!…

Tue as mandigadu su fruttu

preubidu!

ADAMU    Issa mi l’at dadu!

Sa fémina chi m’as accostazadu!

E ite neghe nd’apo eo?!…

DEUS         Ell’e de chie est sa neghe? Sa mia est ?!… T’apo dadu sa libertade

pro seberare su bene dae su male

e tue as fattu su chi as chérfidu

sena rispettare sa voluntade mia!…

ADAMU Tue mi l’as accostazada

cussa malassortada…

DEUS        E tue ti ses ismentigadu

de su chi t’aia cumandadu eo!

Issa at sa neghe sua e tue sa tua!

Eva!

EVA          Tenzo frittu, Segnore!

Unu frittu chi non resesso a poderare!

Mi so affianzende cun sos pilos

ma non bi la faghent

a mi catzare s’astrau dae sos ossos

e-i sa traschia dae sas venas!

… E mi nd’impudo a mi resentare

ca non so bestida…

DEUS        Frittu e impudu…

Custas non sunt cosas chi connoschisti…

… E ite m’as cumbinadu!?…

Tue as leadu de su fruttu   preubidu, nd’as mandigadu

e nd’as dadu finas a Adamu…

EVA                   Deus Meu, sa neghe no est sa mia…

Una colora mi l’at nadu e deo, pro timória,

apo fattu su chi issa m’at nadu…

DEUS       Cussa colora

fit su dimóniu maleìttu

e tue l’as postu mente!

Tue e-i su cumpanzu tou Adam.

E dae oe ambos duos

azis a cattigare sa terra

chi, pro neghe bostra,

at a esser malaitta

e ant a brotare ispinas finas in sos fiores.

Tue, Adam, pro sustentare a tie

e-i sa zente tua, as a peleare sa vida arreminzende che-i sos pegos in pàsculu siccu e, die pro die t’as a suerare su pane.

Sa colora s’at a lassinare in terra

pro sempre e una Fémina l’at a ischitzare sa conca e bois andade pro totta vida peleende pro campare fin’a morte

ca a morte bos cundenno!

A bois, a fizos bostros

e s’erentzia bostra.

Tue, Eva , as a dare fizos

cun dólimas mannas

e gai los as a pesare

finas a cando no at a benner

su Servadore a bos abberrer custas giannas chi bos so serrende.

ZACCARIA

E  nde sunt colados bellos annos !

Barantamiza !

Barantamiza annos che sunt colados dae sa prommissa a sa bénnida de su Messia !

E deo ap’àpidu sa fortuna de leare parte a sa lómpida de su tempus finas si non b’apo crétidu sena proas…

In su témpiu fia sa die offerinde sa timanza a Deus Soberanu.

Deo, ùmile satzeldote, intradu in tempus e cojuadu cun duna fémina istóiga.

Sempre aia disizadu de aer unu fizu…

Deo e-i sa fémina mia, ma pro largos annos non b’at àpidu mediu perunu.

Sa die, propiamente cando fia fattende su dovere in su témpiu, si m’est appresentadu un’anghelu de su Segnore a un’ala de s’altare.

Timória manna m’at leadu ma s’ànghelu m’at nadu: “ Non timas, Zaccaria, su chi at disizadu totta vida, Deus Bonu ti l’at accansadu: muzere tua t’at a dare unu fizu chi as a giamare GIUANNE.

Nd’as a gosare tue e medas pro custu naschimentu ca custu piseddu at a esser mannu a cara a Deus. No at a buffare binu e ne àteros licores e at a esser pienu de Ispiridu Santu dae intro de sas intragnas de sa mama.

Isse ch’at a torrare sos fizos de Israle a su Deus insoro. Isse at a approntare su pobulu pro sa bénnida de su Messia.”

Eo non b’apo crétidu nèndeli chi fia betzu eo e finas sa fémina mia.

S’ànghelu, tando, m’at nadu chi isse fit Grabiele, imbiadu dae su Segnore pro custu nùntziu e chi pro no aer crétidu a sa peràula sua mi esseret mancadu su faeddu fin’a sa die de sa nàschida de su piseddu.

Àteru sinnu amus àpidu, deo e-i sa fémina mia, cando est bénnida a visitare a Lisabetta sa sorrastra Maria, fiza de Anna e de Giuachinu.

Elisabetta fit in ses meses e-i su piseddu, comente est arrivida sa tia at brincadu in sas intragnas de sa mama.

Sa fémina mia tando at connotu in sa sorrastra sa mama de su messia e l’at nadu:

LISABETTA

“Beneitta ses tue intro de tottu sas féminas e beneittu est su fruttu de sas intragnas tuas. E ite merìtu nd’apo eo chi sa mama de su Segnore benzat fin’a domo mia? Mi’, su piseddu, comente ses intrada, s’est siddidu intro de a mie.

E abbiada a tie chi as crétidu a sa peràula de Deus.”

ZACCARIA

, tando Maria, a boghe alta e giara, comente cantende, at isoltu a s’aera custas peràulas:

MARIA

“Magnificat s’anima mia su Segnore

e si nd’allegrat s’Ispiritu meu in Deus salude mia.

Ca at sebestadu s’umilidade de s’anchilla sua

allu chi pro custu a biada m’ant a narrer tottu sas zenerassiones.

Ca a mie m’at fattu cosa manna

su chi est potente e santu est nomen sou

E-i sa misecordia sua dae zenìa a zenìa

subr’e sos chi lu timent

Sa fortza at manizadu de su bratzu sou

ch’at isantiadu sos superbos in sos sentidos de su coro issoro

Nd’at faladu sos potentes dae sa sea

e alabadu at sos umìles

At acculumadu de benes sos famidos

e-i sos riccos ch’at dispacciadu a manos bóidas

At amparadu a Israele servidore sou

ammentendesi de sa misericordia sua

Comente aiat imprommissu a sos mannos nostros,

a Abramu e a su sèmene sou in sos sèculos”

ZACCARIA

Comente est nàschidu fizu meu, Giuanne, a mie m’est torrada sa peràula.

E accó chi Maria e Zuseppe, su maridu, tuccant a Bellem pro ponner mente a sa leze de Roma chi cheriat chi onzunu si esseret assentadu in su logu de nadìa.

Su Messia fit a proa a nascher.

Anna, sa mama de Maria, sa onnamanna de su piseddu, at imbaradu in domo sua, in Nazaret, oriolada pro sa fiza chi si deviat illierare.

ANNA

Deus Soberanu Onnipotente,

Deus de sos Mannos Nostros,

Deus de Abramu, de Isaccu, de Giacobbe,

Deus Liberadore e Amparadore de su póbulu tou,

Deus Mere de sa Terra e de sos chelos,

de su mare e de sos bentos,

de sos montes e de sos rios,

de donzi vida chi est in terra, in abba, in aèra,

Deus de paghe e de amistade,

de miserigórdia e de  zustìssia,

Deus de sa lughe, de su sole,

de sa luna e de sos isteddos

sena numeru,

Deus Meu, umìle anchilla

che pedra liddìa

in s’abba curridina

de sa Grascia Tua,

pro giompare su riu a s’àter’ala

m’as seberadu…E pro cuss’est chi no apo patidu

sas penas de su partu.

Accomi inoghe, torra,

Deus Meu,

a ti dare su chi emmo

pro chi sa voluntade tua siet fatta.

Custa fiza mia

dae s’Amore Tou seberada,

intrego a Tie

che anzonedda pretziada,

innossente e pura

pro chi su Fruttu siet Su chi cheres Tue in sa sabidorìa Tua Soberana.

Pro more de sa leze de sos ómines

cun Zuseppe s’est tuccada,

ràida manna, a Bellem,

Terra de sos mannos.

E deo so inoghe

oriolada ca so mama,

cun s’afficu de s’amparu Tou.

Gai at Chérfidu

su Segnore Soberanu.

E gai siet.

Sa manu sua est segura

e sena fine est sa bonidade

e sena làcanas sa miserigórdia.

“At a nascher unu fizu…”

Gai at nadu s’Ànghelu a fiza mia

“ e l’azis a ponner Gesus,

chi tiat cherrer narrer : Deus cun nois “

Coro de mama, fiza mia!…

Tott’issa at fattu,

incoraggida dae s’Ànghelu de su Segnore,

at ingrusciadu sa conca e at nadu chi “emmo”

cunfromma a sa voluntade de Deus.

… E Zuseppe!…

Omine santu, Zuseppe!…

Isse puru

a sa muda at ingrusciadu sa conca

a su chi Deus at chérfidu.

Como sun ambos duos fora de domo

pro ponner mente a sa leze

e pro fagher sa voluntade de Deus.

Su Segnore at a abberrer sas alas suas subra de issos

ca lu sérvinint cun fide.

ZACCARIA

E naschidu est finas su Messia, in Bellem, in duna corona de pastores e Maria, sa mama, l’at accollocadu intro de una mandigadorza ca no aiat bàntzigu.

MARIA CANTAT SU NINNIDU

Anninnia anninnare

ti cherìa pasare

anninna anninna

Pasare ti cheria

drommi sienda mia

anninna anninna

Sienda mia de oro

m’as alluttu su coro

anninna anninna

M’as alluttu de fiama

drommi fizu de mama

anninna anninna

Drommi de mama fizu

geniosu che lizu

anninna anninna

Che lizu geniosu

ti siat sa vida gosu

anninna anninna

Gosu sa vida siat

sa fortuna ti riat

anninna anninna

Ti riat sa fortuna

pàsadi cun sa luna

anninna anninna

Cun sa luna ti pasa

drómmidi fin’a crasa

anninna anninna

Drómmidi fiore meu

Gesus Fizu de Deu

anninna anninna

(BOGHE FORA DE CAMPU)

Accò in chelu un’istella lughìda

e pius de sas sorres est riende:

a tottu s’Univressu paret nende:

“In sa terra torrada est sa vida”!

In s’istella una lughe bianca nida

da’ sa mandigadolza risplendende

allùghet sos ànghelos cantende:

“Gloria a Deus e paghe infinida”

Tuccan sos pastores, poverittos:

giughent in manos sas penas insoro.

A su Pitzìnnu dae chelu faladu

àteru non li podent aer dadu…

Isse ch’ischit lègger in su coro,

sos pastores iscaldit, chi fint frittos.

SU CONTU DE SOS PASTORES

(intrant sos patores)

S’ama fit chenadorzende.

Innida fit s’aera e-i sos isteddos

fint pioende prata mìscia a lentore.

Sos piccarolos fin tinniende

a tinnu continu che-i sas arveghes,

conchibàscias,

fint paschende pàsidas e sulènas.

A cando, tott’in duna,

si paret dae s’ala de Bellem,

unu bulione de ambaghe bianca

giutta dae sa frinighedda

de su notte.

Non bi ponet meda

a s’accurtziare a nois.

Si frimmant sos piccarolos de tinnire

e-i sos canes restant inconados.

Sa nue de ambaghe leat a si partire

in nuittas chi manu manu leant fromma: ànghelos sunt!

Ànghelos falados de su chelu.

Nos inghiriant cantende

cun boghe melodiosa:

“Glória a Deus

in su pius altu de sos chelos

e paghe in terra a sos ómines

de bona voluntade.

Ponìde fattu:

In duna corona azis a bider,

una criaduredda in sa mandigadorza,

sa mama a un’ala

e-i su babbu a s’àtera:

est su Messia !

su Salvadore

promissu dae Deus

e chi bois

sezis isettende dae semper!…

… E tuccadu amus,

cun sas féminas e cun sos parabenes.

E, propiamente

comente aiant nadu sos ànghelos,

amus agattadu sa criaduredda

in sa mandigadorza,

inter sos pegos

chi teniant caldu su logu.

A un’ala e a s’àtera,

sa mama e-i su babbu

chi nos ant retzìdu

cun bonas maneras

e atterettantu ant atzettadu

sos parabenes chi che l’amus giuttu.

Cando sas féminas

si basaiant sa mama de sa criadura

e li daiant su “MAMA DICCIOSA”,

issa torraiat gràtzias

piùs cun sos ojos

chi non cun sas laras.

In cussa grutta

tottu nois

amus leadu sentore de chelu.

ZACCARIA

E no ebbia sos de sa cussorza sunt andados a sa grutta a adorare su Messia, ma dae tottu su mundu nd’est bénnida de zente.

Finas sos res de sa terra si sun móvidos a visitare e a adorare su Segnore

SOS TRES RES

1° – S’istella sua amus bidu in oriente e bennidos semus a l’adorare

A su re Erode nos semus presentados pro nos inzitare su logu inue deviat nascher su Messia ma isse de mala carena e malamente inchizadu nos at nadu de torrare a sa regia sua torrendennòche a sas terras nostras

pro li narrer de pretzisu su logu

chi fimis chirchende ca finas isse

esseret andadu a adorare su re pitzinnu.

2°  –  Un’ànghelu, ma però, amus bidu tottos tres in su sonnu chi nos at avvértidu de non passare a inue Erode ca fit chirchende su Piseddu pro lu bocchire.

3°  –  Pro nos che torrare amus a leare un’àtera filada.

Sos parabenes nostros sunt:

s’oro pro sa dinnidade reale de Gesus;

sa timanza pro l’adorare ca est Deus;

sa mirra chi est s’indìcu de sa dinnidade satzerdotale e de sa sufferéntzia.

ZUSEPPE

Finas a mie est bénnidu un’anghelu in su sónniu e m’at nadu de leare a Maria e su Piseddu e fuire attesu in Egitto ca Erode cheret bocchire sa criadura.

E, diffattis semus prontos pro tuccare.

PREGADORIA DE ZUSEPPE

Deus Soberanu Onnipotente,

a mie, umìle mastruàscia

as seberadu

pro amparare a fizu tou

nàschidu dae sas  intragnas

de sa Fémina mia,

de custa criadura tua

chi as chérfidu preserbare

dae su primu peccadu de s’umanidade.

E deo, cun custas manos corriatas

dae su tribàgliu,

comente fatto a carignare

cust’angheleddu dae chelu faladu,

a lu leare a palas, Segnore…

Ma, si tue lu cheres e mi lu cumandas,

at a esser un’àteru “emmo”

a sa fide chi mi das

finas si de custu assuntu

no isco cantu nde so dignu.

Cun s’aggiudu Tou,

Deus Soberanu,

ap’a esser amparu  e ghia de ambos duos :

mama e fizu, pro more Tou

si custa est sa voluntade Tua Santa.

So intrende in tempus ma,

si cheres Tue,

eo so prontu

a mi fagher babbu in terra

de fizu Tou Divinu

finas a cando

no at a aer sas fortzas

de caminare dae perisse

in custu mundu iscameddosu e iscuru.

E Isse at a esser sa lughe de su mundu,

su sale de sa terra,

s’abba cristallina pro sa zente sidida.

Abba de vida nos at a dare

pro nos attonare

de s’Ispiridu Tou,

Babbu Onnipotente Soberanu.

B’apo a ponner tottu sas fortzas

de su corpus meu e de s’anima mia

ca a fagher su chi cheres Tue

est unu giuale dulche

finas si pesosu.

Su piseddu at a imparare su chi isco deo

pro chi iscat ite est tribàgliu e pelea.

E deo, imparende a Isse,

cantas cosas apo a imparare!

Deus Soberanu Onnipotente,

fatta siet sa voluntade tua

dae como fin’a sa morte.

INTREGU

(Nostra Segnora intregat su Fizu a su mundu)

Allu in bratzos mios su Messia:

che a nois est criadura su Criadore.

Nàschidu est in su frittu, in sa traschìa

pro dare a sos òmines s’amore.

At a passare vida in tribulìa,

at a patire penas e dolore,

at a suffrire cust’Anima mia,

at a morrer in rughe cun rigore.

At a lassare a nois un’eréu

pérdidu pro sa neghe de su peccadu,

pecchende cun superbia contr’a Deu.

Ammentemunnos su chi nos at nadu:

“Donzunu in custu mundu est frade meu”

… Cun sa morte sa vida nos at dadu.

(BOGHE FORA DE CAMPU)

Notte iscura, muda,

no ischimuzu de feras,

non boghes in s’istérrida alva.

Sos isteddos sunt pianghende

làgrimas de astràu.

S’aèra in mudèsa

càntigu est cantende

soberanu,

in s’àmina l’intendo.

Torrat Nadale.

Falat dae chelu

in chéjas lughìdas,

in piàttas e carrelas

a festa tramunadas,

in domo de su riccu

dae saràu incoronada,

inoghe, igùe…

inue bi ses tue

cun sa bértula piena…

Eàllu,

trazende pes,

che pedidòre

cun s’umbra sua

est avantzende…

Non b’at in ziru un’animale:

nottèsta est Nadale.

Isse est torrende

sena saccu,

sena pane,

frunidu ‘e penas:

su dolore

si l’idet in su chizu.

Est Nadale,

sa festa tua, Fizu…

Sa festa de su perdonu e de s’amore,

sa festa de su dolore,

sa festa de su tribagliu

sueradu santamente,

sa festa de sa zente

sidida de paghe,

festa de òmines

de bona voluntade.

(BOGHE FORA DE CAMPU)

Si esseres naschidu in terra mia

finas inoghe in sa mandigadorza

t’aìmis postu sos de sa cussorza

chi passan sa vida in tribulia.

Si esseres naschìdu in terra mia

ch’aimus dismittidu sa resorza

in manu pro leare messadorza

a messare laores a porfìa

Si esseres in terra mia naschidu

a pes tuos sas malas bideas

aimis postu pro nos mezorare.

Sos Sardos tando aèren vividu

sana sa vida e sena pelèas

pares cun pares pro nos rispettare.

F  I  N  E

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