10 Agosto 2010 - Categoria: cristianesimo

San Lorenzo, l’arcidiacono nella graticola di Antonio Filipazzi

Gli anni centrali del terzo secolo furono attraversati da una crisi economica, sociale, militare, tanto da diffondere una condizione di angoscia e di tensione, che caratterizzò anche e soprattutto la popolazione dell’Urbe. La peste, le catastrofi naturali, la pressione dei barbari sul Danubio e in Oriente, diffusero una forma di paura, di millenarismo apocalittico, ma anche di odio nei confronti dei cristiani che, rinnegando gli dèi della tradizione, avrebbero attirato su tutti la maledizione. La fame, il terrore, l’ansia e la depressione generalizzata crearono il clima per una persecuzione, alimentando quel rimedio irrazionale del “sacrificio espiatorio” che avrebbe placato le ire degli dèi. La paura e la superstizione alimentarono una “caccia alle streghe”, che individuò i cristiani come i veri responsabili della crisi dell’Impero. Dopo alcuni provvedimenti presi da Decio (249-251), venne il tempo di Valeriano (253-260), la cui famiglia vantava origini etrusche e risultava, dunque, legata alla grande tradizione religiosa pagana, senza contare che si stava diffondendo, proprio in quegli anni, la paura della “cristianizzazione” delle classi dirigenti, avviata già negli anni della tolleranza inaugurata dalla dinastia severiana e alimentata dalla forte opposizione senatoria, che promuoveva una severa e assoluta “laicizzazione” dell’impero.

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9 Agosto 2010 - Categoria: memoria e storia, versos in limba

A Giuanne Seu di Antonino Mureddu

Antonino Mureddu è nato a Chiaramonti il 1.12. 1927  da Sebastiano e da Giovanna Maria Migaleddu. Ha frequentato le scuole elementari a Chiaramonti sotto la fascistissima maestra Pisanu  e la più più moderata maestra Cargiaghe, entrambi di Nulvi. Successivamente a 11 anni seguì il padre nella località Suelzu sulla strada per Ozieri “dae cussu  momentu apo fatu su pastore e su messaju finza a 23 annos e pustis mi so isposadu cun Rosa Migaleddu de 16 annos e ap’appidu una cumpagna maravizosa e tres fizos: Buccianu, Gianne Mariu e Marcu.

M’apo leadu unu teracheddu pro ajuare a muzere mia e deo ch’imbrocaio cun d’unu ju e unu carru  in su campu de Othieri a carrare sa paza dae sa trebbia. Sa paga fit talmente ona chi ogn’annu faghio una comporedda de terrinu: batoro e chimbe etareddos s’annu. Cando mi so ritiradu dae pastore aio 75 ettaros de terrinu cun 22 bacas e 150 aveghes e una bindichina de porcos. Apo dadu totu a fizos mios, sistemados duos in sa Forestale e unu in s’Aeroporto de Novara. Apo chimbe nebodennos: tres mascios e duas feminas. Comunque apo continuadu a tribagliare ortos e frutedos e oliarios pro aere sempre calchi cosa de faghere e pro arrutundare sa pentzione. Apo fraigadu un apartamentu peromine a fizos mios senza contare s’appartamentu meu. Tota sa vida mi so apretadu a fagher  versos  in limba sarda. Apo partitzipadu a meda concursos de poesia e apo una cascetedda piena de versos. Como prima de morrer las chelzo prubbicare in internet gai mi connoschet finza su mudu.”

Sa tantu istimada idda mia

partorid’at a Giuanne Seu
su mastru veru de sa poesia.

Sos palcos de Sardigna tot’arreu
as calcadu guasi sessant’annos
cun d’una carriera senza neu.

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8 Agosto 2010 - Categoria: cultura

Malinconia dell’esilio nel cielo di Mercurio di Inos Biffi

L’orgoglio ferito di Dante affiora dalle terzine del sesto canto del “Paradiso”

All’aprirsi del sesto canto del Paradiso, finalmente si rivela la “figura santa” che, annidata “nel proprio lume”, Dante ancora non conosceva . Quell'”anima degna” è l’imperatore Giustiniano, che, sotto l’impulso dello Spirito, approntò il nuovo Corpus iuris, eliminando dall’antico diritto quanto ormai conteneva di superfluo e di inutile: “Cesare fui e son Iustinïano, / che, per voler del primo amor ch’i’ sento, / d’entro le leggi trassi il troppo e ‘l vano” (vv. 10-11).

La figura dell’imperatore emerge sull’ampio sfondo degli avvenimenti rievocati dai primi solenni versi del canto: sono gli eventi che hanno portato il potere imperiale dall’occidente all’oriente, quando Costantino trasferì l’impero da Roma a Bisanzio, presso gli stessi monti, dai quali, con percorso inverso, era partito Enea.

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7 Agosto 2010 - Categoria: recensioni

Il papa Barnaba Chiaramonti a cura di Antonio Filipazzi

Pio VII e la diocesi di Imola

Il vescovo Pontefice che affrontò Napoleone

di Antonio Filipazzi

Durante l’Ottocento la diocesi di Imola vide due suoi vescovi salire sul soglio di Pietro con i nomi di Pio VII e Pio IX. Entrambi ebbero un pontificato piuttosto lungo – quello di Papa Mastai Ferretti fu con i suoi quasi 32 anni il più lungo tra quelli dei successori dell’apostolo Pietro – mentre Papa Chiaramonti governò la Chiesa universale per ben 23 anni e mezzo) e, soprattutto, segnato da gravi traversie, l’uno per lo scontro con Napoleone e l’altro per le vicende connesse all’unità d’Italia. È ben comprensibile che la Chiesa imolese vada fiera di questi due Papi e contribuisca a conservare, studiare e diffondere la loro memoria.

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5 Agosto 2010 - Categoria: eventi culturali

Perfugas e la sua comunità di Mauro Maxia

Mauro Maxia, Perfugas e la sua comunità. Profilo onomastico storico descrittivo, Taphros, Olbia 2010, pp. 450, € 20.

Nel suggestivo patio della piazzetta adiacente alla parrocchiale di Santa Maria degli Angeli di Perfugas è stato presentato a numeroso pubblico l’ultimo lavoro dello studioso prof. Mauro Maxia, professore a contratto presso l’Università di Sassari, ma che per lo spessore degli studi e per il numero di qualificate pubblicazioni meriterebbe di essere accolto tra i professori ordinari di qualunque università italiana ed europea. Da anni, sulla scia degli storici della nuova storia, lo studioso perfughese si è misurato nella ricerca toponomastica dei villaggi abbandonati dell’Anglona, circa 500 chilometri quadrati di territorio che lo studioso ha visitato più volte alla ricerca delle antiche vestigia medievali. A queste rilevazioni sono seguiti gli studi sulla letteratura esistentee, ma soprattutto su una grande varietà di fonti documentali di archivi pubblici ed ecclesiastici.

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4 Agosto 2010 - Categoria: memoria e storia

Mio bisnonno “su berchiddesu” di Antonio Maria Murgia

Mio bisnonno Giommaria Murgia nato a Berchidda il 17 aprile 1844 denunciato col nome di Scanu,  mentre transitava in agro di Chiaramonti su un cavallo sellato, con apposita bisaccia di lana, contenente i due figli gemelli, Antonio Maria e Giuseppe, nati l’11 gennaio 1873  provvenienti dalle campagne di perfugas (Muru Pianedda), uno a destra, l’altro a sinistra. Avanzò in sella al cavallo tra i viottoli di percorsi accidentati, nelle mulattiere di un tempo. Giunto nei pressi di Chiaramonti, chiese informazioni ad un pastore, dove potesse trovare la famiglia Madau. Il pastore, incuriosito, chiese donde arrivasse, col cavallo carico di due bambini in bisaccia, uno a sinistra, e l’altro a destra, in inconsueta sistemazione di trasporto. Il cavaliere rispose:

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23 Luglio 2010 - Categoria: politologia

Stanchezza da integrazione di Paolo Pombeni

Editoriale I Luglio 2010

Di fronte alle crescenti difficoltà di ritrovare uno slancio comunitario tanto nelle opinioni pubbliche dei diversi stati europei quanto nelle loro dirigenze politiche qualcuno ha lanciato lo slogan della “stanchezza da integrazione”. L’obiettivo del grande mercato unico che avrebbe dovuto ad un tempo non solo garantire ma far crescere la prosperità europea ed allo stesso modo spingere alla crescita di un comune sentimento di cittadinanza non si sta realizzando che in parte molto ridotta. Più si allarga il mercato, più si guarda con interesse e talora con cupidigia alla creazione di un’area sempre più vasta di libero scambio (ed è emblematica in questo senso la posizione verso la Turchia accreditata di essere un ottimo mercato, mentre su tutto il resto esistono perplessità), meno si realizza quell’incremento di integrazione che avrebbe dovuto dare maggior forza e maggior importanza internazionale all’Unione.

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14 Luglio 2010 - Categoria: archeologia

Il cimitero di San Michele di Alghero di Marco Milanese

Marco Milanese, Lo scavo del cimitero di San Michele ad Alghero (fine XIII – inizi XVII secolo), Felici Editore ,Pisa 2010.

Il ritrovamento, avvenuto nell’estate 2008 nel corso di lavori pubblici nell’area del San Michele, di quello che oggi appare come uno dei più estesi cimiteri italiani di epoca medievale documentati archeologicamente è al centro di un volume che sarà commentato Venerdì 16 Luglio 2010 alle ore 18 ad Alghero presso laSala Congressi Chiostro di San Francesco dal Prof. Gino Fornaciari, Ordinario di Archeologia Funeraria e di Paleopatologia nell’Università di Pisa e dal Prof. Marco Valenti, Professore di Archeologia Medievale nell’Università di Siena.

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