28 Settembre 2010 - Categoria: narrativa

I corvi neri della penisola degli uccelli di Ange de Clermont

A mia nipotina  Beatrice T.

C’era una volta una terra circondata dal mare da tutte le parti eccetto che da una parte che la saldava al continente, perché i marosi non la facessero staccare dal molo. Su questa terra vivevano ogni specie di uccelli dai più svariati colori: uccelli verdi a nord, uccelli rossi come il fuoco al centro, uccelli rosa nelle isole.

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27 Settembre 2010 - Categoria: narrativa

Chi est mortu? de Anghelu de sa Nièra

Duas comares intendent sa campana a mortu e  faeddant de su mortu, chi poi, non fit tantu etzu. Sa morte non faghet timoria cando tocat a sos ateros, ma cando s’acurtziat a nois faghet burdellu meda!

-Chi est mortu, coma’ ?-

– Antoni Barrocciu!-

-Comente mai?-

-Eh non fit ora?-

-Coma’ sa morte no s’augurat a nisciunu!-

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27 Settembre 2010 - Categoria: versos in limba

Su bentu a Tzaramonte de Anghelu de sa Niéra

Su bentu s’est pesadu a Tzaramonte

Coment’ unu dimoniu iscadenadu.

Pigat e falat lestru dae su Monte

E poi si ch’etat mortu in su ighinadu.

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25 Settembre 2010 - Categoria: narrativa

Su contadu ‘e sos mannos de Ciesse (Casu Salvatore?)1949

No fit un istincu de santu , tiu Nigola, ma nemmancu fit incartadu a su dimoniu.

Certu fit omine furbu, ammaliziadu, tramposu e diffidente, conseguenzia naturale de un’inteligenzia paschida in ambiente paesanu intrecidu de malevolenza, trassas e buffonaturas. Tiu Nigola haiat un’isprindula pro gantu agrizu tipicu de s’homine campagnolu pius suggettu  de ogn’ atere  a s’ingannu e a sa beffe. Faghiat effettu fina a cando non faeddaiat, ca una  buffonatura si la leggiat in sos ojittos aguzzos, imbrigliados in duas rezzas de incrispas. Sa sorte si divertiat issa puru a lu contrariare: niuna cosa li curriat a bessu giustu.

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23 Settembre 2010 - Categoria: archeologia

Archeologi tra le fornaci. Vita medievale di una brocca di Umberto Broccoli

Gli archeologi, allestendo i loro musei con statue e cocci, ci hanno abituati a immaginare un mondo antico popolato di ceramisti e scultori e una antichità compresa fra l’Afrodite Cnidia e il cratere di Eufronios. Ma gli archeologi sanno bene che, dietro ogni Afrodite Cnidia e dietro ogni cratere di Eufronios c’è il lavoro silenzioso, anonimo e durissimo di chi ha impegnato la sua vita nelle botteghe, dentro le fornaci.

Le fornaci hanno prodotto tanto lavoro dell’uomo. Nelle fornaci si sono perfezionate tecniche produttive in uso fino a poco tempo fa. Vetri, metalli, ceramica, per non parlare del pane, hanno preso forma e consistenza in questi piccoli ambienti arroventati, manovrati da uomini che nella storia non hanno lasciato altra traccia se non quelle murature portate alla luce da una archeologia più attenta al lavoro che al capolavoro.

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17 Settembre 2010 - Categoria: versos in limba

Su tempus, sos bentos e i sa zente di Antonio Cubeddu

Dae S’Ischiglia del gennaio del 1949. Antonio Cubeddu, viveva i suoi 87 anni e pubblicava questo sonetto che vogliamo dedicare  a tutti coloro che si sentono in sintonia con i sentimenti del poeta.

Su volubile tempus es presente

Giambat in amarena sa dulzura.

Non si attitet niunu in gioventura

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16 Settembre 2010 - Categoria: cultura

S’accabadora in Sardegna ovvero l’eutanasia o “buona morte” di Massimo Pittau

La pubblicazione del romanzo di Michela Murgia, Accabadora, vincitrice del Campiello 2010, ha spinto molti a trattare l’argomento. Dopo aver letto un breve contributo di Claudia Zedda su internet nel suo sito Karalis Weblob, ho chiesto all’amico Pittau un suo intervento ed egli gentilmente mi ha inviato questo articolo pregresso che pubblichiamo in attesa di “un  nuovo mio articolo sulle accabbadoras, nel quale citerò anche il tuo lontano ricordo, che ha tutta l’apparenza di essere vero. Per adesso ti mando un pezzo che riassume due miei precedenti scritti sull’argomento.” Il mio confuso ricordo è quello d’aver udito che per aiutare a morire qualcuno che (morto già cerebralmente) continuava a respirare senza porre fine all’interminabile agonia si procedeva a gettare nel fuoco unu giuale (un giogo da buoi) che ravvivando la fiamma toglieva ossigeno all’ambiente e favoriva la fine dell’agonia del moribondo. (A. T.)

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16 Settembre 2010 - Categoria: cristianesimo

Per una sintesi del pensiero del beato John Henry Newman di Edoardo Aldo Cerrato

La verità non è un’opinione

La beatificazione di John Henry Newman certifica che egli ha vissuto da vero discepolo di Cristo, lui che alla domanda rivoltagli da un bambino – “Chi è più grande: un cardinale o un santo?” – aveva risposto: “Vedi, piccolo mio, un cardinale appartiene alla terra: è terrestre; un santo appartiene al cielo, è celeste”. Ma mette in evidenza anche – è elemento fondamentale della vita di Newman – l’uomo che per tutta la vita ha cercato la verità con una onestà intellettuale e una capacità di tener conto di tutti i fattori che lo hanno reso un precursore di molte scoperte divenute patrimonio comune della Chiesa.

Il pensiero newmaniano non è facile da sintetizzare in un sistema unitario: Newman è un profondo pensatore, una personalità intellettualmente poliedrica che, anche negli scritti apparentemente più teorici, si è lasciata guidare da avvenimenti interiori ed esterni, come ha messo in evidenza Roderick Strange nel suo recente John Henry Newman. Una biografia spirituale: “fu sempre più interessato alla realtà che alla teoria. Si occupava di ciò che veramente accadeva”.

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