Maria bella picioca – de Anghelu de sa Niéra
cando pigas dae funtana
dami abba dae sa broca
si no mi restas bajana.
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dami abba dae sa broca
si no mi restas bajana.
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Le liturgie cristiane di oriente e occidente celebrano il 20 luglio la festa del profeta Elia il tesbita. Quella bizantina lo presenta come ilgrande intercessore per il popolo, pieno di zelo per il Signore. Romano il Melodo ha un kontàkion dedicato al profeta di 33 strofe, dialogo – in alcuni momenti, quasi una lotta – tra la misericordia e la magnanimità di Dio e lo zelo e l’ira di Elia. “Dio, il solo amico degli uomini” è il ritornello che lo scandisce.
La prima strofa del testo lo riassume tutto: “Vedendo le molte trasgressioni degli uomini e il grande amore di Dio per loro, Elia fu sconvolto dall’ira e al Pietoso rivolse parole senza pietà: Fa’ sentire la tua collera a quanti ora ti offendono, giudice giusto! Ma non poté indurre in alcun modo la misericordia del Buono a punire quelli che lo offendevano, perché sempre attende il ravvedimento di tutti, il solo amico degli uomini”. Di fronte alla pazienza di Dio, il profeta decide di agire per conto proprio.
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Ad Arzachena nel rione di San Paolo, (Fraicu), c’è una via dedicata a Satta Giorgio.
Il nome ed cognome della persona dovrebbero essere scritte con le iniziali maiuscole, premettendo il nome al cognome e con il titolo che qualifichi il personaggio…
Gli arzachenesi lo chiamavano familiarmente: Babbai Ghjogliu, o, Preti Ghjogliu, i parenti, “ziu Preti”, mentre nei Registri parrocchiale di Arzachena egli firmava i vari atti di battesimo, di cresima, di matrimonio e di morte: Giorgius Satta – parrochus e, dal 26 novembre 1916, essendo stato nominato canonico, Giorgius Satta – canonicus.
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Nel giorno santo della Vergine del Carmelo ha detto addio ai pascoli di Sassu Altu, Melchiorre Soro, pastore dall’infanzia e legato alle praterie del suo gregge. Da bambino, seguendo il padre Pera Soro da Ollollai, si era innamorato dello scampanellio del suo gregge, del latte appena munto delle sue pecore, dei cani pastori che facevano buona guardia e non lasciava mai i suoi pascoli. Molti dei suoi compagni avevano disertato il mestiere antico quanto l’uomo, per diventare carabinieri, poliziotti, guardie di finanza oppure erano emigrati in Belgio, in Australia, ma lui, Melchiorre Soro figlio di Pera, era rimasto accanto al vecchio padre e con lui aveva condiviso il casolare di campagna con l’industriosità legata alla produttività del gregge di pecore, all’allevamento delle agnelle, alla conduzione dei maialini ruspanti, all’allevamento delle scrofe per le salsicce e per il lardo.
Populonia era una ragguardevole città etrusca, la quale traeva la sua importanza dalla lavorazione del ferro, che proveniva dalla antistante isola d’Elba. È cosa nota che proprio le scorie della lavorazione del ferro, accumulate col tempo nel sito dell’antico cimitero, ora di San Cerbone, hanno salvato per noi moderni i resti di importanti monumenti funerari etruschi.
Già nella sua veste latina il nome di Populonia denunzia la sua origine etrusca, col suffisso –onia, che è uguale a quello dell’altra città etrusca Vetulonia e degli appellativo latino etrusco aegrimonia, caerimonia.
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Pólemos, il mitologico demone della guerra, era la figura usata dal filosofo greco Eraclito per illustrare l’idea di “conflitto”, che egli poneva alla base della sua dottrina dell’“unità dei contrari”. Secondo questa dottrina, la legge fondamentale del Mondo risiede nel legame di interdipendenza fra elementi contrari (ad esempio: amore-odio, fame-sazietà, pace-guerra, salita-discesa). In quanto opposti, essi confliggono fra di loro ma, nello stesso tempo, ciascuno di essi non esisterebbe se non esistesse anche il suo contrario. Il conflitto fra i contrari, dunque, è disordine e armonia insieme, è l’“unità” che Eraclito indicava appunto come la legge fondamentale che sta alla base del Mondo, dell’Esistenza stessa.
Nei pressi della chiesa di San Giuseppe de su Sassu, piccola enclave di quello che fu il territorio di Chiaramonti, ceduto al neonato comune di Erula (13 Kmq di monti e colline folte di boschi e di pascoli) vivono e lavorano i due fratelli Spanu, Franco e Augusto. Il primo segue l’arte di fabbricare coltelli, il secondo prepara la materia prima per il fratello Tommaso che dirige la fabbrica e la rivendita a livello nazionale e internazionale in Sassari. Tre fratelli e tre artisti si può dire a due passi da Chiaramonti e da Erula. Rinviando a parlare di Franco in altra occasione, mi soffermerò a pochi cenni su Augusto e Tommaso, i due fratelli impegnati nella fabbricazione delle pipe. I due fratelli, appena adolescenti, partirono per Varese e cominciarono a 14 anni a frequentare la bottega artigiana di un fabbricante varesino, sviluppando in breve tempo un’abilità d’eccezione nella lavorazione della pipe, le cui radiche provenivano da diverse località.
Nella notte buia e grigia
senza luna e senza vento
la tua anima si pigia
tutta presa da spavento.
Senza amore sei rimasta
è fuggito dal tuo cuore
come al gioco di canasta
la passione con l’ardore.
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