14 Settembre 2011 - Categoria: discipline scientifiche

Il sogno proibito di un Procu di ” ‘O sole mio” – di Ghigno di Tonca

Questo Procu dello stato che parla e strapparla degl’indagati, che vive ormai alla ribalta mediatica, che partorisce idiozie su idiozie, al solo scopo di prepararsi a scendere in politica, seguendo l’esempio del contadinazzo abruzzese, non conosce non solo il galateo, ma nemmeno quelli che sono i doveri deontologici del suo ruolo. Episodi così delicati si riducono a chiacchiere di comari sui pianerottoli dei condomini. Non basta l’attacco feroce degli speculatori sull’Europa, non basta la finta bontà cinese che si presta a comprare anche i titoli italiani (quanto sono bravi i cinesi!) e sotto sotto, hanno manovrato e stanno manovrando per tenere sotto controllo oltre gli Stati Uniti anche l’Europa. Tutto questo non basta per indebolire l’immagine dell’Italia attaccando ferocemente il premier.

Questo avvocaticchio dello stato, scugnizzo e sciuscià, pessimo esempio di una magistratura considerata sana, ma che, sotto sotto, pratica le peggiori libidini materiali e  morali, conduce le sue indagini a livello di pubblico lavatoio, gonfia i muscoli, minaccia, allude, scorreggia, manda cattivo alito dalla boccaccia, e dimentica che se è lì è per fare indagini deve starsene zitto come un muto e lavorare sodo, per evitare le peggiori farse e buffonate che mai magistratura abbia compiuto. Non bastano gli ammonimenti di Napolitano, massima magistratura dello stato, non bastano i probabili richiami dei colleghi più sensati, a starsene secco e pesto ut cadaver in Procura, consapevole d’essere il re gavetta, vuole catturare un redivivo mussolini, vuole fare inarcare le ciglia agli italiani, vuole come usa a Napoli sparare mortaretti per fare il maggior chiasso possibile e per farsi pubblicità come l’attuale sindaco di Napoli e pensare alla truce vecchiaia su uno scranno parlamentare. Con questi piemme fantasiosi, truculenti, brutti e neri come i corvi come si fa a gestire un minimo di giustizia. L’unica soluzione è quello di studiare un apparecchio che leghi loro la lingua finché non terminano le indagini,  sgobbando da mattina a sera, visto che un lauto stipendio se lo ingollano ogni mese.  Ora questo nostro corvo di malaugurio intende muoversi con due poveri carabinieri o magari con 50 tra carabinieri e poliziotti, strepito di gazzelle, e pifferi napoletani, per catturare il premier e costringerlo a sedersi davanti a lui, che finalmente si crederà un dio, brutto quanto si vuole, ma un dio, e a raccontare come qualmente il premier cacasoldi, abbia fatto a cacarli per un certo Tarantini. Gli oppositori attendono frenetici pisciandosi sotto, i procuratori mediatici dell’ebreo avaro, conoscitori come Satana della verità fin dal principio, sanno già che tutti questi soldi il premier li concedeva per mignottare con pulzelle più o meno giovani, per cui anche lui il lepruzzo che strapparla, vuole ascoltare questa versione o altre più fantasiose  con un pizzico di pepe. Nel frattempo ha evocato l’ombra di Del Resto, il giornalista più geniale che l’Italia abbia mai avuto nella sua storia repubblicana, parola di gazzettiere del mercato delle pulci , per lasciarsi guidare tra acqua e  fuoco . La pallida ombra ultramondana farà fuoco fuoco fuoco, quando il Procu, s’accosta più che al vero al presunto vero e acqua acqua acqua, quando si allontanerà da questa via delle mignotte. Di lì a qualche giorno non è detto che questo incredibile lepruzzo, diventato volpe, chiami anche con strobazzamento di sirene il presidente Napolitano a testimoniare e, se del caso, il truce e onnipotente bon signore della Consulta, e così il sogno di un Procu, sospinto da vapori di succo d’uva fragolina, si realizzerà al massimo grado e a quel punto schiatterà come quel famigerato barbiere tedesco che credeva d’essere un kapò redivivo, ma che va solo in giro come un morto, perché l’anima già frigge nelle bolge dantesche.

E la Santa Opposizione continua con la tiritera che il premier si deve dimettere, non sa dire altro, non sa proporre altro, si è incantata come un giradischi vecchio: il Trebbiatore, il Tuttotrenta, lo Scaldagirona, er Pupo de Roma, e il Finisterrae col sagrestano Bocchetta, non fanno che ripetere la stessa canzone.

La campagna d’autunno contro il premier è iniziata sulle sue vere o presunte impudicizie, ogni anno è così, passato l’autunno, verranno le intercettazioni sulle sue insuflazioni, seguiranno, in inverno, le inchieste su come sia diventato ricco, poi, ad estate inoltrata, ci saranno le foto di quel sardignolo fotografo, infoiato di notorietà, che non riesce ad  acchiappare, che  riprenderà il premier con una vecchia signora rifatta che siede sulle sue ginocchia, ringiovanita al Mac, per gridare al corruttore di pallide adolescenti e lì si chiude il ciclo dell’anno del premier, per riprendere dalla cintola in giù al prossimo autunno.

Per ora la D’Addario freme mentre il Procu s’in…hazza e s’attacca alla bottiglia di succo fragolino di Averza, paese do pazz! E noi, allibiti per tanta miseria, ci isoliamo e preferiamo attendere sereni il solstizio d’autunno, pensando con tristezza all’imminente allungo del cono d’ombra solare, perché quello terrestre nello “iardino de lo imperio” è già avanzato.

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13 Settembre 2011 - Categoria: lingua/limba

Su serbidori di Giancarlo Secci

 Pietro si ndi fiat bogau sa camisa e iat aciuvau sa conca in s’àcua frida de su bracili. Apustis ndi dd’iat artziada de scattu e is pilus longus dd’ iant baddau in su fronti. S’àcua iat cumentzau a ddi calai in is coddus. Teniat is ogus serraus e allonghiàt is bratzus. Speranza dd’iat aportu un’asciugamanu lìmpiu e Pietro si fut istrexiu is ogus e iat fissau sa piciochedda cun sa faci ancora sciusta.

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10 Settembre 2011 - Categoria: memoria e storia

Santa Maria de aidos: s’iscobiu de su coju – di Ange de Clermont (italian , français)

Il 31 agosto del 1961, io venticinquenne e la mia ragazza appena diciottenne, decidemmo di far conoscere alla comunità paesana che c’eravamo fidanzati. Il modo più semplice  per farlo fu quello di prenderci per mano, uscire di casa, e attraversato lo stradone, il luogo d’incontro più frequentato del paese,  ci unimmo alla sparsa schiera che dal paese,  s’incamminava  verso Santa Maria de aidos, una chiesetta distante forse due chilometri dal centro abitato,  nascosta da una corona di querce secolari e con l’ultimo tratto di strada acciottolata in pendenza a duecento metri dalla chiesa.   La gente, nel percorso paesano e campestre, ci guardava e mormorava: “Quei due sono A.  e  D., allora è vero che si sono fidanzati!”. La voce si era sparsa nel paese fin da quando cominciammo a frequentarci con molta discrezione. A forza di vedermi passare troppo frequentemente davanti al negozietto di Alimentari & Coloniali  i vicini,  avevano iniziato a dubitare della storia d’amore con la mia ragazza che svolgeva le mansioni di commessa nel negozio. D’altra parte a quei tempi non era facile frequentarsi tra giovani e signorine e quella che sarebbe diventata mia suocera, appena quarantenne, avendomi sorpreso per ben due volte nel negozio durante i miei modesti acquisti, mi aveva cortesemente invitato a girare al largo, perché la ragazza era ancora troppo giovane e  non voleva chiacchiere in giro. A quest’invito, per la verità, feci orecchie da mercante e continuai a visitare la bella ragazza che stava dietro il bancone a servire la clientela. Un bel giorno avevo preso il coraggio a due mani e mi ero recato dai genitori per chiedere di frequentarla. Il diniego di mia suocera fu netto: la ragazza era troppo giovane e non stava pensando al matrimonio. Non desistemmo e facemmo di tutto per continuare a frequentarci, a scriverci dei bigliettini, servendoci di una cuginetta come postina, finché i miei futuri suoceri si arresero. Non erano tempi di vacche grasse per chi aveva sei figli e quindi niente feste di fidanzamento o scambio di anelli, se non quelli che si usavano allora, di fede e di amicizia.

In fondo la plateale notizia di fidanzamento la demmo col sistema tradizionale in uso in paese. Ai principi della novena per la festa delle Marie, Santa Maria Bambina, ci si recava mano nella mano alla chiesetta campestre, costruita per la protezione degl’ingressi (aidos) alle proprietà dei compaesani e protettrice  dei giovani fidanzati. Si era ancora al tempo della netta separazione dei sessi anche nella scuola elementare, immaginiamoci nelle poche scuole medie esistenti in qualche paese più grosso o nelle scuole superiori. Dovevano passare otto anni per la rivoluzione culturale del ’68 e almeno altri venti perché anche nei centri rurali la gente si abituasse molto lentamente a veder chiacchierare in pubblico un ragazzo con una ragazza. Occorreva fidanzarsi, ma anche dopo il fidanzamente, non era permesso uscire da soli e bisognava essere accompagnati da un fratello o da una sorella che doveva stare appiccicata ai due accompagnati per evitare eventuali effusioni pericolose. Così anch’io e la mia futura consorte, il giorno, insieme a Lucia e a Cinneddu, a Teresa e a Giuseppe, Pina e Gigino e  a numerosi altri neofidanzati, frequentando la novena mano nella mano facemmo sapere al paese la notizia del nostro fidanzamento, in sardo semplicemente iscobiare su coju, svelare il fidanzamento.

Foto di Mario Unali

Qualche giorno fa come di consueto si è celebrata a Santa Maria de aidos la festa di Maria Bambina. La statua della Vergine è stata collocata all’aperto, al lato della chiesa, sull’altare in cui si è celebrata la Santa Messa, mentre i fedeli, grandi e piccoli, ma nessuna coppia di fidanzati, si assiepavano intorno e partecipavano al rito. L’unico fatto che ha richiamato la festa dei giovani è stata la presenza delle obriere adolescenti che, dopo essere passate a chiedere offerte nel paese, hanno curato la novena e la festa, ed offerto a conclusione delle cerimonie un invito a base di pane  e salumi e una sovrabbondanza di dolci e bevande analcoliche, soltanto per gli adulti qualche bicchiere di buon vino. La festa del disvelamento dei fidanzamenti è però del tutto scomparsa. I ragazzi e le ragazze del paese si frequentano normalmente: la separatezza tra i sessi è finita, sono finiti anche i fidanzamenti ufficiali, e in parte anche i matrimoni che hanno lasciato il posto alle convivenze con tutte le conseguenze negative in caso di separazione, di morte di uno dei conviventi. Parecchi matrimoni si celebrano in Comune soltanto. Anche questo nostro centro rurale si è secolarizzato. Le tradizioni tendono a scomparire e il vecchio mondo contadino è  custodito nella memoria degli anziani che, una volta passati a miglior vita, si porteranno via per sempre un mondo sobrio di beni, ma che non mancava di poesia e di valori profondi.

Sono trascorsi 50 anni dal settembre del ’61, ma sembra un secolo e in noi ormai anziani la nostalgia di quei tempi si fa struggente.

Eri gioiosa
come la primavera
dolce fanciulla
dagli occhi sognanti.
Camminavi spedita
dandomi la mano.
Sorridevi ai passanti
ed avanzavi
come una regina
verso Santa Maria
de Aidos tra le querce.
Il mormorio della gente
si fece come lo scampanio
di un gregge pascente.
Ecco i fidanzati nuovi!
E tu Santa Maria Bambina
ci accogliesti con il sorriso
augurandoci amore
sapendo bene
che ad esso
s’accompagna
il dolore
in questa vita breve
che rapida
è passata
come
una giornata.

Après tout, les nouvelles dramatiques de l’engagement donné par  système traditionnel en usage dans le pays. Les principes de la neuvaine  pour la fête de Marie, le Saint Infant Marie était d’aller la main dans les mains chez l’église rurale, construite pour protéger des intrants (AIDOS) du villageois et les  saint patron des jeunes amants. Il était encore au moment de la  séparation claire entre les sexes même à l’école primaire,  imaginez dans les quelques écoles existant dans certains  pays ou dans les grandes écoles. Ils ont dû passer huit  années de la révolution culturelle de ’68 et au moins vingt  parce que même dans les zones rurales, les gens s’habituent un grand nombre  lentement pour voir un garçons de parler en public avec une  fille. Nécessaires pour être engagé, mais même après l’engagement, ils n’ont pas été autorisés à sortir seuls et doivent être accompagnées  par un frère ou une sœur qui a dû être collé à  deux ensemble pour empêcher tout épanchement dangereux.  Alors moi et ma future épouse, le jour, avec  Lucie et Cinneddu, Teresa et Joseph, et Pina et Gigino  nombreuses neofidanzati autres, assister à la neuvaine en main  Nous n’avons la main à la campagne les nouvelles de notre engagement, en sarde tout simplement iscobiare su coju, révélant la  engagement. Il ya quelques jours comme d’habitude, a été célébré à Santa Maria  aidôs de la fête de Maria Bambina. La statue de la Vierge  Nanny placés à l’extérieur, à côté de l’église,  l’autel où il célèbre la messe, comme les fidèles, quelques grandes et petites, mais pas engagée, étaient bondés  autour et a participé dans le rituel. Le seul fait qui a attiré  Le Festival de la Jeunesse a été la présence de Obriere  adolescents qui, après avoir été offert dans le passé pour demander  pays, a pris soin de la neuvaine et la fête, et a offert de conclusion de la cérémonie une invitation à base de pain et de saucisson et de  une pléthore de bonbons et de boissons gazeuses, uniquement pour  adultes d’un verre de bon vin. Le festival  dévoilement des engagements n’est pas entièrement disparu. Les  garçons et filles du village est normalement assister: le  séparation entre les sexes est plus, fini aussi  engagements officiels, et les mariages qui ont également  façon donnée à la cohabitation avec toutes les conséquences  séparation de négatifs dans le cas, la mort d’un ménage.
Beaucoup de mariages sont célébrés dans la ville uniquement. Cela a également  Notre centre rural a été sécularisé. Traditions tendent à  disparaissent et le vieux monde rural est de rester à  dans la mémoire des anciens qui, une fois passé à une vie meilleure  vous serez toujours un moyen pour le monde sobre des biens, mais pas  manquait de poésie et de valeurs profondes.  50 ans ont passé depuis Septembre ’61 d’, mais il semble un siècle, et maintenant en nous la nostalgie de ces vieux jours.

Vous Déchirante.
Vous avez été joyeuse
comme le printemps
fille douce
yeux rêveurs.
Marche rapide
me donner un coup de main.
Sourit aux passants
et avancé
comme une reine
à Santa Maria
Aidos de parmi les chênes.
Le murmure du peuple
Avez-vous aimé les cloches
un pâturage troupeau.
Voici les nouveaux petits amis!
Et vous, sainte Marie Enfant
vous nous accueillir avec le sourire
souhaitant l’amour
sachant
pour le
accompagnés
la douleur
dans cette courte vie
rapide
est passé
comme un jour.

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10 Settembre 2011 - Categoria: archeologia

Siligo (SS) chiusa la Summer School al villaggio di Villanova Montesanto di Alessandra Melis

 

 Chiusa la Summer School al villaggio di Villanova Montesanto

campo scuola al villaggio di Villanova Montesanto

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9 Settembre 2011 - Categoria: versos in limba

Ultimu caminu di Giovanni Soro

Ses ruttu

in s’ultimu caminu

de dolores,

fizu ‘e martirizos

frade ‘e sas isperas.

 

Unu mossu ‘e bonidade

Dimandaias

E risitos de dulzura

Ch’iscanzaiat su coro

A su perdonu.

 

Pedias dies de lughe

e nottes de prata

pro las carignare ,

in sas oras de solidade,

cun ojos pitzinnos .

 

Pedias annos de paghe

e abbratzos innotzentes

pro iscaldire sa poveresa …

e pedias sole…

e bramaias

rios appasigados

e tancas de olia

pro las donare

sa die ‘e pasca

a sos astores redimidos.

Ses ruttu…

Ma su sole chi mai morit

Ti fascat de oro

Cun ninna nannas eternas

 

 

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7 Settembre 2011 - Categoria: storia

Fenici e Cartaginesi in Sardegna – di Massimo Pittau

Quasi sicuramente i Sardi ebbero i loro primi contatti col popolo fenicio in Oriente, in occasione delle incursioni che essi fecero coi «Popoli del Mare», e precisamente sia in Fenicia, sia in Cipro, sia infine in Egitto, dove i Fenici erano di casa, dato che erano quasi sempre al servizio dei Faraoni. Quelle incursioni, infatti, che sono avvenute fra i secoli XIII e XII a. C., sono precedenti di circa due secoli ai primi approdi effettuati dai Fenici in Sardegna forse nel secolo XI a. C. È molto probabile dunque che siano stati i Nuragici a frequentare i Fenici nella Fenicia, assai prima che i Fenici frequentassero i Nuragici nella Sardegna. Da questa importante circostanza si debbono trarre due logiche e necessarie conseguenze:

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5 Settembre 2011 - Categoria: cultura

Cu’ Gesu’ nun t’ia piglia’ di Anna Cuomo

Capita sovente che gli errori umani, le imprudenze, le guerre, le prove dell’esistenza, gli sconquassi atmosferici , i terremoti, i maremoti, le trombe d’aria, le valanghe, e quanto di peggio possa succedere su questa terra venga attribuita a Dio dai credenti e talvolta dai non credenti (che spesso dichiarano di non credere in un Dio assente dalle tragedie umane). I credenti non pensano più alla tragedia origine di tutte le tragedie: il peccato originale. L’ordine e l’armonia del mondo visibile è andato in frantumi quando l’uomo, creato da Dio, si è considerato un dio, ribellandosi a lui. Da lì per i credenti ha origine ogni sconvolgimento. Nonostante questa verità della fede si vorrebbe l’intervento di Dio per impedire le tragedie, punire i malvagi e raddrizzare i torti. Un mondo così concepito sarebbe più tragico del mondo attuale.

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3 Settembre 2011 - Categoria: cristianesimo

San Gregorio Magno, uomo di stato e papa di grande levatura – di Benedetto XVI

Oggi si celebra la memoria di San Gregorio Magno, Papa e dottore della Chiesa, vissuto nel sesto secolo, in tempi difficili, erano gli anni delle cosiddette invasioni barbariche. Benedetto XVI più volte lo ha indicato come un esempio non solo per i pastori della Chiesa ma anche per gli amministratori pubblici, essendo stato funzionario imperiale prima di essere eletto Papa. Ce ne parla Sergio Centofanti:

 Benedetto XVI ricorda San Gregorio Magno come un uomo di grande integrità morale, sia da prefetto di Roma sia da Pontefice. Aveva lo spirito del monaco e rifuggiva ogni potere, ma tutti si fidavano di lui e lo onoravano con i più importanti incarichi sia da laico che da consacrato. Per lui l’autorità era puro servizio. E’ sua la definizione di Papa come “servo dei servi di Cristo”: considerava l’umiltà la virtù fondamentale di chi è posto a capo degli altri:

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