27 Marzo 2012 - Categoria: cristianesimo, eventi culturali

Dagl’interrogatori alla condanna a morte di Gesù secondo Maria Valtorta di Angelino Tedde

Maria Valtorta (1897-1961)

Secondo Maria Valtorta, la mistica. per chi ci crede, e la visionaria ubriaca, per un mio amico agnostico, sia gl’interrogatori di Gesà dal sacerdote Anna, da Caifa, da Erode e da Pilato furono contrassegnati da una disumanità atroce per il presunto reo di blasfemia, di dissolutezza, di re da burla, di folle. La vera e propria canaglia, spinta dai santi e dai saggi del Tempio (sic) non ebbe né riguardi né un minimo di pietà umana per Cristo. Lo aggedì furiosa, lo prese a pugni e a sputi, gli sferrò calci, schiaffi, gli tirò barba e i lunghi capelli, gli scosse la testa, gli spaccò naso e labbra. La stessa soldataglia romana cui fu affidata per la flagellazione lo colpì a tutto tondo, mezzo nudo, al dorso e al petto, alle gambe e in faccia così tanto che se non fosse stato dotato di un corpo atletico sarebbe morto durante o subito dopo la flagellazione.

Non bastando queste percosse e umiliazioni gl’ infilarono sulla testa una corona di spine che andò oltre la cute del cranio, gli gettarono una clamide raccolta dalla colaca del pretorio, gliela posero addosso, lo fecero sedere su un tinello rovescito, gli misero la canna in mano e s’inginocchiarono davanti a lui a schernire ulteriormente la sua presunta regalità. Forse  e senza forse nella storia non  ci fu martirio così ignominioso verso un innocente. Anzi registi, teatranti, scrittori dozzinali da un capo all’altro d’Europa continuano a perpetuare alla sua memoria tutte queste atrocità, da ultimo quel bradipsichico regista, premiato dalla Francia e non so da quale masnada di diavoli in altre regioni sataniche del mondo.

Leggi tutto
26 Marzo 2012 - Categoria: c'est la vie, cultura, eventi culturali

Bilanci, giudizi e salami di Costanza Miriano

“Come è difficile capirsi, mio caro” – ho detto ieri sera appunto al mio caro, dopo un banalissimo malinteso, indossando un sorriso da mogliettina anni ’50. “Cosa esattamente non capisci?” – mi ha stroncato lui, marito anni 2000 impermeabile a ogni moina (è un genio). E’ perché ho un marito che mi risponde così, e nonostante questo non volevo né andare in analisi né prendere a craniate la credenza lillà che mi sono risolta a scrivere un libro. Per imparare la lingua maschile. E’ evidente che non ci sono riuscita.

 E per di più la cosa ha avuto degli effetti collaterali, non tutti necessariamente positivi. Voglio dire, ventimila copie, sì, un sacco di riconoscimenti, inviti, attestati di stima, molte nuove amicizie preziosissime, alcune diventate fondamentali. Ma da un punto di vista spirituale, mi chiedo, cosa ha significato questo ciclone che è entrato nella mia, anzi nella nostra vita?

Leggi tutto
25 Marzo 2012 - Categoria: versi in italiano

La Primavera di Francesco Petrarca e i ricordi di I Liceo di Ange de Clermont

Mandorli in fiore di Matteo Tedde

A volte, quando mi prende la tristezza per come vanno le cose del mondo, prendo conforto dalla fede e dalla letteratura sia in prosa che poesia. Ai miei tempi, in seminario, senza scioperi e senza occupazioni d’istituti, ogni giorno puntuali in classe, si studiava davvero. Non solo, ma la poesia. italiana e latina, si studiava anche a memoria. Io che non volevo perdere tempo prezioso in studio per le poesie, le trascrivevo sui foglietti e poi durante le lunghe passeggiate studiavo a memoria le poesie senza per questo lasciar di scherzare di tanto in tanto coi compagni. Le grandi pulizie, le passeggiate erano riservate al giovedì che secondo un’antica consuetudine collegiale era il giorno libero dalle lezioni e per almeno due o tre ore era destinato all’aria aperta.

Ormai da tempo su face book, rifuggo da discorsi di argomento banale e politico, e mi ricreo con composizioni dedicate al tempo, alla terra e al sole o ad argomenti che hanno rallegrato la mia infanzia e la mia giovinezza.

 Ora che la bacheca centrale di face book si è trasformata in una vera pagina da blog, le fotogrfie non mancano e anche quelle dicono del tempo e del paesaggio naturale con foto mie o dell’amico Mario Unali,  o di un figlio che frequenta spesso la fotografia. Dopo aver postato la foto di un figlio sui meravigliosi alberi di mandorli in fiore, mi è venuta in mente la Primavera del Petrarca uno dei poeti più amati e così, ricoordando a memoria la poesia, l’ho rintracciata su google in versione corretta e la pubblico per la gioia dei visitatori.

Nel Petrarca la nota malinconica finale non fa dimenticare la bellezza dello splendore della Primavera delle prime quartine di questo sonetto. Leggiamolo se possibile con un sottofondo musicale andante e brioso.

Zephiro torna, e ‘l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et piange Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

 

 

Ridono i prati, e ‘l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

 

Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

 

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ‘n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

Leggi tutto

I dialetti della Sardegna Settentrionale, IV, di Mauro Maxia

Interferenze corse in documenti dei secc. XIV-XV

La Corsica

Sotto il profilo storico la questione della colonizzazione còrsa della Sardegna settentrionale è rimasta a lungo inesplorata. Soltanto di recente una serie di studi sta mettendo in luce una realtà che era sottesa da una salda presenza linguistica 54. In realtà una forte presenza dei còrsi è attestata, per la città di Sassari, fin dai secoli XIV-XV 55.

L’epigrafe di Santa Vittoria del Sassu (v. cap. 5) in apparenza sembrerebbe rappresentare un documento avulso da un contesto linguistico che finora gli studiosi avevano ritenuto caratterizzato dalla presenza del solo logudorese.

In realtà è sufficiente gettare uno sguardo attento su alcuni documenti bassomedievali per rendersi conto che il còrso vigeva da tempo nel settentrione sardo e che forse in alcune zone stava già soppiantando la lingua originaria. Sotto il profilo fonetico non è difficile dimostrare che diversi prestiti del dialetto gallurese furono acquisiti prima del ’500. Basti pensare a risoluzioni come dècchitu “elegante” dove la velare sorda, al pari dell’identica forma del moderno logudorese, si è cristallizzata senza seguire la regolare evoluzione k > g. La forma gallur. suiɖɖátu “tesoro nascosto” risulta più arcaica rispetto allo stesso logud. siɖɖádu. Essa parrebbe derivare dal logud. ant. sigillu evolutosi fin dal Duecento in siillu col regolare dileguo della velare sonora intervocalica 56.

Leggi tutto
21 Marzo 2012 - Categoria: eventi culturali, recensioni

Radio Maria un mezzo moderno di evangelizzazione cristiana di Angelino Tedde

il Papa saluta Padre Livio

Radio Maria per chi non lo sa è forse la radio più efficiente e moderna che funzioni in Italia. Si tratta di 24 ore di trasmissioni chiare, senza guasti né intoppi, da Erba (Como) e da tutte le parrocchie, monasteri, cappelle d’ospedali, comunità religose e terapeutiche e istituzioni simili in Italia, in Corsica e Svizzera. Accanto a Radio Maria si può ascoltare Radio Radicale che però non ha la limpidezza né la varietà di Radio Maria. L’utenza della Radio é variegata, dal carcerato all’ammalato, dall’anziano al giovane, ai bambini. Si può ben dire che i circa due milioni di utenti hanno a disposizione non solo una voce cristiana che giunge dentro casa, ma una voce competente come quella dei vari specialisti medici. Una madre di famiglia mentre accudisce ai lavori di casa può ascoltare il pediatra e il ginecologo, l’ortopedico e dermatologo e così via gli specialisti vari, in genere di estrazione universitaria. Da Radio Maria si possono ascoltare anche servizi internazionali come quelli del Padre Gheddo e Cervellera del Pontificio Istituto Missioni Estere, i vari radiogiornali vaticani e le anticipazioni sugli articoli che appariranno di lì a poco sull’Osservatore Romano, organo della Santa Sede.

Leggi tutto
16 Marzo 2012 - Categoria: recensioni

Tradimento e cattura di Cristo secondo Maria Valtorta di Angelino Tedde

Maria Valtorta, Il Poema dell’uomo-Dio, Edizioni Pisani, Isola del Liri, 1975, vol. XI pp.448

La cattura di Gesù

Dopo la lettura del I volume, sono 10 in tutto, è passato qualche annetto, e dato l’interesse provato per le peripezie della giovane famiglia di Nazareth, costretta all’emigrazione e poi rientrata in patria, ho cercato di acquistare l’opera completa in 10 volumi, ma o per un motivo o per l’altro, il tempo è passato e non ho acquistato niente.

Sistemando gli scaffali dove i libri scoppiano,(quando si idolatrano i libri lo spazio non è mai troppo) ho rintracciato proveniente non si sa da chi e come il IX volume.

Così è cominciata la nuova lettura proprio all’inizio della Quaresima di quest’anno. Il libro dopo 5 introduzioni a vari  volumi che spaziano su varie tematiche, sempre rivelate alla Valtorta da Gesù, descrive in effetti gli avvenimenti della Settimana Santa, dall’addio a Lazzaro fino alla notte del sabato santo. Non ho voluto iniziare la lettura dal primo capitolo, ma  piuttosto dall’Ultima Cena fino alla Crocifissione e morte sul calvario, dove , prima della Crocifissione, Giovanni, il più giovane e il più coraggioso degli apostoli, (che dopo la cattura di Gesù sul Monte degli Ulivi si son dati alla fuga), conduce Maria, la madre di Gesù, accompagnata dalle pie donne: Marta, Maria di Magdala, Giovanna di Cusa  e altre parenti della stessa Madre, distrutta dal dolore. Di questo, tuttavia, parlerò dopo, mi fermo prima ad accennare alle sofferenze che  Gesù  prova pensando a ciò che lo attende: si sente abbandonato dal Padre e nuovamente terribilmente tentato da Satana che gli prospetta la possibilità di evitare le sofferenze, per scegliere la via più agevole del mondo con il lusso e la gloria a portata di mano. Gesù respinge fermamente queste tentazioni anche se Satana non si allontana e non demorde, sa che comunque vadano le cose, è il momento del suo trionfo sia pure di breve durata. Per ben tre volte Gesù va inutilmente a svegliare gli apostoli che dovevano invocare il Padre e invece sono avvinti dal sonno.  I tre della Trasfigurazione, Pietro Giacomo e Giovanni, due o tre gradoni più giù, gli altri non li cerca nemmeno,dormono profondamente anch’essi. Gesù terrorizzato dall’abbandono del Padre, da quello degli apostoli, soffre a tal punto da sudare sangue che scorre in tutto il corpo e  nella testa e scende sui capelli e sul viso. Questo racconto sia pure non nei minimi particolari è già presente nei Vangeli, ma qui è  analiticamente descritto e coinvolge fortemente il lettore. Per un uomo quasi atletico, sano, passare dalla vita alla morte, con tutti gli obbrobri che gli verranno inflitti non è certo consolante. La morte, senza essere di croce o d’insulti, ma di attenzioni nel letto di un ospedale o a casa propria, è sempre morte, immaginiamoci  per un uomo sano, ancor giovane, che cosa ha significato,  obliare e porre quasi in sordina  la divinità e preparandosi ad affrontare, per volontà del Padre, le sofferenze più atroci, rivestendo, Lui, agnello mansueto, tutte le bestialità degli uomini, dalle nefandezze di Adamo ed Eva a quelle dell’ultimo Caino. Il Padre ne ha ragione ad abbandonare il figlio che vuole espiare le colpe di tutta l’umanità peccatrice, prevaricatrice, idolatra e bastarda, non perché non abbia un Creatore, ma perché si è comportata con un’ingratitudine incommensurabile rispetto al beneficio dell’essere stato creata ad immagine e somiglianza di Dio, dell’essere stato posto in uno stato di grazia e, per superbia, d’aver seguito i consigli di Satana, calpestando con la massima leggerezza gli ordini che da Dio aveva ricevuto. Ingratitudine che perdura nella storia, anzi si fa sempre più malvagia e soprattutto più superba, quasi autosufficiente al punto da affermare che l’universo sì è creato da sé e che l’uomo fabbrica se stesso.  Si veda l’uomo fabbricato dal nazismo e quello fabbricato dal comunismo, se per caso, anche noi vogliamo vedere questo gran campione d’uomo, non dimenticando quello fabbricato dal capitalismo.

Leggi tutto
15 Marzo 2012 - Categoria: storia

IV. Condizioni socio-economiche della città di Sassari tra Otto e Novecento di Baingia Bellu

Premessa

 Esaminate le varie epistemologie e la psicologia della vecchiaia ci si è soffermati ad illustrare la teoria della formazione permanente per meglio capire come l’invecchiamento umano va trattato alla stessa tregua dell’educazione del bambino e della formazione del giovane  dell’adulto.

L’educazione e la formazione si possono suddividere in educazione fisica, educazione cognitiva, educazione affettiva.

In tutte le età occorre, quindi, praticare questa triplice educazione e formazione in modo proprio delle varie età.

Nel passato si parlava di educazione fisica, educazione intellettuale, educazione morale[1] del fanciullo, oggi i psicologi preferiscono parlare di educazione fisica, cognitiva, affettiva sostituendo cognitiva al posto di intellettuale e affettiva al posto di morale. Nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento si tendeva ad utilizzare questi concetti dalla prima alla terza infanzia, oggi gli stessi vengono utilizzati per tutte le età.

Leggi tutto
12 Marzo 2012 - Categoria: memoria e storia

I Sardi uniti e in festa a Biella di Paolo Amat di San Filippo

Veduta di Biella

Si è svolto presso il Circolo “Su Nuraghe”, nell’ambito di un convegno sulla lingua sarda ieri e oggi, nel quale lo scrivente o ha presentato un contributo dal titolo: Reminiscenze ispaniche nella parlata di Cagliari. La domenica del 26 dicembre il coro dei Sardi ha partecipato alla messa solenne celebrata nella Basilica di San Sebastiano dove sono sepolti tutti i Lamarmora. il corteo era preceduto dalla banda di Candelo che suonava il “Cunservet Deus su Re”. Seguiva il vescovo di Ogliastra Monsignor Antioco Piseddu con Pastorale, Mitria, e Pisside (prestatigli con grande affetto dal locale Vescovo Mana) con alla sua destra il cappellano del Circolo dei Sardi Don Ferdinando Gallu di Chiaramonti, e alla sua sinistra don Mario Cugusi ex parroco della chiesa di Sant’Eulalia di Cagliari. Seguiva il Sindaco di Biella con fascia tricolore, una rappresentanza dei Bersaglieri, un gruppo di donne sarde in costume, alcune donne nel costume biellese della Val Cervo e dell’etnia Walser (di origine tedesca, ma dal ‘500 abitanyi nelle valli biellesi, tutte in costume tradizionale, un gruppo di sardi in costume, tre sardi in costume che sparavano a salve “A ube b’er Deu” e una cospicua folla di sardi e biellesi. Nella Messa, concelebrata a tre e servita dal priore ella Basilica, sono state recitate preghiere in sardo e in biellese, Alla fine tre cori, uno sardo, uno biellese ed uno friulano hanno cantato l’Ave Maria in sardo. E stata una cosa commovente, Dopo, in corteo, scortati dai Vigili Urbani ci siamo recati sulle sponde del fiume Cervo dove la Comunità Sarda ha costruito un Nuraghe dedicato alla Brigata Sassari “Su Nuraghe Chervu”, dove è stata scoperta e benedetta una lapide con la scritta bilingue “Sardos e Biellesos impare” e “Sardi e Bielleis ansema”. Si è poi messo a dimora un ginepro proveniente dal vivaio forestale di Orgosolo. Erano presenti anche il professor Tito Orrù e il dottor Paolo Bullita, entrambi di Cagliari.Tutti i componenti del Circolo dei Sardi, dal presidente Prof. Battista Saiu di Pozzomaggiore, all’ultimo socio, sono stati di un’ospitalità commovente, mostrando un affiatamento che prescinde dai diversi paesi di provenienza dei soci ,  e un grande amore per la Sardegna.

A nota di questo breve resoconto non possiamo non unirci al cordoglio dei familiari e dei parenti ed amici di prof. Tito Orrù che ci ha lasciato all’improvviso. Con lui la Sardegna perde un intellettuale e uno storico illustre su cui ritorneremo a parlare.

L’intera redazione di Accademia sarda prende parte con profondo cordoglio alla dipartita di questo studioso benemerito.

Leggi tutto
RSS Sottoscrivi.