29 Settembre 2012 - Categoria: eventi culturali

Gemellaggio sardo tra Chiaramonti, Domodossola e Finanzieri a cura di Paolo Amat di San Filippo

Il 23 settembre u.s. l’Associazione dei Sardi del V.C.O. – “Circolo Costantino Nivola” di Domodossola, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Finanzieri Italiani- Sezione di Domodossola e il Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella, ha organizzato una giornata all’insegna del folklore, religiosità, cultura e arte culinaria della tradizione sarda.

La giornata è iniziata alle ore 9,30 presso la caserma “Ferdinando Urli”, sede della compagnia Guardia di Finanza di Domodossola, dove sono state poste due corone di alloro al monumento dei caduti in servizio del Corpo della Guardia di Finanza e di quello degli Alpini, entrambi nel piazzale interno della stessa caserma.

Hanno presenziato alla cerimonia un picchetto armato, formato da militari in servizio della G. di F., il Comandante della Compagnia, Cap. Antonio Mangieri, una delegazione della Sezione di Domodossola dell’Associazione Nazionale Alpini, una folta rappresentanza delle Sezioni ANFI di Domodossola, Verbania e Cannobio, nonché del Circolo dei Sardi di Domodossola, una delegazione in costume tradizionale sardo del Gruppo Folk “Santu Matteu” di Chiaramonti e del Coro di Tzaramonte, sempre di Chiaramonti, il quale al momento della deposizione delle corone, ha eseguito due canti del repertorio tradizionale sardo.

È seguita, alle ore 11,00, la celebrazione della S.Messa celebrata da don Enrico Manzini presso la chiesa parrocchiale di Preglia di Crevoladossola.

La S.Messa ricordava la ricorrenza liutugica di San Matteo, patrono della Guardia di Finanza nonché del comune di Chiaramonti. Una coincidenza che ha creato una sorta di gemellaggio simbolico tra Chiaramonti e la Sezione ANFI di Domodossola.

La cerimonia religiosa è stata solennizzata dal Coro di Tzaramonte che ha eseguito diversi canti liturgici tradizionali sardi. Anche in questo caso era presente una rappresentanza in costume sardo del Gruppo Folk di Chiaramonti.

Ha nobilitato la cerimonia il Sindaco del Comune di Crevoladossola, Ing. Giovanni Rondinelli, il quale, al termine della S.Messa, ha avuto espressioni di plauso congratulandosi con gli organizzatori ma soprattutto con i componenti del coro. Altrettanto soddisfatti si sono dimostrati don Enrico e la comunità di Preglia.

È seguito il pranzo conviviale al quale hanno preso parte circa 350 persone. Il menù è stato confezionato e servito, con prodotti portati interamente dalla Sardegna, dai componenti della Pro Loco di Chiaramonti.

Al termine del pranzo il Gruppo Folk ed il Coro di Tzaramonte si sono esibiti, rispettivamente, con balli e canti tradizionali sardi.

Fra un’esibizione e l’altra vi è stato lo scambio di doni: il Circolo dei Sardi e la Sezione ANFI hanno donato un gagliardetto ricordo, espressamente creato per l’occasione. Tra gli omaggi donati dal Gruppo di Chiaramonti vi è stato un libro di poesie in lingua sarda scritto da Istevene Demelas – titolo Poesias -, Presidente del Gruppo Folk di Chiaramonti, il quale ha declamato alcune delle sue poesie.

Nel complesso, tutto il programma ha avuto un ottimo riscontro.

Stefano Mura

Allegato: Sindaco di Crevoladossola e presidente dei Sardi ossolani con il Coro e il gruppo folk di Chiaramonti; Messa sarda nella Chiesa parrocchiale di Preglia di Crevoladossola.

Sardi Ossolani in festa, segnali di amicizia molto apprezzati

Ricordare il 68° Anniversario della Repubblica Partigiana dell’Ossola – “Crebula”, inno di Crevoladossola, composto dal M° sardo Lorenzo Pusceddu – radicata presenza di una vasta, laboriosa ed operosa Comunità sarda

A nome dell’Amministrazione comunale e dei cittadini di Crevoladossola porgo il benvenuto agli amici del Coro di Tzaramonte, della Pro Loco di Chiaramonti e delGruppo Folk “Santu Matteu”, oltre che ai Sardi presenti, in particolare ai rappresentanti del Circolo “Costantino Nivola” del VCO e dell’ANFI.

Non posso che ringraziarvi per aver scelto come luogo per il momento di maggior raccolta e riflessione della giornata Preglia di Crevoladossola, per la celebrazione della Messa in onore di San Matteo.

È un segnale di amicizia molto apprezzato che ci guiderà verso altri momenti di condivisione che auspico per il futuro.

La giornata odierna è molto importante per il nostro territorio; a Domodossola, infatti, si sta commemorando il 68° Anniversario della Repubblica Partigiana dell’Ossola, durante la quale germogliò il concetto di democrazia applicata che sfociò poi a livello nazionale nella proclamazione della Repubblica Italiana.

Sarebbe non soltanto auspicabile, ma soprattutto doveroso che quei valori che hanno ispirato i nostri Padri costituenti e costato il sacrificio di milioni di vittime, albergassero nelle coscienze e nei comportamenti di tutti noi ed in particolare di chi ci rappresenta ai livelli più alti.

La storia non va dimenticata, gli esempi positivi non vanno dimenticati, mai!

Mi piace ricordare, tornando a noi, che tempo fa, alla Scuola Media “Cassetti” di Preglia, ero insieme al vostro Presidente Pinna ad ascoltare le note del brano “Crebula”, che definiamo l’inno di Crevoladossola, composto dal M° sardo Lorenzo Pusceddu.

Una linea sottile, un legame tra noi e voi, in realtà inspessita fortemente dalla radicata presenza nel nostro territorio di una vasta, laboriosa ed operosa rappresentanza della Comunità sarda, che negli anni ha contribuito a far fiorire l’Ossola di cui oggi, quindi, è fiera rappresntante.

Ricordiamo anche noi, oggi, il sacrificio di tre lavoratori sardi, Vito Utzeri, Antonio Argiolas e Salvatore Puddu, che il 13 febbraio 1963, persero la vita nell’esplosione della miniera di Pestarena, segnando col tributo massimo l’attaccamento alla nostra terra. Questo non lo dimenticheremo!

Con il pensiero di queste poche righe, non mi resta di augurarvi, quindi, una buona giornata e un grande successo per questa manifestazione, ringraziandovi di cuore per la Vostra presenza e per la Vostra bella e apprezzata esibizione, invitandovi a tornare quando desiderate sempre accolti quali nostri amici.

Giovanni Rondinelli, Sindaco di Crevoladossola

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27 Settembre 2012 - Categoria: eventi straordinari

Ricordando Gianfranco Pintore (Irgoli,1939-Nuoro, 2012) di Mauro Maxia

Un’amigu si nd’andat.

Gianfranco Pintore

Si eo tenzo unos cumbinchimentos polìticos finas dae cando fia pitzinnu creo chi una parte manna siat de reconnòschere a Gianfranco Pintore. In 1974,cando esseit “Sardegna: regione o colonia?”, in medas aìan criticadu custu antitzipadore de sos tempos ma a mie sas cosas mi s’ammustrein pius giaras.

Pro tempus meda Pintore est istadu pro me unu puntu de riferimentu, finas a cando m’ est cumbinadu de nos connòschere de pessone. Arresonende cun isse de chistiones de Sardigna e de sa limba nostra, m’est bènnidu fàtzile a li nàrrere chi cando fia pitzinnu isse pro me fit unu mitu. Un’annu faghet, bidende chi non fit bènnidu a una cunferentzia subra a sa limba, aìa dimandadu de isse e gai aìa ischidu chi fit gherrende contra a unu male malu. Li imbiei paritzas paraulas pro li nàrrere ca teniamus bisonzu de issu. Si nde cuntenteit meda. Su 24 de cabidanni Gianfranco si nd’est andadu dèndemi unu dispiaghere mannu. Regalu peus de custu non nde podìa retzire propiu in sa die chi lompo sos annos. Ma est guasi unu cossolu pro me su de ischire chi in custa die m’at a esser pius fàtzile a m’ammentare custu amigu chi m’at insinzadu valores mannos.

Mauro Maxia

Sa redatzione

Sa redatzione s’unit a su cordogliu de s’amigu  Mauro e l’invitamus a presentare sa personalidade, in sardu o in italianu, a piaghere de custu oberadore culturale chi aiat postu sa Sardigna e sa sua indipendentzia culturale a politica innanti a totu sos pessamentos suos.

Gianfranco Pintore era nato a Irgoli nel 1939 ed è morto a Nuoro il 24 settembre 2012. Viveva da decenni ad Orosei con moglie e figlio.

Blog:www.gianfrancopintore.net/

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26 Settembre 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

Fiesta dell’estate claramontana di Ange de Clermont, foto di Mario Unali

 Nessuno può azzardarsi di dire che a Chiaramonti nel corso dell’estate non ci si rallegri tra riti religiosi legati al ciclo liturgico della Vergine e dei Santi e conseguenti feste profane. Del primo ciclo fanno parte la Vergine del Carmelo, l’Assunzione della stessa Vergine, la Sua Nascita e infine il ciclo dei Santi: Santa Giusta, Santa Maria Maddalena, e la fastosa festa patronale di San Matteo Apostolo ed Evangelista, eredità lasciataci dalla famiglia Doria, nel cui quartiere genovese anche oggi esiste l’antica chiesa di San Matteo. Buoni rapporti questa nostra parrocchiale ha anche con Salerno, forse un pò dimenticati, dove i resti dell’Apostolo giacciono. Qualche pellegrinaggio Don Costantino Poddighe, a suo tempo, l’aveva pure effettuato.

Gli ormai altamente istruiti giovani claramontani però non si accontentano delle feste civili tradizionali: cantores a Chiterra, varie band, poeti estemporanei e quest’anno pure una cavalcata di circa quaranta figuranti in costume sardo provenienti da venti paesi limitrofi e qualcuno anche lontano. Non dimentichiamo la reiterazione del carnevale con carri sontuosamente addobbati. Dulcis in fundo, accanto alle manifestazioni religiose e profane non sono mancate manifestazioni letterarie; il secondo volume di fotografie primo-novecentesche, finanziato dalla fortunata fondazione privata di finanziamento americano di Cargeghe, un libro di poesie del vivente e vegeto Stefano Demelas, l’apertura, dopo quasi mezzo secolo, della restaurata Casa Comunale-Scuola (1874) con la mostra di statue restaurate del patrimonio della chiesa parrocchiale e infine la classica Fattoria Didattica del formaggio e della ricotta di Doloretta Truddaiu che anche quest’anno ha fatto scuola.

Chi poi vuole scoprire la preziosità della Fattoria ha pure la sorpresa di trovare un piccolo museo di oggetti e giochi del mondo contadino nella località di Pentuma. Non sto a citare i vari agriturismi che hanno fatto degustare, nonostante la crisi, i prodotti nostrani. Anzi, una bella performance hanno dato anche cuochi e prodotti, volontari della Pro Loco, per la verità supportati non solo dai finanziamenti regionali, dagli oboli comunali e provinciali, ma anche dalle stesse manifestazioni alcune delle quali si sono contraddistinte pro mandigare e buffare a mata franca, Deo gratias!

Pallide cronache di questi avvenimenti sono registrate nel quotidiano provinciale di De Benedetti, pallide e scarne perché lo spazio dato alla nostra pur brillante giornalista corrispondente è centellinato a righe. Mi auguro che la stessa in una sua cronaca personale dia ampio spazio ad avvenimenti che ben meritano di essere illustrati. Infine non posso dimenticare il simposio organizzato dagli amici dello scomparso artista Angelo Truddaiu di cui abbiamo ampiamente detto in questo nostro sito. Scene bucoliche da ammirare in mezzo a sughere millenarie contorte rpssastre ed eloquenti, fattesi custodi del parco di flora, fauna, umani di granito.

Un vero e proprio rinascimento culturale del paese che vede lo sviluppo e la crescita di giovani e giovanissime operatrici culturali, aggressivi e aggressive, nonostante le difficoltà economiche del momento. Io credo che tutti questi filoni culturali, sottoposti ad un serio pensatoio, possano tradursi in attività redditizie, con cooperative composte da tre soggetti una delle quali può farsi promotrice di tutti i prodotti culinari locali da vendere ai visitatori,ma offrire agli agglomerati sardi italiani ed europei; un’altra potrebbe prendere in mano il verde del paese e quello del nostro meraviglioso cimitero monumentale, dove c’è tanto da fare in restauro e manutenzione delle tombe sotto la guida esperta di qualche brava restauratrice che nel paese non manca; altra cooperativa di tre soggetti potrebbe avere in appalto tutti i monumenti e reperti storici (a quando la costituzione del museo storico, contadino, tecnologico?) e previo corso , anche sull’esempio della coop. va Tellus di Sassari, fare visite guidate alle nostre chiese, alle abitazioni settecentesche e ottocentesche che non mancano, ai siti archeologici sia nuragici sia medievali, alle vedute mozzafiato che ugualmente in paese ci sono. Il discorso potrebbe continuare con le sagre non solo della ricotta, ma dell’olio, del pane , dei costumi e delle danze versione locale.

Penso di non aver detto niente di nuovo, ma ci vuole un pizzico d’iniziativa da parte sia dei giovani amministratori sia dei quadri comunali(capiuffici9)  eccellenti che non mancano. per tradurre da progetto in attività queste iniziative che altrove, in Emilia in primis, e in altre regioni italiane ed europee vanno avanti egregiamente creando posti di lavoro in tutti i settori economici. dall’agricoltura (vedi GAL), alla trasformazione dei prodotti, al commercio (con le fiere, ad esempio), alla valorizzazione dei beni culturali (musei di vario tipo, l’esempio del museo contadino di Martis non dev’essere snobbato). Altrimenti queste feste o fieste lasciano il tempo che trovano senza incidere sull’occupazione dei nostri dottori e dottoresse che, per quanto fruitrici di uno stipendio modesto, in attesa di meglio, possono vivere e progettare il futuro come molti della mia generazione fecero a partire dagli anni sessanta del novecento che, sicuri di un lavoro anche precario, misure ancor giovani, su famiglia e prolificarono se non tutti generosamente, misero al mondo almeno due figli e bravi quelli che come me ne misero al mondo quattro.

Non cito le cooperative esistenti e funzionanti nel settore sanitario e assistenziale perché sono sotto gli occhi di tutti con relative audaci protagoniste.

Chiedo scusa per le involontarie omissioni, purtroppo, la mia estate è stata finestata da qualche lutto e vari malanni che mi hanno impedito di fruire gli eventi, ma soltanto di gustarli a livello fotografico grazie ad amici generosi e di ascoltarli da questo nido d’aquila che da un momento all’altro pare voglia spiccare il volo verso uno degli undici paesi di cui si gode la vista.

Spero prima che avanzi l’autunno di poter visitare la Casa Comunale-Scuola restaurata, di trovare in libreria le poesie di Demelas, (non rifiuto eventuale regalo per la recensione) e di rivisitare con qualche amico fraterno ancora rimasto il parco di Angelo Truddaiu che occorre pubblicizzare alemo quanto i martesi pubblicizzano la foresta pietrificata, un pò meno il museo contadino.

 

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25 Settembre 2012 - Categoria: versos in limba

In cust’oru ‘e mare di Domitilla Mannu

 

In cust’oru ‘e mare

cando s’unda abbratzat sa roca

e mi mirat cun ojos de ternura

 

lèbios si pesant

sos pessamentos mios

e che galanos puzones

bolant

in sas àndalas arcanas

de sa memòria.

 

In cust’oru ‘e mare

ch’est tota sa paghe de s’universu

ch’est su sabore

de una dulche amargura

de tejanos ammentos

de àteros tempos

e torrant bisiones

de isvanèssidos amores

de dulches disizos

de pèrdidas isperas.

 

E pesso

a cantos ten aer piantu

inoghe

cando, a s’inghelada ‘e su sole

s’ànima si perdet

a cara a s’orizonte.

 

 

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22 Settembre 2012 - Categoria: cahiers de doléances

Da un Befera scatenato ci può salvare forse solo San Matteo di Ange de Clermont

Attilio Befera, il genio dell’usura!

Una multa da vigile urbano, irrogata all’insaputa del turista, di 53 euro, sette anni dopo fanno 300 euro. Mille euro di tasse non pagate in pochi anni raggiungono splendidamente i sette mila euro. Ce n’è per mettere a ferro e a fuco l’agenzia delle entrate che possiede il 51% e l’INPS che ne possiede il 49, sotto il nome falso di Equitalia più onesto sarebbe chiamarla Truffitalia.

Quando penso che in 25 anni ho pagato tre volte tanto per il mutuo della casa ora, in pochi anni questi criminali i cui pacchetti tecnici il parlamento popolato di zotici e pelandroni,  salvo eccezioni, ha fatto diventare legge senza manco esaminarli, i Befera act!  Non basta che questo governo di  professori morti di fame,  ci abbiano tassato selvaggiamente (fra poco andremo in braghe di tela) ci vuole anche l’accanimento dei Befera-man per ridurci alla miseria più estrema. Le studiano tutte per ridurci alla miseria sotto l’ordine perentorio di una ex-mortadifame   crucca. Se a questo si doveva arrivare tanto valeva passar la mano ai politici che tra indennità e finaziamenti-rimborsi elettorali mangiano come emerge dalle cronache a quattro ganasce.

Molti cittadini, dopo 8 mila euro di debito a Truffitalia, si vedono ipotecare la casa e se non si paga, in breve tempo, questa va all’asta e venduta a vil prezzo. Pare che i Befera -man abbiano smarrito la ragione e i politici che non provvedono a cambiare le leggi fanno  la stessa cosa.

 Le famiglie appesantite dalla presenza dei figli malridotti, delle contravvenzioni quintuplicate, dei parcheggi a peso d’oro anche in zone ospedaliere e dei trucchi grafici non ne possano più. Mi arriva una contravvenzione di 90 auero, pago subito, dopo alcuni mesi me ne arriva un’altra di 390 euro. Non ho letto infatti la feroce raccomandazione scritta in minuscoletto tondo dove sta scritto che dovevo presentarmi a fa  vedere la patente (trucco bello e buono). Fossi solo io, ma milioni d’italiani cadono nel trabocchetto.

Fino a quando ladri e  buffoni ci ridurrete alla miseria estrema?

Fino a quando ci farete pagare il 38% per un piccolo mutuo di poche decine di migliaia di euro?

Esempio: 26 mila euro costa 2300 l’operazione perché hai 72 anni, ma non basta, paghi una polizza di 1700 euro in caso di morte prima che paghi l’intero montante in 7 anni su cui calcano altri 5ooo euro d’interessi, insomma 26 mila euro ti costano 9 mila euro. In che paese truffaldino viviamo, quasi quasi ci conviene scappare nei paesi poveri e vivere di Caritas piuttosto che vivere in Italia. Vecchi e adulti vengono spremuti, giovani che iniziano a lavorare oltre che guadagnare pochi euro vengono tassati bestialmente, famiglie ridotte a fare la spesa ai figli e ad altri parenti in stato di necessità. Questa è l’Italia che più che madre è matrigna, usuraia, senza coscienza né umana né tanto meno cristiana.

Che dire dei giovani e non giovani disoccupati?

Avrei voluto evitare in questo blog letterario questi sfoghi, ma non possiamo tacere di fronte all’indifferenza dei politici che nulla fanno per non  farci divorare dai Befera-man. Per  quanto siamo contari alla violenza a questo punto come fare a prendere posizione di fronte a chi mette a ferro e a fuoco la peggiore delle agenzie di riscossione che l’Italia abbia avuto dalla sua fondazione ad oggi, quando una mora nei pagamenti viene a costarti il 500 e il 600%? Se questa non è usura, io dovrei essere mentecatto.

Procurad’e moderare,
barones, sa tirannia,
chi si no, pro vida mia
torrades a pe’ in terra!
Declarada est già sa gherra
contra de sa prepotenzia:
e incomintza’ sa passenzia
in su populu a mancare!

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20 Settembre 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, versos in limba

Gosos pro Santu Mateu a contivizu di Domitilla Mannu

 

Foto di Carlo Moretti

Sa peràula “ gosos” e sas variantes: goccius, grobbes, gozos, gosi , nde sunt bennidas dae su castiglianu “ gosos “ e dae su cadalanu “goigs”, in sa limba sarda inditant unu tipu de càntigu religiosu dedicadu a sos santos o a Nostra Segnora. Est un’usàntzia chi nd’est bènnida dae Ispagna, e s’est isparta in Sardigna in su sèculu, su de XVI. In sos sèculos s’est sempre sighidu a los iscrìere, e pro su pius, sos autores sunt istados sos religiosos, massimu a totu sos preìderos. In àteros tempos fint cantados dae totu, in sas noinas e in sas protzessiones. Custos sunt sos gosos de Santu Mateu, chi si cantaiant in Tzaramonte.

Mateu Santu amorosu

evangelista sagradu:

Siedas nostru avocadu

Apostolu gloriosu.

 

Fizis unu pubblicanu,

unu grande pecadore,

un’avidadu esatore

de interessu mundanu.

Ma de unu mundu vanu

Istezis vitoriosu.

Siedas nostru avocadu

Apostolu gloriosu.

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19 Settembre 2012 - Categoria: filologia

Lessico italiano di origine etrusca, un nuovo studio di Massimo Pittau


Massimo Pittau

Professore Emerito dell’Università di Sassari

LESSICO ITALIANO

DI ORIGINE ETRUSCA

407 appellativi 207 toponimi

Società Editrice Romana

Quaderni Italiani di RIOn 4

 INDICE

Introduzione

Avvertenze – Norme di corrispondenza fonetica

Abbreviazioni

Sigle e Bibliografia

Gli Appellativi

I Toponimi

Indice dei lemmi etruschi

 INTRODUZIONE

 Nel noto commentatore di Virgilio, il grammatico Servio (ad Aen., xi 567), troviamo citata una frase di Catone: «L’Italia era stata quasi tutta sotto il dominio degli Etruschi» (In Tuscorum iure paene omnis Italia fuerat). Inoltre Livio (i 2; v 33) parla della potenza, della ricchezza e della fama degli Etruschi, in terra e in mare, dalle Alpi allo stretto di Messina.

In linea di fatto, al di là del territorio dell’antica Etruria, che si estendeva dalla costa del Mar Tirreno settentrionale ai confini dei due fiumi Arno e Tevere, numerosi dati documentari, archeologici, epigrafici e storici assicurano l’espansione del loro dominio a sud fino al Latium vetus(Roma, Terracina) e alla Campania (Capua), a nord fino all’Emilia (Felsina/BolognaModena), al Veneto (Adria, Spina), fino a Mantova e all’Alto Adige (VarnaVelturno, Vipiteno). Essi inoltre dimostrano l’ampia penetrazione che gli Etruschi fecero anche al di là del fiume Po, fin nel cuore delle Alpi, di certo alla ricerca di giacimenti di minerali.

La documentazione epigrafica poi va molto al di là di questi già vasti confini di espansione politica, dato che iscrizioni etrusche sono state rinvenute nel sud anche a Pontecagnano al confine estremo della Campania e nel nord a Piacenza e in Liguria. E poi ulteriormente fuori dell’Italia, a Marsiglia, in Corsica e perfino in Sardegna (quattro; uns 97-108; tioe 101-9).

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16 Settembre 2012 - Categoria: versos in limba

Sa Mesa de su Segnore di Domitilla Mannu

Como trint’annos, umpare a àteras pessones, faghio parte de sa tropa de su “Manzanile dominigale”, una trasmissione de radio in limba sarda, chi fit istada ammanizada, dae sa finitia de sos annos setanta, dae Zuanne Pedru Marras, mezus connotu comente “Zampa”. Apo comintzadu tando a acabidare cantones e pregadorias de sa tradissione nostra. M’ammento chi calchi iscultadore m’imbieit calchi cantone, nde cherzo ammentare nessi unu de custos; Biglianu Branca de Sennaru, unu poete de vaglia, chi nos at lassadu degh’annos como. In s’andare de su tempus apo coglidu, a boltas rezistrende, àteras boltas iscriende una cantidade bona de custas testimonias de sa cultura populare sarda, massimu a totu de su cabu de susu. In Tzaramonte ap’àpidu sa fortuna de connòschere a tia Nenarda Porcheddu, chi mancari esseret gia betza, aiat una bona retentiva e m’at contadu contos meda e resadu unas cantas pregadorias. In su tempus, las amus a publicare totu.

Sa mesa de su Segnore
Pro me est aparitzada,
De anghelos inghiriada
De anghelos pro servire.
Diciosa cudda die
Ch’ap’ a esser lìmpia e pura
E ap’ a andare segura,
Chena ingannu
No bi nd’at àteru pius mannu,
De alta nobilesa
De giòmpere ai custa mesa

De su re.

Ite grandesa est pro me

De m’ider cumbidada

Ai cudda mesa sagrada,

De su chelu…
Babbu  amorosu e beru
No mi bastat su coro,
Pro retzire su tesoro chi mi donas
E so segura chi perdonas
E so lìmpia in su totu.
E deo cun coro devotu
Naro mischina a mie
Chi apo ofesu a tie.
No tenzo meressimentu,
Siat laudadu su Santissimu Sacramentu.

 

Tia Nenalda Porcheddu fit una femina meda trabagliadora, da cando faghiat die finas a sero. Su maridu, tiu Peppeddu  Iddau, unu grande comunista de Tzaramonte, a ciarras, sonaiat in sos sotzios sa fisarmonica e calchi ‘olta cando nde  li ‘eniat gana andaiat a su campu de Othieri a piscare pische ambu. Sa muzere s’ìscura trabagliaiat che un ainu, su maridu  fit naschidu pro sa musica e pro atzantarare sa muzere cando issu e totu torraiat a domo imbreagu che supa. Sonade tiu Pepe’ e gagliadebos mudu!  (Anghelu)

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