11 Settembre 2012 - Categoria: discipline scientifiche

Lo studioso sedotto dalla Figlia dell’Alpino perde il robotino Copernico e sposa la Stella alpina di Ange de Clermont


Avevamo lasciato lo studioso col robotino mangia-acari nella baita  a 1800 metri in un’amena località ai confini della Nazione.

La scoperta del museo etnografico gli aveva dato alla testa a tal punto che non si era quasi accorto che la Figlia dell’Alpino lo osservava attentamente e che in cuor suo, visto il semplice casto bacio ricevuto come ringraziamento, andava complottando una raffinata vendetta.

Discesi nel paese, dopo la  fruttuosa camminata, raggiunsero l’albergo e si salutarono all’ingresso dell’Hotel. Lei si ritirò nella sua camera e lui stette a guardare un programma televisivo nella sala e alle 22,oo staccò e raggiunse la sua camera per prendere sonno anche perché aveva voglia di stendere le gambe stanche dal ritmo di salita e discesa dalla montagna della Figlia dell’Alpina che chiameremo d ‘ora in poi con un nome d’invenzione Stella.

La donna, che ne sapeva una più del diavolo, mortificata dal mancato trasporto di lui, covò vendetta per l’indomani, visto che lo studioso che, con nome d’invenzione chiameremo Sereno, non si era sprecato in complimenti tutto preso dall’adrelanina della scoperta.

La donna aveva notato come Sereno annusava gli acari degli oggetti scoperti e l’uso che aveva fatto del robotino mangia-acari che convenzionalmente chiameremo Copernico e aveva notato che egli con tanta attenzione lo aveva riposto in una tasca chiusa con bottoncino fuori dello zaino. L’acuto studioso aveva detto alla donna che Copernico aveva bisogno d’aria altrimenti si sarebbe ingolfato e non avrebbe più misurato l’antichità degli oggetti.

Progettò il piano mentre beatamente si faceva un bagno con schampo Samoah. Il giorno dopo avrebbe accompagnato Sereno a vedere una cascata mozzafiato, circondata da alberi ricchi di essenze odorose, compresa una felce afrodisiaca. Una volta ammirata la cascata gli avrebbe offerte verso mezzogiorno, in una delle cime di osservazione panoramica, un pane locale composto di ciccioli suini e di uva passa di cui l’uomo altre volte si era spudoratamente  rivelato ghiotto, tanto che finiva per mangiarselo tutto senza lasciargliene una fetta se non proprio la metà. Mentre egli avrebbe degustato il pane, poggiando lo zaino accanto ad un masso, ella avrebbe aperto il taschino e gli avrebbe sottratto Copernico. Aveva studiato mentalmente i luoghi, le mosse da compiere e il furto. La donna riteneva che per un verso la felce afrodisiaca per l’altro verso la focaccia di ciccioli e uva passa avrebbe imbambolato l’uomo. Nel momento in cui lui da personcina a modo  l’avrebbe ringraziata, con un movimento di perdita dell’equilibrio sarebbe rotolata qualche metro più del bivacco spingendo lui ad alzarsi e a darle una mano col sistema mano schiena così da aiutarla a sollevarsi, lei avrebbe inavvertitamente accostato il suo petto al viso dell’uomo e si sarebbe stretta a lui per risollevarsi fintamente, ma abbracciatolo per una ricaduta avrebbero ruzzolato entrambi per qualche metro, dopo di che l’uomo sarebbe stato travolto dal morbido fascino della donna e sicuramente l’avrebbe finalmente baciata con una certa passione.

La mattina, alle 8, scesero in sala colazione, si salutarono con un semplice ciao e dopo aver preso il caffè espresso di cui l’uomo andava matto e altri ingredienti locali, presero gli zaini e partirono verso la cascata. Stella come di consueto precedeva Sereno nelle camminate e lui seguiva cercando invano di darsi un contegno per non perdere la faccia.

Non si scambiarono molte parole all’infuori di quelle dell’uomo che disse: -Pensa se riuscissimo a trovare qualche altra baita museo, Copernico mi sembra un pò nervosetto, il che è segno di presenze.-

– Miocaro- ripose la donna- troppa grazia Sant’Antonio, non penso che accanto alla cascata troveremo un’ altra baita.-

Intanto il rumore delle acque della cascata si avvicinava e i due giunsero finalmente in un lembo di paradiso terrestre. L’uomo scattò subito una serie di flash e osservò con meraviglia il luogo incantevole e incantato,tanto che divenne euforico contrariamente al solito. La felce afrodisiaca cominciava a farsi sentire e con essa un certo appetito. Egli posò lo zaino, la donna gli posò vicino il suo, e attese che lui desse uno sguardo ad una guida che illustrava l’amenità del luogo per aprire lo zaino e sottrargli garbatamente Copernico, riponendolo in un piccolocavo di roccia.

Ad un certo punto gli alberi intorno alla cascata nascosero l’ombra e i due si resero conto che era mezzogiorno. La donna mise in opera il suo raffinato piano. Gli diede la focaccia coi ciccioli e l’uva passa che egli cominciò  divorare ghiottamente, quando fu quasi alla fine, la donna che lo osservava rotolò per terra, l’uomo si gettò quasi su di lei per aiutarla a rialzarsi, lei, inavvertitamente le pose la mano sulle spalle e i due ruzzolarono appassionatamente l’uno sulle braccia dell’altra.

L’uomo lontano dal suo Copernico fu abbandonato dagli acari e scoprì finalmente il fascino primordiale della passione amorosa. Baciò più volete la donna che fintamente cercò di sfuggirgli, ma di fatto corrispose al suo bacio e con noncuranza lo strinse al suo morbido e profumato petto. Sereno non riconobbe se stesso e gli disse finalmente:- Stella io ti sposo, qui, in questo paese di sogno e domani dormiremo insieme.-

Si alzarono arrossati dalla passione e lui apparve affascinante a lei e lei divenne davvero una Stella per lui.

La sera raggiunsero l’hotel e l’uomo avrebbe voluto lasciarsi trascinare nella camera di lei, ma lei gli disse: Sereno non c’è fretta, la notte porta consiglio.-

L’uomo, finalmente colpito da eros, passò la notte sognando l’indomani. avrebbero trovato una chiesa e con unmetodo spiccio l’avvrebbe sposata.

– La porto dal parroco, gli dico, alla Renzo Tramaglino, sig, parroco questa è mia mogi e lui avrebbe detto questo è mio marito!-


Dormì beatamente e la mattina appena suonarono le campane della chiesa, bussò alla sua portà, la prese per mano e la condusse in chiesa, ascoltarono la messa, più in tedesco che in italiano. Quando videro a conclusione della cerimonia che il prete era entrato in sacrestia e tutti i fedeli erano sgusciati via, prese per mano la donna ed entrato nella sacrestia:- Disse, sig, parroco questa è mia moglie- Lei timidamente esclamò:- Sig. parroco questo è mio marito, ci unisca in matrimonio.- Il prete non si scompose in quelle montagne aveva assistito a episodi del genere, si fece seguire ai piedi dell’altare e solennemente disse- Io vi unisco in matrimonio nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.-

Questa storia va tenuta segreta almeno fino al ritrovamento del robotino  Copernico.

Ah, dimenticavo, i due sposi, scelsero di vivere in montagna  dal momento che Sereno senza il Robotino Capernico non sentiva più il desiderio di rinchiudersi in archivi polverosi. Soltanto a voi posso dire dove sclesero di vivere, ma non ditelo a nessuno.

Leggi tutto
9 Settembre 2012 - Categoria: lingua/limba, narrativa

Filippa sa Majalza di Franco Piga

Oramai est mesanote passada e Filippa comintzat a ischichinare sos mutzigones pro nde fagher falare sa braja chi franghet a un’ala, poi nd’istudat su fogu cun un’apena ’e abba e che torrat sa trotza a un’ala de sa tziminea. Acultziat ambas manos a su calore chi ancora cussas pegas brajas mandana, umnpare a su lugore chi dat fromma a umbras, como frimmas, istracas de ballare cun sas fiamas de su fogu chi finas a pag’ora fin bias e giogajolas, allegrende sa coghina afummentada. Fora su ’entu sighit a sulare chentza fortza, e sa piòa, ch’in tota die no at sensadu unu mamentu, tocat pianu sa janna de carrela ch’est frisciada e cun su gantzu postu.

Filippa ’etat sa manu pro leare sa bugia e cun unu lominu atzendet una istearica mesu consumida chi ogni note si giughet a s’aposentu inue drommit. Pesada dae sa banchita de ferula, s’acultziat a sa mesa e da un’ampulla si etat una cichera de cosa ’ilde mera, fata cun elvas chi solu issa connoschet e a ue at aggiuntu unu bellu pagu de abbaldente. Finidu de bufare, li cumparit in laras unu sorrisu chentza dentes chi luego iscumparit in sas pijas de sa cara chi mustrat una femina ’etza de annos e de tantu ischire. Su mucaloru, como faladu in coddos, non tratenet sos pilos canos, longos e isoltos e chi remunin solu in parte su tuju, ue s’iden signales de istropios chi su tempus at sanadu dae meda. In bidda la connoschen comente Filippa sa Majalza, e totu la timene. Si calicunu l’intopat in caminu si sinnat comente chi eperat bidu su dimoniu allutu.

Leggi tutto
7 Settembre 2012 - Categoria: versos in limba

Prenda lontana di Franco Piga a contivizu di Domitilla Mannu

Prenda mia chi ses sola
solu a tie so pensende,
ca su tempus m’est lassende
e mi paret bola-’ola.
Che fùsida furriola
custu coro mi l’intendo,
prenda mia non cumprendo
custa sorte it’est fatende.

Leggi tutto
2 Settembre 2012 - Categoria: eventi straordinari, memoria e storia

Andata e ritorno dall’aldilà di Gloria Polo di Bogotà, dentista e docente universitaria. Un’esperienza meravigliosa e tragica ad un tempo.

Gloria Polo

La signora Gloria Polo, dentista a Bogotà (Colombia), era a Lisbona e Fatima, l’ultima settimana di Febbraio 2007, per dare la sua testimonianza che figura nel suo sito gloriapolo.com, la riportiamo per i nostri lettori.

-Fratelli e sorelle, è meraviglioso per me condividere con voi in questo istante, l’ineffabile grazia che mi ha dato Nostro Signore, ormai più di dieci anni fa.

Mi trovavo all’Università Nazionale della Colombia a Bogotà (nel maggio 1995). Con mio nipote, dentista come me, noi preparavamo una lezione.

Leggi tutto
1 Settembre 2012 - Categoria: versos in limba

Che unu durche ‘asu di Giangavino Vasco a contivizu de Domitilla Mannu

Cando,vida, cuadu
mi ch’as in cussa die
de su menzus fiore sos colores;
cando m’as istudadu
cun astraos e nie,
su sole de sos annos benidores,

amargura e dolores
sa gianna m’an abbertu
de logos mai ‘idos,
ch’in pettus ismarridos,
m’an postu sos sentidos in cussertu,
fortzas noas mustràndemi,
cando onz’ispera in bruncu  fit lassàndemi.

Leggi tutto
31 Agosto 2012 - Categoria: eventi culturali, memoria e storia

Uno studioso scopre a 1800 metri sulle Alpi un museo etnografico risalente al 1918 di Ange de Clermont

Paolo intervallando camminate montane d’obbligo, visto che frequenta da tempo la figlia d’un alpino, è più attratto da eventi culturali e soprattutto da musei di vario genere in Italia e all’estero o da biblioteche acarose (meno male che non soffre come me di allergie) dove ti va a cercare pezzi di epoca moderna, per intenderci dal 1500 al 1800. E’ arrivato al punto di andare a scovare ovunque essi fossero i libri amicorum degli studenti universitari europei e la sua università che, per fortuna è una piccola università di provincia, lo ha messo letteralmente in croce per mettere su un museo dello studente europeo. D’altra parte quest’antico ateneo ha pure il difetto d’essere il più acaroso d’Europa, per cui lo ha costretto a cercare i pezzi con maggior grado di acarosità di questo vecchio e ormai declinante continente. Pensate, i vari rettori che si succedono, fanno affinare un apparecchietto che misuri il grado d’anzianità degli acari e ogni pezzo prima d’essere acquisito o donato o comprato, a vil prezzo, è sottoposto all’acarometro.

Leggi tutto

Nel patio della Madonna degli Angeli Mauro Maxia presenta “La fonetica storica del gallurese e delle altre varietà sardocorse” a cura di Angelino Tedde

Nel contesto della manifestazione organizzate dall’associazione Peri sas carrelas il prof. Mauro Maxia  ha presentato anche a Perfugas, avendolo già fatto a  Telti Olbia e Sedini, il suo lavoro dal titolo Fonetica storica del Gallurese e delle altre varietà sardocorse  Taphros, Olbia 2012. Lavoro in cui si riassumono molte ricerche svolte dall’onomasta perfughese, già professore  a contratto di lingua sarda per parecchi anni presso l’Università degli Studi  di Sassari. Questo, infatti, è solo uno dei numerosi lavori svolti da Maxia che, senza escludere nessuno, in questo campo risulta il più noto e illustre studioso non solo dell’Anglona, ma anche dell’Isola. Si vedano gli ultimi lavori, recensiti su questo blog, sia sul Condaghe di Salvennor sia sulla villa medievale de Orria Pithinna.

 Lo studioso era ed è ben meritevole di una cattedra universitaria se gli studiosi al potere nelle nostre accademie non fossero miopi e poco propensi a riconoscere i meriti altrui.

 All’imbrunire, nel suggestivo patio della Madonna degli Angeli, quasi a rinverdire “sos contos de foghile” del mondo contadino, Perfughesi, Erulesi e altri galluresi e anglonesi, in invidiabile numero, si son dati convegno per ascoltare Maureddu.

Leggi tutto
27 Agosto 2012 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, cultura, eventi straordinari

Un simposio di scultura tra sugherete contorte e rossastre ricordando Angelo Truddaiu, (1935-2011), scultore in legno e granito di Angelino Tedde, foto di Mario Unali.

In uno scenario bucolico, un vasto bosco di contorte sughere millenarie, accanto ad un laghetto artificiale, in agro di Chiaramonti, località Funtanazza, si è svolto il simposio di scultura per ricordare Angelo Truddaiu, scomparso lo scorso anno, un artista scultore del legno e del granito, chiaramontese. Le sue opere si rincorrono nel bosco, in mostra, con scene faunistiche che sembrano vive. Quivi oltre a sette artisti si son dati convegno amici ed estimatori per scolpire, poetare in suo ricordo. Il gruppo folk di Chiaramonti per la danza e il canto tradizionale e il gruppo XL formato da giovani chiaramontesi con alla chitarra Carlo Moretti hanno risvegliato il sonno vegetale degli alberi e degli arbusti. L’evento è stato festeggiato da tanta gente quasi si trattasse di una festa campestre di primavera, mentre viviamo una delle estati più torride degli ultimi anni.

Leggi tutto
RSS Sottoscrivi.