[….ager sanguinis”…] “terreno di sangue”, così nelle annotazioni fornite dal Canonico Giovanni Spano – Senatore del Regno – nella traduzione dall’originale in francese del “Voyage en Sardaigne” di Alberto Ferrero La Marmora (data pubb. 1826 , a Parigi) dopo esperienze di viaggio nell’Isola nei primi dell’800.
Nel 1769, Vincenzo Mameli de Olmedilla nella sua “Relazione sugli Stati d’Oliva”, scriveva: […..l’esercizio dei chiaramontesi da piccoli è quello di tirare al bersaglio e lo schioppo è il loro primo e principale attrezzo che perfino in chiesa non abbandonano, con esso al lato dormono, con esso camminano dentro casa, le risse, i furti, tumulti, gli omicidi non fanno impressione in quella popolazione, già da molto tempo abituato a simili eccessi, sia di giorno che di notte….]”; [….la presenza di bande di malviventi è attestato, luogo di rifugi storici di banditi del Capo di Sassari e base di partenza per gli espatri clandestini in Corsica; l’ordine pubblico a Chiaramonti e la Giustizia non è temuta né rispettata e il bandito Juan Fais detta legge dal Sasso a tutta Chiaramonti perché carente l’Amministrazione della Giustizia….] (fonte “Quaderni Bolotanesi” trad. a cura di Italo Bussa)
Fatta l’Unità d’Italia occorreva fare gl’italiani! Finisce “l’Espressione geografica” di Bismatck e ha inizio quel tormentato periodo in cui bisognava edificare la Nazione. Già Dante e ancor più Machiavelli avevano preconizzato a modo loro un’unità degli abitanti della Penisola. Ci voleva,tuttavia, il vento del nazionalismo avvertito in tutta Europa perché l’Italia diventasse una Nazione.
Commenti disabilitati su “Chiaramonti: nasce il Centro Culturale nell’Ottocentesca Caserma dei Carabinieri” considerazioni di Angelino Tedde . Leggi tutto
Nel 400 ° anniversario del Carisma vincenziano suor Teresa Tambelli Figlia della Carità è proposta dalla Chiesa che è in Cagliari come fulgido esempio di vita cristiana eroicamente vissuta nella costante pratica del Comandamento dell’Amore. Il 6 novembre 2016 nella Cattedrale di Cagliari, l’Arcivescovo Mons. Arrigo Miglio, presidente del Tribunale diocesano per la Causa di canonizzazione, durante una solenne cerimonia ha dato avvio all’iter volto ad appurare la veridicità della vita, la virtù e la sua fama di santità.
Si tratta della storia di un pastorello sardo di una modesta famiglia di pastori-mezzadri che viene indirizzato verso il seminario diocesano dalla madre per diventare prete.
Essere prete negli anni sessanta e ancor prima significava trovare nella società una collocazione dignitosa, una parrocchia da amministrare e un prestigio religioso e culturale invidiabile. Di questo prestigio avrebbe goduto non solo lui, ma l’intera famiglia: la madre e il padre, i fratelli e il parentado. Il suo carisma e il suo prestigio sociale sarebbero ricaduti piacevolmente sullo stesso paes
Né c’è da meravigliarsi, alla stessa maniera le figlie venivano orientate o addirittura costrette a spesare un giovane di buona famiglia verso cui non sentivano alcun sentimento d’amore. A cumbenientzia ci si sposava e alla stessa maniera si poteva diventare prete secolare o religioso con buona pace di chi era costretto ad affrontare un marito balbuziente o una moglie strabica oppure un ordine religioso dove si mangiava a stecchetto o un seminario freddo come l’inverno.
Il testamento di donna Gerolama (Nulvi 28.8.1684- Chiaramonti 11.12.1716) (sposata a Nulvi il 20.4.1699 con Giovanni Battista Delitala Delitala di origine chiaramontese e figlio di don Salvatore Battista Delitala di Chiaramonti sposato con Maddalena Delitala Cubeddu di Nulvi, non abbiamo la data di morte tuttavia figura vivo come testimone di nozze nel 1709) come tutti i testamenti del tempo inizia con la datazione in latino e del luogo in cui viene compilato.
E’ interessante che sia stato redatto in sardo. Il testo è naturalmente con delle premesse religiose afferenti alla divinità classico modulo di tutti i testamenti dell’ancien régime. ( 1)
Secondo gli studiosi della nuova storia, 1929, si tratta di morte apparecchiata. A quei tempi come oggi si moriva anche di morte violenta e improvvisa. Oggi le varie modalità s’incrociano e non si deve dire mai all’ammalato che sta per andarsene anche se lui se ne accorge.
Le riflessioni nella premessa deltestamento sono anch’esse profondamente cristiane:
“ Pro cantu totu sos nasquidos in custa valle de lagrimas sun per natura ispostos a sa morte corporale et a cudda nexuna pessone iscapare podet. Segundu semus avisados per su Sagradu Evangeliu qui narat vigilate et orate quia nescitis diem neque oram: vegliate e pregate perché non conoscete né l’ora né il giorno della morte”.
“Pro tantu sa immensa misericordia de Señore Nostru sempre invoquende heo sa Nobile Donna Giromina Delitala Tedde de sa presente Villa agatendemi comente mi agato, in su letu de domo et habitassione mia, prostrada de infirmidade corporale de sa cale timo [de] morrer cun sana imperò memoria et integra loquéla mia”
Commenti disabilitati su “Considerazioni sul testamento di Donna Gerolama Tedde in Delitala” di Angelino Tedde, Andreina Cascioni, Giovanni Soro . Leggi tutto
«Ci verrà il torcicollo a furia di guardare dall’altra parte», ha constatato Papa Francesco riferendosi alla nostra indifferenza verso le persone che vivono ai margini della società.
I margini della società sono tanti, sono margini sociali anche le fosse di dolore in cui vengono buttate delle povere ragazze stuprate da branchi di dementi feroci.
Margini della società con stupri di branco. Eppure siamo in Italia non in zone di guerra dove le mostruosità sono all’ordine del giorno (come ad esempio nella martoriata Ucraina in cui soprattutto agli inizi dell’aggressione russa, quindi solo un anno fa, avvenivano, ma forse tuttora avvengono, raccapriccianti violenze sessuali di branco su donne, bambini, uomini; mentre in Italia c’era chi, pure fra i cattolici, elogiava quell’aggressione considerandola utile per la liberazione dal gender e dal degrado morale occidentale. Quindi mostruosità inimmaginabili, degradanti all’ennesima potenza infernale, come antidoto al degrado dell’Occidente? Killer spietati e stupratori seriali per portare moralità nel nostro ferito mondo occidentale?).
Berlusconi riposi in pace, noi svegliamoci dal sonno!
C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Siamo stati in silenzio nei momenti della morte di un essere umano, del dolore dei suoi familiari per la perdita, della preghiera di suffragio con il pietoso rito delle esequie. È un silenzio dettato dall’umana pietà, da un sentimento di fraternità e di comunione che non dobbiamo mai smarrire verso nessuno, perché rischieremmo così di cancellare il rispetto per l’umanità in quanto tale e perdere la nostra stessa anima.
Viene però pure il tempo di parlare. E qui vorremmo perciò svolgere qualche riflessione. Non tanto su Berlusconi, anche se da quello che – in alcuni ambiti – Berlusconi ha storicamente rappresentato si dovrà pur partire.
Nell’impossibilità di un discorso complessivo e a tutto tondo, lascerò da parte la considerazione del Berlusconi imprenditore (e della conseguente questione della sua correttezza, onestà, legalità, nonché dei suoi vari legami con ambienti “particolari”) e non parlerò neppure del Berlusconismo politico, che indubbiamente ha inciso profondamente nella storia italiana (si potrà non indebitamente parlare di “età berlusconiana” come si è parlato di “età crispina”) e che – per dirla sinteticamente – si è rivelato soprattutto, se non unicamente, una protesi efficace ed efficiente dei suoi affari, funzionale alla difesa e all’espansione del suo impero economico.
Mi vorrei concentrare, invece, su un piano di “antropologia culturale”: per quel che attiene, cioè, la lenta formazione di modelli comportamentali, mentalità sedimentate, paradigmi culturali di massa; la costruzione dell’immaginario collettivo, della sua dimensione morale, delle sue aspirazioni emergenti; la diffusione di simboli condivisi; la colonizzazione delle coscienze e dei sentimenti. Mi riferirò, dunque, alla “Berlusconizzazione antropologica” vista sia come volto nazionale della globalizzazione neoliberale degli ultimi decenni (tra XX e XXI secolo) sia come alveo collettore di vizi “arci-italiani” di lungo periodo e perciò come autobiografia tossica della nazione. Ma, anche per quest’ambito, lascerò da parte, per quanto possibile, gli aspetti sociali e civili e mi limiterò agli aspetti “religiosi”, quelli cioè che indubbiamente caratterizzano la Berlusconizzazione, sul piano storico, come il più potente ed efficace agente di scristianizzazione della società italiana.
Di Giovannino Scanu,fratello del caro amico Sergio Scanu, abbiamo un’intervista rilasciata ad Angelino anni fa, durante la sua ultima visita a Chiaramonti. Ieri a 90 anni è volato in Cielo nella sua amata città di Melborne.
Nell’intervista diretta da lui rilasciata narrava:
“Avevo 23 anni e volevo vedere il mondo in quanto non ero uscito mai da Chiaramonti non avendo fatto il servizio militare essendo quartogenito esente e allora, vista la grande richiesta di manodopera specializzata dall’Australia (ero un esperto muratore figlio d’arte da generazioni) decisi di partire per l’Australia. Eravamo nel 1956, l’anno della grande nevicata, m’imbarcai per Genova dove passai tutta la trafila delle visite mediche e attitudinali e successivamente m’imbarcai il 29 luglio 1956 da Brindisi con la Flaminia diretta in Australia. Giunsi al porto di Melborne il 3 settembre dello stesso anno, mentre m’aspettavo campi dissodati e deserto, rimasi sorpreso a vedere una metropoli mai vista. La mia conoscenza delle città si limitava a Sassari, allora con circa 40 mila abitanti e Cagliari un pò di più.