7 Settembre 2013 - Categoria: c'est la vie, memoria e storia

II. Vetrine e mele con interludio di porcetto arrosto: tutto per il pupo a cura di Ange de Clermont

Segue la II puntata del viaggio di nozze di Andrea e Priscilla.

Negozi “Da quelle interminabili vie romane tornammo abbastanza stanchi in albergo. La mammetta, ormai si comportava come tale, non aveva fatto che guardare vetrine e mangiare mele, visto che un po’ mi aveva dato retta dopo l’eccesso di banane nella passeggiata del mattino. Dentro me prendevo atto che stavo portando a spasso una ragazza di 20 anni, per di più in attesa, che si preoccupava della pappa al bimbo che portava in grembo e che era terribilmente attratta dalle luccicanti vetrine che a me davano solo tedio desideroso com’ero di visitare chiese e monumenti romani.

D’altra parte io marciavo sui ventisette anni e la sposina aveva appena compiuto vent’anni, per quei tempi era minorenne e aveva acquistato la maggiore età col matrimonio. Una maggiore età valida giuridicamente, ma fittizia psicologicamente.

In una mano la mela e l’altra a torturarsi i riccioli che cadevano sulla guancia sinistra e quando si stancava di giocare coi riccioli, si grattava molto graziosamente il fianco sinistro, forse per comunicare col pupo.

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6 Settembre 2013 - Categoria: c'est la vie

“Dove sei amore?” di Ange de Clermont

taigaDove sei,
amore,
dove ti celi?
Negli occhi
di una donna ti celi
e poi fugge nei campi
ripieni di malinconia
o nel vasto mare
inondato di solitudine.

Chi può trovarti,
amore?
Ora in uno sguardo
ora in una parola
tu indugi.
Introvabile sei.
Ed io
invano t’inseguo.

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5 Settembre 2013 - Categoria: c'est la vie, memoria e storia

I. Il matrimonio e il viaggio di nozze: la traversata poco romantica a cura di Ange de Clermont

Unknown-3“Caro direttore, siamo due anziani coniugi che festeggiamo le nozze d’oro e vorremmo che lei ci lasciasse un pò di spazio sul suo blog, perciò le inviamo da pubblicare, se lo desidera a puntate, la cronistoria della nostra navigazione matrimoniale. Saluti. Andrea e Priscilla.”

Ho letto con curiosità la cronistoria e merita davvero la pubblicazione  a puntate. (A. T.)

“Quando arrivano i 50 anni dal giorno del matrimonio gli ormai stagionati sposi dovrebbero festeggiare per svariati motivi: primo ringraziare il buon Dio che ci ha fatto giungere sani e salvi a questo porto; secondo che per quante tempeste si siano incontrate nella navigazione si è giunti a questo porto chiamato nozze d’oro; terzo che, grazie a Dio, non ci siamo mai lasciati andare alla disperazione e nonostante le traversie questo barcone del matrimonio è arrivato alla meta tranquilla del 50 anni.

La cosa più bella di questa storia è che ci siamo sposati nel 1963 con la modica somma di 500 mila lire, citando a memoria ricordo che l’abito della sposa, comprato dal  sig. Toppa, così si chiamava il commerciante napoletano di abiti da sposa, situato agl’inizi dell’ultima parte del Corso di (…), ci vendette l’abito per 23 mil lira, mentre il mio lo comprai con 13 mila lire. Potrei elencarvi tutte le spese e spesucce, visto che abbiamo ancora l’elenco scrupolosamente compilato nella cassetta dei ricordi, compresi i riccioli dei quattro figli che in capo a sette anni nacquero, tre in casa e solo uno nella clinica.
Ci sposammo nella chiesa di Sant’Agostino e officiò la Messa Padre Luigi Chessa di Bessude, ma per 25 anni in Cina, reduce dalla cacciata brutale dei seguaci di Mao Se Dong dal  paese.
Ci parlò con molta semplicità del matrimonio cristiano durante il Vangelo, la cerimonia si era già svolta prima con la formula rivolta allo sposo:-Vuoi prendere per tua leggittima sposa la signorina Priscilla?-  risposi pronto di  si, la sposa fu ancora più veloce nel rispondere alla domanda dell’officiante.
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1 Settembre 2013 - Categoria: filologia

“Mere/i= Padrone/a” Appellativo sardo illustre, ma controverso di Massimo Pittau

 su mereIl sardo log. mere, camp. meri «padrone-a», diminutivo mericheddu, merigheddu, merixeddu-a «padroncino-a» (AIS 1602), è un appellativo pansardo, ossia diffuso e adoperato in tutta l’Isola, esclusi il Sassarese e la Gallura, ma la sua etimologia od origine è molto controversa.

Della sua etimologia si erano interesseati il Maestro della linguistica romanza o neolatina. Wilhelm Meyer-Lübke (Romanisches Etymologisches Wörterbuch, III Auflage, Heidelberg 1935, C. Winters Universitätsbuchhandlung, REW 5247) e il Maestro della linguistica sarda, Max Leopold Wagner, Historische Lautlehre des Sardischen, Halle 1941 §§ 62 e 356; Dizionario Etimologico Sardo, I-III, Heidelberg 1960-1964, s. v.), e d’accordo avevano concluso che l’appellativo sardo deriva direttamente dal lat. maior(e) attraverso le forme supposte *maire, *meire.

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29 Agosto 2013 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

Il nostro corrispondente da Hong Kong ovvero le peripezie di Oreste Carboni a cura di Ange de Clermont

LantauDa tempo ormai abbiamo un corrispondente da Hong Kong, precisamente dall’isola di Lantau. Il nostro abita in una frazioncina non molto distante dal mare, purtroppo molto inquinato tanto che egli non ama bagnarsi in quelle acque. La sua abitazione è posta al piano terra di una casa col piano sopraelevato dove abita un cinese transfuga con la sua famigliola dalla Cina comunista  (a quanto pare un vero paradiso terrestre), uno strano tipo con moglie e figlie bruttissime come il diavolo, a sentire lui! Intanto si tratta di famiglia che in Cina sarebbe esiliata nei lontani paesini perché ha avuto l’ardire di farsi due figlie. Inoltre trattasi di un tipo strano che ha scelto di trasformare la sua abitazione in una bottega artigiana. Moglie e figlie escono ogni mattina, lui chissà perché resta chiuso in casa dandosi da fare non si sa che cosa. Il nostro corrispondente non sa più come fare a causa di questi efferati crimini. Il primo: avendo assicurato lo sportellino delle bombole con una catena e con lucchetto italiano perché i malavitosi non gli rubino il fuoco, questo signore che chiameremo Sciam Po, che cosa ti combina un giorno?  Avendo bisogno della catena la sottrae alla sua funzione assicurativa delle bombole e lasciando il lucchetto a bocca aperta sottrae il malloppo per usarlo chissà per completare quale diavoleria. Il nostro corrispondente  Oreste CarboniP  va su tutte le furie, chiama l’uomo e lo processa parlando in lingua italiana dandogli dell’incivile che è comprensibile con l’inglese conosciuto dall’uomo. Il cinese fa finta di non capire la rabbia dell’uomo, allora Oreste  gli parla in inglese strascicato, in attesa che dal continente arrivi la sua giovane consorte che si esprime non solo in cinese corrente, ma anche in mandarino. In attesa della moglie, stilista apprezzata in tutta la Cina, la chiama al telefono e in italiano, lingua che la donna conosce, le racconta l’efferato crimine compiuto dall’inquilino soprano. La moglie assicura una bella lavata di capo per l’uomo e quando a fine settimana arriva, bussa alla casa del cinese, che scende giù da basso e urlando come un’ossessa gliene dice di cotte e di crude, ma soprattutto chiede indietro la catena corpo del reato. L’uomo terrorizzato dal piglio della giovane moglie  mena il can per l’aia adducendo la scusante che lui aiuta il governo locale a bruciare i rifiuti e che lui ha lavorato con onore in Giappone in Cina. Con l’incalzare dei rimbrotti della giovane moglie il poveretto promette di restituire la catenella nuova fiammante dicendo che ha compiuto il crimine per estrema necessità. Venti giorni dopo Oreste trova la catena nuova fiammante al suo posto col lucchetto italiano a bocca chiusa.

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27 Agosto 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, cultura

Un riconoscimento a Giovanni Soro, chiaramontese, dall’Università di Surindra Rajabhat (Thailandia) a cura di Ange de Clermont

L'elefantino d'oro

L’elefantino d’oro

La stampa locale ha messo in chiara luce l’opera svolta da Giovanni Soro in Thailandia per due anni consecutivi presso l’Università di Surindra Rajabhat che per mezzo del suo rettore ha voluto premiare un nostro intellettuale che pur essendo di buona origine agro-pastorale e con sangue in parte barbaricino non ha dimenticato il mondo intero e non si è chiuso nel suo guscio di professore di Lettere prima, di dirigente scolastico poi e, infine, di pensionato.

Fin da giovane, Giovannino per gli amici, per quanto sia alto  un metro e novanta, ha dimostrato interessi variegati per la poesia che ha appreso dando una mano al padre pastore da cui ha saputo trarre vocaboli sardi ormai desueti, ma che egli fa rivivere nelle sue liriche  a tratti  ermetiche a tratti d’una essenzialità stupefacente che lo lega ai grandi del nostro primo e secondo novecento (Cfr.Poeti del secondo Novecento). A tutto ciò si aggiunga l’amore per il folclore sardo: musica monodica, danza e melodia che da molti anni ha portato nel mondo insieme col coro Perfugas Matteo Peru non ignorando il Gruppo Folk  Santu Matheu Tzaramonte che per ben due volte ha visitato la città di Surin.

Il coro Perfugas Matteo Peru con Giovanni Soro ha rappresentato l’Italia e in particolare la Sardegna dal Suddamerica al Canada, dalla Germania alla Russia, da questa all’Asia estrema. Spesso si è trattato di un’andata e ritorno per cui si può ben dire che l’Anglona ha visto la rassegna di folclore internazionale, misurandosi coi  ritmi e i costumi del mondo.

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22 Agosto 2013 - Categoria: recensioni

Una scheda per la rivista (RION) “Rivista Italiana di Onomastica” sul lavoro di Mauro Maxia su “Perfugas e la sua comunità” a cura di Angelino Tedde

Mauro Maxia, Perfugas e la sua comunità. Profilo onomastico storico descrittivo, Taphros, Olbia 2010, pp. 450, € 20.

Mauro Maxia

Mauro Maxia

Mauro Maxia è uno storico della lingua del la Sardegna e della Corsica che da oltre vent’anni ha scelto di praticare il percorso specialistico dell’onomastica sulle tracce del suo maestro Massimo Pittau, docente emerito di Linguistica generale e Linguistica sarda dell’Università degli Studi di Sassari. Mentre il maestro ha portato avanti indagini sulle lingue più antiche, quali il paleosardo e l’etrusco soffermandosi anche sull’onomastica, l’allievo, dagli anni Ottanta, ha preferito indagare più approfonditamente sull’ono mastica, con particolare riferimento ai luoghi delle regioni storiche dell’Anglona e della Gallura, in pratica del nord della Sardegna, gettando più d’uno sguardo anche verso la Corsica. Maxia, inoltre, ha rivolto il proprio interesse anche ad altri aspetti disciplinari della linguistica quali la fonetica storica e la sociolinguistica. Risultato fecondo di questa attività costituisce il volume I nomi di luogo dell’Anglona (Ozieri, Il Torchietto 1994), al quale hanno fatto seguito quelli su La diocesi di Ampurias. Studio storico onomastico sull’insediamento umano medioevale (Sassari, Chiarella 1997), Studi storici sui dialetti della Sardegna settentrionale (Sassari, Studium ADP 1999), Tra sardo e corso. Studi sui dialetti del nord Sardegna (Sassari, Ma- gnum-Edizioni 2001, 2003), Anglona medioevale. I nomi e i luoghi (Sassari, Magnum-Edizioni 2002), Dizionario dei cognomi sardo-corsi. Frequenze, fonti, etimologia (Cagliari, Condaghes 2002), Lingua Limba Linga. Indagine sull’uso dei codici linguistici in tre co- muni della Sardegna settentrionale (Cagliari, Condaghes 2006), I Corsi in Sardegna (Cagliari, Ed. Della Torre 2006), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione e a fronte (Perfugas [Sassari], AM Graphic 2007), Studi sardo-corsi. Dialet- tologia e storia della lingua tra le due isole (Olbia, Taphros 2008). Tutti questi lavori, nella maggior parte dei quali l’onomastica si coniuga con la storia, si pongono a monte dell’opera ponderosa, matura e suggestiva che si vuole presentare in questa scheda.

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20 Agosto 2013 - Categoria: memoria e storia, versos in limba

Gianni Denanni, su cantadore de Tzaramonte, frade de Franco, cantadore isse puru. Intervista aggolta dae Anghelu de sa Niéra

Gianni Denanni

Gianni Denanni

Deo so naschidu a Tzaramonte su 27 de frearzu de su 1960 dae Cristovulu Denanni  e dae Nigolosa Pileri.

Sa mia fit una familia de  pastores (Sassu Altu) e istaimus in sa tanca de S’Ena e dai cando fio minore cun frade meu, Franco, chi fit pius facci mannu de  a mie, nos tucaimus a cantare in  sas festas de campagna, accunpagnados a chiterra dae tiu Tigelliu Mannu e calchi olta dae tiu Peppeddu Iddau, innanti a totu sos parentes. Cando ochiamus su porcu faghiamus festa finza pro una chida intrea.

 Cando andaimus a sas festas meda bortas nos invitaiant a  pigare a su palcu e a cantare a boghe  ipalatada umpare a sos professionistas.

Frade meu fit pius facciudu e deo calchi olta pro sa timoria de sa zente mi che fuio, pero pustis ap’ imparadu deo puru a esser facci mannu e a cantare a boghe piena adainanti a sa zente. Su chi nos at permissu de cantare umpare a livellu professinisticu est istadu chi deo e frade meu aimus duas boghes divessas e un istile divessu  e quindi semus andados adaenanti cun sutzessu mannu. Deo a diferentzia de frade meu meda bortas m’iscrio sas cantones chi canto dae sos palcos ca mi piaghet de esser a su passu cun sos tempos ligados a sa vida e  a sos tempos bennidores.  In custa manera so custrintu a m’aggiornare continuamente e a fagher versos ispirados a s’atualidade comente apo fatu pro  sos oberaios de s’Asinara e cando so andadu a Sardegna Uno pro cantare otavas pro sos pastore in rebellìa.

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