5 Settembre 2013 - Categoria: c'est la vie, memoria e storia

I. Il matrimonio e il viaggio di nozze: la traversata poco romantica a cura di Ange de Clermont

Unknown-3“Caro direttore, siamo due anziani coniugi che festeggiamo le nozze d’oro e vorremmo che lei ci lasciasse un pò di spazio sul suo blog, perciò le inviamo da pubblicare, se lo desidera a puntate, la cronistoria della nostra navigazione matrimoniale. Saluti. Andrea e Priscilla.”

Ho letto con curiosità la cronistoria e merita davvero la pubblicazione  a puntate. (A. T.)

“Quando arrivano i 50 anni dal giorno del matrimonio gli ormai stagionati sposi dovrebbero festeggiare per svariati motivi: primo ringraziare il buon Dio che ci ha fatto giungere sani e salvi a questo porto; secondo che per quante tempeste si siano incontrate nella navigazione si è giunti a questo porto chiamato nozze d’oro; terzo che, grazie a Dio, non ci siamo mai lasciati andare alla disperazione e nonostante le traversie questo barcone del matrimonio è arrivato alla meta tranquilla del 50 anni.

La cosa più bella di questa storia è che ci siamo sposati nel 1963 con la modica somma di 500 mila lire, citando a memoria ricordo che l’abito della sposa, comprato dal  sig. Toppa, così si chiamava il commerciante napoletano di abiti da sposa, situato agl’inizi dell’ultima parte del Corso di (…), ci vendette l’abito per 23 mil lira, mentre il mio lo comprai con 13 mila lire. Potrei elencarvi tutte le spese e spesucce, visto che abbiamo ancora l’elenco scrupolosamente compilato nella cassetta dei ricordi, compresi i riccioli dei quattro figli che in capo a sette anni nacquero, tre in casa e solo uno nella clinica.
Ci sposammo nella chiesa di Sant’Agostino e officiò la Messa Padre Luigi Chessa di Bessude, ma per 25 anni in Cina, reduce dalla cacciata brutale dei seguaci di Mao Se Dong dal  paese.
Ci parlò con molta semplicità del matrimonio cristiano durante il Vangelo, la cerimonia si era già svolta prima con la formula rivolta allo sposo:-Vuoi prendere per tua leggittima sposa la signorina Priscilla?-  risposi pronto di  si, la sposa fu ancora più veloce nel rispondere alla domanda dell’officiante.
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1 Settembre 2013 - Categoria: filologia

“Mere/i= Padrone/a” Appellativo sardo illustre, ma controverso di Massimo Pittau

 su mereIl sardo log. mere, camp. meri «padrone-a», diminutivo mericheddu, merigheddu, merixeddu-a «padroncino-a» (AIS 1602), è un appellativo pansardo, ossia diffuso e adoperato in tutta l’Isola, esclusi il Sassarese e la Gallura, ma la sua etimologia od origine è molto controversa.

Della sua etimologia si erano interesseati il Maestro della linguistica romanza o neolatina. Wilhelm Meyer-Lübke (Romanisches Etymologisches Wörterbuch, III Auflage, Heidelberg 1935, C. Winters Universitätsbuchhandlung, REW 5247) e il Maestro della linguistica sarda, Max Leopold Wagner, Historische Lautlehre des Sardischen, Halle 1941 §§ 62 e 356; Dizionario Etimologico Sardo, I-III, Heidelberg 1960-1964, s. v.), e d’accordo avevano concluso che l’appellativo sardo deriva direttamente dal lat. maior(e) attraverso le forme supposte *maire, *meire.

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29 Agosto 2013 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

Il nostro corrispondente da Hong Kong ovvero le peripezie di Oreste Carboni a cura di Ange de Clermont

LantauDa tempo ormai abbiamo un corrispondente da Hong Kong, precisamente dall’isola di Lantau. Il nostro abita in una frazioncina non molto distante dal mare, purtroppo molto inquinato tanto che egli non ama bagnarsi in quelle acque. La sua abitazione è posta al piano terra di una casa col piano sopraelevato dove abita un cinese transfuga con la sua famigliola dalla Cina comunista  (a quanto pare un vero paradiso terrestre), uno strano tipo con moglie e figlie bruttissime come il diavolo, a sentire lui! Intanto si tratta di famiglia che in Cina sarebbe esiliata nei lontani paesini perché ha avuto l’ardire di farsi due figlie. Inoltre trattasi di un tipo strano che ha scelto di trasformare la sua abitazione in una bottega artigiana. Moglie e figlie escono ogni mattina, lui chissà perché resta chiuso in casa dandosi da fare non si sa che cosa. Il nostro corrispondente non sa più come fare a causa di questi efferati crimini. Il primo: avendo assicurato lo sportellino delle bombole con una catena e con lucchetto italiano perché i malavitosi non gli rubino il fuoco, questo signore che chiameremo Sciam Po, che cosa ti combina un giorno?  Avendo bisogno della catena la sottrae alla sua funzione assicurativa delle bombole e lasciando il lucchetto a bocca aperta sottrae il malloppo per usarlo chissà per completare quale diavoleria. Il nostro corrispondente  Oreste CarboniP  va su tutte le furie, chiama l’uomo e lo processa parlando in lingua italiana dandogli dell’incivile che è comprensibile con l’inglese conosciuto dall’uomo. Il cinese fa finta di non capire la rabbia dell’uomo, allora Oreste  gli parla in inglese strascicato, in attesa che dal continente arrivi la sua giovane consorte che si esprime non solo in cinese corrente, ma anche in mandarino. In attesa della moglie, stilista apprezzata in tutta la Cina, la chiama al telefono e in italiano, lingua che la donna conosce, le racconta l’efferato crimine compiuto dall’inquilino soprano. La moglie assicura una bella lavata di capo per l’uomo e quando a fine settimana arriva, bussa alla casa del cinese, che scende giù da basso e urlando come un’ossessa gliene dice di cotte e di crude, ma soprattutto chiede indietro la catena corpo del reato. L’uomo terrorizzato dal piglio della giovane moglie  mena il can per l’aia adducendo la scusante che lui aiuta il governo locale a bruciare i rifiuti e che lui ha lavorato con onore in Giappone in Cina. Con l’incalzare dei rimbrotti della giovane moglie il poveretto promette di restituire la catenella nuova fiammante dicendo che ha compiuto il crimine per estrema necessità. Venti giorni dopo Oreste trova la catena nuova fiammante al suo posto col lucchetto italiano a bocca chiusa.

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27 Agosto 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni, cultura

Un riconoscimento a Giovanni Soro, chiaramontese, dall’Università di Surindra Rajabhat (Thailandia) a cura di Ange de Clermont

L'elefantino d'oro

L’elefantino d’oro

La stampa locale ha messo in chiara luce l’opera svolta da Giovanni Soro in Thailandia per due anni consecutivi presso l’Università di Surindra Rajabhat che per mezzo del suo rettore ha voluto premiare un nostro intellettuale che pur essendo di buona origine agro-pastorale e con sangue in parte barbaricino non ha dimenticato il mondo intero e non si è chiuso nel suo guscio di professore di Lettere prima, di dirigente scolastico poi e, infine, di pensionato.

Fin da giovane, Giovannino per gli amici, per quanto sia alto  un metro e novanta, ha dimostrato interessi variegati per la poesia che ha appreso dando una mano al padre pastore da cui ha saputo trarre vocaboli sardi ormai desueti, ma che egli fa rivivere nelle sue liriche  a tratti  ermetiche a tratti d’una essenzialità stupefacente che lo lega ai grandi del nostro primo e secondo novecento (Cfr.Poeti del secondo Novecento). A tutto ciò si aggiunga l’amore per il folclore sardo: musica monodica, danza e melodia che da molti anni ha portato nel mondo insieme col coro Perfugas Matteo Peru non ignorando il Gruppo Folk  Santu Matheu Tzaramonte che per ben due volte ha visitato la città di Surin.

Il coro Perfugas Matteo Peru con Giovanni Soro ha rappresentato l’Italia e in particolare la Sardegna dal Suddamerica al Canada, dalla Germania alla Russia, da questa all’Asia estrema. Spesso si è trattato di un’andata e ritorno per cui si può ben dire che l’Anglona ha visto la rassegna di folclore internazionale, misurandosi coi  ritmi e i costumi del mondo.

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22 Agosto 2013 - Categoria: recensioni

Una scheda per la rivista (RION) “Rivista Italiana di Onomastica” sul lavoro di Mauro Maxia su “Perfugas e la sua comunità” a cura di Angelino Tedde

Mauro Maxia, Perfugas e la sua comunità. Profilo onomastico storico descrittivo, Taphros, Olbia 2010, pp. 450, € 20.

Mauro Maxia

Mauro Maxia

Mauro Maxia è uno storico della lingua del la Sardegna e della Corsica che da oltre vent’anni ha scelto di praticare il percorso specialistico dell’onomastica sulle tracce del suo maestro Massimo Pittau, docente emerito di Linguistica generale e Linguistica sarda dell’Università degli Studi di Sassari. Mentre il maestro ha portato avanti indagini sulle lingue più antiche, quali il paleosardo e l’etrusco soffermandosi anche sull’onomastica, l’allievo, dagli anni Ottanta, ha preferito indagare più approfonditamente sull’ono mastica, con particolare riferimento ai luoghi delle regioni storiche dell’Anglona e della Gallura, in pratica del nord della Sardegna, gettando più d’uno sguardo anche verso la Corsica. Maxia, inoltre, ha rivolto il proprio interesse anche ad altri aspetti disciplinari della linguistica quali la fonetica storica e la sociolinguistica. Risultato fecondo di questa attività costituisce il volume I nomi di luogo dell’Anglona (Ozieri, Il Torchietto 1994), al quale hanno fatto seguito quelli su La diocesi di Ampurias. Studio storico onomastico sull’insediamento umano medioevale (Sassari, Chiarella 1997), Studi storici sui dialetti della Sardegna settentrionale (Sassari, Studium ADP 1999), Tra sardo e corso. Studi sui dialetti del nord Sardegna (Sassari, Ma- gnum-Edizioni 2001, 2003), Anglona medioevale. I nomi e i luoghi (Sassari, Magnum-Edizioni 2002), Dizionario dei cognomi sardo-corsi. Frequenze, fonti, etimologia (Cagliari, Condaghes 2002), Lingua Limba Linga. Indagine sull’uso dei codici linguistici in tre co- muni della Sardegna settentrionale (Cagliari, Condaghes 2006), I Corsi in Sardegna (Cagliari, Ed. Della Torre 2006), L’inventario settecentesco di Santa Maria degli Angeli di Perfugas. Edizione del manoscritto spagnolo con traduzione e a fronte (Perfugas [Sassari], AM Graphic 2007), Studi sardo-corsi. Dialet- tologia e storia della lingua tra le due isole (Olbia, Taphros 2008). Tutti questi lavori, nella maggior parte dei quali l’onomastica si coniuga con la storia, si pongono a monte dell’opera ponderosa, matura e suggestiva che si vuole presentare in questa scheda.

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20 Agosto 2013 - Categoria: memoria e storia, versos in limba

Gianni Denanni, su cantadore de Tzaramonte, frade de Franco, cantadore isse puru. Intervista aggolta dae Anghelu de sa Niéra

Gianni Denanni

Gianni Denanni

Deo so naschidu a Tzaramonte su 27 de frearzu de su 1960 dae Cristovulu Denanni  e dae Nigolosa Pileri.

Sa mia fit una familia de  pastores (Sassu Altu) e istaimus in sa tanca de S’Ena e dai cando fio minore cun frade meu, Franco, chi fit pius facci mannu de  a mie, nos tucaimus a cantare in  sas festas de campagna, accunpagnados a chiterra dae tiu Tigelliu Mannu e calchi olta dae tiu Peppeddu Iddau, innanti a totu sos parentes. Cando ochiamus su porcu faghiamus festa finza pro una chida intrea.

 Cando andaimus a sas festas meda bortas nos invitaiant a  pigare a su palcu e a cantare a boghe  ipalatada umpare a sos professionistas.

Frade meu fit pius facciudu e deo calchi olta pro sa timoria de sa zente mi che fuio, pero pustis ap’ imparadu deo puru a esser facci mannu e a cantare a boghe piena adainanti a sa zente. Su chi nos at permissu de cantare umpare a livellu professinisticu est istadu chi deo e frade meu aimus duas boghes divessas e un istile divessu  e quindi semus andados adaenanti cun sutzessu mannu. Deo a diferentzia de frade meu meda bortas m’iscrio sas cantones chi canto dae sos palcos ca mi piaghet de esser a su passu cun sos tempos ligados a sa vida e  a sos tempos bennidores.  In custa manera so custrintu a m’aggiornare continuamente e a fagher versos ispirados a s’atualidade comente apo fatu pro  sos oberaios de s’Asinara e cando so andadu a Sardegna Uno pro cantare otavas pro sos pastore in rebellìa.

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18 Agosto 2013 - Categoria: memoria e storia

“Su contu est bellu cando faghet a rier a totu e niunu restat guvaldu” de Maria Sale

images-3Caru Angelinu apo retzidu sa risposta tua e benzo subitu a ti torrare sa mia.

S’istima mia pro te benit in parte manna da-e su chi tue dimustras de essere comente omine de fide cristiana e rispettosu de onzi manera de vivere e de pensare, duncas sò cumbinta chi cumprendas s’idea mia subra sos contados e, si no la cumpaltis, la rispetes.

 No isco si tue apas connotu a babbu meu, issu naraiat chi in donzi idda narant contos e contados, in donzi gianna b’at giaos e bullitas, in donzi coro b’at penas, est sa vida.

No fit un’omine ispeciale, li piaghiat a bugliare e a si che ponner issu matessi in mesu sa buglia, ma fatende sempre manera chi niunu s’essere intesu in calchi manera guvaldu dae sos risos maccos de sos sabios.

Deo sò sa fiza pius minore ma ap’apidu sos matessi imparos de sos ateros e ti naro solu chi duas cosas nos at issinzadu e fatu intrare in su neuddu: onestade e rispetu massimamente pro chie est insegus de te.

Pagos cuntzetosu ma fint vangelo sempre presente: bonu tratare cun totu, onore a sos Santos e agiudu de Deus in donzi faina, l’apo sempr’idu sinnaresis cando giunghiat sos boes, cando ‘ettaiat su primu saccu ‘e trigu in s’orriu e cando cun mama impastaiat sa madrija ‘e su pane. No sunt bantos nè mi  nde chelzo dare, est veridade connota a totu.

Ma pro torrare a nois e a sos contos, babbu fit meda arrejonaditu e nde naraiat a isvilimentu, isco, ca mi los ammento, contos bellos e feos cun momenes e sambenados ca sun cosas beras e chimai ateros solu imbentados da-e babu pro fagher a rier, chi cherfendelos iscrier bind’at de iscialare. Onzi tantu, in familia, los ammentamus e bogamus a pizu ma sa cosa finit cue chenza l’isterrer tropu.

Gai aiat cherfidu babu, e forsi tiu Giommaria puru, e, finzas tiu Giuanne Andria  (Tebachera) tiu tou, ca ite narrer tantu bind’at sempre in donzi tempus e; duncas, si nos ponimus totu a narrer no bi restat chie iscultare.

T’ispiego mezus Angelì, su parrer meu subra custos contos est chi sunt galanos cando s’iscultant e cando sunt ischidos narrer e massimamente, cando si riet pro totu sos chi bi fentomant.

In custu tempus est bessida sa moda de iscrier meda contos e poto puru esser de accoldu, siat pro tentare de salvare sa limba e siat ca, nachi, sunt s’istoria nostra, mancari misera.

Però, a parrer meu, bi cheret s’atentzione de che los ischire girare a manera chi totu e niunu si bi connoscant o bi connoscant parentes o benvolentes siat in bene che in male e siat chi siant bios o mortos, ca donzunu at fizos  nebodes e pronibodes e donzunu de custos at sa sensibilidade sua chi meritat rispetu. “Su contu est bellu cando faghet a rier a totu e niunu restat guvaldu,” goi naraiat babu e goi la pesso deo.

No isco si tue gitas contu de iscrier una serie longa de contos subra sas fainas disfortunadas de tiu Giommaria, creo de t’aere ispiegadu comente la penso.

Si cheres tancare sa serie cun custu contu chi m’as’imbiadu e in mesu bi pones intrea sa mail mia ti lu imbio curregido e, a-i custu puntu pones derettamente su numene de tiu Giommaria, tantu est giaru, chenza fagher tantu minestrone e chenza chiscare salipa o salipone, chi ‘enit bene finzas sa rima, e los torramus a Sale che prima.

E sind’aggiuventat puru Antoni Maria (chi connosco solu de vista) ma si si narat Murza…chenza sale est abba ebbia.

 Sempre pro rispettu de totu sas bideas, si tue cheres sighire a iscrier contos , siant de chie si siat, e atzetas su cossizu meu rendelos anonimos, e deo sò pronta a t’agiuare in custas fainas …de isvagu, pruite no.

Saludos caros.
__________________

 UnknownCara Maria, so pienamente de acordu su ch’iscries subra sa poetica de sos contos. Antoni Maria pero  est est unu contadore naif e deo medas bortas iscrio su ch’issu mi contat chena fagher sos passazos chi bi cherent pro render sos contos anonimos chi fetant rier a totu e niunu restet guvaldu. Sas consideratziones tuas pero sunt giustas, difatis, no ammentendemi sos nomenes de sos frades de tiu Giommaria Sale, apo postu su nomene de babbu tou guasi a cuare su protagonista de su contu, ma aio fatu male sos contos ca mancu a lu faghere a posta Dominigu fit babbu tou e gai nos che semus imbrocados in logu malu, puru si custu fatu , grazie a s’interventu tou, nos at fatu pensare a sa poetica de sos contos chi devet esser anonima e no pessonale pruite gai su contu si girat a leada in giru chi est s’ultima cosa chi deo cherzo sia pro motivos poeticos sia pro su repetu chi si devet ad ogni omine e femina de custu mundu. Gratzie meda e como sighit su contu chi tue as curregidu cun arte e cun repetu pro tiu tou Giommaria.

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14 Agosto 2013 - Categoria: cristianesimo

Mistica Rosa di tutto il Creato di Ange de Clermont

images-11Concepita senza macchia
originale
come il Cristo
suo Figlio
s’addormentò nel sepolcro
per risvegliarsi presto
e ascendere
gloriosa al Cielo
che la proclamò
dell’universo Regina
sempre su di esso china
dei peccatori
ancora di salvezza.

Dona a noi
della speranza la brezza
e non lasciarci soli
quando imperversa
il vento dell’umana
fralezza.
Strappaci dai nostri lacci
dagli odi e dai rancori
e donaci l’amore
per tuo Figlio
e i fratelli
e all’ora del dolore
e della morte
donaci la tua sorte
madre amabile e generosa
dell’intero Creato
mistica Rosa.
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