10 Ottobre 2013 - Categoria: lingua/limba

Capofoglio sa muzere intamen che su maridu de Anghelu de sa Niéra

D. -Apo idu chi t'ant postu capofoglio!-<br />
A.- Ebbè non t'andat bene?-<br />
D.- No e malasorte, custu est maschilismu beru e propriu. Custas cosas devent finire pro sempre.-<br />
A. -Tando bae a sa Circoscrizione e nara a s'impiegadu chi ti ponzat capofoglio.-<br />
D. - Giustu, cando as chervidu ti che ses bessidu fora de domo, poi ses torradu e come cheres pure torrare capofoglio!-<br />
A. - Faghe su chi cheres sa matriarca ses tue, deo so innoghe  piu che atere pro atire sa pinzione.-<br />
D.- No l'ischis, maccarrone, chi contas cantu una puma?-<br />
A.- No l'ischio, ma como mi lu ses nende!-<br />
D.- E tando o faghes su chi cherzo deo o mi brincas sa gianna, intantu sa legge mi lassa totu  sa parte ona de sa pinzione e domos e mobilia._<br />
A. _- Bella cristiana ses e deo chi creio chi m'aisi perdonadu.-<br />
D.- Su perdonu b'est, ma capofoglio cherzo esser deo no sia chi ti enzant torra sos ziripiculos.-<br />
A. - Ma si so diventende etzu cadruddu ite ziribiculos mi devent bennere.-<br />
D. -Ohi no sia chi no ti connosca, giradore peus de giau tou in Franza. Su sambene no est abba, no b'at nudda ite faghere, cand'unu naschit feminarzu feminarzu restat.-<br />
A.- A mi finis sa matana. Unu podet isbagliare una borta, duas finas a tres, ma poi ponet carveddu!-<br />
D.- Giradila comente cheres, deo ap'a esser capofoglio e non b'at nudda ite fagher. Anzi dami su restu de sa cariasa.-<br />
A,- Ap'ipesu totu!-<br />
D. Puru ibaulidore ses. Narami tue comente devo fagher cu cust'omine. Deus meu ite rughe!-
D. -Apo idu chi t’ant postu capofoglio!-
A.- Ebbè non t’andat bene?-
D.- No e malasorte, custu est maschilismu beru e propriu. Custas cosas devent finire pro sempre.-
A. -Tando bae a sa Circoscritzione e nara a s’impiegadu chi ti ponzat capofoglio.-
D. – Giustu, cando as chervidu ti che ses bessidu fora dae domo, poi ses torradu e come cheres pure torrare capofoglio!-
A. – Faghe su chi cheres sa matriarca ses tue, deo so innoghe piu che atere pro atire sa pintzione.-
D.- No l’ischis, maccarrone, chi contas cantu una puma?-
A.- No l’ischio, ma como mi lu ses nende!-
D.- E tando o faghes su chi cherzo deo o mi brincas sa gianna, intantu sa legge mi lassa totu sa parte ona de sa pintzione e domos e mobilia.-
A. – Bella cristiana ses e deo chi creio chi m’aisi perdonadu.-
D.- Su perdonu b’est, ma capofoglio cherzo esser deo no sia chi ti enzant torra sos tziripiculos.-
A. – Ma si so diventende etzu cadruddu ite tziribiculos mi devent bennere.-
D. -Ohi no sia chi no ti connosca, giradore peus de giau tou in Frantza. Su sambene no est abba, no b’at nudda ite faghere, cand’unu naschit feminarzu, feminarzu restat.-
A.- A mi finis sa matana. Unu podet isbagliare una borta, duas finas a tres, ma poi ponet carveddu!-
D.- Giradila comente cheres, deo ap’a esser capofoglio e non b’at nudda ite fagher. Antzis dami su restu de sa cariasa.-
A,- Ap’ipesu totu!-
D. Puru ibaulidore ses. Narami tue comente devo fagher cu cust’omine. Deu meu ite rughe!-
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8 Ottobre 2013 - Categoria: cultura

Accademia sarda: 5 anni esatti di attività (8.10.2008-8.10. 2013) di Angelino Tedde

Tedde bisSon passati esattamente cinque anni dagl’inizi di attività del nostro blog, nel corso dei quali, visibile a tutti, ad oggi contiamo 102.036 visite, di cui grosso modo l’80 % dall’Italia e il 20% dall’estero, supponiamo da italiani o da stranieri. Le città più presenti sono Roma e Milano, le città del Nord più di quelle del Sud e del Centro. Le discipline più ricercate sono la storia, con particolare riguardo l’archeologia; la filologia e la storia della scuola e delle istituzioni educative, seguono le categorie dei versi  e dei racconti in limba. Le pagine viste sono state 213.458.  Tra gli autori storico-scientifici sono molto ricercati gli articoli di Paolo Amat di San Filippo; ricercatissimi gli scritti filologici di Massimo Pittau e di Mauro Maxia e naturalmente i versi e le prose sarde degli autori pubblicati. Gli autori dei quali abbiamo i profili sono inseriti nelle 38 pagine. Apprezzate le ricerche delle nostre laureate e dei colleghi di storia della scuola e delle istituzioni educative. Gli articoli pubblicati sono 925, i commenti ammessi 260; gl’inglesi cercano in genere di farsi pubblicità, ma noi decisamente li cestiniamo. I Tag sono 72. Peccato che i contributi dei docenti universitari abbiano come scopo la carriera e gli scaffali polverosi, lo stesso dicasi della maggior parte delle ricerche di tesi di laurea. Quest’esperienza dimostra ancora una volta che la scienza non è fatta per essere conosciuta da tutti, ma soprattutto dagli addetti. Insomma i professori universitari studiano per i loro colleghi e per le loro carriere, fatte  alcune eccezioni, più che per diffondere il sapere ai vari strati delle classi sociali. Che tristezza! E siamo agl’inizi del terzo millennio. La tenebra, il nascondimento come per i vecchi stregoni è lo scopo dei nostri docenti. Motivazioni: i diritti delle case editrici delle riviste, dei saggi, ma le case editrici sono pagate con i nostri soldi per tenere al buio e per le istituzioni addette il sapere che dovrebbe essere di per se stesso diffusivo. Conosco vecchi e giovani colleghi universitari che quando chiedo i contributi dei loro studi sorridono sardonicamente, alla fine penso che siano contenti di essere conosciuti dalla cerchia dei cultori della loro disciplina ad uso carriera e basta. Io credo che compiano gravi peccati di omissione non ribellandosi alla routine. Internet può essere l’occasione per far conoscere il progresso della tecnica e della scienza, ma questi avari soggetti son tagliati così ed io non ci posso fare niente. Cerco di portare avanti un lavoro di convincimento paziente nella speranza che capiscano.  Mi pare che sia dovere di chi sa qualche briciolo di sapere seminarlo e farlo moltiplicare e non tenerselo nei granai ad ammuffire.

Fatta questa breve premessa non ho che da ringraziare tutti coloro che in italiano e in sardo, studiosi e cultori delle discipline, poeti e prosatori, ci hanno dato la materia prima senza i quali non avremmo potuto raccogliere tanti pregevoli contributi. Un grazie anche agli amici blogger come Luigi Ladu, Carlo Moretti, Mario Unali, e numerosi altri  che ci hanno aperto le porte e ci hanno fatto sedere alla loro tavola. Per nostra fortuna, salvo qualche eccezione, nessuno ci ha fatto cancellare il loro contributo in nome della privacy che ormai, mentre siamo tutti sotto controllo in mille modi, si richiamano a questa fenomenale sciocchezza che è la legge sulla privacy. In nessuna epoca questa è stata platealmente violata da quando esiste la legge.

Un grazie anche al buon Dio che, in primis, tenendoci in vita e ispirandoci ci dà la possibilità di scrivere e di propagandare la conoscenza e il sapere sia pure limitatissimo attraverso le nostre pagine.

Noi, per meglio chiarire, ci siamo fatti questuanti presso i nostri collaboratori, che ancora ringraziamo, per la diffusione della conoscenza. I contenuti appartengono a loro che generosamente mettono nella bisaccia-blog i frutti del loro ingegno.

Un ultimo grazie ai visitatori che c’incoraggiano ad andare avanti nel nostro cammino e che apprezzano le nostre fatiche di volontariato intellettuale e quando dico volontariato lo dico nell’ultima accezione che vuol dire nel nostro dovere di diffondere la conoscenza.

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1 Ottobre 2013 - Categoria: memoria e storia

La claramontana d’Africa, licenziata, si allontana dal paese, stimata e onorata di Ange de Clermonta

Hamsa 1La vedemmo arrivare circa sette anni fa la nostra bella claramontana d’Africa che, prima o poi, oltre che cittadina residente meriterebbe la cittadinanza onoraria. Il datore di lavoro si fidanza ed è quasi normale che dia il ben servito a chi lo ha assistito con scrupolo di governante, con la professionalità di una ottima massaia, con le competenze di casa e di cucina  propria delle nostre mamme e delle nostre nonne. Canta la Sacra Scrittura:- Sono bella e nera, figlie di Gerusalemme.- Così potrebbe dire Fatima(il nome è nostro):- Sono bella e sono nera figlie di Claramonte!-  Già la splendida africana per sette anni l’abbiamo vista aggirarsi nel paese, per la spesa quotidiana, per le pratiche in comune, per le  spedizioni alle poste, ma soprattutto per permettere ad un ammalato del tutto paralitico d’essere presente alle feste, di partecipare alle merende, di socializzare. Una ragazza d’oro che sicuramente molti avrebbero voluto sposare se lei non avesse scelto il rispetto scrupoloso della sua fede che vieta i matrimoni misti. Cinque volte al giorno in comunicazione con Allah e poi a riordinare, pulire, cucinare con tratto molto signorile una casa non certo piccola e con i suoi problemi. Ultimamente, quando giungevano familiari dell’ammalato, si accontentava di dormire su un divano. L’abbiamo conosciuta in tanti e l’abbiamo apprezzata. L’hanno conosciuta bene le coetanee del paese e l’hanno  apprezzata. Chi non ha voluto bene e stimato Fatima che fin dagli esordi si è dimostrata una di noi?  Nessuno notava più il pur meraviglioso colore della sua pelle e poco mancava che parlasse pure il sardo. Eppure le sofferenze non sono mancate né le malattie sopportate con decoro e riservatezza e mai senza far pesare queste sulla tabella di marcia quotidina.

Santa Bakhita

Santa Bakhita

Io, da quando, attraverso un film, ho comnosciuto la storia meravigliosa di Santa Giuseppina Bakhita, una schiava africana, riscattata e passata attraverso umiliazioni di ogni sorta, innamoratasi di Cristo e sua ardente seguace da meritare la canonizzazione, ho chiamato Fatima, Bakhita, tante sono le doti di questa meravigliosa e virtuosa ragazza musulmana. Ora si allontana per un pò e debbo dire che ci mancherà. Certo è però che Fatima è stata un modello di professionalità a casa e un modello di donna nella socializzazione in paese. Di lei non si può dir che si è integrata, di lei si deve dire che da quando è venuta qui ha acquisito le migliori doti di ragazza di buona famiglia che ha compiuto il suo dovere e che è vissuta da claramontana esemplare.

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1 Ottobre 2013 - Categoria: c'est la vie, cahiers de doléances

Governo caduto: da bastonare tutti perché s’infischiano degl’italici petti di Ange de Clermont

barconiNon piace a nessuno mettere il naso in politica,ma è la politica che mette il naso nel nostro portafoglio. Gli esponenti del PD e del PDL sapevano tutti che saremmo andati incontro all’innalzamento dello spread e per salvare l’Italia i due partiti sodomiti erano saliti sulla stessa alcova per il bene degl’italici petti. Tuttavia dal momento in cui si son trovati nello stesso letto hanno dato inizio ad un osceno litigio, incomprensibile ai più. D’altra parte chi ha mai capito il bisessismo del PD e il priapismo del PDL? Due partiti la cui oscenità non sfugge a chi appena si occupi della loro storia. Il PD non perde il vizio di ritenersi casto e dimentica il suo simbolo erotico marrazzo e il PDL è diretto ormai da una vittima sacrificale della cirrotica magistratura italiana alla quale gli stessi partiti della Repubblica hanno dato ampio spago per tirarsi il collo il giorno in cui hanno rinunciato all’immunità parlamentare. Chiarissimo risulta che se  uno dei tre poteri che garantiscono l’equilibrio dello stato s’indebolisce con canne e con siringhe rinunciando com’è successo all’immunità parlamentare durante il mandato, la congrega immonda dei piemme e dei giudici giudicanti ne approfitta e si allarga e decide le sorti della nazione come sta succedendo da 20 anni e passa. Hanno accoppato Craxi e ben 5 partiti, ora con una foga paurosa hanno imbastito 50 processi a Berlusconi che si è salvato grazie all’astuzia dei suoi avvocati da 41 processi, ma il quarantaduesimo lo vede soccombere con immensa allegrezza di quel funzionario, prima sindacale e poi del partito, che è Epifani. Ed eccoci al fattaccio, il perseguitato dalla malagiustizia per ripicca molla l’alcova ed eccoci nella fogna più fogna della quale non si può. Cominciano i giochetti delle tre carte, con l’aumento delle tasse prima, per appagare i Crucchi e gli speculatori dannati internazionali e si naviga su barconi fatali in questo mare procelloso che è il nostro tempo. I due imputati, PD e PDL, hanno pensato ai cavoli loro e non certo al nostro orto. Tutti dimostrano che dell’Italia e degl’Italiani poco gli cale. Poteva B. nobilmente farsi quanto prima i nove mesi in una comunità di recupero psichiatrico e lasciare che i suoi giovani seguaci remassero per conto loro? Ma certo, ma l’uomo, ormai in via di rincoglionimento non ha capito che la sua stella di imprenditore fortunato sta tramontando e che finalmente l’hanno accoppato, ed ha lanciato l’ultimo siluro folle al punto che tutta la sua generazione ora lo manderà a carte quarantotto e il suo partito verrà ridotto ai minimi termini a vantaggio del grillo balbuziente. Lo stesso PD con la sua superbia e complesso di morigeratezza, con tutti gli aspiranti a governare, il vapore finirà per affondare, sempre a vantaggio dei sedicenti giacobini grilli parlanti. Il risultato è che piomberemo nel caos e che  le amministratrici del peculio familiare non sapranno come raccapezzarsi più con la moneta che perde peso. Ognuno di noi, impotente a cambiare la storia, non deve che pregare la Provvidenza Divina del Cuor di Gesù, Povedeteci, per vivere e lo Spirito Santo che spacchi il cranio a questi nostri politici con mille peccati mortali sulla coscienza, perché li lavi ben bene e dia loro la possibilità di ravvedersi per il bene di tutti gl’italiani che tendono a scannarsi come i polli di  Renzo (non di Renzi) ignorando che sono tutti in un barcone scassato in mezzo ad un mare in burrasca. God save the Italian people!

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27 Settembre 2013 - Categoria: filologia, toponomastica

Etruschi Urina, uri, vri; svizzero e sardo Uri; basco ur di Massimo Pittau

 UriPer l’Etruria antica è storicamente documentata una città di nome Urina od Aurina, la quale quasi certamente corrisponde alla odierna Saturnia. Nelle iscrizioni etrusche compare parecchie volte l’antroponimo URINATE/I, VRINATE/I, che è evidentemente un etnico che significava «nativo-a di Urina».

Il significato che era al fondo del toponimo Urina si può con grande probabilità e verosimiglianza ricostruire richiamando l’appellativo lat. urīna, che è di origine ignota, ma che è già stato prospettato come di origine etrusca (Ernout 31; vedi però DELI, AEI, DES, Etim). Ebbene, questo appellativo oltre e prima che il significato di «liquido della minzione», ne aveva uno più generale, quello di «acqua». Infatti il lat. urina significava anche «liquido seminale» ed il verbo derivato urinari significava «tuffarsi nell’acqua, nuotare ed affogare nell’acqua» e il sostantivo urinator significava «palombaro, sommozzatore». Si confronti con l’odierno ital. fare acqua = «mingere».

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21 Settembre 2013 - Categoria: eventi straordinari, lingua/limba, versos in limba

54° Premio Ozieri di Letteratura sarda: Elenco vincitori a cura di Antonio Canalis


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Da uno scritto di Nicola Tanda  (Professore emerito di Letteratura e Filologia Sarda)

      …I testi dei nostri poeti, proprio perché, calati all’interno della comunità, possono insegnare un uso migliore degli strumenti critici nel capire e nel fare poesia. Ancora. Possono agevolare il passaggio dall’apprendimento del sottoinsieme della letteratura locale a quello dell’insieme delle letterature che richiedono impegno maggiore per essere lette e interpretate. La letterarietà è un sapere vero: il saper fare una poesia o una narrazione, può essere impiegato nelle lingue che si posseggono, e meglio in quelle materne.  Perché contrariamente a quanto ci hanno insegnato, la letteratura non è mai popolare, perché è una conquista…

La manifestazione conclu­siva e la cerimonia di premiazione della 54^ edizione del “Premio Ozieri” di Letteratura Sarda, avranno luogo sabato 28 settembre 2013 alle ore 17 presso il Teatro Civico “Oriana Fallaci”, in Ozieri.

Da cinquantasette anni (fu fondato nel 1956) il nostro sodalizio si occupa, con assi­duità e incessante azione, di salvaguardia, mantenimento e promozione della poesia e della narrativa di Sardegna, perseguendo, fin dall’inizio, quelle finalità che sono prima sfociate nella legge regionale N° 26/97 sulla tutela e valorizzazione della cultura e della lingua sarda e poi sulle varie iniziative che vedono crescente attenzione sui problemi dell’identità. In particolare il progetto del Premio Ozieri ha scelto fin dall’inizio di ammettere con pari dignità tutte le varietà locali della lingua sarda, comprese quelle che oggi vengono definite dagli esperti: “eteroglossie interne”, come il catalano di Alghero, il tabarchino di Carloforte ecc. Le leggi nazionali ed europee più recenti hanno sancito il diritto delle lingue minoritarie alla pari dignità. Siamo orgogliosi che la nostra Ozieri abbia contribuito così significativamente alla difesa delle radici culturali più profonde del nostro popolo.

La lunga e costante attività del Premio ha determinato la creazione di un vasto giacimento di testi, che oggi è unanimemente riconosciuto come il vero nerbo della letteratura sarda scritta.

E’ quindi con particolare soddisfazione che ho il pia­cere e l’onore, anche a nome del Comitato Organizzatore, di invitare gli organi d’informazione a presenziare alla cerimonia.

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19 Settembre 2013 - Categoria: cristianesimo, eventi straordinari

La Chiesa, l’uomo, le sue ferite: l’intervista a papa Francesco di Civiltà Cattolica a mezzo del suo direttore padre Antonio Spadaro

Santa Marta, lunedì 19 agosto ore 9,50È lunedì 19 agosto. Papa Francesco mi ha dato appuntamento alle 10,00 in Santa Marta. Io però eredito da mio padre la necessità di arrivare sempre in anticipo. Le persone che mi accolgono mi fanno accomodare in una saletta. L’attesa dura poco, e dopo un paio di minuti vengo accompagnato a prendere l’ascensore. Nei due minuti ho avuto il tempo di ricordare quando a Lisbona, in una riunione di direttori di alcune riviste della Compagnia di Gesù, era emersa la proposta di pubblicare tutti insieme un’intervista al Papa. Avevo discusso con gli altri direttori, ipotizzando alcune domande che esprimessero gli interessi di tutti. Esco dall’ascensore e vedo il Papa già sulla porta ad attendermi. Anzi, in realtà, ho avuto la piacevole impressione di non aver varcato porte.Entro nella sua stanza e il Papa mi fa accomodare su una poltrona. Lui si siede su una sedia più alta e rigida a causa dei suoi problemi alla schiena. L’ambiente è semplice, austero. Lo spazio di lavoro della scrivania è piccolo. Sono colpito dalla essenzialità non solamente degli arredi, ma anche delle cose. Ci sono pochi libri, poche carte, pochi oggetti. Tra questi un’icona di San Francesco, una statua di Nostra Signora di Luján, Patrona dell’Argentina, un crocifisso e una statua di san Giuseppe dormiente, molto simile a quella che avevo visto nella sua camera di rettore e superiore provinciale presso il Colegio Máximo di San Miguel. La spiritualità di Bergoglio non è fatta di «energie armonizzate», come le chiamerebbe lui, ma di volti umani: Cristo, san Francesco, san Giuseppe, Maria.

Il Papa mi accoglie col sorriso che ormai ha fatto più volte il giro del mondo e che apre i cuori. Cominciamo a parlare di tante cose, ma soprattutto del suo viaggio in Brasile. Il Papa lo considera una vera grazia. Gli chiedo se si è riposato. Lui mi dice di sì, che sta bene, ma soprattutto che la Giornata Mondiale della Gioventù è stata per lui un «mistero». Mi dice che non è mai stato abituato a parlare a tanta gente: «Io riesco a guardare le singole persone, una alla volta, a entrare in contatto in maniera personale con chi ho davanti. Non sono abituato alle masse». Gli dico che è vero, e che si vede, e che questo colpisce tutti. Si vede che, quando lui è in mezzo alla gente, i suoi occhi in realtà si posano sui singoli. Poi le telecamere proiettano le immagini e tutti possono vederle, ma così lui può sentirsi libero di restare in contatto diretto, almeno oculare, con chi ha davanti a sé. Mi sembra contento di questo, cioè di poter essere quel che è, di non dover alterare il suo modo ordinario di comunicare con gli altri, anche quando ha davanti a sé milioni di persone, come è accaduto sulla spiaggia di Copacabana.

Prima che io accenda il registratore parliamo anche d’altro. Commentando una mia pubblicazione, mi ha detto che i due pensatori francesi contemporanei che predilige sono Henri de Lubac e Michel de Certeau. Gli dico anche qualcosa di più personale. Anche lui mi parla di sé e in particolare della sua elezione al Pontificato. Mi dice che quando ha cominciato a rendersi conto che rischiava di essere eletto, il mercoledì 13 marzo a pranzo, ha sentito scendere su di lui una profonda e inspiegabile pace e consolazione interiore insieme a un buio totale, a una oscurità profonda su tutto il resto. E questi sentimenti lo hanno accompagnato fino all’elezione.

In realtà avrei continuato a parlare così familiarmente per tanto tempo ancora, ma prendo i fogli con alcune domande che avevo annotato e accendo il registratore. Innanzitutto lo ringrazio a nome di tutti i direttori delle riviste dei gesuiti che pubblicheranno questa intervista.

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19 Settembre 2013 - Categoria: Chiaramonti e dintorni

Allarme trivellazioni in Gallura e Anglona per un progetto di energia geotermica di Mario Orrù

Pubblicato Lunedì, 16 Set 2013, Ore 23 44 – di Mauro Orrù

A MARTIS NASCE UN FRONTE UNITO E CONTRARIO. “LA GEOTERMICA È INUTILE E DANNOSA”.

Vincenzo Migaleddu, ISDE

Se qualcuno vi dicesse che stanno per trivellare per oltre due km di profondità il terreno vicino a casa vostra per attivare energia geotermica che direste? Con questa domanda i rappresentanti degli 11 Comuni interessati dalla produzione geotermica, 9 dell’Anglona e due galluresi: Tempio e Bortigiadas, si sono riuniti due giorni fa a Martis, Comune centrale nel progetto che Geoenergy di Pisa intende realizzare con il placet della Regione Sarda.

 In attesa di affilare le armi per la guerra è bene capire qualcosa di più e per questo motivo l’amministrazione di Martis ha dato incarico al radiologo, presidente dell’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, Vincenzo Migaleddu di riunire in un dibattito i rappresentanti dei Comuni ed alcuni esperti nel centro polifunzionale “Sa tanca e sa bidda”. Al tavolo dei relatori sono intervenuti i geologi Gianni Mandis e Lara Cadeddu.

La Geoenergy, con sede a Cascina in provincia di Pisa, intende trivellare la Sardegna per circa 800 Km quadrati, con trivellazioni a Siliqua (95 Km2), Cuglieri (118 Km2), Sedini (296 km2) e Martis (278 km2). In particolare, tra Anglona e Gallura l’azienda Pisana, nell’ipotesi che la Regione dia l’OK, potrebbe presto cominciare a perforare il terreno alla ricerca del punto giusto per produrre energia rinnovabile.

Per semplificare possiamo dire che per ogni intervento occorre trivellare oltre duemila metri in profondità per arrivare all’acqua calda a circa 100 gradi; spingerla in superficie per attivare con vapori e turbine, l’energia. Quanta? Pochissima. Perché il geotermico produce 100 milliwatt per mq di terreno mentre l’energia solare, con la stessa misura produce mille watt! Dunque, con l’utilizzo dei pannelli solari sui nostri tetti otterremo quantità di energia nettamente più elevate senza smuovere un centimetro di suolo. E soprattutto senza alcun rischio.

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