“vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio, 3
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. 6
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore. 9
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace. 12
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali. 15
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre. 18
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
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Commenti disabilitati su Il giorno di nascita al cielo di Maria Vergine, madre di Dio e dell’Umanità di Dante Alighieri . Leggi tutto

Anna Maria Sechi
Cun grande cuntentu pubblicamus custos ammentos garrigos de sentimentos e de poesia de cust’amiga de facebbok sarda chi vivit in terra, unu tempus pro issa, istrangia, ma forsis daepoi de tantos annos paret chi lu siat ancora. Sos tempos sunt cambiados, ma s’ammentu de chie at devidu lassare sa terra de nadia s’est impressu in su coro. Sa raighinas bogadas dae una terra e piantadas in atera pianghent ancora. (Anghelu de sa Nièra)
A pustis de 60 e prus annos…
Die pro die m’abigio chi semus leende a passos longos sa caminera a puntu in giosso , a sa ‘e Pedrantoni, naraiant in bidda mia. 60 annos e prus, sunt colados dae sa die ch’apo atraessadu su mare pro sa prima borta dae sa terra sarda a su continente. Est s’ùnicu biazu chi non s’ismentigat mai, totu est impressu in sa mente.
Su vapore biancu atraccadu in su portu de Olbia, chi in una note de su mese de martzu nos at irraighinadu che un’arburita de nudda dae sa corte de domo nostra pro nos imbolare atesu in cabu a su mundu.
A nos accumpangiare a su portu non b’aimis a nisciunu de sa familia, ne tzias, ne fradiles, fimis solu nois bator, mama, deo e duos frades minores. Tzertu non fiat su vapore modernu chi connoschimus oe.
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Francesco Cossu, Gente di Arzachena: la storia dei nostri padri, Parrocchia di Arzachena, Roma 2014 pp.752 s. p.
Quando si parla di Sassari non si può non fare riferimento alla monumetale opera di Enrico Costa. Quando si scriverà di Arzachena nel presente e nel futuro non si potrà fare a meno di parlare del grande lavoro del parroco don Francesco Cossu.
Non è questo il momento di citare le opere della nuova collana iniziata con la pubblicazione di Azzachena di Santa Maria della neve del 2006. Una grafica ineccepibile e una cura tutta speciale sia negli scritti sia nelle fotografie.
L’ultima fatica di Francesco Cossu, un librone di 752 pagine, rievoca con grande maestria la gente di Arzachena: un’interminabile sfilata di personaggi degni di un film d’epoca. Entrano in scena in ordine alfabetico, presentano le credenziali, salutano personalmente con la fotografia espressiva, pronunciano qualche frase o detto in gallurese e se ne vanno. Da quanto dicono viene fuori con spontaneità la loro saggezza e cordialità. A volte cantano, a volte sentenziano, a tratti citano proverbi e detti; nessuno di questi personaggi è simile all’altro, ognuno ha i suoi tratti. Compaiono uomini, compaiono donne, più anziani o meno anziani
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Raimondo Turtas
gesuita
Periodicamente vado a caccia tra i links alla ricerca di contenuti che mi piacciono, tra questi, oggi amo proporre quest’articolo che credo piaccia anche ai miei visitatori. (A.T.)
L’UNIONE SARDA, 29 marzo 2007
Intervista all’autore del nuovo saggio “Pregare in sardo. Scritti su Chiesa e Lingua in Sardegna”
La limba perduta dei sacerdoti di Sardegna
Padre Raimondo Turtas: «In Catalogna e Friuli si celebra nelle lingue locali, perché da noi no?»
Il Padre Raimondo Turtas , 75 anni, gesuita, di Bitti, ha insegnato Storia della Chiesa all’Università di Sassari. Il suo libro, “Storia della Chiesa in Sardegna dalle origini al Duemila” (Roma, 1999), rappresenta la più importante opera di storia sulla Sardegna dell’ultimo decennio.
Qualche mese fa è uscito il suo ultimo libro: “Pregare in sardo. Scritti su Chiesa e Lingua in Sardegna” (Cuec, 2006, pagine 239, euro 16).
In esso vengono raccolti gli articoli che il più importante storico vivente della Chiesa sarda ha scritto per i settimanali diocesani a partire dal 2002. Si tratta di una vera e propria immersione nella storia cristiana della Sardegna lungo i suoi duemila anni.
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Commenti disabilitati su Due interviste attualissime anche se datate di due sacerdoti impegnati: Turtas e Tamponi . Leggi tutto

Dott. Ivana Soddu
I primi epuratori dell’antifascismo sassarese non si peritarono d’ inviare ad Antonio Maria Soddu, oriundo di Chiaramonti, sposato con l’insegnante Giuseppina Chessa di Torpé, benemerito direttore scolastico del ventennio, d’inviargli a casa l’ordine di epurazione e di licenziamento dalla scuola. L’uomo di scuola che più che del fascismo si era sforzato d’essere un ottimo professionista si vide da un giorno all’altro privo di lavoro e senza stipendio, con cinque figli a carico. Per fortuna lavorava la moglie, insegnante anche lei, altrimenti sarebbero stati alla fame. L’uomo che aveva svolto il suo dovere, che non aveva fatto niente di riprovevole, per doversi vergognare (lo ripeteva spesso), durante la dittatura fascista, ne provò un tale dolore che ne morì. Un anno più tardi venne riabilitato, ma lui nel frattempo aveva lasciato questo mondo con moglie vedova e cinque figli ancora minori, orfani. Superfluo sarebbe dire le indicibili sofferenze che i cinque figli, Nietta, Ivana, Manlio, Gianni e Marino, provarono. Trattandosi di una famiglia seria e onesta, seppero con grande forza portare avanti la terribile prova. Uno dei piccoli venne spedito in collegio a Urbino e solo più tardi, conseguita la maturità classica, poté rientrare a casa per conseguire la laurea in leggi, presso l’Università di Sassari. Nietta divenne insegnante, Ivana medico, Manlio insegnante stimato e amato dagli alunni e morto prematuramente, Gianni, conseguita la laurea, ha esercitato ed esercita l’avvocatura a Brescia dove tuttora vive.
Ivana era nata il 7 agosto 1926 e dopo aver conseguito la laurea i medicina a Sassari vi esercitò la professione per molti anni con passione e zelo, curando i meno abbienti come medico condotto e successivamente, con la riforma della sanità, divenne medico di famiglia, rimanendo quasi scandalizzata per il compenso che riceveva tanta era l’abitudine di curare i più senza grandi compensi.
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Maria Crstina Manca, La via stretta che conduce al Cielo, Casa Editrice Abbà, Cagliari 2006 pp. 194, €. 10,00
Questo romanzo di Maria Cristina Manca è il terzo che recensisco. I precedenti sono stati “Alzati, rivestiti di luce” edito nel 2003 e “Porta di speranza” edito nel 2012. Questo mi è capitato tra le mani come penultimo dei quattro che ho il piacere di recensire.
Superfluo sarebbe dire che mi è piaciuto e che dopo un’interruzione di lettura dovuta ai miei problemi agli occhi, l’ho letto quasi tutto d’un fiato talmente la fabula è avvincente. Il fatto più curioso di questo romanzo è che nella sua dinamica ricorda le matriosche russe, quelle bambole che, aperta la prima, trovi la seconda, aperta la seconda trovi la terza, aperta la terza trovi la quarta e così di seguito. Si tratta di bambole di legno colorate che puoi smontare e poi rimettere a posto. D’altra parte, la sapienza narrativa della scrittrice, trae dalla Russia la sorgente delle protagoniste, esattamente da San Pietroburgo e l’anima profondamente religiosa che pervade il romanzo è, o vuol essere, la spiritualità russa che quando c’è è profonda e permea tutta l’esistenza dei personaggi. A questa prima osservazione occorre aggiungere che le vicende narrate hanno come proscenio non solo la Russia, la Francia, gli USA, e l’Italia, non manca l’Arabia Saudita.
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http://www.mentepolitica.it/articolo/renzi-e-il-nodo-del-partito/575
Il tentativo di Renzi di spostare l’asse del dibattito politico sulla questione della riforma fiscale è ancora al momento in attesa di decollo. La stagione non aiuta e l’incertezza sulla realizzabilità di un progetto molto ambizioso, ma di cui non si vedono chiaramente le basi finanziarie aiuta ancora meno.
In compenso emerge sempre più chiaro che la maggiore palla al piede del premier è la situazione del suo partito. In passato gli era riuscito di marginalizzare il fenomeno con l’appello diretto ai simpatizzanti e agli elettori: così era stato nella campagna per l’elezione a segretario, così per le elezioni europee. Quando alle urne si è potuto imporre la conformazione del referendum pro o contro Renzi il successo non è mancato. Il fatto è che non si può avere una elezione ogni due o tre mesi e che poi quando le elezioni non riguardano direttamente il consenso al leader le cose non vanno lisce: vedi le ultime regionali.
E’ a questo punto che il premier deve fare i conti non tanto con un consenso che i sondaggi danno in contrazione (queste sono altalene più o meno normali per chi è al governo) quanto con un partito che è più concentrato sulle sue lotte di potere intestine che sul sostegno all’azione dell’esecutivo ed ai progetti di riforma che sono stati messi in campo. A rafforzare questo clima sono intervenute le crisi al comune di Roma ed alla regione Sicilia dove si è visto che il sistema di investitura elettorale diretta dei vertici dei governi locali ha privato i partiti di un ruolo autentico di gestione della sfera politica.
Naturalmente i due casi citati non sono gli unici: in maniera meno eclatante sul territorio nazionale si moltiplicano le situazioni in cui risulta difficile ricondurre le dinamiche locali del PD ad un orizzonte di governo del paese. Ciò rafforza le dissidenze interne, che si stanno consolidando proprio perché mancano al premier le occasioni per fare un appello diretto agli elettori tale da ridimensionare le pretese dei vari capi corrente.
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Commenti disabilitati su Renzi e il nodo del partito di Paolo Pombeni (30.7.2015) . Leggi tutto
Nella spiaggia meravigliosa di Calasetta in provincia di Cagliari tre studenti ventenni hanno inscenato il segmento di un film di massa di carattere tragicomico. Con distintivo da bagnino uno studente ha avvertito i bagnanti che un pescecane si aggirava nel mare, provocando un fuggi fuggi dei 400 bagnanti e poi, sempre per continuare lo scherzo, uno di loro, vestito da samurai, ha cominciato a picchiare con una finta spada le onde. Il terzo studente ha filmato la scena di massa. Molti hanno capito e hanno riso, ma qualche bagnante troppo serio ha chiamato il 112. I Carabinieri oltre a tre denunce hanno sequestrato il filmato, realizzato a buon mercato dai geniali attori e registi.
Questi ragazzi meriterebbero un premio e l’inserimento in un’accademia per registi, invece la cosa è finita nella banalità. Si vede che l’inventiva non fa più parte della nostra società né tantomeno lo scherzo e l’umorismo. Che tristezza ! Potevano essere premiati per questa scena di massa, invece sono stati bastonati.
Non sono più giovane, ma sono certo che essendo presente avrei riso a crepapelle.
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Commenti disabilitati su Lo scherzo di Calasetta (Cagliari) concluso con denuncia dimostra il deficit di umorismo di alcuni turisti. I tre studenti meriterebbero un premio perché con poca spesa hanno inscenato il segmento di un film tragicomico. . Leggi tutto