Quando Matilde disse no all’Imperatore di Franco Cardini
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Le femministe di oggi si stupirebbero constatando quanto contavano le donne tra XI e XII secolo. Certo, bisognava essere di nobile casato: le contadine, le pastorelle, le guardiane di porci e così via avevano scarso peso nella società, e nemmeno le mogli degli artigiani e dei mercanti se la passavano bene.
Ma le regine, le aristocratiche e le badesse – a loro volta di nobile prosapia – potevano assurgere a livelli di grande potere e di alta responsabilità. Basti pensare a Eleonora duchessa d’Aquitania, consorte prima di re Luigi VII di Francia e poi di re Enrico d’Inghilterra, madre di teste coronate e colta poetessa; a Ildegarda di Bingen, badessa, santa, mistica, astrologa e scienziata (e, si mormorava anche un po’ maga); a Eloisa, coltissima allieva di Abelardo, quindi sua appassionata amante e infine a sua volta badessa. Il secolo XII, quello delle cattedrali e delle università, è stato per eccellenza il secolo della devozione alla Vergine Maria e dell’invenzione dell’amor cortese.
Matilde contessa di Canossa e duchessa di Toscana, è il primo esempio di questo tipo di donna eccezionale. Nelle diafane mani di questa inflessibile signora cadde buona parte dell’Italia settentrionale: ed essa la governò destreggiandosi nell’eterogeneità dei diritti che l’autorizzavano a farlo. Era nata nel 1046 dalle nozze tra Bonifacio, marchese (o, come i toscani amavano dire secondo la tradizione longobarda, “duca”) di Toscana e di Beatrice di Lorena.
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