15 Ottobre 2015 - Categoria: filologia

5. L’elemento corso nell’antroponimia sarda medievale di Mauro Maxia

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[pubblicato sulla rivista “Archivio Storico Sardo”, Deputazione di Storia Patria per la Sardegna, vol. XLII, Cagliari 2002]

In una sua celebre opera sui cognomi italiani Emidio De Felice, a proposito dell’antroponimia sarda, concludeva per la “assoluta egemonia in tutta l’isola dei cognomi tipicamente sardi”[1]. L’affermazione del grande linguista, apparentemente scontata, è condivisibile soltanto nella misura in cui in ogni sistema antroponomastico i cognomi che lo costituiscono ne hanno l’egemonia. È sufficiente leggere il lemma “Córsi”del Dizionario dei cognomi italiani per comprendere quanto l’illustre studioso sottovalutasse l’importanza dell’elemento corso per l’onomastica italiana e sarda. Nel relativo commento egli non è neanche sfiorato dall’idea che nel cognome Corso possa celarsi il principale etnico della Corsica (Corso). Si tratta di una lacuna inspiegabile se soltanto si considerano i rapporti che la Corsica ebbe con la penisola italiana e la Sardegna fino a tutto il Settecento e anche oltre. Non a caso F. Braudel, proprio mentre De Felice pubblicava i suoi due libri sull’antroponimia italiana, definiva la Corsica “l’isola degli emigranti per eccellenza”[2]. E in onomastica l’emigrazione rappresenta, appunto, uno degli aspetti più notevoli in relazione agli apporti che può determinare nei sistemi cognominali delle società verso le quali è diretta.

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13 Ottobre 2015 - Categoria: memoria e storia

V. “Ai lavori forzati e agli arresti collegiali” di Eleonora Ortu

Eleonora Ortu

Eleonora Ortu

La perfidia della superiora raggiungeva il suo culmine d’estate, quando tutte le sezioni delle ragazze andavano a Lu Bagnu e io rimanevo da sola a Sassari con le suore anziane.
Oltre ad occuparmi della cucina dovevo verniciare porte, finestre, termosifoni, altalene, panche e scivolo per tutta l’estate e la domenica, quando l’arpia andava in colonia, non m’invitava mai spontaneamente ad andare con lei, aspettava sempre che gliela elemosinassi  ovviamente nella maniera più umiliante che conoscessi. Ciononostante non sempre mi portava con sé, perciò la domenica mi trovavo a vagare da sola in quei lunghi corridoi vuoti, con le lacrime che mi solcavano il viso dalla frustrazione e e dall’ impotenza.

Odiavo quella donna che continuava incessantemente ad umiliarmi e a goderne, mi domandavo:

-Perché si è fatta suora una persona così malvagia e perfida?-

Non nascondo che in più di un’occasione ho pensato al suicidio e avevo appena 15 anni.

Suor Giovanna FdCd-4Probabilmente non ho mai attuato il mio piano suicida per amore di Suor Giovanna, anche lei rimasta a Sassari e che, oltre alla portineria, si occupava anche della cucina, essendo un’ottima cuoca, che cercava di consolarmi in tutti i modi, esortandomi ad aver pazienza e a perdonare.

Quell’anno in cucina al posto di Suor Paola arrivò Suor Cecilia, questa suora era allegra e simpatica e cosa ancora più importante amava i gatti, ma che non sapendo cucinare vi rimase per poco tempo. In sostituzione di Suor Cecilia arrivò Suor Angela, che divenne la spia fidata della superiora: spifferandole tutto, compreso il soprannome che Grazia le aveva appioppato  “culibascia” per via del suo fondoschiena basso.

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12 Ottobre 2015 - Categoria: memoria e storia

I ricordi del Rifugio Gesù Bambino di Raimonda e Caterina Pisano

RAIMONDA

Raimonda ultimaRicordo bene quando arrivai al rifugio: era il cinque maggio 1969, avevo solo 10 anni, Mia mamma mi portò al Rifugio addormenta, perché sapeva bene che mi sarei ribellata. Quando mi svegliai e vidi attorno a me tante bambine sconosciute iniziai a piangere !
Suor Rosalia Doro era la mia suora: mi coccolava, ma io erp inconsolabile e continuavo a piangere sino a tarda notte, cercando la mia mamma.
Il giorno dopo capii che quella era la mia nuova casa e famiglia. Un paio di mesi dopo arrivò mia sorella Caterina più piccola di me.
Mi feci subito delle amichette: Valentina, Lucia, Maria Rosa,  Marcella, Eleonora, Laurice, Grazia  e una esterna che veniva sempre a giocare al campo. Era una mia compagna di scuola Angela,
Ero una bambina abbastanza ubbidiente, ma c’erano un paio di cose che non mi piacevano; al mattino piangevo perché non mi andava il latte, pregavo Maria Rosa perché lo bevesse lei poi non sopportavo  il riso con tutti i pezzi di carne e lardo.
Certo oggi questi cibi le mangio volentieri!
Ricordo bene anche la nostra assistente Pietrina che, insieme a suor Rosalia, m’insegnavano a fare tante cose belle: ricamare, cucire, ferri, uncinetto.
Ad essere sempre educate.
Ci facevano vedere la televisione, ma dopo Carosello tutti a nanna,
Ognuna di noi aveva dei dei compiti da svolgere: a me piaceva pulire il refettorio o il dormitorio. La domenica per me era una gioia e si faceva festa, veniva mia mamma ci portava tante cose buone.

CATERINA

Caterina PisanoRicordo il mio ingresso al rifugio, Raimonda mia sorella è arrivata nel ’69 a maggio, io d’estate, Suor Rosalia mi chiese se facevo la pipi a letto io tutta spensierata per la mia età
 risposi subito di no! Così mi mise a dormire nel letto a castello in alto, ma l’indomani ci fu la sorpresa, feci la pipi!  Subito dovetti cambiare letto.  Vicino a me c’era Anna che aveva il vizio, prima di dormire, di farmi  dire queste parole “Adesso si! Adesso no !”, Non so perché mi facesse  dire quest’espressione forse era suo un tic.
Subito mi ambientai, feci  amicizia con Maria Rosa, Marcella, Grazia, Valentina, Eleonora e tante altre.
Ero una ragazzina molto vivace e discola.
Ricorderanno qualche episodio Eleonora e Valentina. Qualche volta ho fatto ferie da scuola e quando prendevo le note le scrivevo con la matita cosi Suor Rosalia firmava e io cancellavo e scrivevo con la penna.  Quante marachelle ma, quanto eravamo felici e contente. Un paio di cose non mi piacevano: la polenta e il latte con l’orzo.
Mi ricordo anche della nostra assistente Pietrina che mi faceva molto male quando mi lavava la testa.
Suor Rosalia ci voleva bene e ci accontentava sempre. Ognuna di noi aveva dei compiti da svolgere. A me piaceva pulire i bagni, pulire il salone , la notte, cosi si andava a rubare nella dispensa.
Ricordo ancora quando andavamo a fumare nel terrazzo e quante altre marachelle e divertimenti.
Ricordo quando in dormitorio facevo fare la sfilata a Maria Rosa in mutande e reggiseno.  Ne abbiamo combinato davvero tante. Questi sono gli episodi che amo ricordare del collegio.

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11 Ottobre 2015 - Categoria: c'est la vie, cultura, versi in italiano

“Il mondo va…e tu sei sola” di Sarah Savioli

images-3Sette del mattino.
La nebbia copre i campi, accarezza i tronchi dei pioppi, i cespugli sulle rive dei fossi.
Ma no, il vecchietto a quaranta in macchina no….devo andare, ma sta a casa a letto, a quest’ora. Ma devi romper l’anima a me che devo andare a lavorare?

Poco importa al mondo che è una vita che al mercato del paese vicino ci vai presto, come quando entravi in fabbrica alle 7, e compravi la verdura presto “che poi restano solo gli scarti, se vai tardi”.
Poco importa al mondo che man mano che va avanti, la vita si riempie di buchi, di assenze. E ognuna è più difficile dell’altra, le ali per affrontare il volo sempre più stanche.

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10 Ottobre 2015 - Categoria: cultura

Il giocattolo del bambino che è in me di Ange de Clermont

cavallaEsattamente circa un anno fa ho festeggiato in gran pompa il sesto anno di questo mio blog-balocco della mia vecchiaia (che brutta parola) diciamo della mia anzianità. Avevo fatto una bella presentazione, inserito le tabelle statistiche e tanti altri dati per dirmi e dire agli altri, ma quanto è bello il mio balocco! Sfortuna volle che il giorno successivo alla celebrazione il disco rigido dei gestori del server si spaccò, mangiandosi tutto quello che si poté mangiare, facendo scomparire il mio amato blog frutto di sei anni d’intenso lavoro. Così accadde qualcosa che ora posso ritenere ridicolo. Telefonai singhiozzando a Carlo Moretti Ztaramonte, blog nel quale tanto ho scritto, chiamai l’amico Paolo di Bologna, che mi pare fosse impegnato in una riunione e che forse sentendomi singhiozzare pensò che mi fosse morto qualche parente e invece il morto era il mio blog. Il gestore del server m’incoraggiò dicendo che in pochi giorni mi  avrebbe resuscitato il morto e la stessa cosa mi dissero gli amici. La risurrezione però non fu così luminosa e c’è voluto quasi un anno per riprendermi la gioia di giocare come prima col mio balocco. Per tanti mesi ho scritto poco, l’ho messo da parte, del resto non era come prima: malmesso, drasticamente diminuiti i visitatori e aggiustamento del nome, al punto che ho tolto il mio nome, a poco a poco ho ripreso lena, ed ho cominciato a giocare con questo mio balocco come quando da bambino giocavo con la trottola, morrocula, e con i birilli di bache di quercia detti bagliaroculos.  Nel blog mi manca il mese di settembre 2014 con gli articoli pubblicati, non vorrei fare troppo chiasso, anche perché non vorrei che domani mi succedesse la stessa cosa. I visitatori se non raggiungono gli stessi numeri, ad essi si avvicinano. Festeggio, quindi in sordina i sette anni del mio blog.

Ecco alcuni dati: visitatori ad oggi 142.373; le pagine viste 284.217. I visitatori provengono per il 20% dall’estero e per l’80% dall’Italia. Articoli postati 1179, commenti 371, pagine dei collaboratori 49.

Speriamo d’incrementare visite pagine viste e auguriamoci un sereno inizio dell’ottavo anno del blog. Un grazie affettuoso e riconoscente ai collaboratori, ai blog amici associati.

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9 Ottobre 2015 - Categoria: cultura, pedagogia, psicologia

«Io, omosessuale ed ex attivista gay, che vivo secondo quel che insegna la Chiesa. E sono felice»

Philippe Arino

Philippe Arino

L’omosessualità è la prima forma di omofobia». A parlare così è Philippe Ariño, omosessuale spagnolo di 34 anni, che oggi insegna lingue a Parigi. Blogger e frequentatore del mondo dell’attivismo Lgbt, nel 2011 ha cominciato a far parlare di sé rivelando di aver cambiato vita. Nel 2013 ha condotto in prima linea la battaglia contro la legalizzazione del “matrimonio per tutti” francese ed è autore del libro Omosessualità controcorrente, che in Francia ha venduto più di 10 mila copie.
È lui che consigliò a Frigide Barjot, ex portavoce della Manif pour tous, di non parlare di eterosessualità, «altrimenti si perde non solo la battaglia, ma la guerra». Intervistato da tempi.it, Arino spiega che «per salvare l’essere umano da se stesso bisogna andare all’origine del problema. Quello che cerchiamo di fare in piazza con i Veilleurs».
Ci racconti la sua storia. Come è cresciuto?
Ho avuto un pessimo rapporto con mio padre e da adolescente non riuscivo ad avere amicizie maschili. Poi ho capito e ammesso che le mie tendenze omosessuali erano il sintomo di una “ferita”, solo così la mia sofferenza ha cominciato a scemare. Essere omosessuali è una sofferenza, non una scelta o un peccato o una cosa innocua: conosco oltre novanta persone con pulsioni omosessuali che sono state violentate. Ora il mondo Lgbt mi odia per quello che dico, ma lo ripeto anche a loro: l’omosessualità è una ferita che non viene alleviata dall’avere rapporti. Se non lo ammetti, non avrai mai pace.

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8 Ottobre 2015 - Categoria: discipline scientifiche

Federico Andrea Santoni: la scoperta dello scienziato sassarese

di Luca Fiori

” C’è l’intuizione e il lungo lavoro di ricerca di un ricercatore sassarese dietro una scoperta rivoluzionaria che potrebbe aprire nuove prospettive nella lotta all’Aids. Lo studio rivoluzionario, pubblicato i giorni scorsi sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”, porta la firma di Federico Santoni, 42 anni, una laurea in ingegneria elettronica presa al politecnico di Torino e un dottorato di ricerca conseguito a Ginevra, dove lo studioso di Sassari vive e lavora ormai da anni.
La scoperta dovrebbe rivoluzionare i nuovi studi sulla sindrome da immunodeficienza acquisita, riguardo alla quale lavorano intere generazioni di ricercatori in tutto il mondo dai primi anni Ottanta. Al termine di un lavoro iniziato nel 2010, Federico Santoni e Massimo Pizzato, virologo dell’università di Trento, hanno individuato una proteina, chiamata SerinC5, in grado di inibire il virus dell’Hiv. La scoperta dovrebbe consentire di ipotizzare finalmente la creazione di un farmaco curativo e risolutivo della malattia.
L’idea per sconfiggere il virus è nata cinque anni fa quando Santoni e Pizzato lavoravano insieme per l’università svizzera. «Abbiamo pensato di impiegare dei metodi computazionali – spiega lo studioso sassarese – per rispondere ad alcune domande sul virus dell’Aids». Applicando alla biologia tecniche proprie dell’informatica i due sono giunti infatti ad una conclusione che potrebbe aprire la strada per la cura di una patologia che fino al 2013 aveva contagiato 78 milioni di persone nel mondo, uccidendone 39.
Diploma al liceo Scientifico Spano di Sassari, otto anni di impiego presso il Crs4 di Pula (il centro di ricerca multidisciplinare della Sardegna) lo studioso sassarese, che da ragazzino ha indossato la maglia della Torres e sognava un futuro da calciatore, potrà essere ricordato per una scoperta che svela finalmente come attaccare il virus.
«Serviranno altre ricerche, potrebbero volerci diversi anni – spiega Santoni – ma ora tutto il mondo scientifico impegnato sull’Hiv si concentrerà su questa novità». Nello studio pubblicato su “Nature” Santoni e Pizzato spiegano che sono due le proteine protagoniste della ricerca: la Nef, una sorta di arma che il virus utilizza per scardinare le difese cellulari, e appunto la SerinC5, che si trova sulla membrana cellulare ed è in grado di arrestare l’infezione. «Nef è nota da vent’anni, sappiamo che è una proteina multifunzionale – aggiunge Federico Santoni – ciò che ancora non avevamo compreso è il modo in cui sviluppa la sua attività primaria, ovvero quella di aumentare l’infettività dell’Hiv».
Due i percorsi possibili per arrivare ad una sperimentazione clinica. «Uno consiste nel trovare una sostanza che si frapponga tra le due proteine – spiega il biologo computazionale – in modo che non riescano ad interagire,
l’altro è l’elaborazione di una terapia che modifichi geneticamente SerinC5 in modo che Nef non sia più in grado di attaccarla». Sarà un lavoro lungo, ma la strada aperta dallo studioso sassarese potrebbe essere quella giusta per sconfiggere il virus.”

Dalla Nuova Sardegna

Scheda sul Curriculum studi di Federico Andrea Santoni vedi nella homepage di accademiasarda.it

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7 Ottobre 2015 - Categoria: discipline scientifiche

Federico Santoni, sassarese, scopre il modo di attaccare l’HIV

Federico Santoni

Federico Santoni

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/10/07/news/hiv-un-sassarese-scopre-il-modo-di-attaccarlo-1.12221886

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