26 Settembre 2015 - Categoria: versi in italiano, versos in limba

“Ite frittu istanotte” “Che freddo stanotte” di Maria Sale

Maria Sale

Maria Sale

Maria Sale è una fine poetessa sia in sardo sia in italiano. L’artista   è capace di trasferire i delicati sentimenti del mondo contadino della civiltà sarda in quello della civiltà contadina italiana. Ambiente sobrio quello che lei descrive sul Natale di una famiglia agro-pastorale sarda: i ceppi che bruciano nel camino, rischiarando l’ambiente, l’arrosto  e il tavolo già pronto, il padre che racconta le storie del Natale, in attesa che scocchi la mezzanotte per la nascita del Bambinello.
L’anziano padre però non si ferma ai racconti, recita ai figli e soprattutto alla figlia la poesia della “Notte Santa”. La bimba si riempe il cuore di questa visione e non importa che fuori il vento infuri più o meno violento.

Questa visione del mondo contadino è finita da tempo ormai e la figlia, madre con figli e coniuge, attende la mezzanotte di Natale e immagina che il padre stia riposando, perché ormai stanco.
Lei attende il Natale illudendosi che prima o poi l’anziano padre torni.
Il freddo della notte stellata che sfiora le sue labbra forse la rchiamano ad una realtà di un Natale di un tempo. 
La visione del mondo del passato pare dileguarsi.
 Questa lirica pregna di sentimento c’immerge in quell’infanzia contadina  di cui sentiamo una profonda nostalgia. (Ange de Clermont)

ITE FRITTU ISTANOTTE
(Nadale 1995)

il ceppoFit Nadale
e-i su truncu ‘e missa ‘e puddu
brujaiat in sa fogulaja manna,
fruscios de temporada
muinaian fora ‘e sa gianna,
intro fit sa banca inghiriada
affacca a s’arrustu coghende.

E incue
bi fit babbu contende
contados de foghile,
pro che trampare s’iscutta
e naschidu esserat Messia,
e donzi tantu in poesia
naraiat:”est notte Santa”.

Cantu tempus a oe
ch’in banca mezus fronida
Nadale mi sò isettende.
E a babbu li sò contende
trampas de tempus passadu,
ammentos chi paren contadu,
pro minter in coro allegria
e gai intrattenner s’iscutta
chi siat mesanotte toccada.
Ma babbu est istraccu
si cheret pasare…

Oe no ch’hat temporada
eppuru s’aera astrada
in laras m’est carignende.
Ite frittu istanotte…
Istanotte est Nadale…

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25 Settembre 2015 - Categoria: educazione, istituzioni educative, memoria e storia

“I ricordi delle Figlie della Carità del Rifugio Gesù Bambino” di Speranza Carta e di Grazia Ferraro

Speranza Carta

Ragazze al mare

Ragazze al mare

Non ricordo molto bene in che anno divenni ospite del Rifugio e quanti anni avevo, ma ricordo suor Teresa la prima suora della mia prima sezione.

Lei mi ha curato la ferita causatami alla mano dando un pugno alla finestra della cucina, perchè non riuscivo a chiuderla. Ricordo la superiora suor Mameli che mi prese sotto la sua ala. Mi piaceva stare sempre con Suor Assunta nella stireria: mi coccolava e io che la baciavo in continuazione. Non posso dimenticare Suor Rosalia che mi insegnò a cucire e a lavorare all’uncinetto. Lei mi accompagnò in parlatorio la prima volta che venne a trovarmi mia madre. Non sapevo che cosa fare o che cosa dire: guardavo suor Rosalia come per chiedere chi fosse, poi lei mi spiegò chi era, quando me lo disse, mi allontanavo adagio adagio e mi avvicinavo sempre di più a suor Rosalia. Mi guardò e mi disse:

– Saluta la mamma.- Io la guardai e scappai.- 

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23 Settembre 2015 - Categoria: cristianesimo, eventi straordinari, memoria e storia

San Matteo, festa patronale, Messa a tre preti, cantata dal Coro di Tzaramonte, processione sontuosa e canti e balli folk a cura di Ange di Clermont. Foto di Antonio Angelo Lobina e Nostalgia di Claudia Coda

Dal DIARIO di Facebook  della vigilia di San Matteo a Chiaramonti (20 settembre 2015)

Chiesa di San Matteo

Chiesa di San Matteo

La giornata è fresca e promette pioggia proprio oggi che si deve celebrare la S. Messa a San Matteo al Monte tra i ruderi della chiesa cinquecentesca. Se piove la funzione si svolgerà in chiesa e vorrà dire che ci sarà la processione con l’ombrello. Il problema sarà la reazione della classe 1964 obriera della festa. In parole povere si tratta dei ragazzi campati a base di prodotti al Plasmon, la generazione che, essendo nata durante il boom economico, è cresciuta bene, non avendo conosciuto né i rigori della guerra, ma nemmeno quelli del dopoguerra. Ragazzi e ragazze allegre e spensierate. Una generazione fortunata per tanti versi e sfortunata per altri con tutto quello che debbono sopportare ai nostri giorni. Auguriamoci che San Matteo dia loro la grazia di vedere il mondo raddrizzato, perché, a mio modesto parere, ora sta camminando storto..
In casa oggi la nobildonna è tutta presa dalla cucina perché arriva il bamboçaus con la bamboçaa.

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21 Settembre 2015 - Categoria: educazione, memoria e storia

La fuga dal Rifugio Marino di Lu Bagnu di Eleonora Ortu

Rifugio marino o colonia

Rifugio marino o colonia

La mia vita dal collegio è un dato di fatto che non posso, ma soprattutto non voglio cancellare, perché mi ha permesso di conoscere persone meravigliose che ho sempre considerato la mia vera famiglia, in primis S. Giovanna, la mia mamma, le suore, le mie zie, e le compagne di collegio, le mie sorelle.

In  questo contesto manca la figura maschile, per noi rappresentata dal Prete della Missione di turno, che veniva a celebrare la Santa Messa, a confessarci  e che ci formavano alla fede o dai muratori, tutti gli altri “maschi” che si vedevano all’interno dell’istituto erano un evento talmente eccezionale che quando capitava, il grido di “allarme” era:- C’è un uomo! C’è un uomo!-

Numerose accorrevamo per vedere chi fosse l’intruso.

E si, l’intruso, spesso era colui che disgraziatamente osava entrare dal campo sportivo dietro l’istituto e noi tutte, come una sorta di branco, difendevamo il nostro territorio cacciandolo a sassate.

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21 Settembre 2015 - Categoria: versi in gallurese, versi in italiano

“Lu mi mari” “Il mio mare” di Maria Teresa Inzaina

 

Maria Teresa Inzaina

Maria Teresa Inzaina

LU ME’ MARI

 

Lu me’ mari
è l’alcu chjaru d’una spiagghja
a l’appogghju di ‘enti.
Intengu bulbutti di troni
chindi allonga
saetti di luci sirintina
calpini l’orizzonti.
Cramani celtu
a lalgu
uragani e timpesti….
Lu me’ mari
ha una balca pugghjata
tra la rena e l’ea
e illu cunfini
lu cori marinaiu
suspesu
tra boci maiagli di sireni
e la paci sigura di l’oru.
Passani
li viagghjadori di mari
pueti fideli innammurati
amanti d’una sola stasgioni
avventureri eroi pirati
vittimi signalati.
Imprisgiunatu a l’alburu
Ulisse
assaóra tulmenti….
Paltarìa
ma timmu l’Oceanu
troppu mannu e fungutu
e troppu indiffarenti.
Staragghju chici
undi lu mari
è l’alcu chjaru
d’una spiagghja
a l’ appogghju di ‘enti
cu la me’balca pronta
in gana di paltì
e la funi bè strinta
a una bitta
di scogliu.

 

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20 Settembre 2015 - Categoria: cahiers de doléances

” Il suicidio di Andrea” di Sarah Savioli

Sarah Savioli

Sarah Savioli

Andrea si è suicidato a 26 anni.
Per quelli che chiamano “scherzi”…..
Per isolamento, maltrattamenti, perfidie e tutto ciò che, sfogando le frustrazioni e le emozioni più becere di alcuni, fanno a pezzi persino le montagne, figuriamoci un essere umano.
Cadere vittime di queste cose…non c’è un perchè…solo la sfiga di capitare nel momento sbagliato, con la gente sbagliata per sentirsi sbagliati quando forse si è l’unica cosa giusta e pulita nel raggio di chilometri.
Ed eccoli quelli che sanno come si fa e fanno, quelli che se le pensano proprio di notte e si divertono, uh, come si divertono. Brillanti loro.
Ed eccoli quelli che tacciono, anzi fanno un sorrisetto a mezza bocca, un pò si vergognano e ogni tanto dicono “Ma dai ragazzi, non fate così, poverino”, ma intanto mentre che alla gogna c’è qualcun’altro non ci sono loro. E poi arriva il poverino e “no, qui di posto vicino a me non ce n’è”, “a cena non ti abbiamo invitato perchè….scusa sai ci siamo scordati”.
Ed eccoli i capi che fanno finta di nulla, perchè alla fine se la risolvono poi da soli, così “intanto che hanno il loro circo non scassano i coglioni a me” e poi sicuramente qualcosa di storto quel tipo ce l’ha, non è che poi sia granchè.
Perchè alla fin fine, noi bravi esseri umani, quando siamo in buona compagnia, non ci mettiamo proprio nulla a ritornare ad essere delle scimmie che, urlando, battono ossa spolpate sulle pietre.

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20 Settembre 2015 - Categoria: versos in limba

“Vallònia” di Anna Maria Sechi

Vallònia..

Anna Maria Sechi

Anna Maria Sechi

Biddas e baddes de Vallònia
pintu bos apo in s’ànima mia,

Cun sos còlores de s’arcu pàradu
in coro meu bos apo pintadu!

Terra ‘e carvone e de minìeras
in s’istradone a camineras,

Atartzu e ferru in fonderias
a manos prenas oros tènias !

Su popùleddu fieru e cùntentu
francos aiat a ogni mamentu,

Traballaiat sa note e-i su die
a sole, abba, bentu, gelu e nie!

Che benèita dae sa manu santa
prospera e ricca fias totaganta,

Cun maèstria e arte operende
s’Europa noa dae s’ou naschende!

Ma pagu a pagu, annu cun annu
a frunda ruta ses in s’ingannu,

A su progressu, tzegas ti ses dada
como ses tue terra sinistrada!

Globalitzatzione de s’econòmia,
sas alas t’at truncadu e s’energia!

Sa moneda noa, ohi ite dannu,
colpidu t’at tropu a mannu!

Disoccùpados in ogni carrela,
semus vìvende tempos de galera !

Totus chirchende carchi fàina,
s’agatat solu misèria e rùina!

Terra prommissa fias tot’in bolu
nuda ses oe, sena consolu !

Mira ch’est ora de t’ischìdare,
est tempus bella de resussitare !
am.sechi

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20 Settembre 2015 - Categoria: memoria e storia

“La ricerca affannosa della madre” di Angelino Tedde

http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/05/01/news/vi-prego-aiutatemi-a-scoprire-i-nomi-dei-miei-genitori-1.6978380

Che cosa si può fare?

Ruota degli esposti

Ruota degli esposti

Rintracciare nell’Archivio della Provincia di Sassari il verbale di ritrovamento del neonato, che dovrebbe indicare il luogo e le modalità del ritrovamento. A volte le madri lasciavano qualche fascia, qualche nome o addirittura un corredino nel sito dell’abbandono. Questo bambino è stato ritrovato da qualcuno che lo ha consegnato alle autorità come è detto nel verbale redatto dal sindaco e che sicuramente è stato trasmesso in Provincia. In quale via o vicolo chiuso, come usavano fare a Sassari un tempo sia donne di Sassari sia quelle dei dintorni (Osilo, Usini, Uri ecc,). Essendoci il Brefotrofio pare che sia stato allattato artificialmente senza essere dato dal Comune a balia. Anche nel Brefotrofio dovrebbero esserci degli appunti sull’eventuale balia o modalità di allattamento. Lo stesso certificato medico di ritrovamento, sicuramente nell’archivio del Brefotrofio e ora dell’Unità Sanitaria Locale, dovrebbe dire delle condizioni fisiche del neonato e da quanti giorni era nato. Da questi elementi si potrebbero ricavare le condizioni sociali della madre che potrebbe far memoria. 
La madre che abbandona il figlio in un vicolo o nei gradini o dentro una chiesa lascia inconsapevolmente la sua firma sulla sua condizione sociale. Le madri povere lo lasciano con miseri cenci, quelle benestanti con fasce e corredino. A volte lasciano il bigliettino sul nome da dargli oppure non lasciano niente.
Parlare con le assistenti del Brefotrofio di allora, se ne trovano vive, e poi fare il giro degli orfanotrofi dove è stato ospite Antonello Savini per vedere se qualche signora particolare o qualche signore è andato per caso a trovarlo. Far conoscere all’apposito programma TV “Chi l’ha visto” o alla nota rubrica di Maria De Filippi per fare eventuali ricerche. Procurarsi il certificato di Battesimo oltre l’estratto del verbale di ritrovamento e dell’atto della registrazione in Comune.

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