19 Luglio 2016 - Categoria: filologia, storia

La lettera d’indulgenza del vescovo González (1519) e il cosiddetto condaghe di Luogosanto di Alessandro Soddu

Il contesto. Per la recensione di un’opera complessa come il volume curato da Graziano Fois e Mauro Maxia, intitolato Il Condaghe di Luogosanto (edito da Taphros, Olbia 2009), servirebbero i pareri di uno storico della Chiesa, di uno storico modernista, di un agiologo e di un linguista, dal momento che si tratta dell’edizione di un testo redatto, parte in latino e parte in sardo logudorese, nel 1519 per avvalorare le origini e la fondazione del santuario di Nostra Signora di Luogosanto e delle annesse chiese dei martiri S. Nicola e S. Trano. Essendo stato coinvolto per le tematiche medievali che il testo richiama, proverò comunque a farne una sommaria esegesi, dando conto naturalmente del contributo scientifico scaturito dalla ricerca compiuta da Fois e Maxia.

Prima di entrare nel merito delle problematiche che il testo pone sul tappeto, vorrei citare un aneddoto personale, utile per spiegare il milieu culturale nel quale deve essere collocata tutta la questione. Nel 1998, nell’ambito di una ricerca commissionata dall’Ecole française de Rome e dal CNR-Istituto sui rapporti italo-iberici di Cagliari riguardante il censimento dei santuari cristiani in Italia, ho avuto modo di occuparmi, oltre che di quello di Luogosanto, del santuario di S. Maria della Neve di Cuglieri. Dopo aver raccolto la bibliografia ottenni un incontro con l’anziano parroco di Cuglieri (Antonio Motzo) che mi illustrò la leggenda di fondazione: la statua della Madonna sarebbe stata ritrovata da alcuni pescatori nella spiaggia di S. Caterina di Pittinuri il 5 agosto del 358, giorno in cui nevicava su Roma (da qui l’intitolazione a S. Maria della Neve); la gente avrebbe voluto depositare la statua nella chiesa di S. Silvana (oggi S.

Croce), ma i buoi che guidavano il carro si ribellarono e proseguirono fino al sito di Monte Bardosu, dove venne edificato il santuario. A conclusione del racconto ringraziai il parroco, chiedendogli però di riferirmi, oltre alla leggenda, qualche dato storicamente accertato. Ma don Motzo replicò ammonendomi severamente che non si trattava di leggenda ma che era tutto vero. Ecco dunque il cuore della questione: la dialettica tra verità storica e leggenda, che riguarda l’origine di un gran numero di santuari sardi, e non solo, segnata da elementi narrativi spesso simili, che testimoniano un comune sostrato culturale. Ed ecco perché la necessità di specialisti quali gli storici dell’età moderna e della Chiesa e soprattutto gli agiologi per comprendere fenomeni che sfuggono ad una mera ricostruzione di eventi sulla base di fonti scritte anche autorevoli e richiedono piuttosto la conoscenza delle grandi correnti del cristianesimo e dei meccanismi che sovrintendono alla costruzione e diffusione della devozione popolare.

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19 Luglio 2016 - Categoria: cultura

Dalla Brexit una sfida per l’Università italiana Massimo Piermattei * – 16.07.2016 da Mente Politica

BrexitLo shock seguito alla Brexit ha rimesso al centro del dibattito italiano ed europeo l’Ue, le sue istituzioni, le politiche che attua, i limiti e le contraddizioni che la caratterizzano nel tempo presente. Forse per la prima volta, più che in occasione delle vicende legate alla Grecia, ci si è resi conto di quanto sia profondo e complesso il legame tra uno Stato membro (i cittadini, le istituzioni locali, le imprese, ecc.) e l’Ue. La complicata procedura di uscita del Regno Unito, la posizione della Scozia di Nicola Sturgeon, gli interrogativi posti dagli “emigrati” dai Paesi membri Oltremanica, sono tutti esempi che evidenzianola problematicità della situazione; problematicità che per essere studiata e compresa ha bisogno di conoscenze e competenze specifiche – si pensi a quanto si è parlato dell’art. 50 del Trattato, tema finora sconosciuto ai più.
In un contributo pubblicato su «Mente Politica» a inizio febbraio si era segnalata l’assenza generale dell’Accademia italiana, e in particolare degli storici, dal dibattito pubblico e mediatico in Italia sulla Ue e sulle sue crisi – sono “altri” che parlano di Europa, non di rado approcciandosi per la prima volta a questi temi. In questa prospettiva, la Brexit può essere l’occasione per invertire la tendenza e per rimettere al centro di diversi percorsi formativi proposti dagli atenei italiani la storia dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale e il percorso seguito dal processo d’integrazione.
Per fare questo è essenziale però partire da qualche dato che fotografi la situazione attuale[1]. Sul portale dell’Associazione universitaria degli studi europei – AUSE – c’è un interessante censimento degli insegnamenti di studi europei attivi negli atenei italiani, la cui analisi merita qualche riflessione e pone interrogativi ineludibili. La stragrande maggioranza dei corsi universitari che riguardano l’Ue è di carattere giuridico (59%). Se ne deduce facilmente di come sia impensabile oggi percorrere un cammino di studi legato al diritto, nelle sue varie articolazioni, senza fare i conti con la sfera europea. Lo stesso non accade invece per la storia e per le scienze politiche più in generale, dove gli insegnamenti specifici di storia dell’integrazione europea sono ancora pochi e scarsamente ramificati sul territorio (46 gli atenei senza queste cattedre, 24 quelli che li hanno) con una grave lacuna nel Meridione (dove l’insegnamento risulta attivo solo in 4 realtà su 17). Certo, diverse cattedre di storia contemporanea e di storia delle relazioni internazionali prevedono approfondimenti sull’integrazione europea, ma tutto dipende pur sempre dalla volontà e dalla sensibilità del singolo docente. La storia dell’integrazione europea non rappresenta quindi un passaggio imprescindibile per uno studente che si approcci alle discipline di area storica o delle scienze politiche: è un’opzione, una scelta tra le varie possibili. Lo stesso non è pensabile, come già detto, per il diritto dell’Unione europea, che fa parte di tutti i percorsi formativi in quel settore.

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18 Luglio 2016 - Categoria: cultura, educazione

Manuale della scuole normali di Carlo Felice (1823-1848) per i maestri di Maurizio Serra a cura di Roberta Sanna

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CarmelitanoIstruzioni di Maurizio Serra al reverendo Signor Sacerdote Gianantonio Vargiu, maestro della scuola normale di Bunnanaro.

BUS-SS 1824.

AL REVERENDO SIGNOR SACERDOTE GIANANTONIO VARGIU MAESTRO DELLA SCUOLA NORMALE DI BUNNANARO

Reverendo Signore e mio collega amatissimo,

quantunque io già sapessi per esperienza che ogni anno di ogni regno dell’Augusto Sovrano che ci governa va distinto con nuovi benefizi, che il paterno suo cuore si compiace di spargere sui fortunati suoi Sudditi, non posso tuttavia esprimervi la gioja, da cui venni compreso quando, al comparire del Regio Editto del 24 di giugno dello scorso anno, io ne ravvisai tanti, e sì preziosi insieme accumulati in vantaggio della pubblica istruzione, e singolarmente dell’istruzione elementare che contava sinora fra noi così pochi Stabilimenti. Io non fui tardo a conoscere quali, e quanti vantaggi avrebbe recato alla Sardegna la salutare instituzione delle Scuole normali in quella savissima legge universalmente prescritta, e strettamente inculcata. Il volgo imperito, e la schiera de’ maligni non potrà forse, o non vorrà riconoscere a prima giunta, quale feconda sorgente di beni va per tal guisa ad aprirsi alla Sardegna. Ma un parroco che per dovere del sacro suo ministero è tenuto ad illuminarne il popolo, ed a servirgli di guida principalmente in quello che riguarda la morale e la religione, sarebbe troppo colpevole se non gioisse al pensiero dei miglioramenti che vanno a risultarne, e se non cercasse di cooperare con tutti i suoi mezzi alla prosperità di uno Stabilimento, di cui è per proprio ufficio e per disposizione del Re, il protettore, il sostegno e la guida.

L’accelerare ne’ vivaci nostri fanciulli lo sviluppo delle facoltà intellettuali, il dirigerle al vero scopo al quale debbono tendere unicamente, contribuirà eziando, a migliorando nel cuore ispirando loro per tempo coi sublimi precetti della divina legge, il santo timor di Dio, la via del buon costume, e del dolce amor fraterno che è la divisa dei Cristiani, e verrà a togliersi ai parroci l’ostacolo che presentemente incontrano nella difficoltà di farsi capire da troppo rozzi intelletti, allorché spezzano al popolo il pane spirituale della Divina Parola.

Meditando questi riflessi, non solo non mi fu grave, che addossata mi fosse, come a tutti gli altri parroci, l’ispezione di questa scuola; ma mi affrettai ad aprirla, quantunque mi trovassi sprovveduto di un conveniente locale, e quello, ch’era assai peggio, di un maestro, che la reggesse. Fu d’uopo, imprendessi io stesso ad insegnare ai fanciulli, e volentieri me ne occupai coll’ajuto de’ vice parroci, finché lo zelo vigilantissimo del nostro comun Padre, e Pastore Monsignor Arcivescovo di Sassari fissò i suoi sguardi sulla vostra degna persona, o mio collega amatissimo, e v’indusse a darmi sollievo col destinarvi ad institutore dei nostri cari fanciulli, che vi benediranno a suo tempo, e de’ quali forse, per mercé vostra, alcuni daranno più di lustro a un paese, ove nacque un Carboni[1].

Non vi rincresca pertanto d’aver perduto il vantaggio di qualche vostro interesse, ma tutto caldo di zelo e d’amor di patria consacratevi di buon grado a servirla senza che troppo vili considerazioni tolgano il pregio al vostro sacrifizio. Copiosa è quella mercede che Iddio va preparandovi, egli, che considera per se impiegate le cure, che vi darete per tutti questi fanciulli, e per ciascuno di essi in particolare: Quod uni ex minimis meis fecistis, mihi fecistis.

Ora desiderando ancor io di partecipare in qualche maniera alla ricompensa abbondante, che dovete sicuramente aspettare da chi non lascia senza mercede, neanche un bicchier d’acqua data in nome di un suo discepolo, risolvetti di contribuire ad agevolarvi il buon esercizio del vostro impiego: e letto avendo alcuni libri mandatimi da un degnissimo Ecclesiastico[2], institutore in un tempo de’ seminaristi della Diocesi, e uomo, che arde dal desiderio di procurar tutti i lumi e tutti i vantaggi possibili ai suoi connazionali, impiegai i ritagli del tempo, che fortunatamente lasciommi il mio pastorale Ministero per darvi un breve compendio delle massime più adattate a voi, al luogo, ed alle persone, che dovete instruire, onde formarvi qual vi desidero, e spero che diverrete un maestro veramente degno del gradimento del Governo, della riconoscenza del Pubblico, e della benedizione di Dio.

A giudizio di sommi uomini, l’uffizio, che intraprendete non è quello che il volgo crede, facile e di poca importanza. Se un buon pittore, ed un perito statuario vengono con ragione apprezzati perché sono rari gli ottimi artefici, più alta idea ancora bisogna farsi di un buon maestro di scuola, dice San Gio. Crisostomo: Quid majus quam adolescentulorum fingere mores? Omni certe pictore, omini certe statuario, ceterisque hujusmodi omnibus excellentiorem hunc puto, qui juvenum animos fingere non ignoret.

Un maestro che abbia a cuore d’adempiere al suo dovere in tutta la sua estensione, ed operi secondo gli impulsi della propria coscienza nell’instruire i fanciulli, sarà il riformatore dei costumi di tutto un Pubblico, il benemerito della Chiesa, e dello Stato, anzi l’Angelo tutelare, che addita il dritto sentiero per non sbagliare dal principio la via del Paradiso.

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16 Luglio 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Lo splendido paesaggio della Sardegna deturpato da troppe pale eoliche realizzate per pochi denari di Angelino Tedde

Parco eolico di Nulvi

Parco eolico di Nulvi

Vedo con tristezza la fine del paesaggio incontaminato offerto dalla nostra bella regione . Coloro che dovrebbero tutelare il paesaggio sono soprattutto i rappresentanti eletti nei consigli comunali, che dovrebbero amare il loro territorio alla stessa maniera con cui amano i loro figli e parenti, invece l’esecrabile fame del denaro, come canta Virgilio, acceca uomini e cose. Avviene così che in ogni paese stia avanzando, inesorabile e visibile, una foresta di alte ferrigne torri, dotate di pale che, a detta di una parte di studiosi, dovrebbero offrirci energia pulita. Con i soliti trenta denari, ma questa volta, per i giuda che hanno venduto e stanno svendendo il nostro meraviglioso paesaggio. Le popolazioni da tutto questo mercimonio non ricavano alcun profitto. Stranamente, queste operazioni sono affidate a imprese avellinesi e casertane.
Ho visto lo sfacelo combinato a Punta Tinnari,Isola Rossa, dove i famosi prigionieri del sole, come i famosi prigionieri di Circe, non possono oltrepassare i confini della colonia estiva che si sviluppa tra picchi rossastri ormai inquinati. In Inghilterra e in Olanda, ma anche in Spagna, dove si è compiuto per lo sviluppo turistico il più efferato disastro paesaggistico non solo nella Costa Brava, queste torri di ferro, queste pale che zufolano senza mai posare, (quando non c’è il vento sfruttano l’energia auto prodotta); turbano i fragili cervelli delle pecore al pascolo, allontanano la selvaggina, costringendola a emigrare in altri lidi è, addirittura, secondo uno studio inglese, provocherebbero malanni fisici ai pastori stanziali, insomma tanto scempio per trenta denari. I paesi dell’Anglona non ricavano se non esigui benefici, le bollette dell’energia aumentano di mese in mese con l’aumento del petrolio. Il  nostro illustre scienziato Rubbia ha detto no da tempo alle pale eoliche, insistendo sullo sfruttamento dell’energia solare con ricerche mirate; non per niente l’ha reclutato la Spagna. Si era levato invano la voce di Soru. Allo scempio di certe coste ora si deve aggiungere anche lo scempio dei paesaggi incontaminati dell’ interno. In tutta l’anglona sorgeranno pale eoliche, dando l’impressione che ormai anche il cielo dell’Anglona sia imprigionato.

Lettere alla Nuova Sardegna del 24 maggio 2009 di Angelino Tedde – Chiaramonti-

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11 Luglio 2016 - Categoria: memoria e storia

Egidio Canopoli (Perfugas 1943- Sassari 2016) e Pietrina Mara (Nulvi1947-Sassari 2016) a pochi mesi l’uno dall’altra scompare una coppia esemplare nella fede, in famiglia e nella professione di Angelino Tedde

Dr. Egidio Canopoli

Dr. Egidio Canopoli

Se n’è andato in silenzio Egidio Canopoli, prima urologo presso il Policlinico sassarese e poi medico di famiglia a tempo pieno. Se n’è andato prematuramente. Era nato a Perfugas 73 anni fa e lì si è fatto seppellire. Dire che fosse un uomo integro, un medico scrupoloso è poco.
Andato in pensione alcuni anni fa si dedicava al servizio della parrocchia sia leggendo sia servendo la Messa. Ha avuto una moglie e due figli meravigliosi, entrambi psichiatri e psicoterapeuti. Era un anglonese verace. Fu marito, padre e medico esemplare. Ha fatto in tempo a conoscere una nipotina.
Lo ebbi medico attento e preoccupato della mia salute.
Non dubitiamo che il Signore lo accoglierà nella sua gloria quale figlio buono e fedele.
Alla moglie e ai figli vadano le nostre profonde condoglianze.

Ins. Pietrina Mara

Ins. Pietrina Mara

Pietrina Mara

Ad appena tre mesi dalla morte del marito ci ha lasciati prematuramente anche la moglie Pietrina Mara.
Piera, così veniva comunemente chiamata, era insegnante elementare ed aveva a svolto con particolare impegno questa attività professionale.
Nata a Nulvi il 13 giugno 1947, in Anglona come Egidio, che era nato a Perfugas nel 1943, dopo aver frequentato le scuole elementari e le medie nel suo paese natale, aveva frequentato a Sassari l’Istituto Magistrale Margherita di Castelvì, e quindi aveva insegnato in vari paese, fermandosi a Osilo che particolarmente prediligeva.

Si era sposata con Egidio Canopoli dal quale ha avuto Nicola e Maria Lucia, oggi, medici psichiatri e psicoterapeuti entrambi.
Di questa coppia si può dire davvero che erano tutto famiglia, professione e chiesa. Una famiglia davvero esemplare.
Piera per tanti anni si dedicò alla catechesi sia nella Parrocchia della Sacra Famiglia sia in quella di Mater Ecclesiae.
La sua ottima disposizione all’insegnamento l’aveva tradotto nella sua attività di volontariato catechistico.
Donna davvero carina non faceva sfoggio della sua bellezza, conservando per tutta la vita la sua modestia di sposa amata e fedele, di madre adorata e d’esempio ai figli come anche il marito Egidio.
La coppia e la famiglia era universalmente stimata.

La scomparsa prematura di Egidio, tre mesi fa, ci ha profondamente turbati come ci ha addolorati la morte di Piera.
Il Signore, con queste malattie feroci e imperdonabili, ce li ha tolti in così breve tempo entrambi, volendoli associare alla sua morte e passione, per il premio eterno.

Siamo fortemente frastornati e ci uniamo a Nicola e a Maria Lucia e alla figlioletta Diletta e ai parenti tutti nel dolore profondo e nel vuoto che la morte di due persone così buone, discrete ed esemplari lasciano nel nostro cuore.

Bene si addicono i passi biblici scelti dai figli per i necrologi:

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt.5, 8)

“Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.” (2Tm,7).

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10 Luglio 2016 - Categoria: eventi culturali, memoria e storia, recensioni

Padre G. B. Manzella: passo, passo con Padre Manzella nel 1935 Dinamismo apostolico di un ottantenne di Pietro Pigozzi cm.

ManzellaErminio Antonello e Roberto Lovera, La carità in azione. Epistolario di Padre Giovanni Battista Manzella, CLV Edizioni Vincenzane, Roma 2014, pp. 780 €. 20,00

E’ stato pubblicato un nuovo libro su Padre Manzella; anzi, sarebbe meglio dire un “libro di Padre Manzella” postumo di ben 76 anni! Si tratta del suo epistolario, curato dai Padri Erminio Antonello e Roberto Lovera. Rompendo gli indugi di un lungo riserbo, forse eccessivamente ossequioso della Causa di Beatificazione del Servo di Dio, oggi avvertiamo l’esigenza di far conoscere quel mondo spirituale manzelliano fissato nella sua abbondante corrispondenza epistolare, e riascoltare la sua parola viva, semplice e disadorna, ma sempre straordinariamente ricca di fede. Attraverso i suoi scritti possiamo incontrarlo tuttora vivo e palpitante nella vivacità di quella comunicazione che sapeva intessere con tante categorie di persone: i suoi familiari, le figlie e i figli spirituali a diverso titolo, i numerosi collaboratori nell’apostolato missionario e caritativo; persone ormai tramontate, che però ci testimoniano tutta l’estensione del mondo manzelliano. Una lettera al nipote Paolo Tante lettere ci fanno rivivere da vicino anche il suo apostolato straordinario tra le popolazioni della Sardegna. Una di queste, senza data e indirizzata al nipote Paolo, è particolarmente significativa del suo dinamismo apostolico ancora a ottant’anni compiuti. Dal contenuto veniamo a conoscere che fu scritta tra aprile e giugno del 1935. Paolo era figlio di Luigi, fratello maggiore del servo di Dio, e quindi fratello di Sr Linda e di Sr Annetta, con le quali Padre Manzella ebbe corrispondenza fino al suo ultimo anno di vita. Dalla moglie Edvige ebbe cinque figli: tra cui Laura: quest’ultima sarebbe diventata proprio suora manzelliana a Sassari nei primi anni del 1950. Nel 1935 Paolo subì l’amputazione di una gamba e Padre Manzella si premurò di scrivergli per sostenerlo e consolarlo. Scritta “dalla casetta di Castelsardo contemplando le ampiezze del mare”, si presentava al nipote come oberato sempre di lavoro: “Non so più in che mondo sia per il tanto lavoro, … venni qui alcuni giorni tanto per scrivere qualche lettera senza essere disturbato”. La casetta di Castelsardo-Lu Bagnu, inaugurata appena l’anno precedente, era diventata il suo eremo di tranquillità, dove ogni tanto si rifugiava, lontano dal frastuono apostolico di Sassari. “Sapevo già dell’amputazione della gamba, ma non sapevo nulla del seguito che ancora senti dolori alle gambe; è proprio così. Quanto verrei volentieri a vederti, spero venire quest’anno…”. Questo riferimento a una possibile visita in famiglia ci fa capire che l’estate non è ancora cominciata. Però aggiunge un suo timore: “Cosa vuoi?! nelle vacanze quando gli altri vanno in giro, io ho da predicare ai preti e perciò difficilmente mi avanza tempo. Pregherò per la tua guarigione perfetta, benché hai dovuto fare il sacrificio della gamba”. Ma anche altri elementi fanno pensare a un periodo prima dell’estate. A Giùncana, Santa Maria Coghinas e Codaruina Descrivendo la sua salute sufficientemente buona, affermava: “Io sto bene benché un po’ vecchio, ho soltanto ottant’anni compiuti; e qualche volta sento il peso della stanchezza che non sentiva quand’era più giovane. Faccio però ancor tutto come quando avevo trent’anni. Dio sia lodato. Tutti sono meravigliati come nonostante l’età faccio ancora tante fatiche”. Ed eccolo ripercorrere le sue fatiche apostoliche appena concluse: “Come otto giorni fa, dopo un lungo viaggio in automobile feci ancora due ore a cavallo per salire sopra un monte a predicare ai pastori, appena giunto, era già notte, chiamai a rassegna i pastori, feci loro una predica, visitai malati; cenato a mezzanotte mi coricavo…”

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7 Luglio 2016 - Categoria: cultura, memoria e storia, recensioni

Elisabetta Grazia Coraduzza, pittrice sassarese e insegnante di Educazione Artistica nelle Scuole Medie” di Angelino Tedde

In occasione della scomparsa di Elisabetta Grazia Coradduzza, sassarese, nata nel 1931 e scomparsa in questa Quaresima a 94 anni, pittrice e ordinaria di Educazione Artistica nella Scuola Media Statale, vogliamo ricordarla in occasione di una mostra organizzata nel secolo scorso e da me presentata nel famoso periodico sassarese, dal titolo il Sassarese. Riportiamo qui un quadro da lei regalatoci in occasione della mostra. (A.T.)

Grazia Elisabetta Curadduzza è nata a Sassari più di una trentina d’anni fa (1976). Si è formata presso il locale Istituto d’Arte, alla scuola di Dessy, Tavolara, Figari e Vico Mossa.

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14 Giugno 2016 - Categoria: cahiers de doléances

Le spudorate bugie del governo Renzi, con l’aumento delle tasse sulle secondo case, tasse quasi raddoppiate di Ange de Clermont

Ricevo e pubblico questa lettera:

Gli strozzini

Gli strozzini

” Esimio Coordinatore di accademiasarda.it, il 16 scorso ho potuto constatare le grosse bugie del governo di Renzi.

Fino allo scorso anno, pagando l’IMU sulla prima e seconda casa, non superavo le 500 euro, quest’anno senza pagare l’IMU sulla prima casa, ma soltanto sulla seconda ho dovuto pagare circa 760 euro come primo anticipo, a dicembre salvo ulteriori aumenti pagherò altri 760, in parole povere la seconda casa mi viene a costare la bellezza di 1520 euro, in lire circa tre milioni. In pratica viene erosa non solo la mia tredicesima di pensionato, ma anche il dodicesimo stipendio. Se questo significa abbassamento fiscale vuol dire che io non capisco nulla e non capisco se questi governanti abbiamo davvero la testa a posto. La maggior parte degl’italiani una casa in paese o al mare o in città la possiede e quindi su questa seconda casa si è accanito Renzi e il suo ministro Padoan e hanno fatto un bell’affare. “Faccio finta di restituirti il portafoglio, ma prima te lo svuoto”. Questi fatti dovrebbero far capire ai cittadini che i nostri governanti continuano a dire bugie su bugie. Infine attendo l’esito della dichiarazione dei redditi per vedere ingrossare il baget delle dichiarazione grazie alle due case e il conseguente esborso nel mese di luglio, divenuti ormai mesi nefasti perché con dicembre è il momento della mano lunga del governo davvero ladro. Perciò con le sue bugie Renzi ha finito di avere il mio voto nelle prossime elezioni. Penso anche che siccome in casa ho lavorato da stipendiato soltanto io e mia moglie non gode di alcuna pensione, poveretta il giorno che me ne andrò sarà costretta a vendere pure la seconda casa, altrimenti dovrà ricorrere alla Caritas per mangiare. La stupidità dei nostri governanti non ha limiti e le tasse con le accise sulle bollette di ogni servizio erogato sono una vergogna. Spero che presto questi cretini vengano spediti a casa  senza pensione e vitalizio. Da che siamo entrati in Europa  e viviamo sotto il governo tedesco non cc la facciamo più. Forse è meglio cominciare a pensare di mollare questo mastodonte che ben poco ci ha dato se non aumentare le tasse e i balzelli di ogni genere.

Cordiali saluti

lettera firmata”

Gentile visitatore,  condivido la sua analisi. I governi italiani di
sinistra hanno il compito di strozzare i meno abbienti tra gl’italiani che in questo momento sostengono i figli inoccupati e disoccupati.
Questi governanti sono anni luce lontani dalla gente e dai suoi problemi, la stessa cosa si può dire di questa puteolente europa (non merita la maiuscola). Non ci resta che protestare come stanno facendo i francesi e mandare a casa questi succhiatori di sangue e anime umane. Non parliamo delle privatizzazioni che sono servite e servono a lasciare i futuri pensionati senza pensione e a permettere l’arricchimento smodato di pochi. Mi auguro che prima o poi ci sia un’altra rivoluzione per tentare di cambiare le cose, perché peggio di così non possono andare. (Ange de Clermont)

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