Bainzu; agabende ‘e acontzare sas presas de s’eletricu ‘e sa coghina penseit chi su sapadu pro isse fit bennidu a essere sa die pius fadigosa ‘e sa chida.
Acontza custu, pone a postu cuddu, illinimi sa jotula ‘e s’isportellu ‘e su frigo chi paret una chigula…’, e sighendebila gai fit sa memula ‘e tota die de sa muzere. Donzi sapadu sa coghina, su coro ‘e sa familia e de sa domo, aiat bisonzu ‘e illichidonzos, acontzaduras, tapuladuras e illiniros che-i sos machinarios de una frabica. Ei, su coro ‘e sa domo e de sa familia est sa frabica ‘e sos cussumos a paris cun sos verbos preigados dae su mundu ‘e sa TV.
A nde la truncare si che faleit a camasinu cun s’intentu ‘e s’approntare sa robba pro andaresiche a pisca s’incras dae chito. Cando fit seberende lenzas, cociarinos de lata e muscas fintas, intreit su fizu Andria:
– Ciau ba’! Bido ch’istas bene e chi ti ses approntende a sa pisca, Si non ti dispiaghet, ca forsis cheres restare a sa sola, dia ‘ennere deo puru.
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Commenti disabilitati su “Babu e fizu a pisca” di Enzo Giordano . Leggi tutto
Mauro Maxia, Perfugas e la sua comunità. Profilo onomastico storico descrittivo, 2, Tafros, Olbia 2016 pp. 446, €. 20
Sarebbe stato più prestigioso se a presentare l’opera fosse stato uno storico di fama nazionale che evidenziasse tutti i meriti che l’opera presenta. Voi cittadini di Perfugas siete fortunati. Dovreste essere orgogliosi di avere un concittadino come il Prof Maxia, che ha saputo proporre la ricetta per combattere l’Alzaimer, malattia che fa perdere la memoria e la personalità. Con le sue opere, ed in particolare con questo secondo volume, Prof. Maxia è riuscito a far rivivere i ricordi più ancestrali della Comunità di Perfugas e renderli conoscibili da tutti. Ha donato nuova vita a storie di singoli individui, di povera gente, ma anche di preti, canonici, nobili più o meno onesti. Storie riportate nei tanti documenti consultati.
La funzione del documento è proprio quella di tramandare la memoria di un fatto, di un avvenimento, ai posteri, a futura memoria per coloro che non erano presenti all’accadimento del fatto, prima che il fatto stesso si perda nella notte buia del tempo. Senza memoria non c’é Comunità. Essa si fonda su valori ed esperienze condivise, che hanno segnato la vita e la storia della Comunità nello scorrere dei secoli. In sardo si usa un’espressione molto bella per esprimere questo concetto il: SU CONNOTTU. Esso rappresenta il conosciuto, i valori, condivisi da tutti i membri della stessa comunità. Se ne accettano le regole che sono alla base dei rapporti sociali e si rispettano. E guai a colui che osa infrangere tali regole. E’ come se facesse un affronto a tutta la comunità e quindi merita l’ostracismo, essere allontanato dalla società. Già nel titolo dell’opera si scorge l’amore che l’autore ha per la sua terra e la sua Comunità. Il territorio e la gente che su esso vive, formano una comunità. La Comunità è una colla che unisce gli abitanti di uno stesso territorio. La Comunità è una mini patria che identifica un popolo. Il territorio e la sua popolazione vivono in simbiosi, il territorio viene modellato in base alle caratteristiche ed ai valori della gente che lo frequenta e lo abita. Anche il territorio è un bene culturale che va rispettato perché conserva le tracce dell’agire dell’uomo. Il merito di Prof. Maxia è stato quello di aver fatto rivivere, riportando alla luce, storie e fatti che hanno caratterizzato l’antropizzazione del territorio, attribuendo ad esso macro e mini toponimi nel corso dei secoli, alcuni dei quali scomparsi da tempo anche dalla memoria dei più anziani del paese, altri invece hanno resistito sino ai giorni nostri con immancabili trasformazioni, che il Prof. Maxia ha saputo ricondurre alle origine.
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Commenti disabilitati su “Perfugas e la sua comunità” presentazione di Angelo Ammirati . Leggi tutto
E all’improvviso, un incessante fragore di sirene da ogni dove, squarciò la notte. Nessuno era stato informato, ma chissà chi aveva deciso di fare una ‘sirenata ai piccioni”. Qualche sera fa a Chiaramonti si è verificato un curioso episodio che ha destato molta curiosità (ma anche qualche iniziale preoccupazione). Di questa ‘impresa” parla un narratore, il prof. Angelino Tedde, che vi ha assistito di persona.
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Commenti disabilitati su Nella notte urlano le sirene: si dovevano cacciare i piccioni di Mauro Tedde . Leggi tutto
Fanteria – 151° e 152° reggimento, brigata Sassari.
“Sa vida pro sa Patria”
Movimenti della Brigata Sassari, 151° e 152° reggimento fanteria, sui fronti di guerra.
BIBLIOGRAFIA
Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-18: vol. IV, Brigate di fanteria Ministero della Guerra, Stato Maggiore del R. Esercito, Ufficio Storico 1926 Roma Provveditorato generale dello Stato
E’ tra le Brigate più decorate della Grande Guerra; come ricompensa per il valore e l’eroismo dei suoi fanti alle Bandiere furono concesse 2 Medaglie d’Oro per ciascun reggimento, ebbe 4 citazioni speciali sui bollettini del Comando Supremo, alle fanfare dei reggimenti il Re, motu proprio, concesse le drappelle Reali (scudo sabaudo e stemma di Sardegna), durante la ritirata sul Piave la Brigata venne citata dal Comandante della retroguardia, Tenente Generale Di Giorgio, all’ammirazione della Nazione e dell’Esercito per l’abnegazione e l’eroico contegno tenuto. Ufficiali e soldati della Brigata furono decorati con 9 Medaglie d’Oro, 286 Medaglie d’Argento, 417 Medaglie di Bronzo. Altri 6 ufficiali ricevettero l’Ordine Militare di Savoia. Le perdite furono in proporzione: 12923 uomini tra morti, feriti e dispersi; poiché una Brigata inquadra circa 6000 soldati, la Sassari fu “ricostituita” due volte e, per farlo, si dovette ricorrere anche al trasferimento dei sardi che militavano in altri reggimenti. Gli austriaci impararono ben presto a temere i fanti dalle mostrine bianche e rosse, che prima di ogni assalto cantavano l’inno di guerra della Brigata (” Dimonios”) sventolando un fazzoletto con eguali colori. I sardi non facevano prigionieri.
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Commenti disabilitati su La Brigata Sassari di Paolo Antolini . Leggi tutto
Brunner Guido
Sotto Tenente
Ufficiale 152° reggimento fanteria luogo di nascita: Trieste (TS) Data del conferimento: 23- 8- 1916 M.P.S. alla memoria. Motivo del conferimento: Comandante di plotone nella difficile e contrastatissima difesa di Monte Fior, conscio della suprema importanza del momento resistette, impavido, sulla linea del fuoco per dodici ore, dirigendo ed animando col suo entusiasmo il proprio reparto ed altri rimasti senza ufficiali, accorrendo ove maggiore era il pericolo, sempre audace, sereno, instancabile finché, colpito al cuore, cadde gridando “Qui si vince o si muore! Viva l’Italia. Monte Fior, 8 giugno 1916. Nota: da Trieste 152° Reggimento Fanteria (nome di guerra Berti Mario) “Comandante di plotone, nella difficile contrastatissima difesa di Monte Fior, conscio della suprema importanza del momento, resistette, impavido, nella linea del fuoco per dodici ore, dirigendo ed animando col suo entusiasmo il proprio reparto ed altri rimasti senza ufficiali, accorrendo ove maggiore era il pericolo, sempre audace, sereno, instancabile, finchè colpito al cuore, cadde gridando: “qui si vince o si muore! Viva L’Italia”.
Monte Fior
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Il Cisui, un centro di ricerca sulla storia delle università, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Asiago, ha voluto inserire nei propri programmi un convegno che intende approfondire i molteplici aspetti in cui le vicende belliche di un secolo fa si intrecciarono con il mondo accademico, con studenti e professori. Circa 80 appuntamenti fra aprile e settembre nell’alto vicentino fra conferenze, convegni, rievocazioni storiche, eventi teatrali, espositivi e musicali dedicati al tema della grande guerra. Dal 2014 la comunicazione pubblica, non solo quella italiana, pare aver scoperto la Grande guerra, suscitando un interesse inatteso. Per comprendere tale fenomeno vanno considerati due fattori. Il primo rinvia alla rilevanza politica e militare di quell’evento, al ruolo che la I guerra mondiale ebbe nel processo di riassestamento degli equilibri di potere in Europa e nel Mondo che tutte le parti in causa battezzarono subito come Grande Guerra, Great War, Grossen Krieg, Grande Guerre. Il secondo fattore riguarda la partecipazione diffusa a quegli eventi che hanno dato luogo ad una folta produzione storiografica che si intreccia e interagisce con la disseminazione di una miriade di frammenti di memoria che ogni famiglia conserva, frutto della pietà domestica suscitata dagli oltre 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti o mutilati. Minerva armata è il titolo scelto per questo convegno, giacché la figura mitologica di Minerva presiedeva sia le attività intellettuali sia, all’occorrenza, le guerre per giusta causa. Questa duplicità ben si presta a rappresentare il tema proposto, l’intreccio fra le università e la Grande guerra, una relazione che va inquadrata nella crescente politicizzazione del mondo universitario, assai vivace agli inizi del XX secolo.
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Commenti disabilitati su Il CISUI e il Comune di Asiago di Gian Paolo Brizzi . Leggi tutto
Sette del mattino.
La nebbia copre i campi, accarezza i tronchi dei pioppi, i cespugli sulle rive dei fossi.
Ma no, il vecchietto a quaranta in macchina no….devo andare, ma sta a casa a letto, a quest’ora. Ma devi romper l’anima a me che devo andare a lavorare?
…
Poco importa al mondo che è una vita che al mercato del paese vicino ci vai presto, come quando entravi in fabbrica alle 7, e compravi la verdura presto “che poi restano solo gli scarti, se vai tardi”.
Poco importa al mondo che man mano che va avanti, la vita si riempie di buchi, di assenze. E ognuna è più difficile dell’altra, le ali per affrontare il volo sempre più stanche.
Poco importa al mondo se il tuo amore se n’è andato via, fra le tue braccia e tu sei ancora lì, nella cucina silenziosa e fredda al mattino, a tirar fuori ancora due tazze da appoggiare sul tavolo, due cucchiaini.
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Voglio ricordare la figura di Guido Brunner, prima medaglia d’oro della Brigata Sassari, caduto in combattimento a Selletta Castelgomberto giusto un secolo fa (8 giugno 1916). Brunner era un irredento, uno dei 1041 irredenti triestini rifugiatisi in Italia, poca cosa in apparenza per una città che contava 240.000 abitanti, ma il valore simbolico del loro sentimento di italianità e l’uso propagandistico che se ne fece serviva a oscurare l’orientamento lealista assai diffuso nella città giuliana; Brunner era un disertore, fuggito con un espediente mentre era destinato a Lubiana per frequentare il corso di allievo ufficiale nell’esercito del Kaiser, una scelta estrema che lo iscriveva già nella lista dei condannati a morte; questa decisione poneva al giovane Brunner più di un caso di coscienza, poiché lo esponeva ad una guerra fratricida, giacché l’intero clan dei Brunner, una delle più ragguardevoli famiglie della città con interessi nei settori dell’industria della finanza e del commercio internazionale, era impegnato anche finanziariamente nel sostegno al governo asburgico e i cugini indossavano la divisa asburgica; inoltre come membro della comunità ebrea ben sapeva che i rabbini del Litorale austriaco erano tutti favorevoli al Kaiser. Per capire l’origine del suo gesto bisogna considerare che la madre Regina Segrè nutriva invece un forte spirito di italianità al pari del fratello Salvatore. I due cognati Rodolfo, padre di Guido, e Salvatore lo zio, rappresentavano emblematicamente le due anime politiche e culturali della città giuliana: Rodolfo apparteneva a quella élite economica che si legittimava nella tradizionale fedeltà all’impero. Salvatore Segré era su posizioni liberal-nazionali e dal precipitare degli eventi si avvicinò sempre più ai nazionalisti. Nei mesi che precedettero la dichiarazione di guerra si trasferì a Roma assumendo la presidenza dell’Associazione degli italiani irredenti che gli consentì di stabilire un rapporto diretto con esponenti del governo e delle forze armate, ruolo che gli giovò dopo il conflitto un seggio nel Senato del Regno e un titolo comitale. La storia del tenente Guido Brunner si inquadra in questa cornice familiare: la trasgressione alla volontà paterna, una piena condivisione con le opzioni estreme dell’irredentismo e il trasparente tentativo della madre e dello zio di mitigare le scelte più rischiose. Nel febbraio del 1915 attraversò clandestinamente il confine e raggiunse Venezia poi Bologna iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza, qui richiamato dalla presenza del triestino Giacomo Venezian professore di Diritto, leader carismatico degli studenti interventisti, ed ebbe l’opportunità di partecipare all’addestramento paramilitare di un battaglione universitario organizzato dallo stesso Venezian; in rispetto al principio di fornire con una nuova identità uno schermo protettivo a quegli irredenti che chiedessero di arruolarsi da quel momento Brunner fu per tutti Giovanni Berti . All’indomani del 24 maggio, allo scopo di accelerare l’arruolamento, si trasferì a Roma ove poteva contare sull’aiuto dello zio Salvatore Segré, grazie al quale fu subito inquadrato in un reggimento di cavalleggeri destinato in zona di guerra a Palmanova. Brunner non tardò ad accorgersi che la scelta dello zio era stata guidata da un intento protettivo: la cavalleria non era coinvolta nei duri scontri che si succedevano sull’Isonzo e oltrettutto Palmanova si trovava ad una manciata di chilometri da Cavenzano ove i Brunner possedevano una grande tenuta con un’elegante villa del XVII secolo ove la madre di Guido si era trasferita a vivere dopo la partenza del figlio. Fra i fanti che si battevano in quei mesi sull’Isonzo sopraffatti dalla capacità difensiva delle linee nemiche, ricorreva un adagio che per Brunner, ansioso di battersi in prima linea, suonava come una beffa: “l’artiglieria spara, lo stato maggiore fa carriera, la cavalleria fa l’amore, la fanteria muore”.
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Commenti disabilitati su Monte Zebio: l’intervento di Gian Paolo Brizzi sulla prima medaglia d’oro della Brigata Sassari . Leggi tutto